The Door

By

Publisher: Random House

4.2
(2358)

Language: English | Number of Pages: 272 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , French , Hungarian

Isbn-13: 9781446443798 | Publish date: 

Translator: Len Rix

Also available as: Paperback , Hardcover , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
A young writer, struggling for success, employs an elderly woman called Emerence to be her housekeeper.From their first encounter it is clear that Emerence is no ordinary maid.Although everyone in the neighbourhood knows and respects her, no one knows anything about her private life or has ever crossed her threshold. Only a great drama in the writer's life prompts Emerence to unveil glimpses of her traumatic past - a past which sheds light on her peculiar behaviour. The Door brilliantly evokes the development of the bond between these two very different women, and the tragic ending to their relationship.
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  • 4

    E' la storia di un rapporto tra due persone che sono una l'opposto dell'altra, un rapporto molto conflittuale e difficile. Il personaggio principale è Emerenc, una donna delle pulizie, lavoratrice inf ...continue

    E' la storia di un rapporto tra due persone che sono una l'opposto dell'altra, un rapporto molto conflittuale e difficile. Il personaggio principale è Emerenc, una donna delle pulizie, lavoratrice infaticabile e la sua padrona scrittrice. Man mano che si va avanti nella lettura ci si affeziona ai personaggi. Romanzo intenso. Da leggere sicuramente.

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  • 2

    Alla fine sono rimasto sulla soglia della fatidica "porta", ho dato una sbirciatina e me ne sono andato, perchè per me è stata una delusione vera e propria!... su questo libro avevo delle aspettative ...continue

    Alla fine sono rimasto sulla soglia della fatidica "porta", ho dato una sbirciatina e me ne sono andato, perchè per me è stata una delusione vera e propria!... su questo libro avevo delle aspettative altissime e ancora non riesco a capacitarmi delle moltitudini di feedback entusiastici che si leggono ovunque!
    La storia è banale e inverosimile come poche, noiosa, prevedibile dall'inizio alla fine. Mentre le due protagoniste Emerenc e Magda sono insopportabili, la prima è una zitella odiosa e piena di problemi, la seconda è un'inutile e di una tristezza che si fatica a provare anche solo compassione... gli altri personaggi sono inesistenti.
    L'unica cosa positiva che ho trovato è che il libro è scritto bene, la prosa è fluida e si legge facilmente. Per il resto non mi ha detto niente.

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  • 3

    Libro intenso e ben scritto.
    Bellissimo il personaggio di Emerec quanto odiosa la narratrice: egoista, lamentosa, senza amore, donna così inutile da farmi abbassare la valutazione finale. ...continue

    Libro intenso e ben scritto.
    Bellissimo il personaggio di Emerec quanto odiosa la narratrice: egoista, lamentosa, senza amore, donna così inutile da farmi abbassare la valutazione finale.

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  • 5

    Libro complesso e molto ricco. Originalissimo, impossibile da descrivere, anche ben tradotto e probabilmente non era facile. Meglio di Marai persino e a me Marai piace molto

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  • 3

    Dopo libri che ho divorato questo l'ho un po' "faticato".
    Brava l'autrice a costruire pagine e pagine tutte intorno al quel personaggio.
    Ma non ha mosso le mie passioni.

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  • 5

    “È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile” (Luis Sepúlveda)

    Non è poi così strano che, al termine di questa lettura, mi siano tornate spontanee alla mente le parole di Sepúlveda, che, a suo tempo, mi avevano già dato modo di riflettere, poiché “La porta”, nel ...continue

    Non è poi così strano che, al termine di questa lettura, mi siano tornate spontanee alla mente le parole di Sepúlveda, che, a suo tempo, mi avevano già dato modo di riflettere, poiché “La porta”, nel grande turbinio di sentimenti che solleva, è un romanzo che parla di accettazione dell’altro, con tutte le difficoltà che essa comporta.
    Magda ed Emerenc: la scrittrice e la portinaia, l’intellettuale e la popolana. Due donne, due vite lontane anzitutto per età, due storie molto differenti, di cui una, in particolare, intrisa di profondo dolore e solitudine. Tra loro, come a sancire un confine più mentale che fisico, una porta chiusa, imposta senz’appello dall’una e subìta malvolentieri dall’altra; una porta che diventa simbolo, struggente metafora di un’esistenza molto provata, se non di un cuore indurito dalle pietre degli anni. È un rapporto conflittuale quello che da subito lega le due donne, e tale resterà fino alla fine.
    Pragmatica e sicura di sé, a tratti sfacciatamente indisponente, Emerenc si rivela uno di quei personaggi destinati a rubare la scena agli altri e a restare a lungo impressi nella memoria. In tutto il corso della narrazione, la presenza di questa vecchia domestica dal capo perennemente coperto che non lava i panni al primo che capita è costante, persino quando scompare dietro la sua porta chiusa per occuparsi del proprio piccolo mondo popolato di gatti clandestini o s’incammina lungo la via del quartiere insieme all’amato cane Viola.
    Lapidari i suoi giudizi, incrollabili le sue convinzioni che la portano a dividere il mondo in due semplici categorie di persone: chi ha una scopa in mano e chi no, ovvero chi obbedisce e chi comanda. Statisti e intellettuali, uomini di chiesa ed educatori del popolo – tutti rientranti nella seconda categoria – non hanno alcuna presa su di lei che ha attraversato talmente tanti decenni di storia del proprio Paese da aver visto abbastanza ed esserne rimasta forse schifata fino all’indifferenza. Già, l’Ungheria: seppur discretamente, essa si staglia sullo sfondo del romanzo e non è da escludere, tra le righe, anche un significato sul piano politico-sociale (uno dei capitoli più interessanti, non a caso, s’intitola “Politica”). Del resto, l’assoluta mancanza di patriottismo di Emerenc non potrebbe esprimere una condanna della situazione vissuta da quello che era pur sempre – non dimentichiamo – uno degli Stati a destra della cortina di ferro? Ai lettori più ferrati in materia l’ardua conferma.

