The Pickup

By

Publisher: Bloomsbury

3.7
(219)

Language: English | Number of Pages: 288 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0747554277 | Isbn-13: 9780747554271 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , eBook

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Book Description
Who picked up whom? Is the pickup the illegal immigrant desperate to evade deportation to his impoverished desert country? Or is the pickup the powerful businessman's daughter trying to escape a privileged background she despises? When Julie Summers' car breaks down in the sleazy street where she meets her Retro-Sixties friends, a young Arab garage mechanic emerges from beneath the chassis of a vehicle to aid her. Out of this meeting develops an extraordinary story of unpredictable and relentless emotions that turn on its head each one's notions of the other. No action by either is what the other expects. She insists, against his know-how of the rules of survival, on leaving the country with him when he is deported. The love affair becomes a marriage - that state she regards as a social convention appropriate to her father's set - but decreed by her 'grease-monkey' (as her friends privately dub him) in order to present her respectably to his family.
In the Arab village, while he is dedicated to escaping, again to what he believes is a fulfilling life in Western-style countries, she is drawn by a counter-magnet of new affinities in his close family and the omnipresence of the desert.
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  • 5

    Immigration and emigrating are not issues only in Europe. In this novel, Nadine Gordimer deals with finding a place where we belong by leaving behind what we were born with, whether it be the security ...continue

    Immigration and emigrating are not issues only in Europe. In this novel, Nadine Gordimer deals with finding a place where we belong by leaving behind what we were born with, whether it be the security of family love and support or the security of a comfortable life.

    It is a surprising, dense story that doesn’t always read smoothly, but every page is worth the effort.

    said on 

  • 3

    Al contrario di Coetzee, il Sudafrica della Gordimer mi ha lasciato piuttosto indifferente. La tecnica narrativa è ovviamente eccelsa, ma i personaggi e le loro vicende rimangono su carta, quasi fosse ...continue

    Al contrario di Coetzee, il Sudafrica della Gordimer mi ha lasciato piuttosto indifferente. La tecnica narrativa è ovviamente eccelsa, ma i personaggi e le loro vicende rimangono su carta, quasi fossero un pretesto.

    said on 

  • 3

    Non siamo di fronte a un libro che spicca per ritmicità, tuttavia questo romanzo offre spunti di riflessione tali da renderlo un interessante esempio di letteratura moderna. A rallentare una storia no ...continue

    Non siamo di fronte a un libro che spicca per ritmicità, tuttavia questo romanzo offre spunti di riflessione tali da renderlo un interessante esempio di letteratura moderna. A rallentare una storia non particolarmente ricca di colpi di scena se non nel finale contribuisce lo stile particolarmente metaforico dell’autrice, che gioca con la lingua a volte, a mio parere, ritorcendola in virtuosismi poco utili ai fini della narrazione, ma altre volte trovando una perfetta rispondenza fra ritmo della prosa e riflessività del racconto, contribuendo così con la sua penna ad alimentare i momenti di introspezione dei personaggi. Sotto questo aspetto, direi, si possono cogliere i frutti più belli del testo: una volta spostato l’asse del proprio interesse dalla trama in sé alla caratterizzazione dei personaggi, ci si rende conto infatti che è la “comunicabilità” in vero tema del racconto, non la stretta vicenda in sé. E’ questa comunicabilità difficile a condizionare, come è giusto che sia in un testo così strutturato, le scelte dei protagonisti, e a indirizzare la storia verso un finale paradossale. Non c’è sorpresa, non ci sono strappi, ne spannung, in questo libro; il racconto anzi scivola lineare accompagnato in climax ascendenti e discendenti da una prosa graduale e posata, che alterna momenti di cesura, a livello della trama, a momenti di introspezione più matura e riflessione più secca. Proprio nei personaggi, e nella loro caratterizzazione, il libro trova la sua ragion d’essere e la sua forza, ed in effetti questi appaiono molto ben caratterizzati, e anche se tenuti sul filo sottile dello stereotipo questi mi paiono non scadervi mai, conservando un loro spessore e una loro singolarità che fa del racconto quasi un confronto “naturalistico” fra due realtà, due mondi, semplicemente vivificati attraverso dei loro esponenti e lasciati a un confronto senza interferenze.

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  • 4

    “Il realismo è quella postura verbale o iconica che coglie impreparata la realtà, o ci coglie impreparati di fronte alla realtà”. (Walter Siti, Il realismo e l’impossibile).

    Qualche anno fa, a una pri ...continue

    “Il realismo è quella postura verbale o iconica che coglie impreparata la realtà, o ci coglie impreparati di fronte alla realtà”. (Walter Siti, Il realismo e l’impossibile).

    Qualche anno fa, a una prima lettura, non ho apprezzato i libri di Nadine Gordimer: mi appariva come interessante per le tematiche e noiosa per gli sviluppi narrativi, mi ricordava quegli autori che nelle antologie scolastiche sulla letteratura del Novecento finiscono sotto etichette vaghe come “Romanzieri borghesi”. Un’autrice grigia.

