The Sound and the Fury

The Corrected Text

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4.2
(1821)

Language: English | Number of Pages: | Format: Library Binding | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Italian , French , German , Russian , Portuguese , Catalan , Farsi , Czech , Greek , Polish

Isbn-10: 1439571066 | Isbn-13: 9781439571064 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , School & Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description

“I give you the mausoleum of all hope and desire. . . . I give it to you not that you may remember time, but that you might forget it now and then for a moment and not spend all of your breath trying to conquer it. Because no battle is ever won he said. They are not even fought. The field only reveals to man his own folly and despair, and victory is an illusion of philosophers and fools.” —from The Sound and the Fury The Sound and the Fury is the tragedy of the Compson family, featuring some of the most memorable characters in literature: beautiful, rebellious Caddy; the manchild Benjy; haunted, neurotic Quentin; Jason, the brutal cynic; and Dilsey, their black servant. Their lives fragmented and harrowed by history and legacy, the character’s voices and actions mesh to create what is arguably Faulkner’s masterpiece and  one of the greatest novels of the twentieth century.

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    La colpa è radicata nel cuore dei personaggi di Faulkner. Se tu li smembrassi troveresti altro che colpa e disperazione. E quelle della famiglia Compson sono colpe non espiabili, ed è questo che li re ...continue

    La colpa è radicata nel cuore dei personaggi di Faulkner. Se tu li smembrassi troveresti altro che colpa e disperazione. E quelle della famiglia Compson sono colpe non espiabili, ed è questo che li rende grandi personaggi, ma sopratutto perfetti esseri umani, per quanta perfezione ci sia nell'errore e nella ferocia. La loro colpa, il loro dolore è qualcosa che va oltre la letteratura, oltre la filosofia.
    E la difficoltà c'è, chiaro. Ma leggerlo differentemente, partendo dal pusillanime e razionale Jason, non sarebbe la stessa cosa. Alla fine, come per magia (ma non è magia, chiaro, è solo il talento di Faulkner che, nello scrivere questo libro ha provato a "not to accomplish what I hoped to do with it, but I anguished and raged over it more than over any other to try to make something out of it, that it was impossible for me to do. It’s the same feeling that the parent may have toward the incorrigible or the abnormal child, maybe.") tutti i pezzi vanno al loro posto. È un meccanismo che non esiste, ma c'è, qualcosa nascosto in profondità, sotto il flusso dei personaggi, dietro la loro consapevolezza, o inconsapevolezza, della tragedia che stanno costruendo intorno a loro.

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    Non so che dire!

    Trovo davvero difficile mettere delle stelline a questo romanzo, tante sono state le opinioni contrastanti che ha suscitato in me da quando l'ho iniziato. Se uno non legge una trama o un'introduzione ...continue

    Trovo davvero difficile mettere delle stelline a questo romanzo, tante sono state le opinioni contrastanti che ha suscitato in me da quando l'ho iniziato. Se uno non legge una trama o un'introduzione ai personaggi da qualche parte, i primi due capitoli (circa metà libro) sono assolutamente illeggibili. Sprazzi di avvenimenti che non sembrano portare da nessuna parte, presentati in maniera decisamente criptica e discontinua, continui salti temporali, con la complicazione che i nomi di alcuni personaggi sono ripetuti (ci sono due Quentin e due Jason, un disastro)! Quando sei lì lì per mollare il libro maledicendo i virtuosismi dello stream of consciousness e compagnia bella, leggi da qualche parte che dal terzo capitolo le cose dovrebbero migliorare: decidi di tenere duro e vai avanti. Effettivamente migliorano. Le ultime 100 pagine sono comprensibili e cominci a tirare pian piano le fila del racconto, anche di quello che ti eri perso prima. A questo punto cominci ad intuire (se non l'avevi già fatto) la genialità della tecnica narrativa di Faulkner, di come riesca a descrivere il disfacimento morale prima ancora che economico di una famiglia senza mai farvi un riferimento diretto ma tramite i punti di vista dei membri della famiglia, compreso un ragazzo ritardato. Ma proprio perché non vi è mai un'analisi "esterna" dell'autore e una esplicita contestualizzazione della situazione della famiglia all'interno del suo contesto storico, ci sono diversi momenti in cui ti chiedi "Che cavolo sto leggendo? Era davvero importante leggere tre pagine di conversazione tra la serva Dilsey e suo nipote?"...ma in realtà alla fine ti accorgi che tutto concorre a formare il quadro che Faulkner dipinge pian piano e in maniera davvero inusuale.
    Quindi che dire? L'avete trovato insopportabile e avete avuto l'impressione che Faulkner l'abbia scritto così per far sfoggio delle sue straordinarie capacità fregandosene che poi qualcuno doveva anche leggerlo? Vi capisco, l'ho pensato anch'io. L'avete trovato geniale, scritto con una maestria eccezionale, un capolavoro che si snocciola pian piano su piani narrativi diversi, riuscendo nell'impresa di caratterizzare perfettamente personaggi e fatti senza mai descriverli direttamente? Vi capisco, l'ho pensato anch'io.

