Sunset park

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.8
(1203)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Basco , Chi tradizionale , Portoghese , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8806203827 | Isbn-13: 9788806203825 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Massimo Bocchiola

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Miles Heller ha ventotto anni e vive in Florida. Ha poco, eppure ha tutto: l'amore di un'adorabile ragazza di origini cubane, la passione trasmessagli dal padre per il baseball con le sue storie fatte di destino e casualità, e i libri, "una malattia da cui non vuole essere curato". Il lavoro non è un granché, d'accordo, ma lui sembra farlo come se in quell'attività intuisse un misterioso legame con la sua esistenza: affinché le banche possano rimetterle in vendita, deve entrare nelle abitazioni abbandonate e fotografare gli oggetti che gli inquilini vi hanno lasciato. Ma Miles ha una vita precedente da cui negli ultimi sette anni è fuggito. E continuerebbe a farlo se il destino (o il caso) non si mettesse in mezzo: Pilar, la sua ragazza, è orfana e vive con le sorelle maggiori. Ed è minorenne. Così quando decide di trasferirsi da Miles, lui deve avere il loro consenso che ottiene corrompendo la più grande. Ma dopo qualche mese, Angela Sanchez inizia a ricattarlo. A Miles non resta che cambiare aria per un po': in fondo Pilar sarà presto maggiorenne e nulla potrà separarli. Si rivolge all'unico amico con cui è rimasto in contatto, Bing, che insieme ad altri tre ragazzi vive a Brooklyn, in una casa occupata in una zona chiamata Sunset Park. Tornare a New York, la sua città natale, significa fare i conti con i motivi che l'hanno spinto ad andarsene di casa, significa chiarire definitivamente i motivi che hanno determinato la morte del fratello Bobby.

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  • 3

    Paul Auster, siempre tan "alegre"....

    He leído lo suficiente de Paul Auster para descubrir un patrón en sus libros. Y es que siempre son depresivos. Auster no sabe, o no quiere, escribir sobre cosas o hechos alegres, y la cotidianidad sol ...continua

    He leído lo suficiente de Paul Auster para descubrir un patrón en sus libros. Y es que siempre son depresivos. Auster no sabe, o no quiere, escribir sobre cosas o hechos alegres, y la cotidianidad solo la explora cuando puede narrar su lado más triste. Sunset Park no es una excepción, aunque resulta interesante, gracias al periodo de tiempo en que está ubicada la novela.

    ¿Qué puedo decir de Paul Auster que no haya dicho ya? Sin duda escribe muy bien. Su estilo claro y sencillo, junto con esas descripciones minuciosas y el uso de la segunda y tercera persona a lo largo de toda la narración, hacen de este libro una delicia, desde el punto de vista literario.
    Otra ventaja de Auster son sus personajes. Siempre son complejos, pero en Sunset Park los ha dotado de una profundidad psicológica que los enriquece, haciéndolos muy creíbles a la vez que conservan toda su humanidad. Y puedo dar fe de que se ha esforzado por conseguirlo, si tenemos en cuenta que 200 de las 308 páginas totales, el autor las utiliza solo para presentar personajes al anonadado lector.

    Pero la historia es otro cantar. Me ha sorprendido que utilice un tema tan de actualidad como la crisis económica mundial. Pero, pronto te das cuenta de que Auster solo lo usa para enmarcar una situación concreta, y dicho tema, aunque siempre presente, no se aborda frontalmente. Si que aparecen más explícitamente cuestiones como el amor, el béisbol, la precaria situación laboral, las leyes injustas, la depresión, la homosexualidad, el sexo, la amistad, la culpa.... Y sigue así la cosa. Y es que al intentar abarcar muchos temas a la vez, no trata en profundidad ninguno.
    Pero lo peor es el final. Como suele ser una constante en la literatura austeriana, la historia de la novela es cíclica. Y en Sunset Park, se cumple a rajatabla estar norma. Así que después de leerte más de 300 páginas, dejarse preguntas sin resolver y cuestiones poco claras, el libro termina dejándote igual que estabas.

