The Acts of King Arthur and His Noble Knights

From the Winchester Manuscripts of Thomas Malory & Other Sources

By

Publisher: Farrar, Straus and Giroux

3.7
(305)

Language: English | Number of Pages: 364 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , German , Swedish , Japanese

Isbn-10: 0374523789 | Isbn-13: 9780374523787 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
The first book John Steinbeck read as a child was the Caxton Morte d'Arthur, and he considered it one of the most challenging tasks of his career to modernize the stories of King Arthur. "These stories are alive even in those of us who have not read them. And, in our day, we are perhaps impatient with the words and the stately rhythms of Malory. I wanted to set the stories down in meaning as they were written, leaving out nothing and adding nothing."

Also included are the letters John Steinbeck wrote to his literary agent, Elizabeth Otis, and to Chase Horton, the editor of this volume, about his work on King Arthur.
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  • 4

    Se vi capita, leggetelo!

    A volte ci sono dei libri che capitano nella nostra vita non si sa neanche come. Essi si intrufolano nella nostre case in maniera sconosciuta, occupano scaffali dimenticati e polverosi e la loro rileg ...continue

    A volte ci sono dei libri che capitano nella nostra vita non si sa neanche come. Essi si intrufolano nella nostre case in maniera sconosciuta, occupano scaffali dimenticati e polverosi e la loro rilegatura spesso, li aiuta ad entrare nel novero delle cose per noi insignificanti. Spesso hanno i dorsi pretenziosi e barocchi dei libri delle collane che escono periodicamente nelle edicole, tanto per capirsi quelle pubblicate dalle varie Fabbri e DeAgostini, che di solito non sempre a ragione, classificano tali libri come mediocri o secondari. Poi capita però, che i volumi presi in considerazione vengano per qualche motivo presi per mano, e per la prima volta dopo tantissimi anni, finalmente guardati: Si perché loro ci sono sempre stati, i nostri occhi cadevano su di loro, ma come capita per molte cose nella vita, li si vedeva ma mai li si è veramente guardati.
    E così che ci può capitare per mano uno Steinbeck, non un "furore" o un "la valle dell'Eden", quelli no perché ci avrebbero fulminato dalle loro nicchie dimenticate, ma un :" Le gesta di re Artù e dei suoi nobili cavalieri". E allora si possono pensare due cose:"magari sarà un opera che avrà scritto con il mal di pancia, un Melville ha scritto Moby Dick, come ha scritto pure l'uomo di fiducia e questo prova che la stessa fonte di capolavori, possa generare anche dei libri insulsi e inutili, quindi meglio lasciarlo li a ragione a prendere polvere!". Oppure se si è un po' più savi e soprattutto a corto di letture si può pensare come ho fatto io:"Steinbeck è Steinbeck, premio Nobel(non che significhi tanto eh! Ma insomma...), ma comunque uno dei pochi scrittori di cui si sente sempre parlare bene, ed io fino ad ora di lui non ho mai letto nulla, quindi mi parrebbe anche l'occasione giusta per colmare l'ignobile lacuna!". Questa spesso è la genesi di un grande amore, il caso. Certo, non siamo di fronte ad uno di quei capolavori che ti si appiccicano addosso tutta la vita, di sicuro non è questa l'opera che ha marchiato lo scrittore statunitense come un mostro sacro della letteratura del novecento, ma certamente vale la pena di leggerlo. Incompleto e postumo, questo libro forse per Steinbeck era solo un esercizio di stile, egli ha preso gli scritti di Mallory sulle gesta del leggendario re britannico e li ha riproposti in chiave moderna, li ha resi leggibili, facilmente decifrabili, li ha conditi con allegorie e ironia, ha preso insomma un piatto di cucina povera e ha creato una splendida portata di nouvelle cuisine, buono, saporito, e che lascia un persistente e gradevole piacevole sensazione. Lasciamoci cullare dalle leggendarie gesta di Uter Pendragron, ser Lancillotto, Morgana, Re Arturo, e tutti i suoi fenomenali cavalieri, con il sottofondo di quell'acuta e profonda intelligenza che suona per noi il geniale scrittore americano, se vi capita compratelo e leggetelo.

