The Great Train Robbery

By

Publisher: Avon Books

3.9
(977)

Language: English | Number of Pages: 368 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , Spanish , Korean , French , German , Czech , Polish

Isbn-10: 0060502304 | Isbn-13: 9780060502300 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , School & Library Binding , Mass Market Paperback , Library Binding , Audio CD , Others , eBook

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description

Lavish wealth and appalling poverty live side by side in Victorian London -- and Edward Pierce easily navigates both worlds. Rich, handsome, and ingenious, he charms the city's most prominent citizens even as he plots the crime of his century -- the daring theft of a fortune in gold.

But even Pierce could not predict the consequences of an extraordinary robbery that targets the pride of England's industrial era: the mighty steam locomotive. Based on remarkable fact, and alive with the gripping suspense, surprise, and authenticity that are his trademark, Michael Crichton's classic adventure is a breathtaking thrill-ride that races along tracks of steel at breakneck speed.

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    Il vero motivo di scandalo della Grande Rapina al Treno fu la pulce messa nell’orecchio di chi sapeva pensare lucidamente, e cioè che l’eliminazione della criminalità non era forse una conseguenza ine ...continue

    Il vero motivo di scandalo della Grande Rapina al Treno fu la pulce messa nell’orecchio di chi sapeva pensare lucidamente, e cioè che l’eliminazione della criminalità non era forse una conseguenza inevitabile del progresso.

    «Non c’è più niente da fare,» disse Agar.
    «C’è sempre qualcosa da fare,» disse Pierce.

    «Mi servivano i soldi».

    Edward Pierce fu il terremoto di Lisbona della società vittoriana. Con la Grande Rapina al Treno, nel 1855 diede una mazzata a una società ottimista, espressione di un impero sparso su un quarto delle terre emerse e padrone dei mari. Dimostrò che il progresso non era la soluzione, come tutti pensavano, contro la criminalità e colpì il progresso nella sua incarnazione più simbolica e rappresentativa: il treno (viene alla mente l’ottimista e razionale e progressivo Satana di Carducci).
    È il presupposto su cui Michael Crichton costruisce un libro appassionante (l’ho letto in due giorni) che, seguendo l’anno di preparazione del colpo, la sua attuazione e l’inchiesta che ne seguì, spazia in tutti gli ambiti della società vittoriana*, perché la Grande Rapina al Treno fu un mirabile intarsio in cui ogni elemento, anche il più apparentemente remoto o insignificante, ebbe un ruolo e un’importanza.
    Rileggendo il passaggio precedente mi rendo conto di essere caduto nella stessa trappola dei contemporanei di Pierce: l’ammirazione per un progetto frutto di un’intelligenza superiore alla media. Ammirazione che allora produsse una schizofrenia, perché mescolata senza distinzioni nette con l’indignazione, la disapprovazione morale, il desiderio di giustizia – leggasi: di vendetta.
    Crichton, però, mi viene incontro e quasi trova normale la mia reazione: perché, sfatati molti miti, il crimine non è appannaggio di esseri bruti, inferiori, rozzi, incolti. Il più delle volte è prodotto di intelligenza. Intelligenza impiegata per un fine disonesto, ma sempre intelligenza.
    Alla fine il piano perfetto fu smascherato solo per due variabili inevitabili nelle azioni criminose, che non ci sono quasi mai nei romanzi gialli ma sono ineludibili nella realtà: la necessità di un insider e la soffiata.
    Così, mentre il primo ministro Lord Palmerston faceva pressione perché si risolvesse un enigma che aveva provocato imbarazzi e tensioni internazionali, nacque il mito di Edward Pierce, persona abietta da punire severamente ma capace di attirare decine di ammiratori nella sua casa vuota alla ricerca di souvenir e di stuzzicare le fantasie della regina Vittoria, che voleva a tutti i costi assistere alla sua impiccagione… pena non prevista per il reato commesso!
    Ma nemmeno questo fu il finale della storia che, per chi non la conosce, non voglio rovinare rimandando alla lettura del libro: ne vale la pena.