    “Effettivamente lei non aveva bisogno di un paese, non desiderava stare dalla parte di quelli che ordinano di scopare, non pretendeva niente, ma non si rendeva conto che persino il suo eterno negare era un modo di fare politica.”

    E dietro la porta chiusa, infine, che cosa c’è? Non molto, a parte l’estrema caducità della vita e la nostra incapacità a vivere e gestire i sentimenti, con l’assurda pretesa, per giunta, di voler cambiare gli altri. Una prosa coinvolgente, una storia narrata con grande maestria da cui, ho scoperto, è stato tratto un film alcuni anni fa di cui segnalo il link.
    Grazie a chi mi ha permesso di conoscere e leggere questo romanzo.

    https://www.youtube.com/watch?v=fU5fgaWhfqQ

    said on 

  • 5

    Un libro ben scritto e molto intenso. La porta è il simbolo di una barriera psicologica che una qualsiasi persona può imporre al genere umano, così come fa Emerenc, dopo essere stata segnata da una se ...continue

    Un libro ben scritto e molto intenso. La porta è il simbolo di una barriera psicologica che una qualsiasi persona può imporre al genere umano, così come fa Emerenc, dopo essere stata segnata da una serie di tristi eventi.

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  • 5

    null

    La storia di Magda ed Emerenc. La scrittrice e la sua portinaia. La storia di un rapporto umano distrutto da troppo amore, da sensi di colpa e incomprensioni. Due donne entrate casualmente una nella v ...continue

    La storia di Magda ed Emerenc. La scrittrice e la sua portinaia. La storia di un rapporto umano distrutto da troppo amore, da sensi di colpa e incomprensioni. Due donne entrate casualmente una nella vita dell'altra fino a diventarne le colonne portanti, il punto fisso, la stella polare di ciascuna. Una storia sublime che indaga i più reconditi aspetti dell'animo umano che si rivela, nonostante innumerevoli sforzi, sempre troppo fragile e incapace di cogliere nella sua pienezza i profondi significati dei gesti e delle parole delle due donne. "Impedire a qualcuno di soffrire è il migliore regalo che si possa fare"..questo dice Emerenc a Magda. Una storia struggente che insegna a prendersi cura dei rapporti con le persone che amiamo, a non fermarsi in superficie, ma a cercare sempre l'autentico significato dietro ogni più banale o scontato gesto. Magda coglieva sempre in ritardo di quanta bontà e amore e dedizione assoluta fossero intrisi i gesti di Emerenc. Un libro da leggere tutto d'un fiato e che ti rimane addosso per un bel po.

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  • 4

    Con “La porta” Magda Szabò ci permette di incontrare e conoscere Emerenc, la donna che per oltre vent’anni ha aiutato la scrittrice Magda nelle faccende domestiche. Il rapporto che si instaura tra le ...continue

    Con “La porta” Magda Szabò ci permette di incontrare e conoscere Emerenc, la donna che per oltre vent’anni ha aiutato la scrittrice Magda nelle faccende domestiche. Il rapporto che si instaura tra le due è burrascoso e complesso (come tendono ad essere tutte le relazioni umane), fatto di litigi, incomprensioni, rimorsi e dolori, ma anche di un amore profondo.
    Il libro è un omaggio a Emerenc, colei che rifiutava qualsiasi regalo e parola di lode, e al profondo sentimento che ha legato queste due donne anche se, in realtà, sono ben tre le storie d’amore che ci vengono raccontate: Emerenc e Magda, Magda ed Emerenc, e Viola ed Emerenc.
    Le prime due sono storie che nascono in momenti diversi e che raggiungono un punto di equilibrio per profondità di sentimenti solo quando è troppo tardi:

    “Ma lei non aveva bisogno di me, per lo meno, credevo che non ne avesse. Un giorno - lei era morta ormai da tanto, e della sua casa d'un tempo non era rimasta più traccia -, la moglie dell'artigiano tuttofare, vedendo che avevo in mano un mazzo di fiori raccolti in giardino, mi si buttò con le braccia al collo, sapeva che mi stavo recando al cimitero. - Voi eravate la luce dei suoi occhi, la sua figlia, - disse la moglie dell'artigiano, - domandatelo a chiunque nel quartiere, vi chiamava proprio così, «la figlia». Di chi credete parlasse fino alla nausea, quella poveretta, quando si sedeva a riposarsi? Di voi. Ma voi vedevate una cosa sola, vedevate soltanto che vi aveva rubato il cane, e non vi siete mai accorta che per lei voi eravate diventata Viola”.

    L’ultima storia, invece, nasce tra un cane (Viola) e una donna ed è una storia pura e semplice, priva di dubbi e richieste. Questa è la storia d’amore che ho preferito, a tratti incomprensibile per la totalizzante devozione di cui è fatta.

    Prosa magnifica, incipit e finale indimenticabili nella loro apparente simmetria.

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  • 1

    La porta

    Terribile storia, morbosa e impossibile, una sorta di delirio dove non c'è mai un momento che possa avere un senso, tutto così squallido.. lo sconsiglio

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