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    Incipit

    Quando Uter Pendragon era Re d’Inghilterra si venne a sapere che il suo vassallo.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/g/le-gesta-di-re-artu-e-dei-suoi-nobili-cavalieri-john-steinbeck/ ...continue

    Quando Uter Pendragon era Re d’Inghilterra si venne a sapere che il suo vassallo.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/g/le-gesta-di-re-artu-e-dei-suoi-nobili-cavalieri-john-steinbeck/

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  • 3

    Il libro è un'opera non steinbeckiana, ma un ripetitivo elenco di personaggi buonisti e abilissimi (da una parte) o cattivi e perdenti (dall'altra), senza particolari guizzi o invenzioni notevoli.
    Ril ...continue

    Il libro è un'opera non steinbeckiana, ma un ripetitivo elenco di personaggi buonisti e abilissimi (da una parte) o cattivi e perdenti (dall'altra), senza particolari guizzi o invenzioni notevoli.
    Rileggere i miti però (soprattutto se non li si conosce molto) è interessante per i dettagli; bella l'idea di un Merlino rassegnato a fare profezie che in pochi ascolteranno e che non possono aiutare perché predice avvenimenti che non potranno essere modificati (lui stesso cadrà in un tranello che aveva già visto); l'amore di Lancillotto per Ginevra che è alla luce del sole e non si concretizza mai in tradimento (nelle ultimissime righe c'è qualcosa, ma comunque Lancillotto ne è vittima); e Lancillotto stesso che è un personaggio triste, condannato dalle aspettative altrui (e dalla profezia autoavverante di Merlino) a essere il migliore, annoiato e stanco di questo dovrà vedersela prima con la proprio fama e poi con i veri nemici.
    Interessante.

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  • 4

    Trasposizione del ciclo Arturiano da Malory a Steinbeck

    Le gesta di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda non hanno bisogno di presentazione. Anche se non avessimo letto i racconti, il cinema ne ha ampiamente documentato le gesta: cavalieri erranti, ...continue

    Le gesta di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda non hanno bisogno di presentazione. Anche se non avessimo letto i racconti, il cinema ne ha ampiamente documentato le gesta: cavalieri erranti, dame in pericolo, battaglie e nemici da affrontare. Questo è il primo libro di Steinbeck che leggo, anche se mi pare di capire che non è propriamente il suo genere letterario. L'ho trovata comunque un'ottima rivisitazione del lavoro di Malory, fatto con passione e un interesse personale per le vicende. Sono rappresentate tutte le nobili virtù che caratterizzano i cavalieri medievali, ma anche qualche caratteristica negativa propria dell'essere umano. Ottimo materiale per capire il modo in cui è stata scritta l'opera sono le lettere dell'autore al suo editore, presenti in appendice. Purtroppo il romanzo è incompiuto, ma l'ho trovata comunque affascinate.

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  • 4

    Dategli una chance, perchè...

    - Steinbeck è Steinbeck
    - tutti da piccoli abbiamo visto "La spada nella roccia"
    - tutti almeno una volta nella vita ci siamo innamorati come Ser Lancillotto del Lago e se non l'avete fatto è solo pe ...continue

    - Steinbeck è Steinbeck
    - tutti da piccoli abbiamo visto "La spada nella roccia"
    - tutti almeno una volta nella vita ci siamo innamorati come Ser Lancillotto del Lago e se non l'avete fatto è solo perchè ancora non avete incontrato la vostra Ginevra.
    - solo per l'ultima parte, le "gesta" di Ser Lancillotto
    - solo per queste sue parole:"Ginevra ha il volto e il corpo e l'anima di Ginevra. Tutto è lì e tutto vi è sempre stato. Ginevra è Ginevra. Un uomo può amare Ginevra sapendo chi ama."

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  • 0

    «Gli scrittori sono una peste. Il meglio che si possa dire di loro è che valgono un po' più degli attori, e questo non è un granché.»

