The Hours

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Publisher: Fourth Estate

4.2
(3870)

Language: English | Number of Pages: 240 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Portuguese , Chi traditional , Chi simplified , German , French , Italian , Spanish , Catalan , Dutch , Turkish , Greek , Swedish , Japanese

Isbn-10: 1841150355 | Isbn-13: 9781841150352 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Audio Cassette , Library Binding , Audio CD , School & Library Binding , eBook , Hardcover , Mass Market Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Book Description
The Pulitzer Prize-winning novel becomes a motion picture starring Meryl Streep, Julianne Moore, and Nicole Kidman, directed by Stephen Daldry from a screenplay by David Hare

The Hours tells the story of three women: Virginia Woolf, beginning to write Mrs. Dalloway as she recuperates in a London suburb with her husband in 1923; Clarissa Vaughan, beloved friend of an acclaimed poet dying from AIDS, who in modern-day New York is planning a party in his honor; and Laura Brown, in a 1949 Los Angeles suburb, who slowly begins to feel the constraints of a perfect family and home. By the end of the novel, these three stories intertwine in remarkable ways, and finally come together in an act of subtle and haunting grace.

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  • 4

    Era da troppo tempo che volevo rileggerlo, ma ho sempre rimandato temendo che non mi sarebbe più piaciuto come l'ultima volta. L'ho ripreso dopo nove anni e invece è ancora bellissimo.

    said on 

  • 5

    Sorpresa e spiazzata dalla bellezza di questo libro, ad un certo punto mi sono dovuta fermare. Mi sono chiesta: come è possibile, come ha fatto Cunnigham a replicare l'eterna magia di La signora Dallo ...continue

    Sorpresa e spiazzata dalla bellezza di questo libro, ad un certo punto mi sono dovuta fermare. Mi sono chiesta: come è possibile, come ha fatto Cunnigham a replicare l'eterna magia di La signora Dalloway? Come ha fatto a rendere le parole della Woolf materia viva, modellata fra le sue mani, piegata alla volontà del suo romanzo? Quanto deve aver letto e riflettuto per giungere al punto in cui Virginia Woolf, Clarissa e Laura Brown si trovino tutte racchiuse nello stesso - e perfetto- scrigno?
    Senza parole. Mi inchino a Cunnigham.

    said on 

  • 4

    Un libro semplicemente bellissimo. La storia toccante di tre donne, le cui storie si intersecano l'un l'altra, che ti entrano nella pelle. Adorabile, commovente.

    said on 

  • 4

    Cose che accadono nel mese di giugno

    Forse nei primi giorni. A primavera inoltrata. Quando le donne escono dagli armadi vestite di fiorellini e sognano. A volte però i sogni diventano incubi e tirano fuori dall'armadio vecchi scheletri. ...continue

    Forse nei primi giorni. A primavera inoltrata. Quando le donne escono dagli armadi vestite di fiorellini e sognano. A volte però i sogni diventano incubi e tirano fuori dall'armadio vecchi scheletri. Come avviene in questo romanzo.

    Giugno 1941: Virginia Woolf, a un passo dal suicidio sta scrivendo il romanzo Mrs Dalloway e combatte con il suo mal di vivere.
    Giugno di fine ventesimo secolo: Clarissa Vaughan, detta “Signora Dalloway” dall'amico Richard, suo ex amante, ora gay che sta morendo di Aids e per il quale Clarissa sta organizzando una festa per una premiazione.
    E ancora giugno, primi anni '50. Laura Brown sposa di un ex eroe di guerra sta preparando la torta di compleanno per suo marito insieme a suo figlio. E' incinta di una bambina e vuole evadere e fuggire e vivere come il personaggio di Mrs Dalloway. Legge Virginia Woolf e desidera una vita come la protagonista e forse una morte coraggiosa come la Woolf. Una pietra in tasca e giù nel fiume.

    Il romanzo attraversa a capitoli alterni la giornata di queste tre donne e delle loro vite sghembe e confuse. E in un certo senso, nascosta ma infine palesata, anche la storia di un uomo un tempo bambino.

