The Yacoubian Building

By

Publisher: HarperCollins Publishers Inc

3.8
(1298)

Language: English | Number of Pages: 255 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Italian , French , Chi traditional , Greek

Isbn-10: 0060878134 | Isbn-13: 9780060878139 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Humphrey Davies

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description

This controversial bestselling novel in the Arab world reveals the political corruption, sexual repression, religious extremism, and modern hopes of Egypt today.

All manner of flawed and fragile humanity reside in the Yacoubian Building, a once-elegant temple of Art Deco splendor now slowly decaying in the smog and bustle of downtown Cairo: a fading aristocrat and self-proclaimed "scientist of women"; a sultry, voluptuous siren; a devout young student, feeling the irresistible pull toward fundamentalism; a newspaper editor helplessly in love with a policeman; a corrupt and corpulent politician, twisting the Koran to justify his desires.

These disparate lives careen toward an explosive conclusion in Alaa Al Aswany's remarkable international bestseller. Teeming with frank sexuality and heartfelt compassion, this book is an important window on to the experience of loss and love in the Arab world.

Sorting by
  • 2

    Due stelline e mezzo, mi ha deluso. Mi aspettavo qualcosa di piu coinvolgente, piu "forte" e non questa sterile lista di avvenimenti. Sterile perche' senz'anima.
    peccato

    said on 

  • 3

    Non male questo dipnarsi della complessa storia egiziana della seconda metà del '900 nelle storie singolari degli abitanti di questo strano palazzo.
    Personaggi eccessivi, a tratti quasi simbolici nel ...continue

    Non male questo dipnarsi della complessa storia egiziana della seconda metà del '900 nelle storie singolari degli abitanti di questo strano palazzo.
    Personaggi eccessivi, a tratti quasi simbolici nel loro rappresentare un determinato status sociale, ma che riescono ad esprimere una forte carica di umanità, che coinvolge e appassiona.

    Un libro che più che grande letteratura vuole essere un atto di accusa, un grido anarchico di rivolta contro una società corrotta, violenta, ingiusta

    said on 

  • 3

    Palazzo Yacoubian è un melodramma con poche pretese stilistiche ed intellettuali. E' una soap-opera in salsa egiziana. Un gioco a incastro, artificioso e compiaciuto dove, individui diversi tra loro i ...continue

    Palazzo Yacoubian è un melodramma con poche pretese stilistiche ed intellettuali. E' una soap-opera in salsa egiziana. Un gioco a incastro, artificioso e compiaciuto dove, individui diversi tra loro incrociano, nelle stanze di un vecchio Palazzo ormai fatiscente, i loro destini sulla terra creando un disperato affresco di un'umanità sola e dolente. La fotografia di un Paese in transizione crivellato dal proselitismo e dalla corruzione.

    said on 

  • 3

    mah!

    Il libro non posso dire che non mi sia piaciuto: però l'ho letto con scetticismo e alcune parti mi hanno disturbato. L'immagine dell'Egitto che l'autore ci consegna, è deprimente. La narrazione mi ha ...continue

    Il libro non posso dire che non mi sia piaciuto: però l'ho letto con scetticismo e alcune parti mi hanno disturbato. L'immagine dell'Egitto che l'autore ci consegna, è deprimente. La narrazione mi ha ricordato le puntate di " un posto al sole" ma il futuro dei personaggi che abitano , animano, soffrono nel palazzo Yacoubian è senza speranza. Come se da tanta corruzione, sesso, abuso e fanatismo non si potesse uscire. Proprio questo aspetto del libro mi ha sconcertato, questo occhio così negativo verso un paese. A parte qualche personaggio che ha qualche sprazzo di umanità nello squallore generale, la maggior parte delle persone descritte sprofonda nell'avidità, nell'opportunismo, nella crudeltà o ne è vittima. Un mio caro amico ha vissuto per 20 anni in Egitto per lavoro e i suoi racconti di questo paese e dei suoi abitanti sono nettamente diversi, molto più affettuosi e generosi. Mi pare un libro scritto da una persona disillusa e rancorosa, una persona senza speranza.
    Il libro inoltre abbozza i personaggi senza entrare nella loro anima, tutto rimane in superficie e lascia amaro in bocca.
    Insomma: sufficienza e basta. Tre stelle perché 2 sono poche.

    said on 

  • 3

    Non mi viene una rece decente! :S cmq fra il 3 e il 4, 7/10.