    Speravo che Steinbeck riuscisse, per via di qualche incantesimo preso in prestito da Mago Merlino o dalla Fata Morgana, ad appassionarmi al ciclo di Re Artù, a ricordarmi, come una sorta di madeleine ...continue

    Speravo che Steinbeck riuscisse, per via di qualche incantesimo preso in prestito da Mago Merlino o dalla Fata Morgana, ad appassionarmi al ciclo di Re Artù, a ricordarmi, come una sorta di madeleine proustiana, di tutte quelle volte che alla Vigilia di Natale le mie sorelle e io siamo andate al cinema a vedere 'La spada nella roccia' di Walt Disney, mentre invece… No, proprio no, il miracolo non è avvenuto.
    Nonostante scriva nell'appassionante scambio epistolare in appendice che coinvolge lo storico Chase Horton e la sua agente Elizabeth Otis, che la difficoltà è compendiare, in modo che la battaglia rimanga importante, entusiasmante e non si perda in cento scontri di singoli cavalieri, ma la contempo continui a dare la sensazione che la guerra era allora una serie di combattimenti uomo contro uomo, alla fine, fin dove ho letto, cioè circa metà libro, il problema è proprio quello: è un elenco infinito di corpi a corpo del tutto identici tra loro. È un problema, aggiunge. È un problema, dico anche io, un problema infinitamente noioso.
    Eppure le premesse c'erano tutte: la penna di Steinbeck (che poi sulle sue penne occorrerà aprire una parentesi a parte, perché una esternazione, che ho trovato esilarante, nelle sue lettere, riguarda proprio l'approvvigionamento dagli Stati Uniti - quando era in Inghilterra per scrivere il romanzo fra il 1958 e i 1959 - che dovevano essere rigorosamente Cross di colore scurissimo - Ho paura di restare senza e divento una creatura così abitudinaria quando scrivo bene che un cambiamento mi irrita.), la passione dell'autore sin da bambino per l'opera di Thomas Malory (autore de Morte d'Arthur e chi è un appassionato del genere sa di cosa sto parlando) pubblicato da Caxton, il desiderio di riscrivere la stessa utilizzando un linguaggio più immediato, tale da poter avere sul lettore del XX secolo lo stesso impatto che la Morte (come familiarmente Steinbeck lo chiama nelle lettere) ebbe sui lettori dell'epoca: Intendo tradurre in inglese moderno, mantenendo, omeglio cercando di ricercare, un ritmo e un tono che sull'orecchio moderno producano lo stesso effetto dell'inglese medievale sull'orecchio del quindicesimo secolo
    Che dire, oltre al fatto che mi chiedo che senso abbia leggere un'opera che si fonda essenzialmente sulla trasposizione dall'anglosassone all'inglese moderno (o addirittura all'americano, come a un certo punto balenò in mente di fare a Steinbeck)in italiano?
    Che Steinbeck lavorò al progetto a partire dal 1956, intensificando gli sforzi (come si evince dal carteggio con Horton e Otis iniziato in data 11-11-1956 e conclusosi l'8-7-1965) tra il 1957 e il 1959, viaggiò e studiò moltissimo per raccogliere informazioni non solo sul ciclo arturiano ma anche, e soprattutto nell'ultimo periodo (al punto che credo la sua fosse diventata un'ossessione che probabilmente lo avrebbe portato a essere eternamente insoddisfatto dei risultati), sulla persona di Malory e sulla sua natura di uomo e scrittore, sulle informazioni in suo possesso, sulle condizioni in cui si era trovato a scrivere e su come tracce del ciclo arturiano fossero state trovate persino in Italia nel medioevo, su alcune trapunte siciliane datate 1395 o addirittura nel 1106 scolpite nell'archivolto della cattedrale di Modena, fino ad arrivare ammettere che Il tema, concludevano Steinbeck e Horton, probabilmente, giunse in Sicilia con i conquistatori normanni, ma d'altro canto potrebbe essersi scontrato laggiù con la stessa cosa portata in occidente dagli arabi.
    In sostanza, se da una parte ho deciso di non proseguire nella lettura dell'opera (che mi preme sottolineare Steinbeck scrisse ma non terminò né revisionò e che fu pubblicata postuma) perché non c'era proprio nulla che mi spingesse a farlo, dall'altra sono stata entusiasta di leggere l'introduzione dell'autore, la nomina della sorella Elizabeth da parte dello stesso a cavaliere in virtù delle giornate trascorse insieme a giocare a Re Artù, ma soprattutto le già citate lettere: strumento unico per scrutare nell'animo dell'autore, nei suoi dubbi, nelle sue debolezze, nella sua esaltazione; un punto di vista privilegiato per riuscire (in maniera infinitesimale) a seguire il suo processo creativo, il suo senso dell'umorismo, la sua sincera autocritica: Sembra che vi sia qualcosa di necessario alle pressioni. […] In effetti, i soli periodi realmente improduttivi che riesca rammentare furono quelli in cui non esistevano pressioni. […] Forse, quindi, farei bene a pregare non già per la serenità, ma per la carestia, la peste, la catastrofe e la bancarotta. Allora, probabilmente, lavorerei come un figlio di puttana. Sono relativamente serio al riguardo.
    E allora, anche se non sono contenta di quello che ho letto, sono comunque contenta di aver intrapreso questo viaggio, perché, per dirla con le parole dello stesso Steinbeck, Non soltanto il tempo o la continuità sono importanti, ma sto prendendo nota del fatto che vi sono due termini in un viaggio… ciò da cui ti allontani oltre a ciò verso cui ti rechi.

