The Brothers Karamazov

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Publisher: Farrar, Straus and Giroux

4.6
(5086)

Language: English | Number of Pages: 824 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Spanish , German , Italian , Swedish , French , Dutch , Portuguese , Catalan , Polish , Finnish

Isbn-10: 0374528373 | Isbn-13: 9780374528379 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Audio Cassette , Library Binding , Unbound , Others , Audio CD , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Book Description
The award-winning translation of Dostoevsky's last and greatest novel.
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  • 5

    Il migliore!

    Credo di poterlo definire il miglior libro mai letto in vita mia. Ma recensire Dostoevskij è impossibile, oltre che velleitario e presuntuoso.
    Vorrei qui soffermarmi quindi solo sul capitolo del "gran ...continue

    Credo di poterlo definire il miglior libro mai letto in vita mia. Ma recensire Dostoevskij è impossibile, oltre che velleitario e presuntuoso.
    Vorrei qui soffermarmi quindi solo sul capitolo del "grande inquisitore", perchè mi ha colpito molto e molto c'è da dire. Qui c'è condensato tutto il tema del libero arbitrio, e non solo. Il fatto che Gesù venga processato perché ci ha dato la libertà è geniale. Il fatto che l'uomo si ribelli a questa libertà di aderire o meno a Lui è insito nell'uomo. Non vuole la libertà perché lo costringe alla fatica di decidere, vuole avere uno che gli imponga cosa fare. Perché la libertà non ti da giustificazioni se sbagli. E' preferibile essere come schiavi a cui si impone un compito, tu fai il tuo dovere e non devi più rendere conto del tuo operato. Puoi sempre dire che tu hai solo obbedito perché non avevi scelta. La scelta fra il bene e il male pone costantemente l'uomo davanti al dilemma, e al senso di colpa se sbagli. E' molto più comodo non scegliere, sei giustificato in partenza.
    Nel romanzo questo processo si svolge come un "sogno" fatto da Mitja, il fratello ateo. A ben vedere Dosto fa fare questo "sogno" a quello ateo perché, credo, vuol far intendere che è l'ateo che deve trovare una giustificazione alla resistenza del disegno divino sull'uomo. Infatti per Dosto il disegno divino sull'uomo va solo riconosciuto e accettato. Sottrarsi a questo disegno è un venir meno alla verità di se.
    La sua interpretazione è anche evidentemente di matrice cristiano ortodossa e non cattolica. Infatti in questo lui è ideologico, e non vede la fede come un incontro di Dio con l'uomo, ma come un fatto a cui un uomo non deve sottrarsi. A dimostrazione di questo si veda il romanzo "l'idiota" qui c'è il principe (Miskyn mi pare di ricordare sia il nome) che in una festa di gente di mondo e di spiriti illuminati ha un dialogo con uno di questi intellettuali "moderni". Lui difende la posizione cristiana in maniera ideologica. Alla domanda postagli, se nel caso lui fosse costretto a scegliere fra Dio e la verità, il principe risponde Dio. Un cattolico dovrebbe scegliere la verità. Perché è la verità che ti conduce a Dio, è l'evidenza della verità che ti fa riconoscere Dio e non una posizione aprioristica, e quindi ideologica.

    said on 

  • 0

    Dosto, vecchia lenza

    No, davvero, non ce la faccio a parlarne; avrei talmente tante cose da dire che non saprei da quale cominciare: sono sicuro che se lo facessi scriverei un pastrocchio tale da vergognarmene, e lo spiri ...continue

    No, davvero, non ce la faccio a parlarne; avrei talmente tante cose da dire che non saprei da quale cominciare: sono sicuro che se lo facessi scriverei un pastrocchio tale da vergognarmene, e lo spirito di Dosto mi strafulminerebbe, avendone ben donde.

    Perché in fondo non si può sempre stare lì ad analizzare tutto pezzo per pezzo: sono convinto che la mente che ha pensato e poi concretizzato "I Fratelli Karamazov" concorderebbe con me sullo scavare a fondo in maniera un po' meno analitica, un pochino più di pancia, che è poi la sensazione che mi ha sempre lasciato la letteratura di Dostoevskij, stando almeno a quanto ho letto finora.
    Che sia l'uomo del sottosuolo o che siano Dimitri, Alioscia, Ivan o Smerdjakov poco importa: la poetica dell'autore russo è sempre quella di chi spara mentre scrive, quella di chi mette insieme pensieri brucianti ed esplosivi che gli rimbalzano in testa a centinaia di chilometri orari, riversandoli sulla pagina con la stessa rapidità e la stessa forza.