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    Ripreso in mano dopo un primo tentativo fallito pur essendo una lettura ostica (soprattutto il secondo capitolo) mi sono fatto forte della lettura dell’Ulisse per tenere il filo di una narrazione volu ...continue

    Ripreso in mano dopo un primo tentativo fallito pur essendo una lettura ostica (soprattutto il secondo capitolo) mi sono fatto forte della lettura dell’Ulisse per tenere il filo di una narrazione volutamente diacronica ed in apparenza priva di punti fermi.
    È la storia tragica della fine della famiglia Compson travolta dalla sfortuna, dagli errori e dai caratteri dei suoi componenti.
    Inizialmente difficile, la scelta di un narratore per ciascuno dei quattro capitoli, si rivela poi funzionale a tracciare il segno della decadenza sotto luci e personalità diverse ma tutte complici.
    Sono i Compson che decadono, ma lo fanno, lentamente, insieme alla civiltà agricola del sud ed all’intero paese alla soglia della grande depressione.
    Ma nella famiglia Compson si annidano i germi/veleni di fallimenti economici mai superati, di trasgressioni etiche diventate macigni, tutto aggravato dalla presenza di un fratello disabile e dalla presenza finale di una nipote trasgressiva che sceglierà, come la madre, la fuga piuttosto che l’omologazione.
    È Benjy, incapace di intendere e parlare, a fare la descrizione iniziale dove la follia diventa una delle chiavi di lettura più profonde rispetto alla tragedia razionale di Quentin e alla lucidità solitaria di Jason.
    Così come sarà Caddy, la sorella ripudiata, a unire nell’amore e nel disprezzo i membri della famiglia.
    Su tutti/o aleggia la presenza immanente della cuoca negra Dilsey che cerca di mantenere fermi alcuni capisaldi valoriali all’interno del lento e autodistruttivo sgretolarsi della famiglia.

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  • 4

    Ho pensato anch’io di consigliare la lettura iniziando dalla fine, per intenderci da Dilsey a ritroso fino a Benjamin, per la difficoltà estrema che ho avuto nel leggere e nel capire, cercando di rico ...continue

    Ho pensato anch’io di consigliare la lettura iniziando dalla fine, per intenderci da Dilsey a ritroso fino a Benjamin, per la difficoltà estrema che ho avuto nel leggere e nel capire, cercando di ricostruire un quadro normale, “logico”, una successione, una storia semplice come siamo abituati a fare… Poi ho però considerato che si sarebbe falsata quella che oserei definire l’epifania di una storia umana, familiare, una storia dolorosa che emerge a fatica, quasi scavando nei ricordi personali frammentati e frammentari dei componenti la famiglia Compson. Dai gorgoglii di Benjamin l’”Idiota”, dalle schegge di ricordi e sensazioni emergono sprazzi d’infanzia, squarci che illuminano di una luce vivida ma brevissima Caddy, prima bambina intraprendente e ribelle e poi un qualcosa di indefinito, ma doloroso, una privazione fortissima, un qualcosa di catastrofico e irreparabile, che dà continuamente un dolore vivido ma incosciente. E poi Quentin e quei suoi flussi di coscienza avvelenati da manie suicide, l’amore impossibile per la sorella Caddy e per sorella Morte: il dolore diventa sempre più cosciente e disperato… E dal dolore si ascende, o si scende, alla rabbia. Jason, l’arido e calcolatore Jason, lo spietato e approfittatore Jason, che odia la sorella Caddy (“puttana una volta, puttana sempre”) e il fratello suicida Quentin perché lo hanno privato, o almeno crede, del futuro nella sua espressione più materiale: i soldi, la carriera, la buona fama che viene dall’onore familiare, che perseguita e deruba la nipote Quentin. Non si può non provare pietà, compassione, comprensione umana di fronte a questo desolato inferno di dolore, rabbia, passioni devastanti e disperate, miseria morale e affettiva, egoismo, aridità di sentimenti. Ci si ritrova allora con Dilsey, la serva “negra”, l’anziana nutrice della famiglia Compson custode di tutta la tragedia familiare umana, testimone non muta delle vicende accadute, l’unica a sembrare animata da affetti e sentimenti positivi, calore umano, comprensione, capacità di perdono. In grado forse solo lei di provare sentimenti autenticamente cristiani, evangelici, pienamente umani. Volutamente allora il racconto si svolge lungo le tappe cronologiche e fondamentali del Triduo Pasquale: il Venerdì santo, il Sabato santo, la Domenica di Pasqua…

