Suttree

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.1
(999)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 560 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8806207814 | Isbn-13: 9788806207816 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maurizia Balmelli

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Viaggi

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Descrizione del libro
Per vivere Suttree pesca pesci gatto nelle acque limacciose del fiume Tennessee. E sul fiume vive, in una baracca galleggiante ai margini della città di Knoxville, fra ratti reali e metaforici. Ci si è trasferito dopo aver abbandonato un'esistenza di privilegi borghesi e pastoie religiose; l'ha fatto per vivere. Ora nel suo nuovo mondo impara ciò che il fiume insegna: che nel tutto in movimento - quel flusso ora grigio, ora bruno, nero, marrone, color peltro, ardesia, inchiostro o carbonio della cloaca maxima - "il colore di questa vita è acqua" e perciò solo "le forme più primitive sopravvivono". Alcune di esse finiscono impigliate nelle sue reti di pescatore e, volente o più spesso nolente, Suttree deve tentare di portarle in secca, magari immergendosi con loro in liquidi a più alta gradazione. Prima fra tutte la forma di uno spassoso troglodita come Harrogate, giovane topo di campagna con una passione contronatura per i cocomeri e una determinazione tanto candida quanto feroce a trasformarsi in ratto di città. A fianco di questo novello Huckleberry Finn e dei suoi guai Suttree impara altri colori dell'infinito scorrere.
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  • 3

    La iena inconcludente

    Ci ho messo una vita a completare la lettura di questo libro, che certamente non mancava in pagine, ma che a differenza degli esili "La strada" e "Non è un paese per vecchi", si sgonfia pagina dopo pa ...continua

    Ci ho messo una vita a completare la lettura di questo libro, che certamente non mancava in pagine, ma che a differenza degli esili "La strada" e "Non è un paese per vecchi", si sgonfia pagina dopo pagina. Temo che McCarthy funzioni bene a piccole dosi, ma quando il piretro statunitense viene via via diluito, perde il suo effetto e sembra che si leggano le medesime cose ripetute n-volte. Suttree viaggia nell'immondezzaio di Knoxsville, affronta un bel ginepraio di personaggi di vario genere. Manca però di potenza narrativa. Mancano quelle parole di piombo che hanno reso lo scrittore americano famoso e dalla cifra stilistica riconoscibile. McCarthy gira intorno ai temi postmoderni come una iena intorno alla preda che vuole assalire, ma fatica ad azzannarla. Si accontenta di osservarla e mangiarla con gli occhi, ma nulla più.

    ha scritto il 

  • 5

    La rivelazione

    Il mio primo McCarthy: la scoperta di una famiglia accogliente.

    Anzitutto un incipit irresistibile, lungo denso e magnetico, uno dei migliori incipit che la mia memoria conservi. Poi un personaggio li ...continua

    Il mio primo McCarthy: la scoperta di una famiglia accogliente.

    Anzitutto un incipit irresistibile, lungo denso e magnetico, uno dei migliori incipit che la mia memoria conservi. Poi un personaggio limpido; ma quale Dante, ma quale Ulisse! Sì, bella l'intertestualità, bello che McCarthy non sia un bifolco ignorante che scrive per scrivere. Ma gli illustri antecedenti tolgono qualcosa a Suttree che nella borghesia non ci sa stare (cosa che invece che a Dante non si può dire), che fa il minimo indispensabile per vivere, ma vive sempre con onestà e la dignità di essere onesto; di non saperlo proprio essere, disonesto. O di mentirsi. Sincero fino all'osso, travolto dal dolore che non ha potuto evitare a degli innocenti. Suttree leggero anche quando affonda nella melma, leggero nel sangue, nella disperazione degli altri; libero tra le gabbie altrui, tra le altrui ossessioni. Libero da manie, solo con le sue colpe che con noi condivide.
    Suttree che non vuole salvare nessuno, neanche se stesso; che non è venuto ad immolarsi per qualcuno, a Knoxville. Suttree dolce e amaro e indomito e delicato. Una rivelazione.

    ha scritto il 

  • 0

    Caro Cormac, lo sai che io stravedo per te. Lo sai che ti considero un grande, lo sai che io leggerei anche un elenco telefonico purchè scritto da te (va beh, si fa per dire). Però io ero abituato al ...continua

