The Moon Is a Harsh Mistress

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Publisher: Orb Books

4.2
(628)

Language: English | Number of Pages: 384 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , Japanese , Dutch , French , Chi traditional , German , Polish

Isbn-10: 0312863551 | Isbn-13: 9780312863555 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Audio CD , Audio Cassette , Mass Market Paperback , Leather Bound

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Book Description
Robert A. Heinlein was the most influential science fiction writer of his era, an influence so large that, as Samuel R. Delany notes, "modern critics attempting to wrestle with that influence find themselves dealing with an object rather like the sky or an ocean." He won the Hugo Award for best novel four times, a record that still stands. The Moon is a Harsh Mistress was the last of these Hugo-winning novels, and it is widely considered his finest work.It is a tale of revolution, of the rebellion of the former Lunar penal colony against the Lunar Authority that controls it from Earth. It is the tale of the disparate people--a computer technician, a vigorous young female agitator, and an elderly academic--who become the rebel movement's leaders. And it is the story of Mike, the supercomputer whose sentience is known only to this inner circle, and who for reasons of his own is committed to the revolution's ultimate success.The Moon is a Harsh Mistress is one of the high points of modern science fiction, a novel bursting with politics, humanity, passion, innovative technical speculation, and a firm belief in the pursuit of human freedom.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    Il mio primo e-book è coinciso con una scelta di lettura proprio sbagliata. Di Heinlein avevo già letto “Fanteria dello spazio” (che mi era piaciuto) e “Straniero in terra straniera” (che non mi era p ...continue

    Il mio primo e-book è coinciso con una scelta di lettura proprio sbagliata. Di Heinlein avevo già letto “Fanteria dello spazio” (che mi era piaciuto) e “Straniero in terra straniera” (che non mi era piaciuto per niente nella sua prolissità). Visto che “La Luna è una severa maestra” viene considerato uno dei suoi capolavori ho deciso di leggerlo. La trama è articolata ma si può sintetizzare brevemente: nel 2075 la Luna, già colonizzata da molti anni e piena di città e miniere estrattive, decide di ottenere l’indipendenza. O meglio, nei fatti, fondamentalmente lo decidono un professore un po’ pieno di sè, un tecnico di computer privo di un braccio ed un supercomputer chiamato amichevolemente “Mike” (che in qualunque altro romanzo avrebbe avuto una connotazione negativa per la sua inquietante e continua ingerenza nelle questioni umane e qui invece manca poco non venga incoronato re della Luna …).
    Dopo centinaia (!!!) di pagine passate fondamentalmente a discutere su come si deve organizzare una rivoluzione ed a cercare il riconoscimento ufficiale da parte delle potenze terrestri, onde evitare uno scontro, solo nelle ultime 80 pagine (su un totale di circa 400!) la trama diventa un po’ più interessante con la Terra che non accetta l’indipendenza della Luna e cerca di ricondurla alla sottomissione. Tutto il romanzo è palesemente un versione in salsa sci-fi della Rivoluzione Americana, esplicitamente richiamata anche nel testo (con tanto di dichiarazione di indipendenza il 4 luglio 2076). La società selenita viene invece dipinta come una sorta di gigantesca “Comune” bolscevica e, per non lasciare dubbi, i “Loonies” (come amano autodefinirsi gli abitanti del satellite) si esprimono spesso con un itercalare russofono (gospodin, da, bosze moi sono termini ricorrenti nelle convrsazioni tra i protagonisti).
    La storia si sarebbe potuta sicuramente condensare nella metà delle pagine impiegate, visto che le dimensioni del libro crescono principalmente per l’eccesso di chiacchiere politiche (che ho trovato spaventosamente noiose) ma va comunque riconosciuto il merito a Heinlein di aver creato un immaginario abbastanza nuovo e che sarebbe stato a più riprese fonte di ispirazione in futuro per molti altri autori e in altri media (mi viene in mente, ad esempio, tutta la saga robotica di Gundam).
    In generale, comunque, ho un serio problema con la modalità di scrittura di questo autore e, pur riconoscendone l’inventiva, credo che non leggerò niente altro della sua vasta produzione.

    said on 

  • 2

    Libro irregular, ¿traducción? penosa

    Solo me gusta el Heinlein de la novelas de acción. Cuando se mete a imaginar tramas políticas se vuelve plomizo: de la misma manera que me encantaron "Puerta al verano" y "Starship troopers", no aguan ...continue