    * Il ritorno in auge del fumo e la nascita delle sigarette. Lo sviluppo delle ferrovie inglesi e le stazioni: le cattedrali dell’epoca. La tecnologia delle casseforti e l’eccellenza della fabbrica Chubb. Il vero e proprio culto per le chiavi, oggetti imprescindibili nella letteratura poliziesca. Il gusto per i doppi fondi di armadi e scrivanie. Le specializzazioni dei criminali (Pierce si servì praticamente di tutte le competenze); la mancata coscienza per i delitti dei colletti bianchi, perché era inconcepibile attribuire delitti a chi non faceva parte della classe criminale (ma Pierce ne era consapevole, a differenza dei sociologi dell’epoca). La crescita urbana di Londra con mille nuovi abitanti al giorno e tantissimi cavalli che circolavano; ogni cavallo produceva sei tonnellate di sterco all’anno. Gli spazzacamini informatori della polizia, quando non sfruttavano l’esperienza accumulata per passare dall’altra parte. I combattimenti dei cani contro i topi, raduni in cui le barriere sociali cadevano. L’Inghilterra vittoriana fu la prima società che raccolse statistiche su se stessa.; una su tutte: 2.765.000 donne nubili: che potevano fare? Il mercato delle governanti era saturo, urgevano mariti! La mania inglese per i ruderi. Lo spettacolo popolare dell’impiccagione: i datori di lavoro chiudevano un occhio con gli impiegati che arrivavano in ritardo il giorno in cui a lavorare era il boia. Il carcere di massima sicurezza di Newgate (ma almeno un’evasione ci fu). Una Londra di case cadenti e georgiane, l’architettura vittoriana arrivò solo nel 1880. Il labile confine tra attrici e prostitute. La condizione della donna; le crisi isteriche diffusissime; il marito responsabile se la moglie si dedicava ad attività criminali; la donna da trattare con i guanti di velluto in ogni circostanza, anche al momento dell’arresto di una criminale. La guerra di Crimea vergogna per l’Inghilterra e l’amicizia mai nata con la Francia. La sifilide che i medici non sapevano curare e c’era chi provvedeva da sé andando a letto con una vergine (ovvero una ragazzina di dodici anni, l’età del consenso, più o meno). Il ruolo della servitù nelle famiglie di rango elevato. La povertà delle famiglie: per arrotondare, oltre al lavoro dei bambini, c’erano le mance (ecco uno degli anelli deboli del piano di Pierce). La creazione del cardigan che prese il nome da un comandante militare incapace. Feroce rivolta e ancora più feroce repressione in India. La costruzione del Crystal Palace per l’intuizione di un giardiniere e l’ultima vittoria del duca di Wellington…con gli sparvieri. La giovane Scotland Yard con i suoi poliziotti borderline, ex-criminali o comunque interessati a tenere un livello minimo di criminalità per conservare il lavoro. La diffusione dei banchi dei pegni (che ricordano, e non troppo da lontano, quelli di Matilde Serao nel Ventre di Napoli). Un gettito fiscale ridicolo, il nove per cento del prodotto interno lordo inglese. La spietatezza negli affari esonerata dalle categorie morali, anzi, in fondo in fondo vista di buon occhio. La storia del Madera di Sir John Alderston, il licenziamento di una guardia privata e il misterioso stipendio mensile che questa riceveva come risarcimento. La nascita dell’alpinismo sportivo. Il terrore di essere sepolti vivi (su cui Poe costruì uno dei suoi racconti più belli) e i campanili di Bateson che adornavano le bare. Il colera a Londra (e anche qui non siamo lontani dalle denunce partenopee di Matilde Serao). La legge di Bernoulli (lo svizzero Bernoulli, e non l’italiano Baroni come maldestramente lo chiama Pierce). A quell’epoca si era convinti che cadere da un treno in corsa fosse sì e no rischioso. La diffusione del salto dalla carrozza (sì, le stupide prove di coraggio non sono un’invenzione dei giorni nostri). La boxe, seppure illegale e molto diversa dalla nostra: l’obiettivo era far scorrere il sangue. La deportazione in Australia che alla lunga non era poi così male: davvero nella Van Diemen’s Land ci si poteva rifare una vita e il nipote di un criminale inglese poteva diventare un giorno sindaco di Sidney.

