Tetto murato

Di

Editore: Einaudi

3.8
(53)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8806140949 | Isbn-13: 9788806140946 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Due coppie di amici affrontano in una casa isolata la prigionia impostadall'inverno e dalla guerra. Da una parte Ada, giovane insegnante, naturaistintiva e luminosa, con il marito Paolo, intellettuale malato, logoratodalle fatiche della lotta partigiana; dall'altra una giovane donna, Giulia,maternamente attratta dalla debolezza di Paolo, e il marito di Giulia,Stefano, uomo forte e risoluto, a sua volta colpito dalla vitalità di Ada.
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  • 4

    “…e la frase più severa che usarono fu che i torti sono sempre reciproci, e tra persone che si vogliono bene, involontari”

    Questa volta la storia che racconta Lalla Romano esplora ambienti diversi dalle letture precedenti, ambienti dove sono alloggiate altre tra le infinite sfaccettature della psiche umana.
    Sul finire del ...continua

    Questa volta la storia che racconta Lalla Romano esplora ambienti diversi dalle letture precedenti, ambienti dove sono alloggiate altre tra le infinite sfaccettature della psiche umana.
    Sul finire della seconda guerra mondiale, in un’atmosfera sospesa e vagamente astratta, determinata dall’isolamento invernale, Ada e Paolo sono costretti a gestire al meglio quella che, a tutti gli effetti, è una residenza forzata, dettata anche dalla malattia di lui che per curarsi deve rimanere nascosto, essendo un partigiano ancora operativo. Il fragile equilibrio tra i due viene messo alla prova da Giulia, che per aiutare i due negli approvvigionamenti, alquanto difficoltosi per via della guerra, si offre di fare la spola con la città tutti i giorni e con una presenza divenuta costante avrà modo di conoscere bene sia Paolo che Ada. Questo stretto contatto tra i tre, a volte è presente anche il marito di Giulia, ma non sarà determinante, provoca lo scattare di meccanismi inconsci che potremmo definire senz’altro molto simili a quelli delle cosiddette affinità elettive che Goethe descrisse così accuratamente, ed infatti questa mi sembra la fonte principale di ispirazione per una storia che la Romano racconta con rara delicatezza, cercando di porre l’attenzione sui precari equilibri che regolano i complicati rapporti tra gli uomini, sempre pronti a rimodellarsi in funzione di nuovi stimoli e percezioni.
    Le affinità scatteranno anche questa volta, ma saranno discrete e contenute, tali da non stravolgere nessuna delle vite interessate…

    “La strada era distesa, come morta, sotto la neve. E tutt’intorno uno stupore e insieme quell’appagamento, come di chi ha avuto risposta, che riposa sulla faccia dei morti. Il cielo, greve di neve ancora prossima, rispondeva alla purezza della terra come torbido caos, negazione, nulla.”

    “Vedevo, sotto, un piccolo orto quadrato, sepolto nella neve: affioravano i rami corti della siepe, rade macchie nere, di sterpi e alberelli, che disegnavano tracce lineari. Era uguale a un piccolo cimitero, e dava, della morte, una immagine povera, calma e solenne. Lo guardavo a lungo, finché potevo resistere al freddo; e mi pareva di cogliere un poco del senso ultimo delle cose.”

    “Perché così è il pianto. Ma il migliore è quello solitario, che basta a se stesso, ed è quasi una forza; agisce difatti come una forza perché pulisce, porta via scorie, bave di mollezza.”

    ha scritto il 

  • 4

    Il rapporto fra gli individui, le età, la malattia e l'amore. Lo spettreo della morte, l'inverno che avvolge il fuori. La vita quotidiana appartata, lontana da un centro ipotetico dove le cose accadon ...continua

    Il rapporto fra gli individui, le età, la malattia e l'amore. Lo spettreo della morte, l'inverno che avvolge il fuori. La vita quotidiana appartata, lontana da un centro ipotetico dove le cose accadono. Gesti, sguardi, silenzi. In "Tetto murato" c'è tutto questo. In Tetto Murato c'è la parte migliore di Lalla.

    ha scritto il 

  • 4

    la scrittrice pittrice:Lalla Romano

    "Tetto murato era costituito da un gruppo di case,cortili e orti,il tutto cinto da un muro quadrato"Parole misurate,contate sulle dita per raccontare un luogo della campagna piemontese in cui si svol ...continua

