Strade blu

Un viaggio dentro l'America

Di

Editore: Einaudi (Tascabili. Letteratura, 3)

4.2
(705)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 511 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Olandese

Isbn-10: 8806116061 | Isbn-13: 9788806116064 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Igor Legati

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Viaggi

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Descrizione del libro
Un tempo, sulle vecchie cartine d'America, le strade principali erano segnate in rosso e quelle secondarie in blu. È sulle strade blu che si svolge il viaggio di tre mesi di un solitario mezzo pellerossa, che, rimasto privo del suo lavoro e della sua donna, va a ricercare un poco di interesse alla vita in un itinerario circolare che lo porta e riporta da Columbia, Missouri, a Columbia, Missouri, attraverso le Caroline, il Texas meridionale, lo stato di Washington, il Montana e il New England. E ritrova, ricostruisce, riscopre l'America periferica, decentrata, provinciale come un altro, diverso continente.
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  • 5

    Esiste un momento particolare nella vita di tutti noi, un momento in cui tutte le nostre certezze vengono meno, lasciandoci feriti e disorientati. Inutile pensare di essere dei privilegiati immuni a q ...continua

    Esiste un momento particolare nella vita di tutti noi, un momento in cui tutte le nostre certezze vengono meno, lasciandoci feriti e disorientati. Inutile pensare di essere dei privilegiati immuni a questi stravolgimenti: prima o poi arriva, statene certi. Si può presentare come uno stato d'animo amaro che comincia ad avvolgerci lentamente, giorno dopo giorno, come una pesante cappa. Oppure arriva diretto ed acuto come una fitta di dolore improvvisa, mentre cerchiamo di tenere sotto controllo i nervi messi a dura prova. Quando attraversiamo certe tempeste ne usciamo sempre un po' ammaccati, chi più chi meno. Nel mentre, di solito, proseguiamo con la nostra vita seguendo gli alti e i bassi del nostro dolore, facendo del nostro meglio per andare avanti.Continuiamo ad alzarci per andare al lavoro, parliamo, respiriamo, ci comportiamo come bravi soldatini addestrati alla guerra, fino a quando quell'orribile sensazione di inutilità comincia a dileguarsi. In realtà, quando capitano momenti così, la maggior parte di noi comincia a covare dentro di sé un desiderio liberatorio: quello di fuggire. Andarsene via per un po', allontanarsi da tutte le persone della nostra vita, dai doveri quotidiani, dai luoghi che abitiamo. E' una reazione molto comune, credo. Chissà quante volte l'abbiamo immaginata, quella fuga. Forse dipende dall'illusione che allontanandosi dal luogo fisico in cui abbiamo ricevuto la nostra fetta di infelicità essa possa scomparire. In realtà non funziona cosi. E quella valigia non lo faremo mai per davvero. Un po' perché è una fantasia oggettivamente difficile da realizzare, un po' perché sappiamo bene che l'infelicità ci seguirebbe come un'ombra fino in capo al mondo. Ma soprattutto da quel viaggio immaginato dobbiamo anche fare ritorno, prima o poi. Qualcuno invece non si è limitato a sognare ad occhi aperti quella fuga liberatoria, ma ha assecondato questo desiderio affascinante trasformando l'impulso negativo del dolore in una spinta verso qualcosa di nuovo ed eccitante. Così è nato questo romanzo bellissimo, sicuramente tra i miei libri del cuore, che ho letto sul finire dell'estate. Il signore in questione si chiama William Trogdon, professore a Columbia, nel Missuri, che nel 1978 decide di investire tutti i suoi esigui risparmi per compiere il viaggio che cambiò per sempre la sua vita. Nella prefazione del libro si legge questo:
    “a trentotto anni, seppe di essere stato licenziato per il calo degli studenti del college e quasi subito, durante la telefonata in cui comunicava la notizia alla moglie per ricavarne un minimo di conforto, apprese che la donna ormai si era legata con un amico e che, in pratica, lo scaricava”.
    Tua moglie ti lascia, si mette con un altro, perdi il lavoro, non hai più nulla. Nessun legame che ti costringa a sopportare il peso di una vita che ha perso tutto il suo significato. E così la decisione arriva:
    “Bisogna stare attenti ai pensieri che vengono di notte: non hanno la giusta direzione, arrivano a tradimento da luoghi remoti e son privi di senso e di limiti. Prendiamo ad esempio l’idea che mi è venuta il 17 febbraio, un giorno di speranze distrutte, il giorno in cui ho saputo di aver perso il posto da insegnante d’inglese per il calo di iscritti al college e in cui mia moglie, dalla quale ero separato da nove mesi, nel corso della telefonata in cui le davo la triste notizia si è lasciata sfuggire che aveva un “amico”, Rick o Dick o Chick, qualcosa del genere. “