    Sì, si è detto e scritto tantissimo, pure troppo sull'opera di Fëdor Michajlovič; tanto che alle volte converrebbe lasciar parlare solo il testo e nulla più.
    Ma tiriamo comunque altre due o tre fregnacce.
    Qualcuno afferma anche (Nabokov, mi pare di aver capito) che la prosa di Dosto non fosse poi tutto 'sto granché: da un certo punto di vista, è un'affermazione che, se non fosse sbagliata, ci potrebbe pure stare.
    Mi spiego meglio: quella dei Karamazov, che ho letto nella traduzione del grande Polledro, è una scrittura – vedi sopra – sanguigna, coinvolgente, umorale, che niente ha a che spartire con quella di altri scrittori altrettanto immensi, con la quale talvolta la si vorrebbe paragonare.
    Prendiamo ad esempio Flaubert e la sua costante ricerca del mot parfait: un suo paragrafo poteva costare settimane di lavoro, poiché il grande Gustavo voleva che ogni parola fosse al punto giusto, che la frase fosse perfetta, ecc; ma lui se lo poteva anche permettere, aveva abbastanza quattrini per campare, mentre il russo aveva sempre i creditori alle costole; ogni giorno bussavano alla sua porta e gli pignoravano un mobile e qualche seggiola.
    Del resto, si sa, Dosto aveva il brutto vizio del gioco; il dado aveva (e ha) un suo prezzo, e questo veniva pagato con i romanzi: doveva buttarli giù a velocità olimpioniche, tanto che durante la stesura di “Il giocatore” dovette assumere una giovane stenografa - se la sposò pure, il vecchio mandrillo - per completarlo entro il giorno prestabilito.

    È anche vero, però, che i Karamazov sono stati scritti in un periodo nel quale la stabilità economica del Nostro era piuttosto favorevole: ma quello, ormai, a quasi sessant'anni, scriveva sempre alla sua maniera. E menomale!, dico io.
    Il libro uscì nel 1879 in rivista, mentre nell'anno successivo vide la luce il volume, un mattonazzo tipico dei russi. Ma un mattonazzo solo nell'aspetto poiché io, dico la verità, l'ho letto con una leggerezza e una scorrevolezza degna del miglior romanzo d'appendice; e questa non vuol essere un'offesa ai Fratelli: anzi, tutt'altro!

    Come tutti i libri del Dosto che ho letto (e sono felice di doverne leggere ancora, porca eva, c'ho L'idiota e I demoni a osservarmi dallo scaffale: e io li bramo, li desidero, attendo il loro momento), anche questo ti colpisce nell'anima e nelle viscere, c'è poco da fare; ogni personaggio è uno spicchio di filosofia morale, di psicologia, di teologia, di vita. E in ogni capitolo cerchi di identificarti con qualcuno, e quel qualcuno sembra sempre sfuggirti; perché Dostoevskij è così: contraddittorio come tutti i Grandi Maestri, non classificabile, sfuggente; nichilista, religioso, socialista, conservatore; le ha attraversate tutte.
    Certo, qui, nei Karamazov, troviamo senza dubbio una fede contrapposta all'ateismo, ma non si può ridurre a un assunto così banale un simile capolavoro. Così come non va bene bollarlo freudianamente come un romanzo sul padre e sul parricidio. È anche un romanzo sul parricidio, per carità; così com'è anche romanzo sulla fede; ma è anche sulla miseria umana, sulla società, che tanto poco cambia che sia la russia zarista o l'Italia post-berlusconiana, mi è parso di capire.

    Mi piacerebbe che Fedoro fosse ancora tra noi: avrei davvero tante cose da chiedergli su questo libro; ma qualcosa mi dice che neanche lui saprebbe darmi delle risposte. In fondo, sarebbe come chiedere a Platini o a Maradona come hanno costruito certe azioni da gol: immagino non lo sappiano manco loro; o meglio, solo mentre erano lì, in quel momento, a farle, lo sapevano, ma spiegarlo ai comuni mortali è tutt'altra cosa.
    E lo stesso vale per Dosto, che è stato sì scrittore e filosofo, ritrovandosi appiccicata, da chi la sa più o meno lunga, anche questa qualifica; che non so quanto avrebbe gradito, ma che in qualche modo ben si adatta al suo immaginario.
    Io, dal mio ignorante e modestissimo pulpito, lo chiamerei più volentieri artista, perché certe sue illuminazioni sembrano talvolta così poco calcolate da essere tipiche del lampo d'ispirazione, del mezzo genio capace di vedere delle sfumature che altri non coglievano; sta tutta qui la differenza tra il gigante e il nano, e Dosto era un gigante, uno che probabilmente neanche capiva per intero la portata e la valenza filosofica di quanto scriveva; lui credo ci mettesse essenzialmente tutto se stesso, e poi andava oltre senza sapere, in realtà, fino a che punto spingersi; e a quel punto, eccoti le contraddizioni che si scontrano e si mischiano, ecco le varie morali che s'intrecciano, ecco una filosofia tanto confusa quanto vera che si crea.

