Thinking Fast and Slow

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Publisher: Allen Lane

4.1
(481)

Language: English | Number of Pages: 512 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Dutch , Italian , Chi simplified , German , Spanish , Chi traditional , Korean , Portuguese , Swedish

Isbn-10: 1846140552 | Isbn-13: 9781846140556 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: eBook , Paperback , Others

Category: Health, Mind & Body , Philosophy , Social Science

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Book Description
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  • 5

    Un vantaggio competitivo a 10,5 €.

    L'economia è una scienza zoppa e asimmetrica per due motivi almeno. È per definizione intrisa di elementi psicologici e la psicologia è conoscenza ma molto raramente scienza. Poi ad un certo punto del ...continue

    L'economia è una scienza zoppa e asimmetrica per due motivi almeno. È per definizione intrisa di elementi psicologici e la psicologia è conoscenza ma molto raramente scienza. Poi ad un certo punto della sua storia, ha dovuto ipotizzare degli "aggregati" non potendo sommare le singole decisioni economiche di milioni di esseri umani. Il secondo baco è che attinendo a cospicui interessi, questi ne hanno sempre condizionato gli sviluppi teorici.

    Man mano che alcune "leggi" e numerose "previsioni" mostravano deviazioni ben oltre percentuali ragionevoli, quando non l'opposto del verificatosi, gli studiosi hanno incominciato a demolire le premesse degli aggregati di cui sopra.

    Alcune delle premesse "demolite". L'homo oeconomicus è facilmente convertibile da un'occupazione all'altra. (vero nell'Ottocento, ridicolo oggi). L'homo oeconomicus ha accesso alle informazioni necessarie per una decisione razionale. È sempre stato falso, ma da tempo molti accademici si occupano seriamente della teoria dell'asimmetria dell'informazione. La più importante emerge con evidenza pubblica da qualche decennio (privatamente svariati furbacchioni lo sapevano benissimo e nei millenni ci fecero pure i soldi) l'homo oeconomicus (e pure la foemina) è tutt'altro che razionale, o meglio: esistono notevoli ostacoli mentali all'esercizio della razionalità.

    È notevole che la maggioranza dei Nobel per l'economia vadano non più ad inapplicabili matematiche, ma da molti anni... principalmente a quelli che vogliono ridefinire gli aggregati in modo realistico.

    Quindi siamo scemi? Scemi no, ma siamo ancora cacciatori-raccoglitori, le zone dello scibile che esulano dalle problematiche della savana non sono naturalmente accettabili ed elaborabili dalla mente, che spesso sbaglia. Oggi queste euristiche sono errori, 50000 anni fa sono state la differenza tra mangiare e farsi mangiare.

    Nella mente lavorano due sistemi cognitivi. Il veloce sistema 1 che serviva a non farsi ammazzare dalla tigre dai denti a sciabola ed il lento sistema 2, che interveniva nella pianificazione degli spostamenti.

    Questa coppia di neokantiani (nel libro Kahneman ricorda in continuazione il continuo contributo talvolta superiore del suo collega Amos Tversky, morto prematuramente) s'è messo di buona a vedere come ragioniamo e percepiamo realmente, scoprendo una serie di "bias", oggi noti anche al di fuori dell'ambiente:

    Ancoraggio. La tendenza a prendere decisioni, ad “ancorarsi”, ossia far affidamento su un solo aspetto, preso oppure parte delle informazioni a disposizione
    Bias della disponibilità. La tendenza a sopravvalutare la possibilità che si verificano avvenimenti che sono piú disponibili nella nostra memoria, il che dipende da quanto quei ricordi sono recenti o insoliti o carichi emotivamente.
    Bias di conferma. La tendenza a cercare, interpretare, concentrarsi su e ricordare i dati che confermano i nostri pregiudizi.
    Effetto Framing. La tendenza a trarre conclusioni diverse dalla stessa informazione, a seconda di come o da o con chi ci viene presentata.
    Bias dell’ottimismo. La tendenza ad essere eccessivamente ottimisti, sovrastimando esiti favorevoli.
    Errore di pianificazione. La tendenza a sovrastimare i benefici e sottostimare costi e tempi necessari allo svolgimento del lavoro.
    Bias dei costi irrecuperabili o dell’avversione alle perdite. La disutilità legata alla perdita di un oggetto é considerata maggiore dell’utilità associata all’acquisizione dello stesso. (Jacobstein et al.)