    En suma, Sunset Park, me ha dejado helada. No ha conseguido despertar ninguna emoción más que aburrimiento en algunas partes. Pero curiosamente una vez que empiezas, no puedes dejar de leer. Y esta "marca de la casa" de Auster es lo que hace que sus libros tengan tanto éxito. Solo la disfrutarán los seguidores del autor americano. El resto lo soportamos mejor o peor en función de cuanto podamos aguantar los ambientes pesimistas y grises del libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Semplicemente Paul Auster

    Ci sono dei temi che ricorrono spesso nei libri di Auster: la mancanza, il ricongiungimento, il senso di colpa. Tutti questi elementi sono presenti in questo piccolo e delizioso libro. Miles Heller è ...continua

    Ci sono dei temi che ricorrono spesso nei libri di Auster: la mancanza, il ricongiungimento, il senso di colpa. Tutti questi elementi sono presenti in questo piccolo e delizioso libro. Miles Heller è un giovane (come lo può essere un ventottenne) in fuga dal senso di colpa per aver ucciso accidentalmente il fratellastro. Il suo è un Esodo che lo porterà, del tutto fortuitamente,a dividere da squatter una casa abbandonata nel quartiere di Sunset Park con l'amico Bing e altre due ragazze.
    Il gruppo vive come vivono i giovani dei primi anni duemila nella caotica New York: senza certezze, senza lavori fissi, senza fissa dimora. Le storie dei vari personaggi si incrociano e tutte quante sono degli urli contro una società conformista e alienante. La vita dei ragazzi è non inquadrata nel sistema sociale dominante, i loro amori sono degenere: Miles è innamorato di una sedicenne, Ellen è messa incinta da un liceale che ritroverà anni dopo e con cui intraprenderà una storia di sesso, Bing non sa se sia attratto dalle donne o dagli uomini.
    Sunset Park è il luogo in cui è possibile mettere insieme le singolarità, in cui fare quadrato e vivere "solo per questo momento che passa, l'adesso che è qui e poi non è qui". La vita è una vita vissuta sul momento, per un momento (saranno brutalmente sfrattati dalla casa) che non si cristallizza mai, che non diventa mai minuto.

    Ps: Per un malato di sport come me è impossibile non notare come anche in questo romanzo lo sport (in maniera specifica il baseball) ha un ruolo fondamentale. Viene citata, inoltre, la celeberrima partita del 1951 tra i Brooklyn Dodgers e i New York Giants, partita protagonista di Underworld di Don DeLillo.

    ha scritto il 

  • 4

    Ricongiungersi non è altro che far pace con se stessi, smettere di accanirci su difetti e paure altrui che di fatto ci appartengono. Ricongiungersi è accettare, e cambiare quel tanto che ci va. Per ch ...continua

    Ricongiungersi non è altro che far pace con se stessi, smettere di accanirci su difetti e paure altrui che di fatto ci appartengono. Ricongiungersi è accettare, e cambiare quel tanto che ci va. Per chi avesse trovato il libro banale, credo il messaggio sia fondamentalmente questo. Lettura scorrevole, non condannerei l'autore per le lunghe digressioni sul football americano: a ognuno i suoi archetipi geografico-culturali.

    ha scritto il 

  • 2

    Sorprendente

    Dopo aver letto la Triologia di New York, leggere questo romanzo è stata una sorpresa.

    Mai avrei pensato che Auster potesse riuscire a scrivere un romanzo del livello dei libri che puoi trovare all'en ...continua

    Dopo aver letto la Triologia di New York, leggere questo romanzo è stata una sorpresa.

    Mai avrei pensato che Auster potesse riuscire a scrivere un romanzo del livello dei libri che puoi trovare all'entrata di un supermercato. La trama, i sentimenti umani e il loro sviluppo, i personaggi, sono di una piattezza e di una prevedibilità che fanno a tratti imbarazzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Un romanzo senza spina dorsale

    Cosa deve avere un buon romanzo per me? Una linea, un'idea, un motivo, una rotta, una ragione, un filo conduttore.

    La rotta può essere tracciata ed indicata chiaramente, oppure può essere implicita, n ...continua

    Cosa deve avere un buon romanzo per me? Una linea, un'idea, un motivo, una rotta, una ragione, un filo conduttore.