    "Tetto murato era costituito da un gruppo di case,cortili e orti,il tutto cinto da un muro quadrato"Parole misurate,contate sulle dita per raccontare un luogo della campagna piemontese in cui si svolge in gran parte"tetto murato",l'opera più bella,a mio dire, di Lalla Romano.Colpiscono lo stile sintetico,nitido,le atmosfere simili a quelle dei"Chiaristi" movimento pittorico italiano;Sono infatti le atmosfere create con pochi tocchi di colori mischiati...il grigio e il bianco come la neve della stagionegli sterpi e gli iris e le viole come per rompere quell'atmosfera rarefatta per arrivare ai momenti più alti di una poetica dove i personaggi sebbene accarezzati da un profilo leggero di lapis attingono poi ad un intensità di colori dall'espressività profonda,ambigua,problematica.Sono tonalità delicate ma allo stesso tempo,come i pittori del nord,confuse in una sfumatura di luce,immagini sfaldate da un unica realtà per rievocare con l'indefinito l'esistenza di sentimenti,amori,dolori e sussurri di un mondo confuso nelle luci del mattino,le controluci.
    "Tetto murato" pubblicato nel 1956 è un romanzo ambientato nella Resistenza.Pavese ne fu subito entusiasta,solo a sentire il titolo,ma la Romano prima di darlo alle stampe lo corresse,lo"soffrì"lo accompagnò con figure e disegni che negli anni divennero una mostra a se.
    Lo scenario è quello di un luogo in Piemonte,dove sfollano alcune famiglie durante la IIa guerra mondiale tra cui quella di Giulia e quella di Paolo,intellettuale ironico,nevrotico ed irascibile,
    malato d'asma,partigiano;nascosto e a volte quasi sepolto nella piccola casa di tetto murato.Echi lontani gli avvenimenti d'ogni giorno sono l'inverno e i suoi contorni,ciò che vede Giulia tra la sua casa e il tetto murato sono quadri di una campagna dormiente.
    La camera di Paolo e della moglie Ada diventano il centro del romanzo.Quando arriva Giulia e con purezza quel letto matrimoniale diventa creatore di sentimenti come di ricordi,di rapidi pensieri
    come di amicizia e solidarietà,e forse di amori mai detti.Intorno a quel letto ruotano tutti i protagonisti del romanzo,trasformando la pittura in uno stile fiammingo d'insieme dove la cena è un insieme di personaggi colorati...altri scenari regalano la trama,altri quadri di una Torino fredda,resistente e clandestina dove su stanze ghiacciate si prepara l'insurrezione.
    L'arrivo a Milano dove la città liberata dai suoi incubi è matrice di vita e speranza: finisce la guerra ed anche il magico album dei ricordi di Tetto Murato. Lalla Romano,partigiana di"Giustizia e libertà",scrittrice dalle descrizioni che potrebbero essere pitture...abbandonò definitivamente la pittura nel 1946 per dedicarsi allo scrivere e regalarci ancora romanzi di notevole valore.

    ha scritto il 

  • 3

    "Ci sentimmo spogliare, quasi fossimo entrate in un altro spazio, siderale, dove il tenue calore dei corpi venisse istantaneamente succhiato dal gelo; e insieme fummo rapite, annullate, dalla enorme, schiacciante bellezza della notte"

    E' come un velo, la scrittura della Romano, un velo leggero eppure pieno di pieghe e di ombre, un velo colorato di sfumature e di tinte tenui, capace di coprire, per poi scoprirli, scorci di sogno in ...continua

