Tempo di uccidere

Di

Editore: longanesi & c.

4.0
(1059)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000039112 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
il primo vero capolavoro del dopoguerra letterario italiano: le vicende di un nostro ufficiale che non vorrebbe nè uccidere nè morire.
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  • 4

    Precipitare all’inferno sotto il sole africano

    Campagna di Etiopia 1935-36, un tenente italiano soffre un terribile mal di denti. È l’inizio della fine. Durante la licenza concessagli per recarsi in città alla ricerca di un dentista, il tenente in ...continua

    Campagna di Etiopia 1935-36, un tenente italiano soffre un terribile mal di denti. È l’inizio della fine. Durante la licenza concessagli per recarsi in città alla ricerca di un dentista, il tenente incappa in un incidente stradale senza conseguenze immediate se non quella di dover proseguire a piedi. Il solitario paesaggio etiope farà da sfondo al suo tormento. Tormento incominciato sotto tutt’altri auspici. Il tenente, infatti, scorge una donna che si lava in un lago. La donna è bella, e nuda. Il nostro “eroe” aveva appena finito di rileggere l’ultima lettera inviatagli dalla moglie, ma la natura africana ebbe la meglio. Durante la notte il tenente avverte un rumore e scorge un’ombra: è una bestia. Il tenente si alza e spara. Il proiettile, probabilmente deviato da un sasso, devia la sua traiettoria e trafigge la donna con la quale aveva giaciuto poco prima. La donna agonizza. Il tenente non sa che fare. Dopo lungo e infruttuoso rimuginare, decide di mettere fine alle sue sofferenze: le copre il volto e spara ancora.

    Quando qualche giorno dopo si accorge di avere tutti quegli che sembrano i sintomi della lebbra - evidentemente la donna del lago lo deve aver infettato - per il tenente non c’è più pace. Sa che morirà ma non vuole farlo in africa. Deve fare ritorno in Italia dove, forse, potrebbero persino curarlo e dove c’è Lei ad attenderlo. Lei, l’amata Lei. Il tenente cercherà di fare ritorno in patria a ma finirà per combinare un pasticcio dopo l’altro, precipitando sempre più in una spirale di degrado, inettitudine e vigliaccheria destinata a condurlo dritto all’inferno.

    Narrato in prima persona e frutto dell’esperienza diretta dell’autore - Ennio Flaiano partecipò alla Campagna di Etiopia con il grado di sottotenente -, “Tempo di uccidere”, vincitore del Premio Strega nel ’47 (non ci sono più i premi Strega di una volta!), è un romanzo nel quale accanto alle bellissime descrizioni dei paesaggi africani, vi sono anche quelle oscure dell’animo umano. Il bene e il male finiscono per confondersi a tal punto da scomparire del tutto. E tutto sembra non avere più senso, se non il disperato tentativo del protagonista di continuare a vivere, sebbene alla fine, anche quell’istinto pare aver perso ogni significato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il prossimo è troppo occupato coi propri delitti per accorgersi dei nostri"

    La storia di Tempo di uccidere è quella di un ufficiale italiano in Etiopia che chiede una licenza per andarsi a curare un dente.Succederanno molte cose, ucciderà involontariamente una ragazza,in atte ...continua

    La storia di Tempo di uccidere è quella di un ufficiale italiano in Etiopia che chiede una licenza per andarsi a curare un dente.Succederanno molte cose, ucciderà involontariamente una ragazza,in attesa dell'inevitabile cattura e punizione in preda al panico cercherà in modo maldestro di uccidere altri due uomini, vivrà braccato per molti giorni per poi scoprire che in realtà non era affatto ricercato e tornerà a casa meravigliato di averla passata liscia.
    Il libro è un bello spaccato della ingloriosa guerra d'Abissinia, una pagina di storia vergognosa.
    "Perchè non capivo quella gente? Erano tristi animali, invecchiati in una terra senza uscita, erano grandi camminatori, grandi conoscitori di scorciatoie, forse saggi, ma antichi e incolti.[ ] Avevano dimenticato tutto delle loro epoche splendide e soltanto una fede superstiziosa dava alle loro anime ormai elementari la forza di resistere in un mondo pieno di sorprese."
    La trama è quasi conradiana, l'ufficiale cerca di salvarsi a ogni costo ma è anche perseguitato da sensi di colpa e fantasmi e dallo spettro di una terribile malattia da cui potrebbe essere stato contagiato. "Voglio
    cadere a pezzi ma vivere sino all'ultimo momento. Non posso lasciare il cielo, anche se è un cielo di piombo come questo, non posso lasciare nulla, nemmeno questo cespuglio, nemmeno i giorni più mediocri e le notti più cupe, o le persone che odio : nulla."

