The Green House

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Publisher: Harpercollins

3.7
(274)

Language: English | Number of Pages: | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , German , Chi traditional , Portuguese , Dutch

Isbn-10: 006014503X | Isbn-13: 9780060145033 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature

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Book Description
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  • 3

    Aveva una casetta malfamata lì in Perù.

    Primo Assioma: Vargas Llosa è scrittore bravo, bravissimo, e su questo non c’è pioggia di sabbia peruviana che tenga, quindi siccome ha scritto un romanzo bellissimo come “La citta e i cani”(l’ho lett ...continue

    Primo Assioma: Vargas Llosa è scrittore bravo, bravissimo, e su questo non c’è pioggia di sabbia peruviana che tenga, quindi siccome ha scritto un romanzo bellissimo come “La citta e i cani”(l’ho letto, è bellissimo) o come “La festa del caprone”(non l’ho letto, mi si dice sia bellissimo), anche de “La Casa Verde” si deve dire che è bellissimo.

    Secondo Assioma: non si capisce niente tra stacchi temporali e di prospettive narrative ma il grande scrittore se è grande scrive come Lynch quando gira “Inland Empire”, anzi, rispetto a Lynch, con Vargas Llosa in letteratura ci va ancora di lusso. Eppoi tutta questa artiglieria tecnica simboleggia i fiumi dell’Amazzonia, anche se proprio i fiumi, amazzonici o no, si possono ingrossare o rinsecchire, ma vanno sempre nello stesso verso e seguono sempre un solo percorso che non a caso è detto: letto del fiume.

    Terzo Assioma: tutti-dicono che il mosaico-della-trama si ricompone nelle ultime pagine e che quindi vale la pena portare a termine la lettura ma quale sia questo mosaico-della-trama non te lo dice mai nessuno. “Per non spoilerare, e perché quando un romanzo è ben scritto la trama conta fino a un certo punto”, ecco cosa-dicono-tutti, ma io veramente ho spulciato la Rete dentro e fuori e non ce ne è uno, uno!, che ti dica: in fondo le cose sono andate così e così e così. Per quel che c’ho capito io si tratta soltanto di dire: quella che in questo spezzone fa la prostituta in quest’altro spezzone fa la monachella. Questa qua che qui è chiamata in un nome e lì in un altro nome alla fine si capisce che è la figlia dell’Arpista. E altre agnizioni del genere, per fingere che il massimo della modernità novecentesca sia una trovata che aveva esasperato fino alla satira più spassosa anche gli ottocenteschi più svegli.

    Io giuro solennemente di rispettare per sempre i Primi Tre Assiomi su La Casa Verde di Mario Vargas Llosa, dopodiché mi do all’invidia della critica gratuita e pettegola e mi sembra evidente che l’unico a averci ben chiare in testa le connessioni nel romanzo sia Vargas Llosa, che infatti riscrive meglio “La Casa Verde” nella conferenza-prefazione che la Einaudi pubblica nell’edizione che ho letto io, forse perché stufa di centinaia di lettori che le prendono d’assalto i punti vendita (quelli plebei naturalmente, i lettori nobili mai arriverebbero a tanto; come mai hanno creduto ci fosse qualcosa da capire in un libro, dunque perché cominciare a pretenderlo da Vargas Llosa?), lanciandogli i volumi de “La casa verde” nelle vetrine, all’urlo “E adesso chi ci spiega cosa cazzo è successo in questa storia?”.

    Il mistero “Perché Vargas Llosa l’ha scritto così?” è presto risolto: giovane com’era, Vargas Llosa voleva fare il fenomeno. Non ce ne sarebbe stato bisogno, lui scrive benissimo, è un romanziere che levati, ma questo siamo bravi tutti a dirlo, specie dopo che gli hanno assegnato un Nobel alla Letteratura, ma lui poverino che ne sapeva? Lui stesso nella conferenza che poi è diventata prefazione spiega “Mai avuta una ispirazione. Sono dovuto andare di tecnica, tecnica, tecnica.” La sua è una tecnica eccellente!, e spropositata.

    Nel suo romanzo c’è di tutto, non sapendolo padroneggiare ha trovato riparo nel virtuosismo, e via tutti a dire “Uaaaaaa!” e “Aooooo!” perché Vargas Llosa scrive e accidenti se scrive, e è umiliante dover ammettere “Scrive bene ma non lo capisco mica cosa scrive”. A nessuno piace sentirsi idiota, ma se un romanzo diventa principalmente una prova di attenzione e di resistenza e di intelligenza, allora l’idiota per questo giro è chi l’ha scritto.

