The Golden Bough

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Publisher: General Books

4.2
(250)

Language: English | Number of Pages: 622 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 1153704021 | Isbn-13: 9781153704021 | Publish date: 

Also available as: Softcover and Stapled , Others

Category: History , Religion & Spirituality , Social Science

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Book Description
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  • 0

    dopo lo strutturalismo (che pure ha avuto i suoi begli eccessi, ma non è passato invano) si fa davvero tanta fatica a leggere un libro così, mattonazzo che affastella uno dopo l'altro exempla ricavati ...continue

    dopo lo strutturalismo (che pure ha avuto i suoi begli eccessi, ma non è passato invano) si fa davvero tanta fatica a leggere un libro così, mattonazzo che affastella uno dopo l'altro exempla ricavati dai contesti storico-geografico-culturali più disparati seguendo il traino delle loro somiglianze superficiali, e senza soffermarsi a valutare il significato di ciascuno nel *proprio* contesto specifico. bene sapere che la Waste Land eliotiana e altri capolavori letterari del primo '900 sono stati influenzati da questo libro: ma ci vuole davvero tanto tempo da perdere e una costituzione calcenterica per terminare oggi una lettura simile.

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  • 3

    E' ottimo per la consultazione, malgrado abbia già superato i cent'anni, perchè contiene un mucchio di esempi: è un mattone se si prova a leggerlo tutto di seguito, ma non avrebbe molto più senso di m ...continue

    E' ottimo per la consultazione, malgrado abbia già superato i cent'anni, perchè contiene un mucchio di esempi: è un mattone se si prova a leggerlo tutto di seguito, ma non avrebbe molto più senso di mettersi a leggere tutto il vocabolario. Bellissima anche l'immagine di copertina.

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  • 5

    Erano moltissimi anni che avevo in casa questo librone, senza aver mai avuto il coraggio di aprirlo, temendone la mole e la complessità. Poi, in un momento di curiosità, l’ho fatto e per molte settima ...continue

    Erano moltissimi anni che avevo in casa questo librone, senza aver mai avuto il coraggio di aprirlo, temendone la mole e la complessità. Poi, in un momento di curiosità, l’ho fatto e per molte settimane esso ha scandito le mie giornate, schiudendomi panorami storici, mitologici e antropologici insospettati. Sicuramente è vasto, ma certo non di difficile lettura.

    Si tratta, in effetti, di un testo fondante dell’antropologia. Vi si affrontano vari miti e usi popolari e tribali o di civiltà antiche di tutto il mondo, analizzando, facendo ipotesi e costruendo parallelismi. Si scopre così che vi sono delle vere e proprie costanti culturali in cui si riconoscono anche popolazioni tra loro lontanissime, soprattutto nell’ambito dei riti della fertilità e del raccolto, nati cercando di dare spiegazioni magiche o religiose a fatti del loro del tutto naturali, ma all’epoca ancora inspiegati. Alcuni aspetti vengono esaminati con particolare attenzione: ad esempio personificazioni umane, identificate con re o dei, che periodicamente devono venire uccise perché la loro forza e il loro potere possa rinnovarsi in una nuova stagione di raccolta; dal che nascerebbe la tradizione dei sacrifici umani e, successivamente, di quelli legati ad animali o a figurazioni simboliche.

    Inevitabile, peraltro, che il pensiero corra a certi aspetti della religione più vicina a noi. Pensateci un momento: il dio che si incarna in un uomo, che deve essere ucciso perché possa risorgere e continuare a vivere per sempre. Vi ricorda niente…? Non è che Frazer lo dica a chiare lettere, forse, data l’epoca, aveva qualche reticenza a spingere fino all’estremo la sua analisi, ma tutto questo libro è un po’ un “unisci i puntini e vedi cosa appare”...