    Cercano la felicità o il loro ruolo nella vita, che più o meno è la stessa cosa. O cercano se stesse. Qualcosa che hanno intravisto una volta e vorrebbero riavere. E forse capiscono che questa fantomatica felicità può essere solo “la promessa di una felicità”. Di un futuro finito che non è mai nato.
    Qualcosa che una volta nel loro passato ha bussato ed ha suggerito un tipo di vita, ma che non è stato ascoltato ed è sfuggito.
    La vita le ha fatte diventare donne diverse da ciò che credevano di essere.
    Come un ricordo di Clarissa, che le fa capire come tutta la sua esperienza si possa racchiudere in un bacio e in una passeggiata, nell'attesa di una cena e di un libro. Un bacio al tramonto di trent'anni prima su uno spiazzo d'erba morta e una passeggiata intorno a uno stagno, mentre le zanzare ronzavano nell'aria che si scuriva.
    Che forse la felicità potrebbe essere riuscire a vivere una vita ordinaria e semplice. Come fa il marito di Virginia Woolf che vede nella moglie la donna piu' intelligente d'Inghilterra , sorprendente come un Rembrandt o un Velazquez ed è estasiato dalla sua formidabile radiosità lunare.
    O ancora come il marito di Laura che l'ama in modo povero ma semplice e genuino, che la sera del suo compleanno rientra a casa dal lavoro ed è felice della mediocre torta che ha preparato sua moglie e dei regalini che riceve. Una cravatta, una penna, una camicia.
    Come il figlio di Laura, il piccolo Richard, per cui la felicità è preparare una torta con la madre ricevendo la sua approvazione e il suo affetto.

    Ma che pena, che tristezza! Questa non è la vita che desiderano. Non sono le promesse che erano state fatte a loro un tempo.
    Virginia doveva diventare una grande scrittrice e non una donna dotata ma stramba.
    Clarissa non era destinata a un matrimonio disastroso come Isabel Archer né a cadere sotto le ruote di un treno come Anna Karenina. Era destinata a incantare e ad essere felice.

    Laura, ma anche Clarissa e forse pure Virginia, amano e vivono solo quando tutto brucia, nella tempesta e nel pericolo. Mentre accanto a loro ci sono persone che nella loro ottusa semplicità non possono capire il loro straziante disagio. Persone e situazioni che hanno scelto però volontariamente. Per un'esistenza rispettabile, per non avventurarsi troppo lontano nell'amore e nella vita. Per non correre il rischio di navigare di porto in porto, perdendo la propria identità.
    Un' identità intima che non è quella che traspare agli altri. Ecco forse un'altra delle loro frustrazioni. La loro natura non è quella che traspare all'esterno. Ma non è mica facile apparire esattamente come si è.
    Keats, che era un grande poeta e come tale conosceva bene l'animo umano, diceva che “solo Dio può amarti per quello che sei e non per i tuoi capelli d'oro”.
    Ed è una verità meravigliosa e tragica. Puoi farti amare o disprezzare dagli altri per un gesto apparentemente eroico o casualmente codardo. Alcuni uomini possono illudersi interpretando erroneamente gli occhi di una donna, e alcune crederanno di conoscerti per una parola che hai detto o per un gesto gentile e riuscito che hai intrapreso una sera in cui la luce e gli astri erano particolarmente a tuo favore.
    Sei simpatico e antipatico. Intelligente e sciocco. A volte sei una persona premurosa e altre volte diventi egoista o aggressivo. Gli occhi degli altri ti inquadrano e ti ritraggono in una certa maniera e quello rimani. Poi magari tu non sei così. Hai una voce dolce ma sei una vipera oppure hai gli occhi piccoli dei topi ma il cuore grande come quello di due persone. E nessuno lo potrebbe notare e amarti e riconoscerti per quella che è la tua natura. Tranne un Dio.

    Per questo motivo persone sensibili come Virginia Woolf finiscono la vita con un sasso nella tasca e nel fondo di un fiume. Oppure si rassegnano e sopravvivono a tutta la loro famiglia nell'infelicità come Laura. Per questo a Clarissa non le resta che scusarsi con Richard per essere ancora viva.
    Perché pochi saltano dalle finestre o si annegano o prendono pillole; più persone muoiono per un incidente, e la maggior parte di noi, la grande maggioranza, muore divorata lentamente da qualche malattia o, se molto fortunata, dal tempo stesso. La maggior parte di noi sceglie comunque la vita, e vuole sempre averne ancora.