    Brutalmente, la storia è che in un paesino prima non c’era manco una bordello poi il bordello c’è, con buona pace di quell’indiavolato del prete piromane del luogo, e che in questo paesino dove prima era tutto deserto adesso non ci trovi più un buco per parcheggiare la macchina. Bisogna però tener presente che gl’indios vengono trattati di merda ora come allora sia dai militari – che possono mettercela tutta per essere umani, ma pur sempre dei militari latinoamericani con problemi di scopate restano – sia dalle suorine che vogliono civilizzargli almeno le figlie a ‘sti selvaggi, cheppoi le loro figlie a una certa età debbano smammare e finiscano a fare le puttane in una Casa Verde o, da mogli o da amanti, in quella di un militare o di un governatore - decisamente meno dignitosi di un pappone e che manco sanno suonare un’arpa, - pazienza, l’importante è che soffrano da cattoliche e non più da pagane. Poi c’è un giapponese che nella realtà si chiamava Tushia e che nel romanzo diventa Fushia, uno che ne ha fatte di ogni colore, con il caucciù e senza, accidenti a lui, e insomma questo giapponese leggendario muore, condoglianze. E gli inconquistabili? Un gruppetto di coglioni sulla falsariga di quelli che ho beccato io martedi sera in metropolitana: che compassione mi fanno, vogliono sentirsi dei leoni ma fagli perdere la fermata alla loro stazione e si sentono terrorizzati come li stessero sparando sulla luna, bestioline in gabbia che la gabbia del loro quartiere la chiamano il-posto-più-vero-e-più-tosto-del-mondo. Io ho sempre pensato che ci debba essere una affinità tra le storie sudamericane e quelle napoletane, anche se il romanzo contemporaneo più napoletano che abbia letto ultimamente è “I signori Golovlëv” del russo ottocentesco Michaìl Saltykòv-Scedrìn.

    La trama, ci mancherebbe, è molto più ingarbugliata e variopinta e incasinata a bella posta di come l’ho ridotta io, ma o così o si infrangerebbe il Terzo Assioma, e io non mi permetterei mai, così come non infrangerei il Quarto Assioma, questo contenuto in “Storia segreta di un romanzo”, secondo cui scrivere un romanzo si potrebbe paragonare a uno strip-tease: ceeeerto, Vargas Llosa, cosa non si deve inventare uno scrittore per augurarsi gli incassi di un night-club.

    Vargas Llosa, grazie per i manganaches, i nidi di paucares, per gli aguarunas che sono diversi dagli huambisas e dagli shapras e dagli achuales e dai boras, ma io già ho fatto fatica a distinguere le tribù pellerossa in “Venga il tuo regno” di Vollmann e con le tribù indie dell’Amazzonia peruviana non mi ha detto meglio; grazie per le foglie di yarina, i tronchi di chonta, i recipienti di yucas pieni di bagres e bocachicas, per i goccetti di cañazo per digerire la pachamanca, grazie anche per il pisco da accompagnare al seco de chabelo, però un’altra capahuanas e vado a dissotterrare Salgari che almeno mi ha donato un Sandokan, un’altra bombonajes e maledirò il giorno in cui hai voluto elevare Faulkner al quadrato.

    A conclusione dello sfogo da lettore che comunque s’è sentito incollato alla pagina come un ragno finito nella tela di un tessitore ben più esperto e seducente di lui, pur perdonando la scena della rissa via via rimandata tra Seminario e gli inconquistabili che praticamente anticipa tutta la cinematografia parodizzante di Tarantino, confermo il mio giuramento sui Tre Assiomi: Vargas Llosa è un romanziere potente, “La Casa Verde” è un romanzo amazzonico nel senso più ingovernabile del termine e Vargas Llosa ha inventato un modo del tutto autentico per far stare assieme tutte le cose intersecando lo spazio e il tempo in più direzioni.