    Non hanno "scoperto" tutti questi pregiudizi o errori sistematici. Per alcuni di questi, retori e madri accorte e i provvidi padri istruivano i figli o gli allievi alle contromisure da millenni. "A Natale Andiamo dalla Zia o Li invitiamo Qui?" è un tipico trucco retorico che sfrutta il framing ovvero le opzioni precostituite. Per rispondere "A Natale Io Vado A Sciare, La Zia, La Nonna, gli Affini In Visita e Cuginame e Nipotame Vario e Assortito Godeteveli Voi." Occorre – oltre al reddito necessario - un addestramento.
    Semplice in questo caso, molto più complesso nel caso dei bias statistici, perniciosi anche se non fate statistiche, si parla di probabilità: da quella che piova a quella che vostro figlio si trovi non nella classe prescelta ma nella discarica scolastica. Cose serissime, bachi gravi che influiscono anche se non ci credete.

    E quanto sono pericolosi e per quanta gente Tversky e Kahneman hanno cominciato a misurarlo. Ovvero non sono rischi della borghesia ebraica di fine '800, come accadde di alcune teorie freudiane, oggi derubricate da psicologia a sociologia, ma sono scienza robusta. La psicologia cognitiva è una delle poche novità dopo gli immensi Kant e Freud in merito al funzionamento reale della mente.

    La misurabilità di questi effetti non è un di più. È una novità che cambia la natura di questi studi. Se il grande Bernoulli - un matematico del Settecento - ha visto applicare la sua equazione sui fluidi al volo degli aerei, ma sopravvivere una fallace interpretazione statistica per oltre due secoli, è proprio per uno dei bachi descritti qui.

    Il libro è a metà tra il trattato (dopotutto sono 500 pagine, talvolta prolisse) e il manuale applicativo: premessa, sviluppo, dubbi e obiezioni accademiche, sintesi finale ed esempi riassuntivi tratti dalla vita comune, non da casi di scuola o laboratorio.

    ***

    Utilissimo; non vi garantirà un vantaggio competitivo assoluto ma, già ad una rapida lettura, almeno molte cautele verso quelli che approfittano contro noi di questi bachi.

    Curiosità. Negli ultimi capitoli Kahneman introduce i suoi nuovi campi di studio. La percezione del tempo e della felicità, e la differenza tra i sue sé: il sé esperienziale e quello mnemonico. Differenza che accoppiata ai due sistemi cognitivi, crea un modello vasto e forse intrinsecamente imprevedibile dell'essere umano: nemmeno dai Big Data, oltre a far capire che Borges e Proust non erano proprio due fessacchioni, le sue nuove ricerche avrebbero interessato e deliziato moltissimo Wallace.

    Ma sono tutti ebrei quelli che si occupano di psicologia cognitiva? Tutti no, Simplicio. In Italia c'è il grande Piattelli Palmarini (non è un caso che il malcapitato abbia scritto un volumetto per divulgare Kant ai piccini). Ma l'affollarsi di ebrei nelle cose serie è nota: in una ridotta zona del mondo ci stanno otto milioni di persone che si ispirano qui (Kahneman è un consulente di agenzie israeliane) circondati da quattrocento milioni – con proporzionali risorse militari - che si ispirano ai bias: anche attaccando di sorpresa e con forze molto maggiori solitamente perdono.

    http://2.bp.blogspot.com/-4Ro_idS2t4c/US4HmgmCv1I/AAAAAAAAABg/Azeubs3abQA/s1600/israel_surrounded2.jpg

    Mentre lo leggevo ho visto che Brian Eno ('braɪ.ən ˈinəʊ), aderendo al boicottaggio, non suonerà più in Israele.
    Se ne faranno una ragione.