    Bisognerebbe fare forse la cosa più difficile al mondo. Eliminare il proprio ego e dedicarsi all'altro.
    Annullarsi per riuscire a comprendere.
    Oppure trovare il libro magico, magari.
    E regalarlo. Come vorrebbe fare Clarissa al suo vecchio amico Richard. Sceglierlo con cura, fra i tanti che esistono e dirgli “Ecco, questo è il romanzo che volevi leggere. Quello che ti spiegherà come funzionano tutte le cose”.
    Il libro della vita, il libro che ti assegnerebbe un posto nel mondo, che ti farebbe da padre e madre, che ti darebbe delle armi per i cambiamenti che dovrai affrontare. Il libro che ti proteggerà e saprà suggerirti. Quello che ti donerà la pace e la verità. Il libro che ti riconoscerebbe per quello che sei e non per i tuoi gesti o per il colore dei tuoi occhi.
    Ma un libro così non esiste.

    said on 

  • 5

    La vita e la lotta di tre donne in diversi momenti della storia, ma comunque legate tra loro, sono raccontate in questo splendido libro. Sono 3 donne che lottano quotidianamente contro la vita, che ce ...continue

    La vita e la lotta di tre donne in diversi momenti della storia, ma comunque legate tra loro, sono raccontate in questo splendido libro. Sono 3 donne che lottano quotidianamente contro la vita, che cercano di tirare avanti ma finiscono inevitabilmente per essere travolto. Il mondo delineato è un mondo di sconfitti, di vittime del tempo. Il tempo infatti scorre inesorabile e segna le vite di queste tre donne, il passato le perseguita e il futuro è un enigma, il presente invece passa. Il tempo è fatto di momenti che puntualmente vengono persi. Sullo sfondo c'è la malattia, demone che minaccia costantemente la vita umana. Un dramma introspettivo fantastico che esplora il tema della caducità del tempo e dell'inesorabilità della morte. Un vero capolavoro moderno!

    said on 

  • 2

    LA SIGNORA DALLOWAY È INSUFFICIENTE

    LETTO IN EBOOK --- Commentando “Volgi lo sguardo al vento” di Iain M. Banks, ho scritto di recente che un buon libro deve riuscire a bilanciare creatività ed empatia e che, mentre la creatività porta ...continue