    La rotta può essere tracciata ed indicata chiaramente, oppure può essere implicita, nascosta, oppure può essere sfumata. Può essere confusa da una scrittura frammentata, può essere evanescente, può essere celata ad arte ed espressa solo al termine del libro.

    Ma per me è fondamentale che ci sia.

    Ecco. Sunset Park. Dov'è la rotta? Cosa mi vuol raccontare? Perché tutti questi personaggi (principali o comparse) così poco caratterizzati che compaiono e scompaiono nel libro? Che significato ha questa casa che dà il titolo al libro? Cosa vogliono dire quelle scene di sesso ai limiti del ridicolo (nel senso che il limite è superato di misura)? A che pro parlarmi per pagine delle partite di baseball? Come partecipano alla narrazione tutte queste persone di orientamento sessuale confuso? Perché necessariamente tutti, tutti proprio tutti devono essere portatori sani di sfiga (secondo me nel libro pure i piccioni di Central Park hanno qualche scheletro nell'armadio...)? Che vuol dire quel finale buttato là così?

    Il libro è molto frammentato e si perde in numerosi racconti secondari, tanto che se non si legge tutto di seguito alla ripresa ci vogliono parecchie pagine prima di riprendere l'interesse (per modo di dire). Metaforicamente si potrebbe dire che è come una medicina, va bevuta tutto d'un fiato, se no se ne sente il sapore sgradevole....

    No, non basta dire banalità quali "il libro parla delle ferite di tutti noi, delle difficoltà di padri e madri" per fare un buon romanzo. Ci vuole di più. Tanto più che stiamo parlando di un grande autore come Paul Auster, che ha scritto libri bellissimi come Invisibile, Trilogia di New York, Follie di Brooklyn e altri.

    Bocciato, Paul. Non ci siamo. Mi hai proprio annoiato e deluso.

    ha scritto il 

  • 4

    Traiettorie convergenti

    Quattro vite partono da lontano e attraversano anni felici, giorni confusi, periodi disperati, giorni pieni di speranze per trovarsi infine a coabitare in una casa abbandonata, da irregolari. E’ un in ...continua

    Quattro vite partono da lontano e attraversano anni felici, giorni confusi, periodi disperati, giorni pieni di speranze per trovarsi infine a coabitare in una casa abbandonata, da irregolari. E’ un incontro poco premeditato e abbastanza casuale e funziona abbastanza, i coinquilini affrontano le loro difficoltà iniziali e interagiscono formando quasi una famiglia, nel senso che sono di sostegno reciproco: mi viene in mente Ellen che chiede timidamente se questo o quella si possono spogliare, perché ha bisogno di un modello per il disegno dal vero.
    L’incontro ravvicinato con gli altri, prima estranei, mette in moto riflessioni ed evoluzioni della situazione di ciascuno. Sono personaggi ai quali ci si affeziona, io ho sviluppato una simpatia particolare per la dottoranda di origine svedese che per portare a termine gli studi deve lavorare in un’associazione che sostiene scrittori oggetto di persecuzioni politiche, occupare una casa e sperare di non essere sfrattata prima di avere finito la tesi. Anche Bing, abbigliato da boscaiolo, nel suo altruismo è tenero.
    Il protagonista principale è un giovane con un grande avvenire dietro le spalle, che in seguito a una disgrazia non elaborata ha interrotto gli studi ed abbandonato i genitori, senza mai dare notizie. Fra l’altro è l’unico al mondo ad avere genitori discreti, che raccolgono informazioni su di lui senza voler interferire nella sua vita, se lui non li vuole. Suo padre è il personaggio più bello, in equilibrio in una situazione molto complessa, non volendo sacrificare nessuna delle persone coinvolte.
    Il tempo passa e le cose accadono, colgono tutti di sorpresa, sconvolgendo di nuovo tutto quello che era stato amorevolmente ricomposto, o quasi. Data la stagione, mi viene in mente un’onda enorme che mi travolge con una valanga d’acqua e poi tocca tirarsi fuori, respirare e fare una ritirata moooolto veloce, prima che arrivi l’onda successiva.
    Mi sembra un’opera molto riuscita, essenziale e ben delineata, con personaggi credibili e un epilogo non ruffiano.