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  • 5

    Pensieri lenti e veloci - Daniel Kahneman

    Premio Nobel 2001 per l'Economia con Amos Tversky (economista). Insegna Psicologia dei processi decisionali a Princeton. Lo leggo in lingua originale dal 2007-2008 (scriveva con Tversky a cui questo l ...continue

    Premio Nobel 2001 per l'Economia con Amos Tversky (economista). Insegna Psicologia dei processi decisionali a Princeton. Lo leggo in lingua originale dal 2007-2008 (scriveva con Tversky a cui questo libro è dedicato, in memoria). Dunque per me questa non è una novità. E' un libro lungo, dettagliato, non furbo per la divulgazione rivolta ai lettori in generale, E' più un libro scientifico. Però è una miniera di informazioni molto, molto utili. Dategli una sbirciata, ne vale la pena. A piccole dosi, ogni tanto. I bias... Cominciare a familiarizzare con questa parola (tradurremmo all'incirca con "errori cognitivi") è illuminante. Ecco, un libro illuminante. E utile.

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  • 5

    Che libro!

    Libro suggerito durante un corso di lavoro (lavoro nel mondo della Finanza..), incuriosito dal cosa potesse servirmi, ho immediatamente acquistato il libro e.. Wow! Che viaggio nella mente umana!! ...continue

    Libro suggerito durante un corso di lavoro (lavoro nel mondo della Finanza..), incuriosito dal cosa potesse servirmi, ho immediatamente acquistato il libro e.. Wow! Che viaggio nella mente umana!!

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  • 0

    Kahneman l'unico psicologo premio Nobel (per l'economia nel 2002) è un piacere da leggere.
    La sua analisi delle due modalità di pensiero e dell'illusione di considerarci esseri razionali è semplice, p ...continue

    Kahneman l'unico psicologo premio Nobel (per l'economia nel 2002) è un piacere da leggere.
    La sua analisi delle due modalità di pensiero e dell'illusione di considerarci esseri razionali è semplice, precisa, illuminante.

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  • 5

    Imprenditori della disponibilità

    A volte i legislatori e gli organismi di regolamentazione si mostrano troppo sensibili alle preoccupazioni irrazionali dei cittadini, sia per calcolo politico sia perché tendono ad avere gli stessi bi ...continue

    A volte i legislatori e gli organismi di regolamentazione si mostrano troppo sensibili alle preoccupazioni irrazionali dei cittadini, sia per calcolo politico sia perché tendono ad avere gli stessi bias [errori sistematici] cognitivi di tutti.
    Sunstein e un suo collaboratore, il giurista Timur Kuran, hanno coniato un’espressione per definire il meccanismo attraverso il quale i bias si infiltrano nella politica: «cascata di disponibilità». Essi osservano che, nel contesto sociale, «tutte le euristiche [scorciatoie mentali] sono uguali ma la disponibilità è più uguale delle altre». […]. In particolare, un’idea è spesso giudicata importante in base alla fluidità (e alla carica emotiva) con cui viene in mente.
    Una cascata di disponibilità è una catena autoalimentata di eventi, che può iniziare dalle notizie mediatiche su un evento relativamente minore e condurre al panico generale e a un’azione del governo su larga scala. In alcune occasioni, una storia mediatica riguardante un rischio cattura l’attenzione di un segmento di pubblico, che si allarma e preoccupa. La reazione emozionale diventa una storia di per se stessa, inducendo ulteriore copertura mediatica, la quale a sua volta produce sempre maggiore preoccupazione e coinvolgimento. Il ciclo è a volte accelerato deliberatamente da «imprenditori della disponibilità», individui o organizzazioni che operano allo scopo di assicurare un flusso continuo di notizie allarmanti. Il pericolo viene sempre più esagerato a mano a mano che i media competono tra loro per produrre titoli sensazionalistici. Gli scienziati e altre persone che cercano di mitigare la paura e lo scandalo crescenti attirano pochissima attenzione, perlopiù ostile: chiunque affermi che il pericolo è sopravvalutato è sospettato di partecipare a un «odioso tentativo di insabbiamento». Il problema assume importanza politica perché è nella mente di tutti, e la risposta del sistema politico è guidata dall’intensità del sentimento pubblico. La cascata di diponibilità ha ormai resettato le priorità. Altri rischi, e altri modi di utilizzare le risorse per il bene generale, si sono tutti dissolti sullo sfondo.