    Insomma, tutte queste panzane per dire: leggete “I Fratelli Karamazov”, leggete Dostoevskij, leggere roba bella, ché il mondo fa già troppo cacare così com'è; e non cercate idoli perché non ne troverete: non fate di me un idolo mi brucerò, come salmodiava il buon Lindo Ferretti. Almeno, cerchiamo dei buoni punti di riferimento: Dosto può essere uno di questi. Quanto meno, per uno sempre in contraddizione con se stesso come me, lo è di sicuro.
    Ma anche Woody Allen.
    E Zidane, ecco.
    Baci.

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  • 5

    che sia un capolavoro è noto. e dire qlcs di nuovo su questo romanzo che rimane modernissimo è difficile.
    ma senz'altro è uno di quei libri per la vita: si potrebbe leggere solo "i fratelli karamazov" ...continue

    che sia un capolavoro è noto. e dire qlcs di nuovo su questo romanzo che rimane modernissimo è difficile.
    ma senz'altro è uno di quei libri per la vita: si potrebbe leggere solo "i fratelli karamazov" in tutta la vita e si sarebbe letto tutto ciò che val la pena di leggere.

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  • 5

    Che dire di questo romanzo,sconfinato e vasto come la Russia stessa? I temi trattati e la loro complessità sono tali per cui io,di fronte al genio di Dostoevskij,mi sento solo di tacere. In questo rom ...continue

    Che dire di questo romanzo,sconfinato e vasto come la Russia stessa? I temi trattati e la loro complessità sono tali per cui io,di fronte al genio di Dostoevskij,mi sento solo di tacere. In questo romanzo,secondo me,c'è il ritratto dell'umanità,quella più autentica,in cui ancora oggi è in parte possibile riconoscersi. Il dubbio,la fede,la ragione,il nichilismo,l'ipocrisia e il perbenismo,ma anche l'amore,l'affetto,l'odio,l'invidia,la giustizia e la sua negazione; qui dentro c'è tutto. E Dostoevskij,come al solito per me,di conferma come l'autore che meglio tratteggia l'animo umano nella sua ricchezza e molteplicità di sfumature.

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  • 5

    Tutti noi siamo dei Karamazov

    Non voglio spendere troppe parole su questo libro, in primo luogo perché non sarei in grado vista la difficoltà di esso... questo libro é un capolavoro che va letto e riletto, i temi trattati sono inf ...continue

    Non voglio spendere troppe parole su questo libro, in primo luogo perché non sarei in grado vista la difficoltà di esso... questo libro é un capolavoro che va letto e riletto, i temi trattati sono infiniti : il bene e il male, la giustizia, l'esistenza di Dio, la religione, la morte... il tutto con una sfumatura di romanzo giallo... la mole del libro dunque é giusta in proporzione ai temi trattati e Dostoevskij é maestro anche nel narrare... Notevoli sono le parti di riflessione su Dio, una tra tutte il "Grande inquisitore"... Questo romanzo infine analizza così a fondo ogni personaggio che vi sarà impossibile non immedesimarsi in uno di loro.
    Il mio consiglio finale é quello di leggere questo libro che é e rimarrà un capolavoro assoluto irrinunciabile!

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  • 0

    Un classico. Cos'altro potrei aggiungere? La capacità fluida di Dostoevskij di narrare anche dei più banali avvenimenti della vita ti offre una visione familiare e cara dei suoi personaggi storici com ...continue

    Un classico. Cos'altro potrei aggiungere? La capacità fluida di Dostoevskij di narrare anche dei più banali avvenimenti della vita ti offre una visione familiare e cara dei suoi personaggi storici come se li conoscessi da tempo immemore. Non sono mai macchiette, e anche quando devono esserlo per ragioni di trama hanno una profondità immensa, invidiabile. Ogni personaggio di Dostoevskij è un protagonista, a suo modo.