    William carica il suo scassato furgone di generi di prima necessità, lo accomoda in modo da poter servire da quartier generale per il suo vagabondaggio e parte senza starci troppo a riflettere. Il suo furgone così attrezzato viene battezzato come “Ghost Dancing”(la "danza degli spiriti"), un nome molto poetico che è tutto un programma, e con esso attraverserà gli Stati Uniti d'America in circolo, da ovest ad est, dalla Columbia alla Columbia. Decide che percorrerà le vecchie strade secondarie, quelle che sugli atlanti di allora erano segnate con il colore blu: “Sulle vecchie cartine stradali d’America, le strade principali erano segnate in rosso e quelle secondarie in blu. Adesso i colori sono cambiati, ma subito prima dell’alba e subito dopo il tramonto – brevi istanti né giorno né notte – le vecchie strade restituiscono al cielo un poco del suo colore, assumendo a loro volta un’arcana tonalità blu. È l’ora in cui le strade blu hanno un fascino intenso, e sono aperte, invitanti, enigmatiche: uno spazio dove l’uomo può perdersi”
    Questo signore, che all'epoca si chiamava William Trogdon e che poi è diventato William Least Heat-Moon ( per onorare le sue origini mezzo sangue e credo anche per dare un tocco ancora più leggendario al suo racconto) all'inizio pensava che il suo peregrinaggio in giro per l'america rurale sarebbe durato giusto il tempo necessario per mettere insieme qualche intervista con la gente del posto, registrando le chiacchiere e le storie di ognuno di loro, raccogliendo lungo le varie tappe il materiale da utilizzare per qualche racconto o poco di più. Invece questa sua avventura on the road durò più di tre mesi, e dopo quattro anni di rielaborazioni ne è uscito un meraviglioso tomo di 500 pagine ed oltre. Dopo innumerevoli rifiuti fu pubblicato dalla casa editrice Little Brown nel 1982, ed ottenne subito un grande successo in patria ed anche oltreoceano. Non è difficile capirne il perché. Oltre a rappresentare il viaggio che ognuno di noi in cuor suo ha sognato almeno una volta nella vita, quello che William ci descrive è, in una parola, perfetto. Durante i suoi spostamenti non segue un itinerario preciso, se non un anello blu disegnato sulla cartina geografica degli Stati Uniti; molto spesso si lascia guidare dall'istinto, da un nome curioso letto su un cartello stradale, dal caso. Non gli importa dove finirà, non ha una meta, la scoperta è il viaggio continuo. Le descrizioni dei paesaggi sono di una bellezza commovente, i suoi racconti ci restituiscono l'immagine di un' America dimenticata, sconfinata, libera, pulita, dal fascino violento. Le persone che incontra sono tante, una diversa dall'altra, e tutte hanno voglia di raccontare qualcosa. Non c'è nessuna diffidenza nei confronti di questo sconosciuto che si aggira lungo stradine malmesse con un furgone rattoppato, anzi: molto spesso viene invitato alla loro tavola, e allora lui accende il suo piccolo registratore portatile e comincia ad ascoltare gli aneddoti di queste persone. Alcuni sono davvero molto curiosi perché di gente strana ne incontra, eccome. Altre persone si limitano semplicemente a raccontare le loro storie personali: vite normali, trascorse anno dopo anno in realtà piccolissime, microcosmi sperduti della provincia americana. Sono loro i veri protagonisti del viaggio. Sono le braccia e le gambe che hanno fatto l'america più vera, un paese dalle mille contraddizioni che regala sogni di gloria e sconfitte amare. Questa non è la gente dell' America Dream, il sogno americano non passa attraverso le strade blu. Queste sono le backstreets che mille volte ho immaginato ascoltando Bruce Springsteen e Tom Petty, questa è l'america dei loosers, degli antieroi, è il paese avaro di chi sbarca il lunario con fatica, di chi alla fine di una lunga giornata di lavoro si da una ripulita e va a bersi una birra nell'unica bettola della città. Spesso a corredo dei vari racconti ci sono le fotografie delle persone che William ha intervistato, immortalate affinché il suo messaggio potesse arrivarci meglio. Non sono immagini patinate, sono ritratti di uomini e donne con i volti segnati dalle rughe, con vestiti scadenti e fuori moda. Eppure sono sorridenti, felici, autentici. Hanno quella luce che William aveva perso, che tutti noi spesso perdiamo, presi dalla frenesia di una quotidianità che raramente ci appaga.
    Mano a mano che macina chilometri, raggiunge paesi,incontra persone e ascolta storie, William comprende che lo scopo del suo viaggio non è più soltanto quello di liberarsi dal dolore per le sconfitte subite, ma si è evoluto in qualcosa di molto più importante e profondo:
    “Per chi è in grado di restare sveglio e aperto, ogni errore è una possibilità d’imbattersi in qualcosa di nuovo: errare per il mondo e riflettere fanno parte dello stesso processo. Viceversa, chi smette di esplorare sbaglia più che in ogni altro momento”.
    Un monito accorato per tutti noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Il fascino violento, ammaliante, enigmatico dell'America diventano uno spazio, come notava lo stesso Least Heat-Moon, dove l’uomo può perdersi per poi ritrovare un poco di interesse per la vita. ...continua

    Il fascino violento, ammaliante, enigmatico dell'America diventano uno spazio, come notava lo stesso Least Heat-Moon, dove l’uomo può perdersi per poi ritrovare un poco di interesse per la vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Voglio partire

    Libro bellissimo che mi ha messo una voglia immensa di caricare un sacco a pelo nella mia utilitaria e partire anch'io verso paesini nascosti fuori dalle rotte convenzionali.

    ha scritto il 

  • 4

    Se mi stavo perdendo su qualche strada blu della mente, era l'ora di tirarmene fuori.