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  • 4

    Abbindo labili

    Se è vero che l’esperienza mnemonica, l’ultima sua parte in specie, governa il giudizio, allora il testo è per me piuttosto schematico. Se però ripenso all’inizio e lo valuto col sistema 2, allora è u ...continue

    Se è vero che l’esperienza mnemonica, l’ultima sua parte in specie, governa il giudizio, allora il testo è per me piuttosto schematico. Se però ripenso all’inizio e lo valuto col sistema 2, allora è un bel libro, dissacrante le nostre più care suggestioni di razionalità applicata. Se anche considero però come ritenga falso che ci siano giornate dalla mano calda nel basket, allora penso che sia sbagliato – troppo confidente nell’analisi statistica – in alcune conclusioni, e forse in di più.

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  • 5

    FORSE CHE SI FA QUELLO CHE SI PUO'

    Se escludiamo i romanzi - e del resto questo libro non è un romanzo - sono seriamente tentato di considerarlo uno dei libri più belli che abbia mai letto.
    "Bello" è un po' vago, direi interessante, ut ...continue

    Se escludiamo i romanzi - e del resto questo libro non è un romanzo - sono seriamente tentato di considerarlo uno dei libri più belli che abbia mai letto.
    "Bello" è un po' vago, direi interessante, utile, vero. Ecco, a me sembra che dica tutte cose vere.

    Mi ci sono imbattuto per caso in una libreria di Pavia qualche mesetto fa. L'ho guardato, sfogliucchiato, annusato, e poi l'ho lasciato lì.
    Ma la volta successiva in cui sono andato nella stessa libreria, dopo averlo sbirciato di nascosto ancora un po', riannusato e risfogliucchiato, non me lo sono lasciato sfuggire.
    Aver letto che l'autore ha vinto il premio Nobel ammetto che mi abbia dato più fiducia, perché quando vedo questi libri nel reparto "psicologia" qualche dubbio sulla validità/scientificità/solidità dei contenuti mi viene sempre.

    E sì, perché è un libro che parla di psicologia. (Certo, certo... applicata all'economia e alla statistica, ma per me è un libro che parla di psicologia.)
    E siccome non sono bravo a raccontare per bene e per filo e per segno le trame dei libri - anche se non è un romanzo, una trama ce l'ha anche lui in fin dei conti - mi limiterò a qualche esempio.

    Ad esempio: se doveste scegliere fra 100 Mila Lire certe o una probabilità del 50% (come dire, lanciare una moneta) di vincere 300 Mila Lire, cosa scegliereste?
    Oppure: se doveste scegliere fra perdere sicuramente 100 Mila Lire, oppure il 50% di probabilità di perdere 300 Mila Lire, cosa scegliereste?
    E via dicendo.
    E qualcuno obietterà: Ma perché "Lire"? Bah... soltanto perché sono un inguaribile nostalgico. Se volete, fate Euro o Dollari, tanto il concetto non cambia.
    E qualcun altro obietterà: Ma ci prendi in giro? Secondo te dovremmo credere che questo qui ha vinto un premio Nobel per dei giochini da brutta copia della Settimana Enigmistica? No, certo. O meglio, e che ne so io?. Forse lo ha vinto anche per questo.
    Ma forse anche perché, a differenza di quanto qualcuno potrebbe aspettarsi - ovvero che alle due domande di esempio che ho riportato sopra competa una risposta esatta, una e una sola risposta esatta, come è giusto che sia e come è sempre stato e come dev'essere nei secoli dei secoli amen - ecco, in realtà il Signor Kahneman la prende un po' più alla lontana.