    E' come un velo, la scrittura della Romano, un velo leggero eppure pieno di pieghe e di ombre, un velo colorato di sfumature e di tinte tenui, capace di coprire, per poi scoprirli, scorci di sogno in un una realtà drammatica e dolente come quella quotidiana dei civili in tempo di guerra (e di Resistenza); aerea e familiare, ma pure un poco brusca, cristallina e pulita, è una di quelle scritture che, costruite sulla base di poche, significative parole, riescono a dire molto, se non tutto (o almeno tutto ciò che è importante per tratteggiare bene i personaggi, per portare avanti la storia), con un tono di "voce" basso, intimo, dimesso, e a disegnare mondi nel giro di una sola frase (ogni cosa, dal letto piccolo, alla pelle di Stefano, che sa di pane caldo, alla bicicletta, sottile e grigia, trasportata da Giulia in mezzo alla neve, ci appare vicina, "nostra").
    Sonnolenta è anche l'atmosfera, tutta psichica e sentimentale, del racconto (la stessa Romano ammette, nella postfazione al volume: "E' abbastanza straordinario che da questo in apparenza blando ritmo nasca una tensione, un'attesa quasi urgente, evidentemente interiore e un po' misteriosa."), il quale, esile eppure pieno (perché, per la Romano, pure l'aria, soprattutto quella della stanza di Paolo, ha un peso, riempita dai respiri dolci, dai pesanti sospiri di Ada, di Paolo, di Giulia e di Stefano), prende forma grazie ad una successione di atti non compiuti (i gesti esistono soltanto nella mente dei personaggi, e, in particolar modo, della protagonista-narratrice, Giulia), di frasi non dette, di spiegazioni non date (ma è un'indeterminatezza che non infastidisce, quella che avvolge tutto il racconto; il mistero, anzi, culla il lettore, rendendolo parte del piccolo universo di Tetto murato, ma non della cerchia, impenetrabile, della gente che vi abita).
    D'altra parte "Tetto Murato" è proprio questo: un romanzo costruito intorno a possibilità irrealizzate, a destini traditi, ad un amore (quello tra Paolo e Giulia) potenziale, sempre immaginato e mai vissuto, nato, e nutrito, nel calore di sguardi ambigui e di biglietti dal destinatario incerto; dentro queste pagine tutto l'incanto generato da piccoli, tremuli moti dell'anima, da sentimenti leggeri, quasi inconsistenti, da un isolamento forzato (e candido per la neve) ma benedetto, poiché necessario, ai personaggi, per conoscere gli altri e, soprattutto, sé stessi.
    I personaggi, appunto, bellissimi perché pieni di dubbi e di verità; all'allegra lievità di Ada (la quale, grazie ad una luminosa, altruistica positività, riesce a meritarsi l'affetto e la fiducia di Giulia), fanno da contraltare la grave compostezza di Paolo (intellettuale sarcastico, malato fiero e burbero), la stonata severità della piccola Nani, il buffo servilismo del Maggiore, la pacata modestia di Giulia, la vitalità popolana di Domenica e lo stolto bigottismo delle cugine, in un quadro vivacissimo, che ci diventa subito caro (e, cara, mi è diventata immediatamente anche la Romano, in virtù, forse, del fatto che gli amici suoi, ovvero Pavese, la Morante, Soldati, sono, in fondo, un poco pure amici miei).

    ha scritto il 

  • 2

    Cara Lalla, Caro Pavese a Canelli 20 Marzo 2011 con Andrea Bosca

    Splendido appuntamento in biblioteca.
    Andrea Bosca legge le lettere che Cesare Pavese scrisse all'amica, scrittrice Lalla Romano.
    Sottofondo musicale di 4 fiati del Verdi di Asti.
    Ai partecipanti sono ...continua

    Splendido appuntamento in biblioteca.
    Andrea Bosca legge le lettere che Cesare Pavese scrisse all'amica, scrittrice Lalla Romano.
    Sottofondo musicale di 4 fiati del Verdi di Asti.
    Ai partecipanti sono state regalate lettere, schizzi e poesie.
    Aperitivo per finire.
    <<<<<<<<<<<<<<
    Ho terminato la lettura. La scrittura è attenta, quasi maniacale, ma proprio per questo mi è risultata quasi affettata.
    Sono cmunque felice di aver conosciuto questa scrittice e cercherò altri suoi libri.

    ha scritto il 

  • 4

    Lalla Romano, aveva il grande dono della sintesi. con poche parole, poche frasi, riusciva a raccontare ciò che molti scrittori non riescono a fare in centinaia di pagine...
    Altro suo grande dono era q ...continua

    Lalla Romano, aveva il grande dono della sintesi. con poche parole, poche frasi, riusciva a raccontare ciò che molti scrittori non riescono a fare in centinaia di pagine...
    Altro suo grande dono era quello di raccontare cose personali della sua vita rendendole interessanti anche per chi la leggeva (e légge)

    ha scritto il