Tennis, Tv, trigonometria, tornado

e altre cose divertenti che non farò mai più

Di

Editore: Minimum Fax

4.1
(765)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8886568762 | Isbn-13: 9788886568760 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Christian Raimo , Martina Testa , Vincenzo Ostuni

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Esilaranti reportage "dietro le quinte" da un'edizione degli Australian Open di tennis e dal set di Strade perdute di Lynch; fotografie inedite della vita di provincia americana in un Midwest animato da bizzarrie meteorologiche e chiassose fiere campionarie; geniali riflessioni sul rapporto di odio/amore fra la televisione e la narrativa contemporanea. In sei saggi sui generis, un'analisi caleidoscopica della società e della cultura postmoderna condotta al tempo stesso con lo sguardo acuto e distaccato del critico e quello entusiasta del fan, e percorsa da una vena inesauribile di ironia.
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  • 5

    David, perché lo hai fatto?

    Mentre godevo leggendo ogni singola parola di questi saggi, dai più cervellotici ai più eclettici, mi chiedevo continuamente come abbia potuto il più incredibilmente geniale e dotato scrittore della s ...continua

    Mentre godevo leggendo ogni singola parola di questi saggi, dai più cervellotici ai più eclettici, mi chiedevo continuamente come abbia potuto il più incredibilmente geniale e dotato scrittore della sua generazione e non solo decidere di privarci del piacere assoluto e purissimo che sapeva donarci. Capisco che la grandezza è un peso tremendo, ma non avrebbe dovuto farlo. Il pensiero che prima o poi esaurirò la sua produzione e che non ci sia nulla da fare mi angoscia.
    I saggi che compongono la raccolta spaziano su vari argomenti: dalla TV alla fiera statale dell'Illinois, dagli open Canadesi di tennis fino a un "dietro le quinte" di un film di David Lynch (che Wallace venera - e su cui mi ha fatto molto riflettere, in particolare sul rapporto Lynch-Tarantino, che invece DFW detesta cordialmente). In ogni caso tutti i saggi sono scritti come Wallace sapeva scrivere, con quell'abilità fuori dal comune di essere insieme tremendamente difficile e estremamente colloquiale, sempre sul limite tra il suo essere un'intellettuale a tutto tondo, un po' "vecchia maniera" e il suo essere necessariamente postmoderno e scanzonato. La sua prosa andrebbe studiata a scuola, così come le sue acute osservazioni. Certo, è un libro che presenta anche pagine complicatissime e che richiede molta collaborazione da parte del lettore, ma sa ripagare di ogni attimo di fatica che ci richiede. E con gli interessi!

    ha scritto il 

  • 3

    Molto piacevoli e scorrevoli (anche per le chicche autobiografiche) Tennis, trigonometria e tornado e L'abilità professionistica del tennista Michael Joyce, divertente Invadenti evasioni, interessante ...continua

    Molto piacevoli e scorrevoli (anche per le chicche autobiografiche) Tennis, trigonometria e tornado e L'abilità professionistica del tennista Michael Joyce, divertente Invadenti evasioni, interessante ma forse troppo lungo David Lynch non perde la testa, pesanti e davvero poco leggibili e poco interessanti per i non addetti a questi soggetti più specifici E Unibus Pluram e Che esagerazione. In generale preferisco il Wallace narratore al Wallace saggista.

    ha scritto il 

  • 5

    Cinque stelline puramente soggettive.
    I saggi li ho trovati tutti interessanti ma di particolare interesse ho trovato il saggio riguardante la televisione: "E Unibus Pluram..." (dove, oltretutto, si s ...continua

    Cinque stelline puramente soggettive.
    I saggi li ho trovati tutti interessanti ma di particolare interesse ho trovato il saggio riguardante la televisione: "E Unibus Pluram..." (dove, oltretutto, si scopre da chi e da dove Wallace abbia preso l'idea del teleputer di Infinite Jest) e il saggio dedicato a David Lynch.
    E' sempre interessante, divertente e piacevole leggere le opinioni di Wallace in merito agli argomenti

    ha scritto il 

  • 4

    Una raccolta di saggi da leggere fino alla fine. Fino alla fine perché i primi 4 sono la versione di DFW più difficile da leggersi. Iperdettagliati, per specialisti. Come Una cosa divertente che non f ...continua

    Una raccolta di saggi da leggere fino alla fine. Fino alla fine perché i primi 4 sono la versione di DFW più difficile da leggersi. Iperdettagliati, per specialisti. Come Una cosa divertente che non farò mai più che inizia in modo scorrevolissimo e dopo un po' ti sembra un mappazzone. Ecco: un po' mappazzoni lo sono, anche se estremamente interessanti (il saggio sul rapporto tra scrittori e tv è di rara lucidità sull'argomento). I 2 saggi finali, quello su David Lynch e quello sul tennista Michael Joyce sono stupendi. Da fanatica del tennis qula sono aggiungo: leggete soprattutto le note del saggio finale. Maestria.

    ha scritto il 

  • 3

    Raccolta di sei saggi, per lo più autobiografici, scritti nella prima metà degli anni novanta:
    - Tennis, trigonometria e tornado;
    - E Unibus Pluram: Gli scrittori statunitensi e la televisione;
    - Inva ...continua

    Raccolta di sei saggi, per lo più autobiografici, scritti nella prima metà degli anni novanta:
    - Tennis, trigonometria e tornado;
    - E Unibus Pluram: Gli scrittori statunitensi e la televisione;
    - Invadenti evasioni;
    - Che esagerazione;
    - David Lynch non perde la testa;
    - L'abilità professionistica del tennista Michael Joyce come paradigma di una serie di cose tipo la scelta, la libertà, i limiti, la gioia, l'assurdità e la completezza dell'essere umano.