    Ci provo lo stesso, abbiate pietà.

    Come in "Chicago", da un punto comune (in quel caso l'università) si diramano a stella le storie degli abitanti di Palazzo Yacoubian che, ognuno a modo suo, si confr ...continue

    Ci provo lo stesso, abbiate pietà.

    Come in "Chicago", da un punto comune (in quel caso l'università) si diramano a stella le storie degli abitanti di Palazzo Yacoubian che, ognuno a modo suo, si confrontano con la realtà, quella piccola delle rogne quotidiane, quella grande della vita pubblica. Una passeggiata: corruzione, concussione, classismo, mafia, servilismo; totale arbitrio della polizia, violenza, morte dello stato di diritto; maschlismo, ignoranza, omofobia, povertà, perdita di etica e di moralità nel pubblico e nel privato. In una situazione del genere, è possibile una rinascita senza passare per la Jihad? Ed è possibile restare fedeli a sé stessi senza fare compromessi, senza chiedere l'aiutino, senza piegarsi al potere? al-Aswani mica ce lo dice. C'è chi si perde e chi si salva, e non è detto che siano quelli che prevediamo noi.
    Narrazione frammentata, sento dire. Come dice molto meglio di me un'amica anobiana, Dagio_Maya, è un mosaico che assume forma e senso solo ad una certa distanza. Ne esce un'immagine non molto rassicurante dell'Egitto e della culla della Jihad.
    In sostanza non l'ho trovato un brutto libro. Forse un po' troppo fitto di storie, di buoni e di cattivi. Alcuni personaggi però sono particolarmente ben riusciti: mi sono affezionata, per esempio, al vecchio Zaki bey in guerra con quell'arpia di sua sorella, e alla sua giovane amante Buthayna e alla varia e pettegola umanità della terrazza.

    said on 

  • 2

    2,5

    Riflessioni bislacche.

    ʿAlāʾ al-Aswānī ha dichiarato che il mondo arabo non è omogeneo, che ci sono “22 paesi con 22 tipologie di regime, ma senza democrazia, per cui è questa la patologia da curare”. ...continue

    Riflessioni bislacche.

    ʿAlāʾ al-Aswānī ha dichiarato che il mondo arabo non è omogeneo, che ci sono “22 paesi con 22 tipologie di regime, ma senza democrazia, per cui è questa la patologia da curare”.

    Palazzo Yacoubian.
    Il palazzo come metafora dell’Egitto. Stanze come quadri narrativi, specchio di molteplici vizi sociali. Nel palazzo si aprono porte sulla storia di ieri e di oggi. Storie di sesso, politica, religione, droga. Inevitabilmente penso al coriandolo di mondo che vivo e mi chiedo: corruzione, compresa quella politica, violenza, disparità sociale, violazione dei diritti, maltrattamento e sfruttamento delle donne, traffici e fondamentalismi vari. Sono temi così ignoti? Non ne abbiamo avuto alcun esempio? E noi siamo un Paese democratico. Evoluto, direbbe qualcuno.

    Palazzo Yacoubian è considerato un romanzo d’accusa. M’è piaciuto? Onestamente non lo so. Non voglio essere la solita iconoclasta, però mi chiedo quanto il suo successo dipenda dallo scandalo suscitato nel mondo arabo.
    Il taglio giornalistico è frammisto a quello narrativo. Né carne né pesce. E sono pure vegana. Dovrebbe piacermi per questo, dite? E invece, questa volta “ni”, perché anch’io sono tutta una contraddizione.
    Tuttavia, l’autore ha il merito d’averci fatto conoscere un po’ meglio l’Egitto di oggi, ci mette di fronte a parecchi interrogativi, ci obbliga ad analizzare con spietata lucidità la sua società, a osservare criticamente il suo palazzo. Di riflesso lo facciamo con la società e il palazzo che ci appartengono. E alla fine vien da chiedersi se il nostro racconto sarebbe poi così diverso.
    So che fare confronti fra realtà sociali, politiche e culturali così differenti non è corretto. Tuttavia, ci sono situazioni che nonostante la diversità vedo simili e comparabili a quelle di tanti altri paesi. Democratici e no.
    Ragionare sui problemi di un Paese per sciogliere quelli di tutti. Perché star bene non è un dono esclusivo, ma un diritto universale.