    ha scritto il 

  • 5

    Primo vincitore del premio Strega ed unico romanzo di Ennio Flaiano Tempo di Uccidere è uno straordinario spaccato per raccontare gli orrori e l'inutilità della guerra senza parlare mai di guerra. Un ...continua

    Primo vincitore del premio Strega ed unico romanzo di Ennio Flaiano Tempo di Uccidere è uno straordinario spaccato per raccontare gli orrori e l'inutilità della guerra senza parlare mai di guerra. Un libro surreale ed arguto fondato esclusivamente sull'introspezione del protagonista impegnato nella campagna di Etiopia. Esistenzialismo allo stato puro il libro è un monumento letterario del novecento italiano. Indispensabile.
    Five-Star Book

    ha scritto il 

  • 4

    Ambientato in Etiopia ai tempi dell'invasione italiana. Gli elementi che danno risalto a questo romanzo sono: il mestiere di percepire ma con fluidità, l'arte di interrogare la propria coscienza ma se ...continua

    Ambientato in Etiopia ai tempi dell'invasione italiana. Gli elementi che danno risalto a questo romanzo sono: il mestiere di percepire ma con fluidità, l'arte di interrogare la propria coscienza ma senza pedanteria. La decadenza è il tema centrale, ma l'autore non scade mai in inutili invettive o in scipiti moralismi. Utile, soprattutto nell'epoca dell'autodiagnosi su google!

    ha scritto il 

  • 4

    Karma chameleon

    A volte mi assale il dubbio che nessuno riesca a capire cosa voglio dire.

    - Io ne ho certezza, guarda. "I dubbi non confortano, meglio non tenerseli."

    Ebarrama infatti.
    E poi citare sempre le stesse f ...continua

    A volte mi assale il dubbio che nessuno riesca a capire cosa voglio dire.

    - Io ne ho certezza, guarda. "I dubbi non confortano, meglio non tenerseli."

    Ebarrama infatti.
    E poi citare sempre le stesse frasi.
    Il Tenente e l'Indigena che si uccidono a vicenda, ma ciascuno col proprio Tempo...

    - "Il prossimo è troppo occupato coi propri delitti per accorgersi dei nostri."

    No appunto. Troppo, semplice.
    Meglio il profumo (marcio) del sospetto e la colpa allacciata al polso.
    E poi questa storia (è) della paura...
    La paura che ha infinite gradazioni...la paura che può essere classificata.
    La paura che ti afferra per prima, ed è la paura dei saggi e dei prudenti.
    La paura che... ti annoio?

    - "No no, continua pure". Disse l'uomo** che non sa come vendere una contraddizione.

    La paura che ti afferra dopo, ed è quella dei coraggiosi.
    E, infine, la paura che ti afferra durante, ed è quella che ti uccide o ti rende vili.

    La paura che fa scrivere sul casco di un soldato: Oggi non posso morire.

    Fine

    - Ehi, un momento!!! E il camaleonte???

    http://tinyurl.com/z9xzmvr

    p.s. fine: @quell'Uomo**Every day is like survival,
    you're my lover, not my rival.

    ha scritto il 

  • 4

    Meglio non viaggiare con un uomo morto

    "L'ingegnere e l'indigena [...] si uccidono scambievolmente e ciascuno col mezzo di cui dispone. L'ingegnere uccide da uomo pratico che non ha tempo per verificare un fenomeno già sufficientemente con ...continua

    "L'ingegnere e l'indigena [...] si uccidono scambievolmente e ciascuno col mezzo di cui dispone. L'ingegnere uccide da uomo pratico che non ha tempo per verificare un fenomeno già sufficientemente controllato dall'esperienza, e senza chiedersi quali conseguenze porterà il suo atto. L'indigena uccide come uccide la sua terra, con tutto il tempo"

    La cornice del romanzo è la guerra d'Etiopia del 1936 - evento storico misconosciuto di cui si tralascia spesso e volentieri di parlare - ma si tratta più che altro di uno scenario "metafisico" per un dramma individuale, esistenziale, interiore. A partire da una serie di eventi accidentali che portano a un omicidio, il percorso è tutto psicologico, attraverso sensi di colpa, ripensamenti, angosce, paure, rimorsi; ma questo non lo rende affatto un romanzo noioso e pesante in cui "non succede niente"; tutt'altro, in un crescendo di delirio in cui non si distinguono più pericoli reali e immaginari, il lettore è trascinato nel gorgo del mondo interiore del protagonista.