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  • 4

    Di perché I Fratelli Karamazov sono uno dei più grandi serial

    Quando, qualche anno fa, è arrivato il peer to peer, prima, e Netflix poi, si è iniziato a parlare di una rivoluzione nella visione dei serial: dalle puntate settimanali alle maratone (binge watching) ...continue

    Quando, qualche anno fa, è arrivato il peer to peer, prima, e Netflix poi, si è iniziato a parlare di una rivoluzione nella visione dei serial: dalle puntate settimanali alle maratone (binge watching). Il che è tutto molto bello, molto interessante, ma niente affatto nuovo. Cosa sono, infatti, i grandi classici che leggiamo ora dell'800 se non binge reading? I Karamazov sono stati pubblicati nell'arco di quasi due anni (dal gennaio 1879 al novembre 1880). Io, per leggerli interamente, c'ho impiegato manco 12 giorni (sì, lo so, avrei potuto centillinare, leggere con più calma. Va bene. Poniamo anche che io avessi da fare qualcosa nella vita e non passassi tutta la giornata a leggere: un mese. Avrei letto quello che è stato pubblicato in due anni, in un mese). E ovviamente leggere un capitolo a settimana per due anni (ipotizzo, eh, non ho idea di quale fosse la cadenza) o un intero libro in una dozzina di giorni portano a una fruizione totalmente differente. Insomma, avrete fatto qualche maratona di quelle truci in vita vostra, no? Quelle che non guardate una serie, la divorata. Ecco, il discorso, in pratica, è lo stesso. Il binge reading permette, soprattutto, di seguire con più attenzione la trama e gli eventi. Di notare eventuali ripetizioni, parallelismi, e simili. Insomma, favorisce la parte intellettuale mnemonica. I fili degli eventi difficilmente si perdono. La parte negativa, o, meglio, che risalta maggiormente in una lettura settimanale è quella introspettiva. Di dubbio. Quindi, da una parte, i cliffhanger. Che ok, "not Penny's boat" ti lascia con il fiato sospeso, ma è tutta una tradizione che affonda le radici nella letteratura ottocentesca (devo vendere anche il prossimo capitolo, come assicurarmi che andrà a ruba? Lascio tutti con il fiato sospeso alla fine di questo). Dall'altra, lo sviluppo dei personaggi. La lettura cadenzata permette una visione più attenta, ragionata e approfondita della psicologia dei singoli. Soprattutto nel caso di un grande lavoro di costruzione verso tutti i comprimari della scena, come nei Karamazov, dove chiunque appaia, anche per poche pagine, risulta un individuo complesso e stratificato. Di riflesso a questo aspetto, vi è anche una maggiore elaborazione dei temi, del loro interagire e del loro rapportarsi. Creando un vero e proprio mondo, Dostoeveskij non spinge il lettore a una ricezione più o meno passiva, quanto più a un'analisi della realtà. Gli eventi che sconvolgono i fratelli sono eventi reali e concreti. Non allegorici, non metaforici. Il lettore è, però, spinto a ricercarne il senso (così come dovrebbe ricercare il senso degli eventi che accadono a lui). Questa ricerca è, ovviamente, possibile soltanto con la riflessione e la calma. Meglio: è possibile soltanto con la rilettura. Una delle grande innovazioni portate alla narattiva seriale (telefilmica) è stata la possibilità di scomporre la visione della singola puntata decine e decine di volte: la sua analisi compulsiva e ossessiva. Ecco. Una roba che in letteratura è sempre stata, ovviamente, possibile. Certo, se non si sta facendo una mega-maratona di lettura. Che poi. L'estrema fruibilità del romanzo spinge a questo binge reading. I Fratelli Karamazov sono la versione letteraria di un telefilm di Netflix per quanto riguarda la fruibilità: scorre via che è un piacere. Ne leggeresti per delle ore senza (troppa) fatica. La grandezza dei Karamazov, inoltre, sta nell'unire questa estrema fruibilità e costruzione profana a una logica sacra, sia nelle riflessioni, sia nella costruzione di molti aneddoti, versione moderne delle parabole. Insomma. Quando la costruzione del cliffhanger e della serialità si basa sulla domanda del perché Dio fa l'infame con i bambini, non ci si può che trovare di fronte a qualcosa di importante.

    said on 

  • 5

    Ah, i due abissi dell'uomo! Dostoevskij li conosce a menadito. Sa benissimo quali squilibri alimentino la lotta tra il bene e il male, sa benissimo il modo in cui una grande mente può essere sedotta e ...continue