    Il problema è che ciò che appare è un inquadramento storico-antropologico della religione cristiana che cancella di botto qualsiasi suo gradiente di particolarità e di verità; se essa assomiglia così tanto a quelle, e così tanto è strutturata come quelle che noi sbrigativamente chiamiamo superstizioni o religioni animistiche e primitive, basandosi sui medesimi luoghi comuni antropologici, ne consegue che essa stessa è, o potrebbe essere, una superstizione. Quindi niente Dio, niente vita eterna, morte fine di tutto. Non sono belle prospettive.

    Divertente, peraltro, l’affresco con cui il libro si conclude, una visione panoramica su Roma, il lago di Nemi e i boschi dei colli Albani, con una sorta di invocazione alla Vergine molto “italiana”... un modo per richiamare in modo mediato una dimensione di fede che nelle settecento e passa pagine precedenti si è fatto di tutto per demolire, o più semplicemente il romantico omaggio di un inglese all’adorato Paese dove fioriscono i limoni?

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  • 3

    Frazer mette in fila con estrema lucidità magia, religione e scienza, parlando dei meccanismi con cui l'uomo arrivava a confrontarsi con l'ignoto, ma anche come lo affronta oggi.
    Il suo punto di parte ...continue

    Frazer mette in fila con estrema lucidità magia, religione e scienza, parlando dei meccanismi con cui l'uomo arrivava a confrontarsi con l'ignoto, ma anche come lo affronta oggi.
    Il suo punto di partenza può sembrare insignificante, visto che è semplicemente l'analisi di un'oscuro rito di Roma Antica, ma come dice bene l'autore nei primi capitoli, presto si salpa per lidi ben più lontani, facendo il giro del mondo.
    Quando il libro espone le sue teorie e ricollega fatti e comportamenti è molto interessante. Beh, probabilmente in molti passaggi è un po' avventuroso e semplifica le cose per ricondurle alla sua teoria, ma in ogni caso l'impianto di pensiero è solido. Ha poi, ovviamente, il difetto di tutti i testi scientifici della sua epoca, ovvero in molte parti si lascia andare a lunghi (e noiosi) elenchi di ritualità sempre uguali, che rafforzano la sua tesi, ma sfibrano il lettore.
    Non una lettura fondamentale, forse in alcune parti un po' datato per certe prese di posizione, ma comunque un testo ottimo per avere alcune indicazioni antropologiche precise sugli argomenti che tratta.

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  • 1

    Abbandonato dopo circa duecento pagine in quattro mesi.
    Il principale difetto del libro è che si riduce a un interminabile elenco di riti, usanze il cui scopo sarebbe dimostrare la derivazione magico ...continue

    Abbandonato dopo circa duecento pagine in quattro mesi.
    Il principale difetto del libro è che si riduce a un interminabile elenco di riti, usanze il cui scopo sarebbe dimostrare la derivazione magico-religiosa dell'agire umano.
    Peccato che la maggior parte degli esempi mi risultassero completamente sconosciuti (poco male,direte,almeno impari qualcosa) ma soprattutto inutili allo scopo prefissato.
    Faccio un esempio:un conto sono le pagine in cui mi parli dei riti eleusini che bene o male appartengono alla nostra storia; un altro se mi parli degli spiriti arborei che fanno prosperare il raccolto presso il popolo Mundari (che, tra l'altro, mi viene il sospetto che Frazer nemmeno ci sia andato nello sperduto villaggio del Nepal,figuriamoci, a fine ottocento come dovevano essere quei posti!).
    A 'sto punto poteva pure parlare del popolo dei Pastrufazi e o degli alieni che il discorso non cambiava..