    Caro Cormac, lo sai che io stravedo per te. Lo sai che ti considero un grande, lo sai che io leggerei anche un elenco telefonico purchè scritto da te (va beh, si fa per dire). Però io ero abituato al Cormac asciutto, denso di significato, poche parole ma piene di significato; e poi mi avevi abituato a storie potenti, ricche di umanità, dove ti senti coinvolto. E cosa mi combini con questo Suttree? Mi sconvolgi cambiando registro. Sai io leggo non solo per ammirare la scrittura, la capacità di trasmettere emozioni e significato. Come dico io quando leggo io voglio trovare la Bellezza. Perché la Bellezza salverà il mondo. E' vero che le tue descrizioni in Suttree sono vivide, mi sembra di sentirla la canna mossa dalla brezza sul fiume, l'increspatura dell'onda al crepuscolo quando ormeggi il tuo schifo (il nome della tua bagnarola che usi per pescare). Però dopo 80 pagine e più non è successo ancora nulla, a parte qualche ricordo confuso e qualche bicchiere bevuto accanto a qualche puttana. A parte il tuo amico arrestato perché copulava con una anguria non succede proprio nulla. Ecco, questo non è bello! non la vedo la Bellezza. Devi capire caro Cormac che uno legge anche per rilassarsi, per gustare la trama, per distrarsi immergendosi in una storia. Cacchio le tue descrizioni sono degne di un Calvino, ma sembra che la storia sia scritta da un Grossmann (quello affabulatore e che si compiace troppo). Sai, se devo ammirare la bellezza non mi metto a leggere un libro dove non succede nulla. Preferisco ammirare una bella donna. Ed è anche, te lo assicuro, molto più emozionante. Non so se lo riprenderò, ma per ora te ne stai li buono buono mentre mi dedico ad altro. E per piacere al prossimo tuo libro che leggerò ti prego di non deludermi. Sai una volta si perdona, la seconda no. Con affetto

    ha scritto il 

  • 0

    allora. devo dire che ho avuto la tentazione di smettere la lettura di questo libro almeno un paio di volte. ma poi ho capito che la sua lentezza è il suo pregio...lento e pacato come il fiume che fa ...continua

    allora. devo dire che ho avuto la tentazione di smettere la lettura di questo libro almeno un paio di volte. ma poi ho capito che la sua lentezza è il suo pregio...lento e pacato come il fiume che fa da sfondo e cornice alle storie di suttre e i suoi amici. poi alla fine a suttree ti ci affezioni pure e vorresti esser lì con lui a guardare il fiume.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci vuole del tempo per entrare nel libro, ma una volta dentro è impossibile uscire. Lento, sublime e senza scampo, crudo come la miseria.

    Ulisse ubriaco e metropolitano, Dante che esplora i gironi inf ...continua

    Ci vuole del tempo per entrare nel libro, ma una volta dentro è impossibile uscire. Lento, sublime e senza scampo, crudo come la miseria.

    Ulisse ubriaco e metropolitano, Dante che esplora i gironi infernali periferici, Cristo che ripercorre la sua Via Crucis fra barche e macchine arrugginite.

    Un mondo fatto da umanità poetica e devastata, fra sporcizia e marciume, tutto si sta liquefacendo in pozze nere. La salvezza è solo un crine di capello sospeso su un abisso, si cade, i più fortunati si rialzano, gli altri tirano avanti nelle tenebre.

    ha scritto il 

  • 0

    lo abbandono o no?

    Caro il mio bel Cormac, lo sai che io stravedo per te. Lo sai che ti considero un grande, lo sai che io leggerei anche un elenco telefonico purchè scritto da te (va beh, si fa per dire). Però io ero a ...continua

    Caro il mio bel Cormac, lo sai che io stravedo per te. Lo sai che ti considero un grande, lo sai che io leggerei anche un elenco telefonico purchè scritto da te (va beh, si fa per dire). Però io ero abituato al Cormac asciutto, denso di significato, poche parole ma piene di significato; e poi mi avevi abituato a storie potenti, ricche di umanità, dove ti senti coinvolto.
    E cosa mi combini con questo Suttree? Mi sconvolgi cambiando registro.
    Sai io leggo non solo per ammirare la scrittura, la capacità di trasmettere emozioni e significato. Come dico io quando leggo io voglio trovare la Bellezza. Perché la Bellezza salverà il mondo.
    E' vero che le tue descrizioni in Suttree sono vivide, mi sembra di sentirla la canna mossa dalla brezza sul fiume, l'increspatura dell'onda al crepuscolo quando ormeggi il tuo schifo (il nome della tua bagnarola che usi per pescare). Però dopo 80 pagine e più non è successo ancora nulla, a parte qualche ricordo confuso e qualche bicchiere bevuto accanto a qualche puttana. A parte il tuo amico arrestato perché copulava con una anguria non succede proprio nulla.
    Ecco, questo non è bello! non la vedo la Bellezza.
    Devi capire caro il mio bel Cormac che uno legge anche per rilassarsi, per gustare la trama, per distrarsi immergendosi in una storia.
    Cacchio le tue descrizioni sono degne di un Calvino, ma sembra che la storia sia scritta da un Grossmann (quello affabulatore e che si compiace troppo). Sai, se devo ammirare la bellezza non mi metto a leggere un libro dove non succede nulla. Preferisco ammirare una bella donna. Ed è anche, te lo assicuro, molto più emozionante.
    Non so se lo riprenderò, ma per ora te ne stai li buono buono mentre mi dedico ad altro. E per piacere al prossimo tuo libro che leggerò ti prego di non deludermi.
    Sai una volta si perdona, la seconda no.
    Con affetto

    ha scritto il 

  • 4

    “In quel flusso di voci e risate e puzzo di birra rancida la solitudine della domenica sgocciolava via. “