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  • 0

    non ce la faccio. è più forte di me. se un libro necessita di una fatica sovrumana per essere seguito, compreso, assaporato, tendo a considerarlo non adatto a me. non comprendo, nè mai comprenderò, co ...continue

    non ce la faccio. è più forte di me. se un libro necessita di una fatica sovrumana per essere seguito, compreso, assaporato, tendo a considerarlo non adatto a me. non comprendo, nè mai comprenderò, cosa ci sia di artisticamente rilevante nello scrivere un romanzo in cui personaggi, dialoghi e piani temporali si intrecciano senza logica alcuna. comincio ad averne letti diversi di queste tipologie di libri ed ho provato ogni volta un opprimente senso di fastidio, di asfissia. totalmente immotivata tra l'altro. e leggo recensioni sempre entusiastiche che inneggiano all'opera d'arte, alla profondità dell'autore. ho letto diversi libri di Vargas Llosa, tutti belli tra l'altro, ed è quindi ovvio che continuerò nella scoperta di questo autore, ma a differenza di tanti non lo celebrerò per questo incomprensibile guazzabuglio di idee sconnesse.

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  • 4

    Experimentación narrativa

    Muy buen libro. Tan complejo como impecable. Vargas Llosa comienza en esta novela su reconocido estilo de "experimentación narrativa".
    Tres historias principales, en diferentes tiempos y lugares que s ...continue

    Muy buen libro. Tan complejo como impecable. Vargas Llosa comienza en esta novela su reconocido estilo de "experimentación narrativa".
    Tres historias principales, en diferentes tiempos y lugares que se entrecruzan de manera retorcida pero a la vez muy natural. Sus diversos tipos narrativos entremezclados entre los capítulos hacen de la novela un verdadero derroche de virtuosismo comunicativo.
    Su lectura requiere de mucha atención y dedicación. Puede llegar a ser un poco cansador en algunos momentos, pero igualmente muy recomendable.

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  • 4

    Denso e caldo ma anche confusionario e faticoso. Una lettura decisamente faticosa che chiede al lettore di impegnarsi a seguire i continui improvvisi e non annunciati cambi narrativi (di tempo, spazio ...continue

    Denso e caldo ma anche confusionario e faticoso. Una lettura decisamente faticosa che chiede al lettore di impegnarsi a seguire i continui improvvisi e non annunciati cambi narrativi (di tempo, spazio, punto di vista). Ma un libro cui ci si deve abbandonare e se ci si abbandona di peso è come essere trasportati da un fiume.

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  • 4

    bello ma complesso

    Ricordo con piacere gli anni dell’Università, quando un po’ per caso, un po’ per necessità, mi sono ritrovata a seguire il corso di letterature Ispano-Americane. Quello che sarebbe diventato senza dub ...continue

    Ricordo con piacere gli anni dell’Università, quando un po’ per caso, un po’ per necessità, mi sono ritrovata a seguire il corso di letterature Ispano-Americane. Quello che sarebbe diventato senza dubbio uno dei percorsi di studio che ho amato di più in quegli anni, mi ha aperto gli occhi su un modo quasi del tutto sconosciuto. È stato in quel frangente che ho incontrato per la prima volta l’arte narrativa di Mario Vargas Llosa (Premio Nobel per la Letteratura nel 2010).

    La Casa Verde è una delle letture più complesse che abbia mai affrontato, ma proprio perché è stata una conquista, è anche uno dei libri che mi sono piaciuti di più.
    Continua: http://paroleinfinite.wordpress.com/2014/03/06/la-casa-verde-mario-vargas-llosa/

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  • 4

    Romanzo aspro, tortuoso, enigmistico. Prova alta di virtuosismo stilistico (Faulkner aleggia, riconoscibilissimo); specie nei dialoghi, che danno le vertigini: come gimkane tra i paletti del tempo e d ...continue

    Romanzo aspro, tortuoso, enigmistico. Prova alta di virtuosismo stilistico (Faulkner aleggia, riconoscibilissimo); specie nei dialoghi, che danno le vertigini: come gimkane tra i paletti del tempo e dello spazio.
    Si legge lavorando di matita come col filo in un labirinto.

    Personaggi come in un quadro di Picasso, con tratti spezzati che disegnano corpi, menti e storie in perimetri incongrui e distorti.
    Un’atmosfera narrativa intensa che trasmette in quasi tutte le pagine un senso di ineluttabile, di tragico. Destini inesorabili e potenti come la natura che li contiene.
    La faccia triste del Sudamerica.