    Con il tempo, cambiando il mio modo di leggere o più semplicemente scegliendo romanzi e racconti diversi, ho scoperto due grandi doni nella Gordimer. Il primo è il modo in cui i suoi personaggi, la cui vita abituale si colloca all’interno di categorie sociali fortemente strutturate nel quadro del Sudafrica prima e dopo l’apartheid, problematizzano la loro identità di etnia, di classe e (aspetto molto importante) di genere, liberati dallo stereotipo e raccontati come unici. Si può essere stranieri al proprio paese di provenienza, estranei alla persona che vive sotto lo stesso tetto, differenti alle aspettative narrative (o sociali) per l’identità di donna e di uomo; nello stesso modo si possono trovare luoghi di scambio comunicativo e di scoperta, a cominciare dal corpo. A proposito di corpi e di luoghi, la Gordimer è capace di sorvolare completamente sulla descrizione fisica o sulla denominazione geografica, per concentrarsi su pensieri ed azioni. Il risultato sono caratteri e personaggi ad un tempo inattesi e credibili, lontani dall’eccentricità come dal cliché. Un realismo che mette in discussione invece di allinearsi a un’aspettativa, un contratto con il lettore sottilmente minato perché non gli liscia il pelo né lo vuole scioccare. Realismo, appunto.

    Secondo grande dono della Gordimer è il modo in cui gestisce il passaggio dal particolare all’universale, rifuggendo dal voler essere esemplare (grazie a dio non ho ancora letto un suo racconto o romanzo che fosse “a tesi”) ma arrivando a ricostruire, a partire dai suoi individui, un quadro complesso. La Gordimer non disegna ritratti d’epoca, ma scopre le interconnessioni del mondo. A questo proposito, ho amato molto il romanzo “Un’arma in casa”, con i rovelli asimmetrici degli attori in gioco, le cose inespresse, i sottili e progressivi cambiamenti negli stati d’animo e nella morale, le analogie e differenze tra il disagio dell’individuo e una società violenta.

    Dei cinque libri finora letti della Gordimer, l’Aggancio è quello che consiglierei per una prima lettura. Il racconto di sentimenti, pensieri, azioni passa rapido da un personaggio all’altro, leggero, dialoghi indiretti e diretti che si incrociano, glissando dalla terza alla prima persona. Ci sono paragrafi in cui le parole dei protagonisti sembrano quasi evaporare nell’aria subito dopo essere pronunciate. C’è una storia d’amore e di migrazioni. E soprattutto un bellissimo intersecarsi di indefinito e profondo.

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  • 0

    I problemi razziali, dell'immigrazioni, e personali, si intrecciano strettamente. Al centro la figura di una donna bianca, ricca, che si innamora di un arabo. Spiazzante la sua scelta finale.

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  • 0

    L'aggancio

    E' una lettura folgorante che mette a dura prova la capacità di previsione del lettore. Julie si rivela il contrario della donna innamorata che segue l'uomo abbandonando tutto, della donna che si da' ...continue

    E' una lettura folgorante che mette a dura prova la capacità di previsione del lettore. Julie si rivela il contrario della donna innamorata che segue l'uomo abbandonando tutto, della donna che si da' senza chiedere niente; il principe orientale ha un chiodo fisso, lasciato l'habitus di uomo povero, prigioniero del Medioevo islamico ma non usa soltanto Julie, a suo modo la ama.
    Tutti, forse, ci dice la Gordimer vogliono lasciare quello che non accettano e quindi non amano della loro famiglia e della loro cultura, per cercare il contrario.
    Apparentemente entrambi trovano quello che cercano ma il finale è aperto.
    Gordimer analizza la situazione sociale e culturale di un paese arabo standard ( non scrive mai il nome del paese, a me sembra il Pakistan o la Palestina) e del Sudafrica liberato ma che fa fatica a trovare la strada dell'integrazione. In mezzo ci mette una natura dura ma che fa sempre ragionare.
    Il lettore è sempre interpellato perché il narratore in terza persona è a volte focalizzato su Julie che commenta il principe dal suo punto di vista e viceversa. Il principe è più spietato quando analizza Julie e il suo comportamento.
    Julie è un grande personaggio femminile.

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  • 3

    choices

    To choose or to accept? Who has more power to make the decision? The two people who come from different levels of world. One is from the bourgeois family, and the other is from nowhere desert in somew ...continue

    To choose or to accept? Who has more power to make the decision? The two people who come from different levels of world. One is from the bourgeois family, and the other is from nowhere desert in somewhere on earth. The two fall in love right away they met.