    Per concludere, torno al ragionamento esposto da Crichton nel capitolo introduttivo.
    il cittadino occidentale medio è ancora convinto, forse, che la criminalità sia un prodotto della miseria, dell’ingiustizia e della scarsa istruzione.
    Ne conosco che la pensano così. Le strutture. Il contesto. Il bisogno. Certo, un povero padre di famiglia vittoriano con un figlio malato poteva facilmente essere corrotto e diventare complice di un crimine; addirittura, se quell’uomo non si fosse trovato nel bisogno il piano di Pierce avrebbe perso un tassello fondamentale.
    Ma la realtà è un’altra: in qualunque società, in qualunque condizione di classe sociale, reddito, educazione, cultura, si trovano persone che delinquono.
    il delitto non è conseguenza della povertà. La massima parte dei reati viene commessa per avidità, non per bisogno.
    La penso più in generale: il delitto è conseguenza della natura umana. Certo, eliminando situazioni di necessità e disperazione tante persone potrebbero non delinquere. Anche se nella necessità e pure nella disperazione mica tutti delinquono. Ma la libertà dell’uomo di scegliere tra il bene e il male, l’avidità l’invidia la gelosia l’ira che non hanno una classe sociale un reddito un contesto culturale ma sono opzioni per l’essere umano, fanno sì che l’uomo abbia sempre e comunque la possibilità di scegliere il delitto e il crimine. Con buona pace di rousseauiani e marxisti.

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  • 4

    Avvincente

    Bellissima avventura. Scritta in modo egregio e molto avvincente. Mi sono divertita a seguire le vicende ti questa squadra di malfattori. Un colpo spettacolare nell'Inghilterra vittoriana. Oltre alla ...continue

    Bellissima avventura. Scritta in modo egregio e molto avvincente. Mi sono divertita a seguire le vicende ti questa squadra di malfattori. Un colpo spettacolare nell'Inghilterra vittoriana. Oltre alla narrazione del furto ci sono anche rimandi alla storia del periodo. Molto interessante.

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  • 5

    Bellissimo!

    Libro stupendo, preciso e dal quale farete fatica a staccarvi...molto accurato nella ricostruzione storica e perfettamente trasposto su pellicola (consigliatissimo il film con Sean Connery).

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  • 5

    Reportage di una rapina

    Libro un po particolare, sembra quasi un rapporto di polizia sulla Grande Rapina. Comunque veloce e intrigante, piacevole da leggere.
    Consigliato.

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  • 4

    Nell’Inghilterra vittoriana, tra il 1854 e il 1855, un furto apparentemente inspiegabile, sconvolge la vita degli inglesi.

    Su un treno della ferrovia inglese, allora in rapido sviluppo, l’oro destinat ...continue

    Nell’Inghilterra vittoriana, tra il 1854 e il 1855, un furto apparentemente inspiegabile, sconvolge la vita degli inglesi.

    Su un treno della ferrovia inglese, allora in rapido sviluppo, l’oro destinato ai soldati in Crimea e chiuso in casseforti inaccessibili per quei tempi, scompare misteriosamente dallo scompartimento “blindato” e sotto gli occhi di una guardia. Arrivato il carico in Francia, infatti, le casseforti vengono aperte rivelando il contenuto inaspettato.

    A quel punto, tutti i soggetti coinvolti, si attribuiscono la colpa l’un con l’altro, senza riuscire a venire a capo del bandolo di questa intricata matassa: com’è possibile che i lingotti d’oro caricati in Inghilterra e tenuti costantemente sotto sorveglianza, si siano trasformati in 5000 pallini per pistole?