    Non saprei da dove iniziare per raccontare la mia storia con questo libro. "Strade Blu" ho iniziato a sognarlo non appena ne lessi la trama, per caso. Poi l'ho cercato in tutte le librerie, sfogliando ...continua

    Non saprei da dove iniziare per raccontare la mia storia con questo libro. "Strade Blu" ho iniziato a sognarlo non appena ne lessi la trama, per caso. Poi l'ho cercato in tutte le librerie, sfogliandolo, entrandoci sempre più dentro, fino ad acquistarlo alla stazione di Milano a febbraio, pensavo fosse il momento giusto per iniziare a leggere la storia di William Least Heat-Moon e del suo Ghost Dancing in giro per le strade minori d'America.
    Mi hanno tenuto compagnia per mesi, con i loro ripensamenti, che erano un po' anche i miei, con la voglia di prendersi un po' di tempo e fare un esperimento con se stessi. Strade Blu è un libro che ho letto saltuariamente, quando volevo immergermi totalmente nella storia, quando avevo la concentrazione giusta per poterlo fare, a tratti la scrittura è un po' densa, si raccontano i luoghi, le storie, gli aneddoti, i personaggi, spesso ci si addentra fin troppo nei secoli, nelle etimologie, nella geografia, un vero e proprio diario di viaggio.
    In ogni caso, sono incapace di giudicare oggettivamente questo libro che rientra nella categoria di libri a cui voglio bene, che mi piace avere intorno, storie che mi fanno sentire meglio al solo pensiero che qualcuno le abbia vissute e scritte.
    Letto in un periodo di strade minori, più o meno blu, più o meno di successo.

    https://auventmauvais.wordpress.com/2015/04/03/note-a-margine/

    "Per chi è in grado di restare sveglio e aperto, ogni errore è una possibilità d'imbattersi in qualcosa di nuovo: errare per il mondo e riflettere fanno parte dello stesso processo. Viceversa, chi smette di esplorare sbaglia più che in ogni altro momento".

    "Forse l'esperienza che si fa nella vita è come un cerchio: non si può sbagliar strada se si viaggia abbastanza".

    ha scritto il 

  • 0

    Su un regionale sferragliante, di nuovo mi sento trascinare via da un vento che mi soffia dentro e che mi fa sorridere di una solitudine rumorosa e felice. E torna quella familiare voglia di scappare ...continua

    Su un regionale sferragliante, di nuovo mi sento trascinare via da un vento che mi soffia dentro e che mi fa sorridere di una solitudine rumorosa e felice. E torna quella familiare voglia di scappare - o, se volete, desiderio dell'ignoto - che è il carburante di ogni viaggiatore.

    (Solo l'Amore getta l'ancora)

    ha scritto il 

  • 4

    ✰✰✰✰ molto buono

    Ottimo libro di viaggio, di storia e di incontri.

    Girare per le strade interne di un paese molto vasto è veramente un’avventura: non perché sia possibile incontrare un serial killer (cosa che a molti ...continua

    Ottimo libro di viaggio, di storia e di incontri.

    Girare per le strade interne di un paese molto vasto è veramente un’avventura: non perché sia possibile incontrare un serial killer (cosa che a molti piacerebbe un sacco, pur di non essere la vittima. Movimenterebbe il racconto), ma perché il grandi spazi interni sono pieni di una vita fuori moda e a volte fuori dal tempo. Un’America che per i più manco esiste e neanche affascina. Non ci sono gli skyline di N.Y. o Chicago, le vie in saliscendi di San Francisco, le palme e i surf di L.A.

    Niente Glamour. Solo l’America degli spazi profondi, delle stradine ai lati di leggendarie interstatali che a loro volta sono spesso sparite, sostituite dalle grandi autostrade.

    Il viaggio è stato fatto nel 1978 e quindi non può essere usato come guida turistica. Ha molte pagine ed è scritto in caratteri piccoli. Non bisogna avere la pretesa di leggerlo tutto di seguito. Con calma.

    Per motivi del tutto personali mi è rimasta impressa, tra le altre, una minima informazione. Sembra che nel Missouri ci fosse una banca intitolata a Jesse James (forse c’è ancora) e ho dovuto convenire con l’autore che è stata una scelta opportuna.

    28.11.2014

    ha scritto il 

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