    LETTO IN EBOOK --- Commentando “Volgi lo sguardo al vento” di Iain M. Banks, ho scritto di recente che un buon libro deve riuscire a bilanciare creatività ed empatia e che, mentre la creatività porta a narrare storie fuori dall’ordinario e lontane dal vissuto quotidiano, l’empatia tende a fare l’opposto, mostrandoci vicende e personaggi che in qualche modo ci somigliano.
    È difficile mantenere in equilibrio queste due componenti, la cui presenza in alto grado fanno di un libro una buona lettura.
    Purtroppo al crescere della creatività, l’empatia tende a decrescere e viceversa.
    “Volgi lo sguardo al vento” è un esempio di romanzo con alta creatività e bassa empatia. Il risultato, in breve, può definirsi un libro noioso.
    Ho finito adesso di leggere “Le ore” (1998) di Michael Cunningham (Cincinnati, 6/11/1952), che si può considerare antitetico rispetto a “Volgi lo sguardo al vento” su questa scala. Dunque, se avete amato uno dei due, evitate coma la peste l’altro!
    La creatività, infatti, è in questa storia estremamente modesta. Le scene descritte sono quelle della vita di tutti i giorni, appena un poco fuori dall’ordinario. Ci sono, per carità, alcune scene che possono anche restare impresse nella memoria, come la donna che trova l’uomo morto tra i cocci di una bottiglia di birra, la donna che prende una stanza d’albergo per leggere in pace un paio d’ore, la preparazione e consumazione di una torta, ma, nel complesso è un libro che non è riuscito a coinvolgermi in alcun modo e che presto dimenticherò.
    Dipende solo dalla mancanza di creatività? Non credo. La vicinanza al vissuto quotidiano non crea, a mio modo di vedere, comunque, una vera empatia.
    C’è però ancora dell’altro. Quando analizzai le opere della Rowling avevo individuato una serie di elementi che facevano, per me, del ciclo di Harry Potter, la saga più amata, letta e venduta di tutti i tempi.
    Quali di questi elementi utilizza Cunningham in maniera consistente? Forse, proprio nessuno!
    Gli “ingredienti” principali usati dalla Rowling erano: trama; strutturazione; ambientazione costante; ripetitività e ritualità; magia come straniamento dalla realtà; mondo magico come mondo parallelo, specchio della nostra schizofrenia; linguaggio inventato; amicizia; lotta tra Bene e Male senza manicheismo assoluto; compenetrazione tra il Bene e il Male; tanti nemici, grandi e piccoli; un personaggio che si sente debole ma che scopre di essere forte e speciale; spettacolarità; competizione; mistero; suspense; paura; avventura; iniziazione e crescita verso l’età adulta; morte.
    Cunningham non scrive un romanzo fantasy, né di avventura o per ragazzi, come possono essere quelli di Harry Potter, dunque non si può pretendere che ci siano tutti questi ingredienti, essendo molti propri di un genere letterario diverso, ma la totale assenza di quasi tutti è per me sufficiente a qualificare come noioso il suo libro.
    In particolare, non posso transigere sulla debolezza della trama: si parla di tre donne. Più che un romanzo unitario questo è l’insieme di tre racconti, debolmente collegati tra loro (debolezza di “strutturazione” e discontinuità di “ambientazione”). La prima donna è la scrittrice Virginia Woolf, ritratta a un passo dal suicidio, e poi, a ritroso nel tempo, mentre scrive. La seconda è Clarissa Vaughan, un editor newyorkese di oggi. La terza è Laura Brown, una casalinga californiana dell'immediato dopoguerra, desiderosa di fuggire via per un giorno dalla noia di un matrimonio ordinario.
    Mi incuriosiva leggere della Woolf e mi incuriosiva vedere come queste tre storie fossero collegate. La Wolf sta scrivendo il suo “Mrs Dalloway”, nome con cui viene chiamata la seconda protagonista, Clarissa. Il libro che Laura legge è sempre “Mrs Dalloway”.
    Ne poteva nascere un intreccio affascinante, rimandi e collegamenti tra realtà, letteratura e finzione (qualcosa che ho tentato anche scrivendo “La bambina dei sogni”, sebbene in modo molto diverso). Eppure Cunningham fallisce. Le storie non hanno “magia”, non si creano “straniamenti dalla realtà”, non c’è traccia di schizofrenia, non c’è mistero, non c’è suspense, non c’è avventura e non c’è crescita. C’è la morte, ma sembra solo uno spettacolo cui assistiamo. Non ci coinvolge più di tanto.
    Peccato. Peccato!

    said on 

  • 3

    Noiosetto

    Io sono pazzamente innamorata dello stile di Michael Cunningham, che trovo elegante, delicato ed intimista. Amo il suo modo di usare le figure retoriche e gli aggettivi che usa, il suo modo di descriv ...continue

    Io sono pazzamente innamorata dello stile di Michael Cunningham, che trovo elegante, delicato ed intimista. Amo il suo modo di usare le figure retoriche e gli aggettivi che usa, il suo modo di descrivere i personaggi "dall'interno", sicché ogni azione che compiono è sempre coerente con l'idea che abbiamo di loro. Purtroppo io dentro "Le ore" ci ho trovato solo questo e poco di più: un testo meravigliosamente scritto, un profluvio di parole accostate tra loro in maniera magistrale, e a tratti l'immedesimazione con i personaggi, riconoscendo in loro le stesse inquietudini, gli stessi pensieri amari e le stesse riflessioni sulla vita che a volte faccio anch'io. Non c'è azione, nel romanzo: sembra un album di fotografie, e per questo si pone appena fuori dalla mia comfort zone di lettura. Ho letto di meglio (ma anche di molto peggio).

    said on 

  • 4

    Maneggiare con cura!