    Julie Summers, the rich white girl, detests her father's life. Her father has everything, everything that you could imagine. Power, money, and luxuries are right at hand. A capitalist would be a perfect word to describe her father. Julie, therefore, leaves her father's house to work as a seemly independent twentieth century woman. She "chooses" not to be like him. She does not go home to join the fancy party that her father holds every Sunday afternoon. Rather, she hangs out with her multiracial friends at The Table in EL AY cafe. There, The Table, could not smell money at all. They are bohemians. They accept whoever comes to The Table. They talks about everything, politics, society, and literature, but they only talk without doing anything. Or, they cannot do anything.
    Julie seems to choose a way of life that she wants, but when her car broke down on the street, she could not do anything, but raises her hands up as in surrender. This is the time when she meets Abdu, the one who comes from nowhere desert. Julie asks him out for a cup of coffee. Their love affair starts immediately. However, Abdu, her lover, is an illegal immigrant, and he gets the last deportation notice. Even though Julie hates her father's family, at this moment, she has no other choices, but goes to her family member to ask for help.
    On the other side, Abdu is from a country that no one is familiar with. He wants to change his life, so he comes to South Africa. However, he probably could not do more. He has to leave South Africa in the end. He asks Julie for help. He asks Julie to go back to her father do something for him, but no luck. Julie refuses to ask her father, but ask her uncle. Sadly, power and money could talk. Julie's uncle could not do anything. Abdu has to go back to his own country.

    Julie, a love believer, chooses to go back to Abdu's country as his wife. Abdu, a capitalism pursuer, does not want to go back to his country with a white western woman.

    Their love fails in the end. Abdu applies other countries' visa right after he goes back to his country. On the other hand, Julie tries to blend in the local life with Abdu's family. Both try to escape their original life. Abdu despises his country is the same as Julie detests her own family. They are the same in one point of view. They all want to change. In the end, Abdu obtains the visa of United States, but Julie refuses to go with him. They make changes in the end. They seem to find their own perfect life for themselves. They find themselves. One finds love and family in the desert while the other goes to the United States to pursue his American Dream.

    Julie may not worry the same problems as Abdu, but she has her own problems. She seems to have a lot of choices to choose, but she is still bound to her father. On the other hand, Abdu seems have no choices to go many places that he wants to go, but he has family supports. In the end, a white rich girl may have choices in a world scale, but she may have difficulties to choose freely because of her own family. A poor black boy may not go anywhere because the world does not allow him, but he may decide freely of his own life.

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  • 4

    Nadine Gordimer è una scrittrice sudafricana Premio Nobel per la letteratura nel 1991 che molto ha scritto e divulgato sull’Africa e sul tema del razzismo. L’aggancio, infatti, racconta – ai margini d ...continue

    Nadine Gordimer è una scrittrice sudafricana Premio Nobel per la letteratura nel 1991 che molto ha scritto e divulgato sull’Africa e sul tema del razzismo. L’aggancio, infatti, racconta – ai margini di una struggente storia d’amore - la voglia di riscatto di un giovane africano, l’emigrazione e le condizioni di vita di chi cerca fortuna e vive non integrato in una società in cui le leggi non lo riconoscono come cittadino. Come si diceva, L’aggancio è innanzitutto una storia d’amore, una gran bella storia d’amore, di quelle che sul finale ti commuovono perchè ti convincono che l’altra metà della mela esiste soprattutto quando non c’è il lieto fine. Ibrahim è emigrato in Sudafrica da un minuscolo Stato del centro Africa e vive nel retro dell’officina dove lavora come meccanico. Julie è cittadina sudafricana, organizzatrice di eventi musicali, figlia di ricchi dirigenti del suo Stato. Ripudia il mondo d’affari dei genitori, il denaro. Vive in un monolocale da squattrinata che diventa un nido quando incontra Ibrahim in officina. Le pagine scorrono un po’ noiose fin quando il giovane viene espulso dal Sudafrica perchè irregolare. Julie sceglierà con la pancia e contro l’opinione di famiglia e amici di seguire il suo amore nel ritorno nel suo paese, nel deserto. Dopo un primo periodo in punta di piedi, Julie riuscirà a farsi voler bene dalla famiglia di Ibrahim e dalla comunità locale per la quale si reinventa insegnante d’inglese. Lei, che non aveva radici e affetti, respirerà l'infinito del deserto e lì troverà la sua casa. Nel frattempo il giovane non smette di vedersi libero in occidente e finalmente riuscirà ad ottenere un visto per gli Stati Uniti, ma Julie sorprenderà tutti i personaggi e il lettore sul finale. Un libro affascinante che tratta della ricerca della propria casa: entrambi cercano un proprio posto nel mondo, ognuno a modo suo e con poco confronto con l’altro. Le differenze tra i due sono enormi, infatti, si amano senza capirsi, senza conoscersi. La comunicazione tra i due è soprattutto carnale, manca di un concreto dialogo progettuale. L’amore che scorre tra le pagine lascia sul finale il dubbio sul vero senso dell’unione tra i due protagonisti. Infatti, il loro amore, l’essersi incontrati, è stato forse il mezzo per scoprire ognuno il proprio desiderio, il proprio posto nel mondo: lei nel deserto, lui dall’altra parte del mondo a tentar fortuna. La diversità, come la lontananza geografica o d’intenti, può dividere o riunire e il finale aperto lo testimonia.

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