    ha scritto il 

  • 5

    Il futuro dipende dalle piccole scelte

    Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo.
    Mi è piaciuta la forma, il modo di raccontare come un lungo flusso di coscienze. Mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, soggetti ben distinti l'uno ...continua

    Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo.
    Mi è piaciuta la forma, il modo di raccontare come un lungo flusso di coscienze. Mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, soggetti ben distinti l'uno dall'altro, ognuno con il suo carattere, il suo temperamento, le sue frustrazioni, il suo passato e presente. Mi è piaciuto il modo in cui questi personaggi interagiscono, mi sono piaciuti i dialoghi. Pochi, i dialoghi, perché tutto il resto è raccontato magistralmente; e anche se i dialoghi non ci sono, te li immagini con facilità. Mi è piaciuto il modo di descrivere, per ognuno, il proprio disagio interiore, che origina nel passato ed evolve fino al presente. E mi è piaciuto il finale, che non è "monco", come alcuni hanno scritto, ma è l'unico finale che rende onore a questo romanzo meraviglioso: ancora aperto all'incerto, perché il futuro non è mai scritto, ma dipende spesso, come il romanzo ci insegna, dalle scelte che facciamo momento per momento. Meraviglioso, davvero.

    ha scritto il 

  • 4

    Non avevo mai letto niente di Auster.
    E dire che lo vidi parlare – senza capire cippa, immagino dovesse avere anche senso dell’humor, date le risate a bocca larga della mia amica che comprende l’i ...continua

    Non avevo mai letto niente di Auster.
    E dire che lo vidi parlare – senza capire cippa, immagino dovesse avere anche senso dell’humor, date le risate a bocca larga della mia amica che comprende l’inglese, mentre io dovevo aspettare la traduzione, in differita sintetica, stanti i dieci minuti di parlata dello scrittore e i tre della traduttrice.

    Sunset Park, Premio Napoli per la letteratura straniera 2011 (nel periodo in cui - maledizione, le cose belle durano poco - il premio Napoli ha significato qualcosa, partecipazione popolare e non salotto per iniziati)
    E’ da allora che stazionava nella libreria.
    Sono contenta di averlo letto.
    I personaggi hanno spessore, sono “rotondi”, rotondissimi.
    [Ognuno di loro mi ha detto qualcosa. In ognuno di loro ho trovato un mio frammento]
    Ho apprezzato il modo in cui Auster li ha legati a doppio filo, attraverso la Casa in Sunset Park che diventa nodo e snodo.
    Una casa abbandonata, una catapecchia.
    Bing Nathan, il “guerriero dell’indignazione, il campione del malcontento, il detrattore militante della vita contemporanea”, il riparatore di oggetti tecnologicamente obsoleti, decide di occuparla.
    Squatter.
    Non è da solo.
    Nella casa vivono abusivamente Hellen e Alice, e in un primo tempo anche Millis, la compagna di Bing.
    Lì troverà asilo il protagonista del romanzo, Miles Heller, dopo un’assenza da New York durata sette anni.

    Nella casa abusivamente abitata gli occupanti cercano di ritrovare una barra e una direzione per le loro vite irrisolte.
    E’ lì’ che cominciano a fare veramente i conti con se stessi.
    E’ lì che cominciano a coltivare desideri, sogni.
    E’ lì che pianificano l’idea del futuro.
    Non è un caso che il romanzo inizi con altre case, quelle nelle quali Miles lavorava come addetto allo sgombero.
    Miles fotografava i resti della desolazione, i segni del fallimento, prima che la squadra di sgombero di cui faceva parte cancellasse ogni traccia delle vite trascorse tra le mura abbandonate.