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  • 4

    Questo monumentale studio è in realtà la condensazione di un'opera che si estende per ben 13 volumi nella sua editio maior. Frazer ne fece una versione breve (si fa per dire!) nel 1922 tagliando parec ...continue

    Questo monumentale studio è in realtà la condensazione di un'opera che si estende per ben 13 volumi nella sua editio maior. Frazer ne fece una versione breve (si fa per dire!) nel 1922 tagliando parecchio ed omettendo completamente le note e i riferimenti bibliografici degli exempla citati. Ne risulta comunque un testo ancora pletorico in cui si viene sommersi da riferimenti presi da fonti eterogenee e della cui validità non si può essere del tutto sicuri. Il fil rouge che lega insieme questo vasto lavoro è un rito misterioso che si svolgeva presso il lago di Nemi. Si tratta più che altro di un pretesto per iniziare un lungo viaggio attraverso le pratiche magiche, le credenze, i miti e i riti di una svariatissima serie di popoli, soprattutto primitivi, ma anche appartenenti alle civiltà antiche e moderne, spesso messi a confronto. La lente attraverso cui Frazer osserva è quella della scuola evoluzionistica, la prima che si impose tra gli antropologi, la quale era basata sulla convinzione che l'umanità seguisse uno schema di sviluppo culturale ovunque uguale. Di qui l'atteggiamento tipicamente etnocentrico di questa scuola. Siamo ancora ben lontani dal relativismo di molte correnti moderne. E questo atteggiamento di superiorità dell'uomo occidentale lo si nota spesso anche nel tono ironico con cui vengono presentati molti exempla tratti dai popoli primitivi o dalle civiltà meno progredite della nostra.
    L'opera di Frazer, per quanto superata per impostazione, per tesi sostenute e per l'attendibilità delle fonti, rimane comunque un classico citatissimo nei lavori degli etno-antropologi, non fosse altro che per prenderne le distanze. Naturalmente in questi casi viene sempre citata non questa ma l'editio maior, che non è stata tradotta in italiano. L'influenza culturale esercitata da questo libro è stata a dir poco enorme nel corso del Novecento, e non si è ristretta al solo ambito degli studi antropologico-religiosi ma ha invaso ogni settore della cultura. Basti ricordare, a titolo d'esempio, che in una delle scene di "Apocalypse Now" di Coppola, tra i libri del colonnello Kurtz si vede inquadrata una copia del "Golden Bough" di Frazer.

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  • 4

    Davvero infinito. Meravigliosi i passi sulla gande madre e sul passagio delke tradizioni popolari dal paganesimo al cristianesimo. Peccato che spesso e volentieri ci si trovi davanti ad immensi capito ...continue

    Davvero infinito. Meravigliosi i passi sulla gande madre e sul passagio delke tradizioni popolari dal paganesimo al cristianesimo. Peccato che spesso e volentieri ci si trovi davanti ad immensi capitoli di elenchi di esempi, per dimostrare concetti indi cui a questo punto avrei preferito fidarmi ciecamente. Bello quel punto di vista quasi romantico che ogni tanto spunta fra le descrizioni del folclore, adesso completamente abbandonato da buona parte degli antropologi.

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  • 2

    Esegesi:
    Uno di quei libri che solo ad esser masochisti si porta a termine.
    Terrificamente noioso.
    Finirlo ha qualcosa di mistico, ti senti finalmente libero..
    dal libro! ...continue

    Esegesi:
    Uno di quei libri che solo ad esser masochisti si porta a termine.
    Terrificamente noioso.
    Finirlo ha qualcosa di mistico, ti senti finalmente libero..
    dal libro!

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  • 2

    il ramo spezzato...

    errore fondamentale, leggere questo libro (alquanto datato anche se il capostipite del genere) dopo la scienza esatta di Mircea Eliade. è un buon elenco di esempi, ma le considerazioni lasciano il tem ...continue

    errore fondamentale, leggere questo libro (alquanto datato anche se il capostipite del genere) dopo la scienza esatta di Mircea Eliade. è un buon elenco di esempi, ma le considerazioni lasciano il tempo che trovano. uno scienziato non si dovrebbe permettere certi commenti, sta scrivendo un manuale, non un romanzo (alcuni re inglesi STUPIDI perchè continuano la tradizione dell'imposizione delle mani per guarire la scrofola... sic). può essere una curiosità, ma a questo punto un romanzone di 12 volumi e migliaia di pagine è un'impresa epica... riassunto? Antropologia for Dummies...

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