    Un campionario di disperati , ubriaconi , ladri , prostitute , stupratori impropri di cucurbitacee , sconfitti senza speranza né futuro se non quello costituito dal sopravvivere giorno per giorno , f ...continua

    Un campionario di disperati , ubriaconi , ladri , prostitute , stupratori impropri di cucurbitacee , sconfitti senza speranza né futuro se non quello costituito dal sopravvivere giorno per giorno , fanno da sfondo alle giornate del protagonista , il giovane Cornelius “Buddy” Suttree , che campa vendendo i pesci gatto che riesce a catturare nel fiume sulle sponde del quale egli vive fino al momento in cui decide di dare un taglio diverso , forse migliore , alla sua esistenza.
    Un lungo , duro , drammatico romanzo ambientato a Knoxville in Tennessee , ma che potrebbe svolgersi in qualunque altra parte di quell'altra America di emarginati di cui si parla spesso solo in letteratura , dove il degrado e la desolazione , ma anche tanta sincera amicizia , accomunano gli uomini e che non dovrebbe mancare nelle librerie di chi apprezzi un autore dallo stile ruvido e tutt'altro che consolatorio ma che sa regalare pagine indimenticabili e di una vividezza tale che sembra di percepire anche olfattivamente gli odori e gli afrori evocati dalle scene descritte.
    Solo quattro stelle , anziché le cinque che il libro meriterebbe , sia a causa di una punteggiatura carente , ma soprattutto per una traduzione che ho trovato eccessivamente ridondante di termini semanticamente ineccepibili (come accrocco, rosticcio, paleantropo , ipoplastico , parapleto , campeccio , scotano solo per citarne alcuni) ma troppo “pedanti” e quindi a mio giudizio inappropriati al tono generale di una narrazione nella quale, quasi per una forma di contrapposizione, è invece più che giustificato il mancato uso dei congiuntivi ad esprimere compiutamente il livello sociale e culturale dei personaggi .

    ha scritto il 

  • 5

    Scrivo queste brevi note a diversa distanza dall’epoca in cui l’ho letto. L’occasione è l’avere appena terminato di vedere il cofanetto di DVD che raccoglie la prima serie del telefilm “True Detective ...continua

    Scrivo queste brevi note a diversa distanza dall’epoca in cui l’ho letto. L’occasione è l’avere appena terminato di vedere il cofanetto di DVD che raccoglie la prima serie del telefilm “True Detectives” di Nic Pizzolato (uno dei più bei serial che siano stati in circolazione negli ultimi anni) che me lo ha richiamato alla mente insieme ad un altro romanzo dello stesso McCarthy: “Figlio di Dio”. E tra i due il film forse ha legami più stretti con quest'ultimo (si tratta in entrambi i casi di storie di serial killer maturate in realtà rurali degli stati USA del sud, Lousiana in un caso, Tenessee nell’altro, tra emarginati, chiese cristiane imbevute di retrogado fanatismo, paesaggi fluviali paludosi e climi stagnanti, ignoranza, miseria, alcoolismo, …) ma radici più profonde con l’altro.
    E infatti ricordo con maggiore vividezza proprio “Suttree” che non “Figlio di Dio” (letti più o meno nella stessa epoca, e “Suttree” per primo tra i due) e questo mi dà la conferma di quanto fosse più potente dell’altro.
    “Suttree” è un romanzo più ambizioso, più complesso, più ricco di sfumature sfaccettature, che attraverso ambientazioni non dissimili giunge a cogliere la drammaticità della vita e la sua tragicità (non priva di elementi anche comici) e di quell’orrore odoroso di marcio cui può facilmente adattarsi quotidianamente per puro istinto di sopravvivenza, senza bisogno di fare ricorso a quello più straordinario di delitti su donne e bambini, quello di grande effetto del crimine insostenibile.
    Per tale risultato, per il carattere direi quasi “epico” che raggiunge, e anche grazie a uno stile più ricercato, quasi barocco (il libro ha avuto anche molti anni di “gestazione”) pure se impone al lettore un maggiore sforzo, porrei proprio Suttree tra i migliori romanzi espressi dalla letteratura americana contemporanea, e ai vertici di un ramo (ben distinto da quello “metropolitano” cui appartengono i vari Bellow, Roth, De Lillo, Auster & Co.) che, passando per Faulkner, ma anche a quell’estetica del puro orrore di cui fu maestro Lovecraft, risale alle radici di Mark Twain.
    Un capolavoro.

    ha scritto il 

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