    “Per non avere progetti, cioè non nutrire desideri o speranze, accontentarti del tuo destino, di quello che il mondo ti dà da un’alba a un’altra – per vivere così devi volere molto poco, il meno che sia umanamente possibile.”
    Così aveva vissuto Miles nei sette anni della sua fuga dal mondo e da se stesso.
    Il meno che sia umanamente possibile è un desiderio incancellabile, è nel non essere soli.
    E’ nell’abbraccio.
    [E’ nel ritrovare suo figlio, per Morris Heller , il personaggio che ho amato di più, straordinario, l’uomo delle lattine.
    E’ Pilar, per Miles.
    E’ nello sguardo del pubblico, per Mary Lee Swann.
    E’ in un figlio che non è mai nato, per Hellen]

    “Il corpo umano non può esistere senza altri corpi umani. Il corpo umano ha bisogno di essere toccato -
    Non solo i corpi umani piccoli, ma anche quelli grandi.
    Il corpo umano ha la pelle. “
    Ma basta un attimo perché tutto precipiti o muti direzione: un incontro casuale, uno spintone, un pugno.

    Vite irrisolte nella perdita.

    “...e si chiede se valga la pena sperare in un futuro quando non c’è futuro e d’ora in poi, si dice, non spererà più in niente e vivrà solo per questo, questo momento, questo momento che passa, l’adesso che è qui e poi non è qui, l’adesso che se ne è andato per sempre.”

    (e ora altri, Mr. Auster. Vediamo quanto dura il feeling)

    ha scritto il 

  • 0

    Rimandato... a giudizio

    Cosa dire di questa lettura?

    Ecco, mi trovo un po' in difficoltà di valutazione, come l'insegnante davanti allo studente modello, brillante e talentuoso che non fa una performance all'altezza delle su ...continua

    Cosa dire di questa lettura?

    Ecco, mi trovo un po' in difficoltà di valutazione, come l'insegnante davanti allo studente modello, brillante e talentuoso che non fa una performance all'altezza delle sue passate prestazioni.

    Orbene. Non dirò nulla della trama. Anche perché se riassumo quella, tolgo tutto il gusto della lettura che di poco altro si compone.

    È il racconto di una storia attraverso gli sguardi dei diversi - molti, forse troppi - personaggi che la compongono.

    Troppi perché? Perché, come dice Cechov, "se in un romanzo compare una pistola, questa bisogna che spari"... in questo caso alcuni personaggi e alcune storie rimangono abozzate, e non è chiaro come si inneschino all'interno dello sviluppo della storia principale... Insomma, metaforicamente parlando, ci son tante pistole che compaiono, ma di colpi sparati ne parton pochi...

    I personaggi son tutti uomini o donne ferite, che bene o male fuggono dalla realtà e si rifugiano in un mondo distante e avulso dal contesto per non affrontare le proprie problematiche.

    Il caso o le alterne fortune, dir si voglia, tema preponderante anche in questo romanzo.

    L'importanza della letteratura, altro tema caro ad Auster, presente anch'esso anche se non propriamente sviluppato.

    Compaiono frasi come queste:

    "L’unico sedativo su cui può contare sempre, il barbaglio rassicurante delle immagini, delle voci, della musica, il richiamo delle storie, sempre le storie, le migliaia di storie, i milioni di storie, eppure nessuno ne è mai stanco, c’è sempre posto nel cervello per un’altra storia, un altro libro, un altro film"

    "Alla fine i libri non sono tanto un lusso quanto una necessità, e leggere è una malattia da cui non vuole essere curato."

    Ma qualche bella frase non contribuisce a fare di un romanzo un bel romanzo.

    L'ho letto senza fatica e con un certo interesse che è nato dalla stranezza di alcune parti della narrazione. Credo pero' sia una lettura che richiede assiduità, a causa della narrazione destrutturata, poco incisiva e non lineare.

    Poi forse è errato il mio atteggiamento nel cercare sempre un senso o un messaggio al termine di ogni lettura. Magari a volte la storia vien solo raccontata per il gusto del racconto...

    Insomma a mio parere un romanzo non propriamente riuscito.

    Tornando allo studente prediletto, in questo caso gli direi: "Stavolta hai un po' buttato su, eh?... Il giudizio alla prossima!"

    (P.S. Senza stelle - per me sarebbero 3 un po' molto stiracchiate - per non... abbassare la media al ragazzo :D)

    ha scritto il 

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