    Solo me gusta el Heinlein de la novelas de acción. Cuando se mete a imaginar tramas políticas se vuelve plomizo: de la misma manera que me encantaron "Puerta al verano" y "Starship troopers", no aguanté "Extranjero en tierra extraña".
    La novela motivo de esta mini-reseña tiene partes de acción francamente entretenidas (como la parte de la contienda Luna-Tierra) y partes intragables (discursos sobre la anarquía, etc.)
    En general, la novela estaría alrededor de un 6, según mi criterio, pero la traducción es tan lamentable que la nota baja.
    Esta traducción (Acervo) merece un comentario especial: es tan mala que acabé leyendo la novela en inglés. Entiendo que es una novela difícil de traducir puesto que el autor inventa un lenguaje propio para los habitantes de la luna mezclando slang americano y australiano, pero lo que no es de recibo es que cuando el ¿traductor? no sabe qué están diciendo, !no lo traduce!. Esto, por no hablar de los errores tan burdos que me acabaron por causar risa (uno de los personajes es descrito como ruidoso (noisy) en lugar de entrometido (nosy).
    En resumen, lectura prescindible y edición lamentable.

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  • 1

    2/10

    E' incredibile che in così poche pagine Heinlein sia riuscito a essere così esageratamente offensivo, becero e ottuso, ma la dura realtà dei fatti non manca mai di stupirmi: “La luna è una severa maes ...continue