    Ah, i due abissi dell'uomo! Dostoevskij li conosce a menadito. Sa benissimo quali squilibri alimentino la lotta tra il bene e il male, sa benissimo il modo in cui una grande mente può essere sedotta e, in virtù di questa conoscenza, ci propone un romanzo che non ha eguali nella storia della letteratura. Nella produzione dostoevskijana, i Karamazov sono l'orgasmo alla fine di un rapporto sessuale travolgente e meraviglioso; sono il parto alla fine di un travaglio durato una vita; sono il non plus ultra, en fin bref.
    Ci sarebbero tante, TROPPE, cose da evidenziare, cosa che è impossibile in una recensione sul web (cosa che è impossibile in una vita intera), eppure il commento che voglio lasciare è il seguente: i FK sono la parte di noi che ha paura, che striscia nel fetido e nell'ipocrita cercando costantemente di tendere a Dio. Un Dio che ci tormenta con il dubbio e che, seppur ritenuto da qualcuno inesistente e astratto, è un tarlo quanto mai concreto.

    said on 

  • 5

    null

    Dostoevskij è un genio della letteratura, ciò è innegabile e innegabile è il fatto che "I fratelli Karamazov" sia un capolavoro assoluto! Una prima vista del libro può scoraggiare il lettore... il let ...continue

    Dostoevskij è un genio della letteratura, ciò è innegabile e innegabile è il fatto che "I fratelli Karamazov" sia un capolavoro assoluto! Una prima vista del libro può scoraggiare il lettore... il lettore svogliato e non appassionato; non concepisco come questo romanzo possa esser stato definito "noioso": lunghezza non equivale a noia.
    Dostoevskij non stufa mai, coinvolge, indaga le menti, rende partecipe il lettore delle riflessioni che ogni personaggio compie, scava dell'intimità umana.
    È un libro che sicuramente va letto più di una volta nella vita.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Non sto qui a negare che sia un incredibile mattonazzo, però che libro! I personaggi de "I fratelli Karamazov" sono pieni di spessore psicologico, sono vivi e incasinati e pesanti, qualche volta, ma s ...continue

    Non sto qui a negare che sia un incredibile mattonazzo, però che libro! I personaggi de "I fratelli Karamazov" sono pieni di spessore psicologico, sono vivi e incasinati e pesanti, qualche volta, ma sempre notevoli. Non riesco a non cercare di immaginare lo scrittore dietro le parole, che lo so che non si dovrebbe fare e che l'opera è solo l'opera, però sarà che ho letto troppo Freud ultimamente, ma questo Dostoevskij nevrotico, geniale e delinquente non può sfuggire alla regola di Holden, quella sui libri che ti sono veramente piaciuti e vorresti tirare su la cornetta del telefono...

    Spesso quando un romanzo mi ha colpito veramente tanto finisco per non scrivere alcun commento, almeno in un primo momento, perché mi sento sopraffatta, allora magari trascrivo una citazione, chessò, qualcosa che mi pare abbia un senso particolare o al quale questo senso lo do io. Eppure su i Karamazov vorrei dire di più oggi, a rischio della piccolaggine, della banalità e dell'imprecisione.

    Ho amato la rappresentazione del reale che ne emerge, soprattutto in Ivan, quel geniaccio che ha scritto "Il grande inquisitore" e ci ha detto che il prezzo da pagare per prendere questo treno è troppo alto e allora al diavolo, lui scende. Che poi in fondo si capisce che i viaggi in treno gli piacciono un botto, soprattutto quando li deve fare in piedi e c'è odore di cibo di sporco e di vita. Voglio dire che è molto frustrante accorgersi che la vita ti piace anche se - proprio se - è corrotta. Ecco che in conclusione ti appare satana in persona che ti sbeffeggia e ti mette di fronte al tuo profilo peggiore...e io ho adorato quel passaggio, sul serio sul serio.

    E poi succede che l'autore soffre di epilessia, o isteroepilessia ma chi lo sa, e allora va a finire che il parricida è proprio l'epilettico, come se Dostoevskij per tutto il tempo ci avesse gridato: "l'assassino sono io, l'ho ucciso io il Padre". E Freud aggiungerebbe: "neanche tutti voi siete innocenti, belli de mamma". Però Dostoevskij è anche il Padre, voglio dire, è anche Fedor, quel maiale lussurioso nel quale in fondo pare si identifichi un poco. Dosto avevo proprio questo difetto penso, era sempre, almeno in parte, anche dalla parte delle brutte facce; sarà stato per via di quei suoi dannati sensi di colpa.

    Freud ci sguazzava dentro tutte queste belle nevrosi di D., così poteva definirlo masochista e anche sadico, dato che era un giocatore di quelli del jeu pour le jeu, che dopo aver perso tutto scriveva come un Dio, che gli piaceva autopunirsi e che insomma aveva avuto una vita abbastanza burrascosa, dicono.

    Insomma non riesco proprio mai a resistere al fascino dei cattivi ragazzi. Chapeau!

    said on 

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