    Ovvero, si è preso la briga di fare le stesse domande a tante persone e di annotarne le risposte. E poi si è preso la briga di fare anche molte ma molte altre domande a tante altre persone, e di leggerne le risposte, e di ragionarci un po' su. E insomma, senza star qui a dilungarmi troppo - perché ve l'ho già detto che non sono bravo - alla fine si è accorto che tranne qualche caso raro (patologico? fisiologico? non lo so. Ma raro, sì) di persone, quasi tutti noi non diamo risposte razionali a queste domande. La maggior parte delle persone - me compreso, ma anche la mia morosa, i miei colleghi e mia mamma (mio papà no, lui è un caso raro e non aggiungo altro) - non diamo risposte razionali a queste domande... e scegliamo la certezza di 100 Mila Lire (o Euro, o anche Sterline se preferite) al 50% di probabilità di vincerne 300. E questo non è del tutto razionale, se avete studiato un pochino di statistica. E le stesse persone scelgono di rischiare al 50% di perdere 300 Mila Lire (o affini) invece di perdere sicuramente solo 100 Mila Lire (eccetera eccetera).

    E voi direte: E allora?
    E io rispondo: e allora niente.
    Però inizio a pensare che dovremmo smetterla di pensarci furbi, o più furbi, o troppo furbi, o ancora intelligenti, o più intelligenti, o troppo intelligenti quando prendiamo le varie decisioni della nostra vita.
    A volte ci sbattiamo di brutto per trovare la scelta migliore, quella che in base ai nostri calcoli dovrebbe ottimizzare il nostro guadagno o risparmio, ma poi buttiamo tutto al cesso perché ci lasciamo condizionare da paure o speranze. Che ci sono sempre state e ci saranno sempre, e benedette siano, sia chiaro! Ma è buffo vedere come ci affanniamo a volte ad atteggiarci a quelli saggi belli e intelligenti, magari - anzi quasi sicuramente - prendendo in giro con supponenza e compassione le scelte così palesemente errate degli altri, quando poi, quando arriva il nostro turno, ci comportiamo semplicemente ed esattamente e immancabilmente nello stesso modo!

    Ah, aggiungo un'ultima nota per chi stia ancora leggendo: non pensiate che il libro parli solo di tornaconto economico. Sì, è vero, ne parla spesso, ma se leggete tra le righe capirete bene che i soldi sono solo una metafora di altro. E il capitoletto sull'esperienza, beh, che dire? Si limita a constatare che spesso conta più il ricordo delle nostre esperienze passate, rispetto alle sensazioni effettivamente esperite. Per constatarlo, fa mettere a molte persone le mani in vaschette di acqua fredda. E anche se io non ho (ancora) messo personalmente le mani in quelle vaschette, ho già avuto modo di capire che ha perfettamente ragione.
    Del resto, ci sarà pure un motivo se più o meno tutti, periodicamente, rimpiangiamo le partite a pallone di quando avevamo dieci anni, o le bambole di quando eravamo piccine o, vallo a sapere, perfino delle vecchie banconote da 100 Mila Lire tutte sporche e stropicciate?

    :)

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  • 4

    Illuminante... a metà

    E' un libro che propone molti spunti interessanti su come le nostre scelte di tutti i giorni siano il più delle volte guidate dall'istinto e dall'intuito piuttosto che dalla razionalità, anche se spes ...continue

    E' un libro che propone molti spunti interessanti su come le nostre scelte di tutti i giorni siano il più delle volte guidate dall'istinto e dall'intuito piuttosto che dalla razionalità, anche se spesso siamo convinti del contrario.
    Ho trovato illuminante la prima metà del libro, dove con un linguaggio molto lineare e chiaro lo scrittore spiega il maniera chiara il modo in cui il nostro cervello si comporta di fronte a diverse situazioni, chiarendo meccanismi mentali che ai più sono sconosciuti. La seconda parte invece a mio parere è troppo tecnica e prolissa, diciamo che mi sarei accontentato di una sintesi molto stringata di alcuni argomenti trattati, tant'è che devo ammettere di avere saltato qualche pagina.

    said on 

  • 4

    Il mammasantissima dell'analisi decisionale

    Consiglio la lettura di questo libro, ma con la predisposizione a prepararsi ad un libro corposo: linguaggio sempre piuttosto semplice ma corposo. Fiero di averlo letto: probabilmente dovrei rileggerl ...continue

    Consiglio la lettura di questo libro, ma con la predisposizione a prepararsi ad un libro corposo: linguaggio sempre piuttosto semplice ma corposo. Fiero di averlo letto: probabilmente dovrei rileggerlo con maggiore attenzione. Ma intanto l’ho letto almeno una volta!

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