    E' incredibile che in così poche pagine Heinlein sia riuscito a essere così esageratamente offensivo, becero e ottuso, ma la dura realtà dei fatti non manca mai di stupirmi: “La luna è una severa maestra” potrebbe essere venduto come il compendio di tutto ciò che un autore NON dovrebbe fare mai e poi mai nel suo romanzo, se non ci tiene a passare per il più colossale sessista e maschilista degli ultimi dieci milioni di anni.
    Comincio dicendo che la trama è il classico canovaccio “governo kattivo vs manciata di ribelli buoni e coraggiosi dall'ingegno fino che alla fine la spuntano”, una specie di secessione dell'America dall'Inghilterra in salsa spaziale condita da abbondanti spiegoni, qualche pippozzo anti-comunista e/o moralista e un velato razzismo; qualcosa che comunque passa presto in secondo piano, di fronte alla discriminazione e allo svilimento sistematici che Heinlein porta avanti nei confronti dei propri personaggi femminili. L'idea di fondo è il sempreverde, sempre cretino assioma che le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte, o per dirla con le parole di Heinlein “le donne hanno le qualità di cui gli uomini mancano”. Questa affermazione sarebbe già abbastanza risibile così com'è, ma Heinlein ci tiene proprio a peggiorare la propria situazione: quando Dyo distribuiva le qualità evidentemente la donna era in bagno a rifarsi il trucco, dato che gli uomini hanno ottenuto tutte le migliori e le più utili (intelligenza, autocontrollo, disciplina, prontezza di spirito, eloquenza, acutezza, attitudine alla leadership e potrei continuare) mentre alle donne è rimasta la pagliuzza più corta (hanno, uhm, le tette?).
    Ma Heinlein finge che così non sia, e allora via con la fiera della discriminazione positiva: fischiare a ogni singola donna che passa come se si fosse al mercato del pesce non è offensivo, è una lusinga in cui indulgono perfino rispettabili professori universitari, e la ragazza è strana se non se ne compiace; una donna non può mai e poi mai pagarsi un conto da sola come un'adulta vaccinata, deve provvedere l'uomo che è con lei; “non esistono donne brutte”; le donne non devono mai chiedere perdono; perfino le quattordicenni sono bombabili, ed è un complimento alla loro femminilità; se un uomo cerca di approfittare di una donna con cui si trova da solo è, di nuovo, un complimento al suo fascino; tanto possiamo stare sicuri che non la stuprerà mai, perché lo stupro è punito a furor di popolo con il linciaggio (che raffinato sistema giudiziario, sono ammirata); tuttavia dobbiamo capire questi poveri uomini, costretti in un ambiente cronicamente privo di vagina, è ovvio che si trasformino tutti in dei potenziali stupratori perché tutti sappiamo che è questo il motivo per cui si stupra; palpeggiare e cercare di baciare a forza una donna è “folklore terrestre”, mentre sulla Luna sono le donne quelle che davvero comandano (manipolando le persone, chiaro)! Infatti, uhm, scelgono con chi andare a letto? Che rivoluzione! Ovvero, lo scelgono nella schiera di molestatori che le seguono 24/7 come gattacci dietro al netturbino. E poi “le donne decidono tutto” - tra le quattro mura della loro casa, mentre tutto il resto della nazione (e della trama di questo romanzo) è mandato avanti dagli uomini.
    E per una buona ragione: la protagonista femminile, Wyoming, pur essendo un uomo onorario è l'esempio perfetto del perché le donne danno il meglio di sé in cucina e ad accudire infanti col moccio al naso, mentre sono patologicamente inadatte a qualsiasi altra mansione. Wyoming è – ovviamente – una bellezza assurda, un'indossatrice prestata alla rivoluzione che bacia uomini a caso e sporge ammiccante le tette; abilissima nell'affascinare il prossimo, nel fare la civetta e rigirarsi ogni uomo intorno al mignolo, come eloquenza Wyoming vale zero, non usa mai il cervello né la logica ma solo l'istinto e la generosità (sic), non ha il coraggio di compiere azioni crudeli anche se sa che sono necessarie per la salvezza della sua nazione che tanto le sta a cuore, è ignorante in modo imbarazzante tanto da necessitare di continue spiegazioni/lezioncine di ragionamento e di vita dai due eroi. Il problema di Wyoming è, cito, che “non sei intelligente quanto sei bella”: se lo fosse la penserebbe come i saggi uomini, invece ogni singola volta che si entra in un dibattito Wyoming ha torto marcio, troppo ignorante e sentimentale e stupida per concepire una sola idea intelligente. E giù di mansplanation. Wyoming è comunque un'eccezione rispetto alla media delle donne, un “uomo omorario”, in sostanza perché non fa scenate isteriche a ogni pié sospinto e segue un ragionamento degli uomini per più di quindici secondi senza cominciare a sbavare e senza entrare in overflow. Ma mica è così perché non tutte le donne sono delle isteriche con un ritardo mentale congenito, oh no! E' così perché gli anni che ha trascorso nella milizia ribelle l'hanno plasmata per il meglio; e tuttavia non riesce ad affrancarsi del tutto dalla sua natura femminile fallata, che necessita di richiami come “siediti e stai calma” e che si sente profondamente realizzata solo quando sforna pargoli anche se per conto terzi. O meglio, per dirla con le parole del narratore, “per altri versi è in tutto e per tutto una donna vera”: non preoccupatevi, non sia mai che una donna mostri in maggioranza dei caratteri tradizionalmente attribuiti al sesso maschile! Wyoming è ancora una vagina sforna-prole con un robot da cucina intorno, non sarà lei a rovesciare la società sessista che amiamo così tanto!
    La voce narrante ci illustra a più riprese “come sono fatte le donne”, perché ovviamente sono tutte fatte con lo stampino e quello stronzetto supponente che è il nostro protagonista le conosce nei dettagli – tanto da comprare su due piedi il vestito più adatto per una tizia conosciuta dieci minuti prima, perché lui “conosce i gusti femminili”. Quando le donne tentano di aiutare la secessione, il loro esercito fallisce per mancanza di organizzazione e disciplina e in definitiva sono costrette a ripiegare sull'attività di infermierine... oltre che su quelle di esche sessuali per distrarre e destabilizzare il nemico (bambine comprese). Il “lato femminile” dell'unico personaggio interessante (un computer senziente) consiste nel parlare di gravidanze e “cose da donne” con finto accento francese durante un pigiama party; ancora, l'intelligenza di una donna si concretizza nel suo saper stare zitta; e ancora, un uomo afferma orgogliosamente “so cucinare ma non lo faccio perché sono sposato”.

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  • 5

    What a fun to make the revolution on the Moon! The satellite is a former penal colony and the Moonies are offspring of various kind outlaws, the society they finally built is a bit rough, but surprisi ...continue

    What a fun to make the revolution on the Moon! The satellite is a former penal colony and the Moonies are offspring of various kind outlaws, the society they finally built is a bit rough, but surprisingly pleasant. And they want to be independent from Earth. Reading in English is highly recommended.

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  • 4

    Ricetta per una rivoluzione a cavallo tra il classico e il futuribile. Finale dolceamaro che mi ha ricordato Wall-e. Titolo meraviglioso. Piccole cose che valgon bene 4 stelle.

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  • 4

    Come ti creo la rivoluzione

    Un libro piacevole. Svolgimento interessante, con buon ritmo e buone idee. Peccato per il finale, un po' sottotono rispeto al resto del libro.

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