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  • 5

    La vita non è altro che “un racconto narrato da un idiota, pieno di urlo e furore, che non significa nulla” (Shakespeare. Macbeth).
    Faulkner parte da questo assunto, e forte della lezione dell’Ulysses ...continue

    La vita non è altro che “un racconto narrato da un idiota, pieno di urlo e furore, che non significa nulla” (Shakespeare. Macbeth).
    Faulkner parte da questo assunto, e forte della lezione dell’Ulysses scrive il suo romanzo “sperimentale” e Joyceiano.
    Molto arduo nella prima metà. Flussi di pensiero confusi e disordinati: F. prende alla lettera la premessa Shakespeariana e li fa comparire nella mente di un vero ritardato mentale, incapace di distinguere non solo un qualsiasi senso di ciò che accade intorno a lui, ma anche il tempo e lo spazio, continuamente annullati e confusi tra loro, e personaggi ancora ignoti al lettore, che oltre a tutto spesso portano lo stesso nome in generazioni diverse all’interno della stessa famiglia (quella in decadenza dei Compson, tipica famiglia del Sud ex schiavista, ancora circondata da una servitù di negri che si rivelano poi i soli portatori di valori positivi ed umani della storia), tasselli disordinati di un grande puzzle che trova il suo disegno piano piano e si ricompone in un grande romanzo (e che grande romanzo!) solo verso la fine, per scoprire (applicazione perfetta dell’elemento circolare) che nel primo oscuro capitolo , nei flussi mentali del bambino folle e castrato di 33 anni, c’era già tutto, dall’inizio di una corsa verso il baratro dell’intera famiglia fino al suo epilogo.
    Romanzo sperimentale si diceva all’inizio, pieno di vere insidie e trappoloni disseminati dall’autore. Ma in queste insidie e nel suo lento, faticoso ricomporsi sta tutta la maestria di un grandissimo romanziere. E tutta l’arte di un vero grande romanzo americano.

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    William Faulkner "does not express the inexpressible, but rather it unexpresses the expressible".
    Questa è un'opera talmente potente che è impossibile da recensire e, tantomeno, giudicare con delle st ...continue

    William Faulkner "does not express the inexpressible, but rather it unexpresses the expressible".
    Questa è un'opera talmente potente che è impossibile da recensire e, tantomeno, giudicare con delle stelline

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  • 5

    Un romanzo indubbiamente molto difficile, dove non esiste continuità spazio temporale, é un susseguirsi di pensieri, di immagini e sentimenti che non danno il tempo al lettore di capire il dove, il qu ...continue

    Un romanzo indubbiamente molto difficile, dove non esiste continuità spazio temporale, é un susseguirsi di pensieri, di immagini e sentimenti che non danno il tempo al lettore di capire il dove, il quando ed il perchè.
    Quattro sezioni formano il libro ma di fatto è un solo grande turbinio di pensieri della famiglia Compson, il testo potrebbe essere benissimo letto partendo dall ultima sezione revenendo alla prima e nulla toglierebbe alla grandezza della composizione.

    Un romanzo con la R maiuscola insomma che consiglio a tutti di leggere, ci metterete del tempo, a volte vi verrà voglia di abbandonarlo perchè la confusione regna sovrana e non riuscite a trovare il bàndolo della matassa, vi sentirete frustrati perchè non capite...continuate la lettura e sarete premiati.
    Ed ora la domanda fatidica: il libro mi è piaciuto?

    No non mi è piaciuto

    Cavoli adesso qualcuno dirà ma dopo l'incipit della tua recensione ci aspettavamo un'altra risposta!!!!!!!! Sei forse impazzita?

    No, non sono impazzita Faulkner ha scritto un capolavoro, un romanzo splendido, ma non mi è piaciuto nel senso più stretto del termine, non mi sono rilassata con questo romanzo, non sono riuscita a leggerlo d'un fiato, non mi ha tenuta attanagliata alla poltrona, non è stato un piacere questa lettura e mentirei se dicessi il contrario.

    Ecco perchè dico "non mi è piaciuto ma è uno splendido romanzo" questo ossimoro rende bene l'idea.
    Ripeto provate a leggerlo è un romanzo che vi resterà nella pelle anche se non vi sarà piaciuto

    Voto 10/10

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  • 3

    Maledetto sia Joyce...