    La grande narrativa può essere grande senza dover necessariamente esser godibile.
    Si arriva alla fine contenti di averlo letto e contenti di essere all’ultima pagina.

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  • 3

    Se pone interesante al final

    Una de las primeras novelas de MVLL un poco dificil de leer por el juego de tiempos y personajes , la historia transcurre entre Piura , Iquitos y pueblos de la selva, para unirse todas al final en la ...continue

    Una de las primeras novelas de MVLL un poco dificil de leer por el juego de tiempos y personajes , la historia transcurre entre Piura , Iquitos y pueblos de la selva, para unirse todas al final en la casa verde y la mangancheria.

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  • 5

    Genial novela de Vargas LLosa.
    Historia con saltos temporales y con distintas localizaciones: Piura, Loreto, Iquitos...
    Y con maravillosos personajes: Lituma, la Chunga, la Selvática...
    Verdaderamente ...continue

    Genial novela de Vargas LLosa.
    Historia con saltos temporales y con distintas localizaciones: Piura, Loreto, Iquitos...
    Y con maravillosos personajes: Lituma, la Chunga, la Selvática...
    Verdaderamente hay que tener un don especial para narrar así.
    Como veis, no soy nada imparcial, y os recomiendo todos sus libros.
    Quizá "Los cuadernos de Don Rigoberto" y "El sueño del celta" sean los más flojos de todos ellos.

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  • 4

    "La giornata è chiara come in estate, il sole dardeggia, gli occhi lacrimano al guardarlo. E il cuore sente quel calore, vuole attraversare la strada, passare sotto i tamarindi, andare a sedersi sulla sua panchina"

    Sono atmosfere tenaci quelle che escono dalla penna di Vargas Llosa (o meglio, dalla penna del primo Vargas Llosa, quello giovane, quello che a poco più di trent'anni aveva già firmato tre piccoli cap ...continue

    Sono atmosfere tenaci quelle che escono dalla penna di Vargas Llosa (o meglio, dalla penna del primo Vargas Llosa, quello giovane, quello che a poco più di trent'anni aveva già firmato tre piccoli capolavori e dato così vita ad un trittico che ha quasi del miracoloso, considerato che ciascun libro sfiora in più punti la perfezione), mentre le sue parole fluiscono come rivoli (come note) dentro il grande fiume (la malinconica, violenta, vivace melodia) del racconto (nel corso del viaggio, poi, qualche goccia si perde, salta sulla riva, si infila tra i sassi e rimane là ad evaporare al sole); e avviene e passa quasi inosservato il momento nel quale le parole smettono di esistere e spariscono per lasciare il posto ad una voce che è in grado di disegnare ombre e luci (ieri notte, le luci che entravano dalla finestra, proiettando sul muro righe bianche, mi sembravano pallide canne affacciate sulle acque torbide di una palude), di evocare sensazioni fisiche potentissime (Vargas Llosa ci parla degli occhi smeraldo di Bonifacia e noi li vediamo, selvatici come lei, bestioline incapaci di dissimulare qualsiasi emozione; lo scrittore ci racconta del corpo martoriato di Fushia e noi ci impressioniamo, immaginando di toccare quella pelle resa completamente glabra da una feroce infezione).
    C'è la vita, nei romanzi di Vargas Llosa, la comprensione della vita e il rispetto (mentre non vedo assolutamente alcun segno del presunto maschilismo dello scrittore) per la vita (oltre ad un amore smisurato per il proprio Paese).
    Il carosello a bordo del quale si trovano i suoi personaggi (abitanti di un universo nel quale ciascun personaggio vive, in realtà, più esistenze) ha il ritmo lento e regolare dell'eternità: nessuno va mai via per davvero (nemmeno don Anselmo, il quale, in effetti, anche da morto continua a parlare con e per coloro che hanno la forza di non dimenticarlo), tutti ritornano per chiudere (e poi riaprire) un cerchio destinato a girare per sempre.

    La scrittura ed il meccanismo narrativo, per quanto non perfetti come quelli di "Conversazione nella "Cattedral"", sono pieni della bellezza che scaturisce dalla sofferenza e dalla violenza: vivendo degli echi di ricordi lontani (come spiega lo stesso Vargas Llosa nella prefazione/conferenza di presentazione del romanzo, "La Casa Verde" ha diversi elementi autobiografici) si riempiono di colori e di suggestioni.

    said on