    In questo mondo interiore, e sono lì dentro i cadaveri, la lebbra, i coccodrilli, non sembra più esistere un senso, una morale, una rettitudine in grado di guidare il comportamento.

    "Eppure, non mi sembrava che valesse tanto la vita di una persona che si incontra per sbaglio - si, per sbaglio -, la vita di una persona che ci è sembrata qualcosa di più di un albero e qualcosa meno di una donna. Non dimentichiamoci che eri nuda e facevi parte del paesaggio. Anzi, eri qui a indicarne le proporzioni."

    (Tuttavia, merita una riflessione a questo riguardo il personaggio del vecchio Johannes, emblematico ed enigmatico, che rappresenta in qualche modo una realtà oggettiva, il tempo e la sua consapevole saggezza)

    In questo percorso di conoscenza di se stesso ("Più che un delitto, anzi, mi appariva una crisi, una malattia, che mi avrebbe difeso per sempre, rivelandomi a me stesso"), il protagonista sembra trovare solo una sorda rassegnazione a un sordo impulso vitale.

    "Io ero [...] un cadavere diverso, anelavo ancora alla vita."
    "Mi chiedevo se era quella la rassegnazione, quel vuoto aspettare, contando i giorni come i grani di un rosario, sapendo che non ci appartengono, ma sono giorni che pure dobbiamo vivere perché ci sembrano preferibili al nulla."

    "Mi faceva spavento di più la speranza che stava sorgendo, dapprima timida, ogni giorno più insolente, perché era il segno che avrei maggiormente sofferto, una volta fuori di quella valle, dove il mio male passava inosservato. Mi faceva spavento pensare che volevo sopravvivere a ogni costo [...]."

    Dove conduca infine il percorso non è dato sapere, sebbene nel finale tutto si ricomponga.

    "I dubbi confortano, meglio tenerseli"

    La scrittura di Flaiano non è sempre limpida (o sarà colpa del fatto che questo libro l'ho letto quasi interamente nelle mie lunghe notti insonni), ma di sicuro è efficace ed evocativa. Un romanzo splendido, chissà perché è l'unico che l'autore abbia scritto.

    http://www.youtube.com/watch?v=fi-S9lrnLZ8

    ha scritto il 

  • 4

    E' l'unico vero romanzo e resta un documento tra i più interessanti della letteratura italiana del primo dopoguerra. La vicenda si svolge in Africa, al tempo della guerra etiopica, e ne è protagonista ...continua

    E' l'unico vero romanzo e resta un documento tra i più interessanti della letteratura italiana del primo dopoguerra. La vicenda si svolge in Africa, al tempo della guerra etiopica, e ne è protagonista un ufficiale che rientra al suo reparto per una serie di disavventure, in parte cercate, in parte casuali, che lo coinvolgono nella vita degli indigeni. Anche se nasce in un clima di Neorealismo, nulla si scorge nella trama o nella scrittura dei caratteri di questo movimento. Al contrario, si ha l'impressione di correre a certi modelli esotici della narrativa ottocentesca, da Flaubert a Conrad, che l'autore ha presenti con raffinata consapevolezza. All'ufficiale italiano che alla fine si mette in salvo il narratore, per un gioco di dissolvenze mentali, attribuisce varie congetture; mentre si capisce che a aumentarne la consistenza, provvede un filo d'ironia che investe tanto il genere romanzesco esotico e misterioso quanto la storia medesima del protagonista. Tempo di uccidere dipende sostanzialmente non dall'ambientazione, l'occupazione fascista dell'Etiopia, ma dagli intimi conflitti del protagonista, un ufficiale del nostro esercito in preda all'angoscia e al rimorso. Un tema che, al di fuori della cornice ambientale, ha prodotto no dei romanzi più vivi e meglio strutturati del primo dopoguerra. E' necessario, pertanto, accostarsi a Flaiano come a un autentico narratore a cui mancò la lena, forse per il disprezzo della letteratura del XX secolo. Anche per questo solo libro Flaiano andrebbe riletto con attenzione: un libro dove non c'è traccia di aforismi a buon mercato.

    ha scritto il 

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