    “ … Mi piacerebbe vivere in un paese pulito, dove non ci siano sporcizia, povertà e ingiustizia” dove ognuno prende “ciò che gli è dovuto di diritto e la gente si rispetta: perfino lo spazzino viene trattato con riguardo”.
    Sono le parole di Buthayna. Sono le parole degli oppressi. E vanno oltre la geografia. Oltre i palazzi.

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  • 4

    Quadri per una esposizione

    A palazzo Yacoubian si aprono diverse finestre da cui si affacciano personaggi diversi, ciascuno a rappresentare un aspetto dell'Egitto, quello degli anni 90 (prima guerra del Golfo, prima stretta aut ...continue

    A palazzo Yacoubian si aprono diverse finestre da cui si affacciano personaggi diversi, ciascuno a rappresentare un aspetto dell'Egitto, quello degli anni 90 (prima guerra del Golfo, prima stretta autoritaria del governo, prime organizzazioni fondamentaliste) un Egitto forse non troppo dissimile da quel che oggi è diventato.
    È vero: l'autore non approfondisce, è vero: non induce al pathos, consente poco l'immedesimazione. A volte i toni sono leggeri, un po' cronaca, un po' commedia. Eppure accadono fatti gravi, brutalità, violenze, sopraffazioni.
    Ma la posizione assunta dal narratore è quella di presentarci le situazioni e i personaggi, di abbandonarli e poi riprenderli, alcune storie sono in qualche modo concluse, altre no; alcuni individui sono maggiormente caratterizzati, altri no. Come in una galleria di quadri. Come dalle finestre di palazzo Yacoubian.
    Questi personaggi sono specchi di una umanità ben connotata, riconoscibile. Il giudizio sul sistema di potere è netto, è grave. Lo squarcio aperto sull'intreccio fra violenza, sesso, denaro e potere è affilato e preciso. Anche senza la vibrazione partecipativa dell'autore i brividi vengono lo stesso. E ricordare Regeni, purtroppo, diventa inevitabile.

    said on 

  • 2

    Il trinomio che muove il mondo

    Sesso, potere, soldi: questi sono i perni intorno a cui ruota la società che occupa stanzini o case di lusso nel palazzo Yacoubian. Nessuno è pienamente felice, su tutti domina l'amarezza e il cinismo ...continue

    Sesso, potere, soldi: questi sono i perni intorno a cui ruota la società che occupa stanzini o case di lusso nel palazzo Yacoubian. Nessuno è pienamente felice, su tutti domina l'amarezza e il cinismo: o perché vorrebbero una vita migliore di quella stentata che portano avanti o perché, nonostante gli agi, c'è sempre qualche vuoto da colmare.
    E ciascuno si ingegna come può e come sa, nascosto o difeso dalla coperta dell'ipocrisia, il più delle volte senza farsi scrupoli: vige la legge del "mors tua vita mea".
    La storia procede per "quadri", non c'è tessuto narrativo e compattezza di ordito; la scrittura è fluida, ma non accurata, non letteraria. Ma non sono questi, a mio avviso, i difetti maggiori di questo romanzo. Ciò che mi ha colpito in negativo è la freddezza dell'occhio che guarda queste vite in dissipazione, la mancanza di un punto di vista che sia al di sopra di tutto e che possa "riscaldare" queste atmosfere.
    Non mi sembra un libro denuncia, ma una discesa negli anfratti più cupi dei sentimenti che agitano gli animi umani. L'unica nota positiva arriva alla fine, con la celebrazione di un matrimonio che sembra avere a che fare con qualcosa di molto simile all'amore.
    Le stelline sono due e mezzo, mannaggia ad aNobii che non prevede le mezze misure!

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    1

    Se devo recensire il romanzo...

    Non sono riuscita a farmi prendere dalla narrazione: trovo che la scrittura sia piatta, monocorde, ripetitiva.
    I personaggi sono macchiette, stereotipati: i ricchi e i potenti corrotti e schifosi, i ...continue

    Non sono riuscita a farmi prendere dalla narrazione: trovo che la scrittura sia piatta, monocorde, ripetitiva.
    I personaggi sono macchiette, stereotipati: i ricchi e i potenti corrotti e schifosi, i poveri furbi e 'simpatici'.
    Le storie sempre uguali a se stesse, non decollano mai.
    Le donne belle sempre con seni esuberanti sodi e culi morbidi, tutte descritte alla stessa maniera.