    In generale non mi hanno fatto impazzire.

    ha scritto il 

  • 5

    My God, come sapeva scrivere quest'uomo!

    E' il commento che mi viene in mente dopo aver letto questa raccolta di testi: più eterogenea e squilibrata non si poteva pensare, andando da una recensione iper-specialistica di un libro di critica l ...continua

    E' il commento che mi viene in mente dopo aver letto questa raccolta di testi: più eterogenea e squilibrata non si poteva pensare, andando da una recensione iper-specialistica di un libro di critica letteraria fino ad un fantastico reportage sulla fiera dell'Illinois, passando per le migliori pagine mai lette (almeno da me) su David Lynch e per un distillato di amore per uno sport individualistico e iper-atletico come il tennis.
    Quest'uomo sapeva davvero scrivere e, cosa ancora più importante, sapeva mettere questo grande talento al servizio di qualcosa di veramente importante: la possibilità di toccare le menti e i cuori delle persone, usando l'ironia, l'intelligenza e soprattutto un grande amore per le persone - tutte. L'esempio migliore credo che sia il testo dedicato a Michael Joyce: come tennista Joyce era un emulo di Agassi, che DFW odiava come tennista per una serie di ragioni che lui stesso elenca. Eppure, finisce per provare un sincero affetto e simpatia per questo ragazzone californiano: credo che, se avesse avuto la possibilità di conoscere Agassi avrebbe finito per comprendere e voler bene anche a lui. Foster Wallace poteva odiare un tennista, ma non un uomo....

    ha scritto il 

  • 4

    Non ci proverò nemmeno

    A mettermi qui a spiegare il perché e il percome considero DFW un genio e compagnia bella.
    Il fatto è che sono di parte, credente e praticante, adepto ultra-ortodosso di rito davidfosterwallaciano. La ...continua

    A mettermi qui a spiegare il perché e il percome considero DFW un genio e compagnia bella.
    Il fatto è che sono di parte, credente e praticante, adepto ultra-ortodosso di rito davidfosterwallaciano. La fede trascende la ragione, è cosa nota, e questo mi impedisce di giudicare in maniera imparziale. Non ne sono capace e questo è tutto.
    Mi abbevero alla fonte, ascolto la parola. A volte comprendo, altre, credo di comprendere, altre ancora fingo. Non è fondamentale, non sempre, non per me. Il fatto è che di questa parola io ne ho bisogno, sento che è importante (già, la dipendenza).
    Ho bisogno del pensiero complesso (non contorto) di DFW, capace di posarsi su un oggetto qualsiasi e tirarne fuori un mondo, osservandolo attraverso la lente del microscopio, sezionandolo come un entomologo, portando alla luce connessioni di ogni sorta.
    Ho bisogno della sua scrittura "pollockiana", che sembra sempre sul punto di tracimare, che invade la pagina procedendo per accumulazioni, strati di parole, sgocciolature, riuscendo però a mantenere un rigore formale, ordine nel disordine.
    Ho bisogno dei suoi aggettivi precisi, delle sue definizioni folgoranti, del suo vocabolario sontuoso.
    Ho bisogno della sua capacità di volare alto ma anche di aggirarsi senza paura tra le umane miserie e perversioni, di saper divertire ma anche commuovere e far riflettere.
    Ho bisogno delle sue trame intricate, del piacere di misurarmi con le traiettorie dei suoi ragionamenti, di perdermi, ritrovarmi e poi perdermi di nuovo tra le sue pagine.
    Ho bisogno della sua personalità strabordante, del suo sguardo curioso, della sua umiltà, della sua profondità di analisi, della sua onestà intellettuale, della sua pietas.

    ha scritto il 

  • 5

    Nomi che sono anche garanzie

    David Foster Wallace posso iniziare a considerarlo uno di quelli. Ho ancora letto solo una raccolta di racconti e i due resoconti di cose divertenti da non fare mai più, ma ho il sentore – che volendo ...continua

    David Foster Wallace posso iniziare a considerarlo uno di quelli. Ho ancora letto solo una raccolta di racconti e i due resoconti di cose divertenti da non fare mai più, ma ho il sentore – che volendo potrei confermare sulla base di quanto dicono i fan di David – che quando si parla della sua scrittura non conti tanto quel che dice quanto come lo dice. Non voglio riproporre cose già dette milioni di volte sul suo conto (tipo: "ti fa interessare anche a cose che non ti interessano affatto", che comunque è vero), anche perché è un autore che tutto merita fuorché essere banalizzato o ridotto a qualche cliché. La sensazione che ho avuto tutte e tre le volte che ho chiuso un libro di Wallace, è stata desiderare di averlo come amico. Avrei volentieri passato pomeriggi ad ascoltare la sua visione del mondo, e a prendere nota di ogni termine desueto che gli usciva di bocca. Non posso sapere che tipo di persona fosse realmente, ma quella che emerge dalla carta stampata è un pacato vulcano, un pozzo senza fondo di idee e pensieri e brillanti osservazioni. Wallace mi ricorda quanto si potrebbe rubare ad ogni singolo giorno, e che se non lo facciamo è solo per noia e per pigrizia.
    E' riduttivo dire che questa è una raccolta di saggi. Piuttosto è una raccolta di esperienze. Alcune particolari, altre ordinarie, ma tutte raccontate con una cifra stilistica che non esito a definire unica.
    Ci manca, D.F.W. Mi consola sapere che mi resta ancora tanto, di suo, da leggere.

    ha scritto il 

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