    ...e la mania che ha portato in letteratura di voler sperimentare ad ogni costo ed a tutti livelli. Non si contano ormai i potenziali capolavori che sono stati condotti nel vicolo cieco del romanzo ps ...continue

    ...e la mania che ha portato in letteratura di voler sperimentare ad ogni costo ed a tutti livelli. Non si contano ormai i potenziali capolavori che sono stati condotti nel vicolo cieco del romanzo psicologico e del flusso di pensieri: come "La veglia di Finnegan" dimostra, quella è una strada che non porta proprio da nessuna parte.

    "L' urlo e il furore" ci porta ancora una volta negli Stati Uniti della prima metà del novecento, ma stavolta nelle sterminate praterie del profondo sud: della faticosa emancipazione dei neri, della grande depressione, della fine delle grandi famiglie ottocentesche. Lo fa per raccontarci (ancora una volta) il declino di una grande famiglia americana che aveva biblicamente costruito la sua casa sulla sabbia. Le fortune dei Compson non sono costruite su un sistema di valori trasmissibili perchè sinceri, ma solo sull'ossessione per il guadagno e per una rispettabilità fatta di immagine.

    E' una storia sentita tante volte, ma resta particolare ed importante dall'immenso potenziale di William Faulkner come creatore di atmosfere, panorami ed immagini, ma anche come gran conoscitore dell'animo umano e curiosissimo sperimentatore.
    La storia viene raccontata da tre punti di vista distinti, appartenenti a ciascuno dei tre fratelli Compson: Benji, Quentin e Jason, che insieme alla quarta sorella Candace rappresentano l'ultima grande generazione della famiglia. Non c'è unità di tempo ed il flashback che si incontra quando Quentin prende la parola è arditissimo: decisione probabilmente funzionale alla ricerca (fallita) da parte dell'autore di ricreare un credibile flusso di pensiero all'interno del suo romanzo.

    Per contro la costruzione dei personaggi è complessa e profondissima, piena di idee e spunti uno più geniale dell'altro. Con Benji che narra in prima persona cerchiamo di capire forse per la prima volta come sia il mondo visto da un malato di mente; Quentin vive la sua ultima giornata prima del suicidio, dopo aver scoperto di essere omosessuale; Candace fuggirà dal paese dopo essere passata da un uomo all'altro, e sarà una "ragazza persa"; Jason sarà ossessionato a tal punto dalla normalità che in nome di essa finirà col divenire cinico e disincantato al punto da non sopravvivere alla rovina economica della famiglia. Sembra dunque essere questo il tema vero del romanzo? Al mondo, e soprattutto in quel Sud degli Stati Uniti che la eleva a feticcio, la rispettabile normalità non esiste, e noi dalle nostre deviazioni siamo definiti? Così sembra pensare la serva nera Dilsey insieme alla sua famiglia, simbolo di quei rassegnati ma incrollabili sconfitti che guardano la frenetica ed ossessionante sete di possesso dei bianchi con un disprezzo misto ad invidia.

    Per la capacità di creare personaggi indimenticabili, per le bellissime ed appassionate descrizioni della campagna americana, questo avrebbe potuto essere un romanzo da mettere negli scaffali importanti. Ma lo snervante tentativo di rendere la introspezione psicologica anche a livello strutturale e metalinguistico rende "L'urlo e il furore" davvero faticosissimo. Vero è che la citazione shakespeariana dal Macbeth ci dice fin dal titolo che è una illusione cercare un senso, ma questo secondo me snatura la missione del romanzo come genere letterario. E di certo non aiutano la prefazione e la postfazione di due critici italiani diversi, scritti in modo così ampolloso e baroccheggiante da sembrare una presa in giro, considerato il fatto che avrebbero dovuto essere dei chiarimenti. Posso perdonare William Faulkner per aver scritto un romanzo grande ma difficile. Questi due tromboni che cercano di darsi importanza ditirambeggiando e dandosi importanza con vuoti arcaicismi intorno ad un'opera che non è la loro, davvero molto meno.

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  • 1

    Saró l'unica scema a non giudicarlo sublime, ma l'ho trovato incomprensibile, mortalmente pesante e puro esercizio di una determinata tecnica narrativa (che non mi è neanche mai piaciuta). E adesso mi ...continue

    Saró l'unica scema a non giudicarlo sublime, ma l'ho trovato incomprensibile, mortalmente pesante e puro esercizio di una determinata tecnica narrativa (che non mi è neanche mai piaciuta). E adesso mi viene pure di scrivere allo stesso modo..

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