    La spiegazione c’è, ma sarà scoperta casualmente solo un paio d’anni dopo e con essa verranno alla luce anche il nome dell’organizzatore del piano e di tutti i suoi complici ed infine anche i vari dettagli organizzativi e i disguidi e ritardi che hanno ritardato e ostacolato il furto fino all’ultimo secondo.

    Intrigante.

    Non mi vengono altri aggettivi che definiscano meglio questa sorta di ricostruzione storica del furto del secolo!

    In alcuni punti mi ha fatto sorridere l’inventiva di Mr. Edward Pierce, apparentemente uomo di classe, ma decisamente un criminale incallito che riesce a prendersi gioco di un’intera nazione.

    Un romanzo da leggere!

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  • 4

    Lettura piacevolissima: il romanzo, ripercorrendo la vicenda della prima grande rapina ad un treno, ci offre una dettagliata e documentata descrizione della Londra (e degli inglesi) di epoca vittorian ...continue

    Lettura piacevolissima: il romanzo, ripercorrendo la vicenda della prima grande rapina ad un treno, ci offre una dettagliata e documentata descrizione della Londra (e degli inglesi) di epoca vittoriana. Ne emerge una società che ha posto le basi di un liberismo selvaggio e dello sfruttamento di masse di lavoratori precari e miserabili. Il ritmo della narrazione è serrato e coinvolgente, ma ciononostante l'autore riesce a tratteggiare personaggi indimenticabili, sferzando con ironia la stupidità ed il conformismo di aristocratici e borghesi.

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  • 5

    soloscambio; THE GREAT TRAIN ROBBERY (1975)

    Pierce emise un grande sospiro e si voltò verso la ragazza.
    «Come ha fatto a non accorgersene?»
    «Dovresti vederti la faccia,» disse lei. «Hai un aspetto orribile.» Poi guardò i suoi abiti. «E vedo che ...continue

    Pierce emise un grande sospiro e si voltò verso la ragazza.
    «Come ha fatto a non accorgersene?»
    «Dovresti vederti la faccia,» disse lei. «Hai un aspetto orribile.» Poi guardò i suoi abiti. «E vedo che hai addosso il vestiario di un morto.»
    «Il mio è stato strappato dal vento.»
    «Allora, lo hai fatto il colpo?»
    Pierce sorrise.

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  • 3

    Lento! Scritto più come una lezione di storia che come un romanzo basato su una storia vera. Secondo me l'autore ha dedicato troppe pagine a raccontare usi e costumi del periodo vittoriano, facendo un ...continue

    Lento! Scritto più come una lezione di storia che come un romanzo basato su una storia vera. Secondo me l'autore ha dedicato troppe pagine a raccontare usi e costumi del periodo vittoriano, facendo un po' perdere il filo della storia.

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  • 5

    Come dev'essere un libro per essere un buon libro? Per quel che mi riguarda deve riuscire almeno in uno di questi intenti: intrattenermi, divertirmi, farmi riflettere, emozionarmi, insegnarmi qualcosa ...continue

    Come dev'essere un libro per essere un buon libro? Per quel che mi riguarda deve riuscire almeno in uno di questi intenti: intrattenermi, divertirmi, farmi riflettere, emozionarmi, insegnarmi qualcosa.
    Crichton in genere riesce a fare tutto contemporaneamente.
    In questo caso ha preso una vicenda realmente accaduta nel 1855 e ne ha ricostruito le varie fasi facendola diventare un romanzo avvincente.
    Ma fin qui ci potevano riuscire in molti.
    Crichton si spinge oltre.
    Quasi in ogni capitolo dedica alcune pagine alla spiegazione di un aspetto della vita dell'Inghilterra vittoriana, aspetti che sono funzionali alla storia e che la rendono ancora più interessante.
    Aggiunge poi ironia, suspense e lega tutto con uno stile pulito ed essenziale. Non troverete una parola di troppo, in questo romanzo. Ma neanche una di meno.
    E l'ultima riga vi strapperà un sogghigno malefico.

    said on