    L'indecisione mi attanaglia.
    Sarò anche banale ma questo libro non so "collocarlo" nel sistema di valutazione Anobii delle stelle. Quindi spiegherò brevemente, per quanto mi sia possibile, la trama e ...continue

    L'indecisione mi attanaglia.
    Sarò anche banale ma questo libro non so "collocarlo" nel sistema di valutazione Anobii delle stelle. Quindi spiegherò brevemente, per quanto mi sia possibile, la trama e la valutazione su Le ore.
    Ho sempre sentito decantare questo libro da amici, virtuali anobiiani e non, così da convincermi a comprarlo e a leggerlo.
    Dovrò essere una delle poche persone che, probabilmente, non è riuscita ad apprezzarlo come si dovrebbe. Tralasciando il fatto di essere stata amaramente spoilerata dell'unico particolare che rivoltava e dava un senso a tutta la storia. Grazie stupido ed inetto utente idiota di Anobii!
    La scrittura di Cunningham si può descrivere con una parola: densa.
    E' davvero condensata nell'essenziale mai superficiale o nel pesante. Queste tre donne, due frutto dell'immaginazione di Cunningham e una reale: Virginia Woolf ci raccontano di una giornata in cui vengono in possesso di un'idea comune e scelgono tutt'e tre strade differenti ma con un finale in comune.
    Credo che tutto sia partito proprio da lei, Virginia Woolf: l'autore ha costruito attorno alla storia di quest'ultima altre due storie che vede come protagoniste Laura e Clarissa che hanno vite diverse ma compiono scelte quasi simili. In qualche maniera sono indissolubilmente legate assieme.
    E' dura tentare di vivere tranquillamente quando ti pervadono sentimenti e pensieri contrastanti alla felicità di vivere senza credere nell'esistenza dei problemi.
    Non dico che il romanzo non ha sentimento o risulti sentimentalmente vuoto. Tutt'altro. E' intriso di sentimenti, forse troppo. Ho letto recensioni dove tutto questo sfocia nell'ansia di questi sentimenti nudi e crudi. Non dico di essere "abituata" a questo genere di libri dove l'argomento principale è sentirsi angosciati dal proprio vivere ma è necessario preparare la propria coscienza a questa sensazione che, penso, tutti prima o poi hanno dovuto provare.

    Tendo a precisare, alla fine, che non ho mai letto niente (lo so, lo so) della Woolf. Dopo ciò sono curiosissima di andare a reperire "La signora Dalloway" e non per questo non ho potuto capire la storia, come ho letto in qualche recensione: se non hai letto "La signora Dalloway" non hai capito niente di Le ore. No, assolutamente. Tuttavia, magari dopo aver letto il romanzo della Woolf, inserirò il pezzo mancante all'opera di Cunningham, forse è quello ciò che mi manca.
    In conclusione credo che Cunningham sappia scrivere in un modo molto particolare, non adatto a chi desidera una lettura leggera. Probabilmente una seconda rilettura, più avanti, sarà assolutamente necessaria per poter apprendere e apprezzare al meglio l'essenza ed il potenziale che c'è in Le ore.
    Consiglio vivamente anche la visione del film The Hours che, oltre ad avere un cast fantastico (Meryl Streep, Julianne Moore e Nicole Kidman), è molto ben fatto e non ha per niente stravolto il libro (giusto qualche dialogo differente, ma apprezzabilissimi dato che sono riusciti a "sistemarmi" un po' le idee che erano confuse).
    Credo che entrambi siano molto toccanti, affrontano un argomento per niente semplice e tanto di cappello a Cunningham per aver scritto emozioni così profonde con parole altrettanto dense e cariche.
    Sicuramente leggerò altro di Cunningham in futuro.

    said on 

  • 5

    Riletto dopo 10 anni.. niente da fare, adoro questo libro: come è scritto e di cosa parla. Adoro lo stile ma anche il modo di pensare la realtà, la vita e l'amore che Cunningham mette in mostra. Un li ...continue

    Riletto dopo 10 anni.. niente da fare, adoro questo libro: come è scritto e di cosa parla. Adoro lo stile ma anche il modo di pensare la realtà, la vita e l'amore che Cunningham mette in mostra. Un libro ben scritto che da spunti per pensare a volontà.

    said on 

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