    Le penne di John Steinbeck:

    27-8-1959
    Stamane ho scritto la nona lettera al Custom end Excise Office di Londra per la questione delle penne a sfera. Ho dovuto ottenere il permesso di importazione, quattro lettere, riempire moduli, tre lettere.
    Ora ho detto loro, se non possono consegnarmi le dannate penne, di sequestrarle e consegnarle nell'oceano.

    10-9-1959
    […] Di' per favore a Chase che ho finalmente avuto le penne dopo aver scritto l'ultima lettera dicendo che le gettassero in mare o ne facessero quel che volevano.

    [Senza contare che ora, grazie a lui, ho scoperto la clotted cream.

    Cream tea di Devonshire, Devon, Inghilterra
    Grazie ai suoi rigogliosi pascoli naturali, la "clotted cream" (panna rappresa) di Devonshire è uno dei tipi di panna più deliziosi che possiate gustare. Per chi non abbia mai avuto l'occasione di assaggiarla, ricordiamo che la clotted cream è una crema densa e vellutata particolarmente gustosa se spalmata su uno scone (focaccina dolce) appena sfornato con l'aggiunta di abbondante marmellata di fragole. Abbinate questo delizioso dolce a una tazza di tè caldo e gusterete il tipico cream tea di Devonshire.]
    http://lovewall.visitbritain.com/it/597/cream-tea-del-devon

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    Uno Steinbeck minore

    Questo libro di Steinbeck su Artù e i suoi cavalieri è di sicuro uno dei meno riusciti a questo autore, famoso, e per questo ha pagato con l'oblio culturale, di romanzi di denuncia forti e profondi co ...continue

    Questo libro di Steinbeck su Artù e i suoi cavalieri è di sicuro uno dei meno riusciti a questo autore, famoso, e per questo ha pagato con l'oblio culturale, di romanzi di denuncia forti e profondi come Pian della Tortillas, Furore e la Valle dell'Eden.
    Si avverte fin dalle prime pagine che è largamente incompleto e soprattutto privo di quella revisione rigorosa che ci aveva abituato con gli altri.
    Sonon cinque racconti, slegati tra loro, dove si narrano le gesti di Artù, Merlino e dei cavalieri della tavola rotonda.
    Di Questi il migliore è La storia di lancilotto del Lago sia per il tono, meno aulico degli altri, sia per le vicende narrate, sia per le analisi dei vari personaggi.
    Diciamo che nel complesso è stata una mezza delusione, anche se qua e là affiora il vero Steinbeck. Troppo poco per promuoverne la sufficienza.

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    La Biblia de las novelas de aventuras

    Y muchas más cosas. No le pongo las cinco estrellas, por el principio de alguna historia y por el final de otras. Quizá tenga que ver con que está inacabada, puede que le hubiera hecho falta esa últim ...continue

    Y muchas más cosas. No le pongo las cinco estrellas, por el principio de alguna historia y por el final de otras. Quizá tenga que ver con que está inacabada, puede que le hubiera hecho falta esa última revisión.

    Pero, en mi caso, agradezco a Steinbeck que me haya acercado a estas aventuras, que si bien son del todo conocidas , lo que no había supuesto son las lecciones de vida y experiencia que de estas se desprende.

    Toda historia tiene un porqué y si le sumamos el entrenimiento de la novela de aventuras pura y dura, el sentido del humor, junto con esta nueva formas de narrarlas que consigue el gran Steinbeck, nos encontramos con un señor libro para disfrutar sin parangón.

    Pero es verdad que me costó entrar y hay alguna laguna, pequeña eso sí. Venga no lo dejo en matrícula de honor, pero si en cuatro estrelas y media de libro sobresaliente.

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