    Anche il modo in cui parla dei gay mi ha dato non poco fastidio.

    Poteva essere abbastanza interessante la storia di Taha, che dopo aver fallito nel tentativo di entrare in polizia, durante un corteo viene menato dai poliziotti che sarebbero stati suoi colleghi, e in seguito a questo si dà alla militanza.
    Ma il racconto della manifestazione, della cattura e dei soprusi è completamente privo di pathos, sembra il tema di un ragazzino che descrive gli avvenimenti uno via l'altro senza nessuna personalità, in modo affatto coinvolgente.
    E qui l'autore ha perso l'occasione, perché poteva riservare al personaggio una fine un po' più significativa.

    Per tacere di come viene raccontata la morte del bambino, ancora peggio.

    Oltre tutto stride in maniera prepotente il tono che sembra inizialmente voler essere simpatico e leggero, quasi da commedia, con i fatti indiscutibilmente tragici che vengono esposti da metà libro in poi.
    E la fine a tarallucci e vino.
    Non ha senso, per quanto mi riguarda.

    Ora, può essere innegabile che la pubblicazione di uno scritto del genere abbia un certo valore socio-politico per i suoi contenuti (soprattutto per un egiziano), ma se devo commentare un 'romanzo', allora questo è.

    Vado sicuramente contro corrente, e probabilmente la sto sparando grossa: mi viene da pensare che il successo del libro in Italia sia dovuto alla sua esoticità: se lo stesso libro lo avesse scritto un italiano, ambientandolo, chessò, a Napoli, denunciando tutto lo schifo italiano possibile e anche di più, ma lo avesse scritto nello stesso modo noioso, piatto e ridondante... be', credo che sarebbe stato un fiasco totale.

    said on 

  • 3

    La tesi di base che Alaa al-Aswany ci trasmette con questo romanzo è che un sistema politico-sociale corrotto induce/obbliga a comportamenti eticamente discutibili persone sostanzialmente buone. Altri ...continue

    La tesi di base che Alaa al-Aswany ci trasmette con questo romanzo è che un sistema politico-sociale corrotto induce/obbliga a comportamenti eticamente discutibili persone sostanzialmente buone. Altri temi importanti sono: lo sviluppo di una società dominata dalla cupidigia, la sottomissione della donna considerata mero oggetto, l'arbitrio della polizia, il potere che si ottiene con amicizie altolocate, l'omosessualità maschile castigata sia dalla religione che dalla società, l'ingiustizia di Stato come elemento istigatore al terrorismo, la commistione fra la religione ed il vivere quotidiano. Quasi sempre, nei personaggi che gravitano attorno al Palazzo, il motore degli eventi è la povertà: la necessità di denaro diventa più importante della dignità personale. e li spinge a compiere atti degradanti. Caso emblematico è quello di Souad che, per offrire al figlio una vita senza miseria, accetta per denaro il matrimonio con il ricco Azzam, ma poi avrà ribrezzo del marito, "come se accarezzasse una lucertola o una rana appiccicosa e disgustosa". Un certo risalto assume la commistione fra malaffare e religione, come avviene dopo le illecite trattative per una compravendita elettorale, al-Fuli, potentissimo politico, dice "Leggiamo insieme la Fatiha per suggellare l’accordo. Che Dio ci benedica." (la Fatiha è il capitolo iniziale del Corano).

    La lettura interessa perché solleva un sipario sulla vita di popoli così vicini geograficamente ma così lontani come abitudini e modi di pensare. Ala al-Aswani sa raccontare, ma lo fa con stile fin troppo asciutto. Le vicende sono frammentate in tanti capitoletti di poche pagine in cui troppi personaggi appaiono e scompaiono e gli eventi si riprendono e si aggiornano, in un percorso tortuoso e confuso che alla fine risulta stancante e difficile da seguire. Ho l'impressione che il libro sarebbe stato migliore se l'autore avesse scelto di dare voce a meno personaggi meglio delineati. Si dice che questo sia il libro in arabo più letto dopo il Corano. Se è così, è decisamente sopravvalutato. Inoltre, ho avuto anche la vaga impressione che sia stato un po' confezionato per piacere anche al pubblico occidentale, inserendovi argomenti di attualità come, ad esempio, il terrorismo.

    Dalla predica dello sheick Shaker: "Islam e democrazia sono due concetti inconciliabili, come l’acqua e il fuoco, la luce e le tenebre."

    said on 

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