This Business of Living

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Publisher: Peter Owen Ltd

4.4
(1193)

Language: English | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) Spanish , French , Italian

Isbn-10: 0720688787 | Isbn-13: 9780720688788 | Publish date: 

Also available as: Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
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  • 4

    "Proprio a te doveva accadere di concentrare tutta la vita su un punto, e poi scoprire che tutto puoi fare tranne vivere quel punto."

    said on 

  • 5

    Delirante

    Frammentario e fortemente lacunoso, talvolta lapidario e sentenzioso. Il suo misoginismo è davvero sgradevole. Alcuni passaggi sono piuttosto volgari, al limite dell'indecenza.
    Emerge la figura di un ...continue

    Frammentario e fortemente lacunoso, talvolta lapidario e sentenzioso. Il suo misoginismo è davvero sgradevole. Alcuni passaggi sono piuttosto volgari, al limite dell'indecenza.
    Emerge la figura di un uomo solitario, esigente con sé e con gli altri. Egocentrico. Patetico. Esasperato e depresso.

    said on 

  • 0

    Non sono riuscita a dare cinque stelle a Pavese e al suo diario. Questo Zibaldone mi ha scioccata, forse anche perché letto in un periodo difficile della mia vita: Pavese è un critico severo della vit ...continue

    Non sono riuscita a dare cinque stelle a Pavese e al suo diario. Questo Zibaldone mi ha scioccata, forse anche perché letto in un periodo difficile della mia vita: Pavese è un critico severo della vita, e questa amarezza lo aiuta a cogliere i punti più dolorosi dell'esistenza umana con una precisione bruciante. Sì, bruciante, perché il cuore ti brucia quando leggi queste pagine, ti brucia, come quando già conosci la meta e ogni indizio che cogli durante il percorso è una fitta adrenalinica, quando tutto il tuo corpo urla: "Non farlo, c'è ancora speranza!!!". Ma la speranza non c'è più, e questo viene espresso in maniera lapidaria nella chiusura del diario:

    Tutto questo fa schifo.
    Non parole. Un gesto. Non scriverò più.

    E per un uomo la cui vita era interamente costruita sulla scrittura, questi punti fermi hanno un significato ben preciso, non detto (sebbene lo avesse già fatto in precedenza), ma categorico. Non scriverò, perché ho deciso di morire.

    Per questo non posso dare cinque stelle a questo diario: è stato troppo doloroso, è stato come assistere alla morte di un uomo, e la morte di un uomo non si vota.

    said on 

  • 4

    "Il mestiere di vivere", la raccolta dei diari di Pavese, s'interrompe a qualche giorno da quel maledetto 27 agosto del 1950. Le ultime pagine, quel che resta dei suoi ultimi giorni, mi hanno svuotata ...continue

    "Il mestiere di vivere", la raccolta dei diari di Pavese, s'interrompe a qualche giorno da quel maledetto 27 agosto del 1950. Le ultime pagine, quel che resta dei suoi ultimi giorni, mi hanno svuotata.
    Rabbia, rifiuto, dispiacere. Perché perché perché.
    Non sono in grado di capire, purtroppo o per fortuna. So solo che gli ho detto grazie, ad alta voce, quando al 16 agosto ho letto: La mia parte pubblica l'ho fatta - ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti.
    È assolutamente vero, Cesare. E per questo ti ringrazio.
    Grazie per ciò che ci hai lasciato.
    Grazie per chi hai salvato.

    said on 

  • 5

    26 nov.

    Perché dimentichiamo i morti? Perché non ci servono più.
    Un triste o un malato lo dimentichiamo - respingiamo - in ragione della sua inservibilità psichica o fisica.
    Nessuno mai si abbandonerà ...continue

    26 nov.

    Perché dimentichiamo i morti? Perché non ci servono più.
    Un triste o un malato lo dimentichiamo - respingiamo - in ragione della sua inservibilità psichica o fisica.
    Nessuno mai si abbandonerà in te, se non ci vedrà il suo tornaconto.
    E tu? Credo di essermi abbandonato una volta disinteressatamente. Quindi non debbo piangere se ho perduto l'oggetto di quell'abbandono. Non sarei più stato disinteressato, in questo caso.
    Eppure, a vedere quanto si soffre, il sacrificio è contro natura. O superiore alle mie forze. Non posso non piangere. E piangere è cedere al mondo, è riconoscere che si cercava il tornaconto.
    C'è qualcuno che rinuncia pur potendo avere? Questa carità non è altro che l'ideale dell'impotenza.
    E allora, basta con la virtuosa indignazione. Se avessi avuto denti e astuzia avrei raccolto io la preda.
    Ma questo non toglie che la croce del deluso, del fallito, del vinto - di me - sia atroce a portare. Dopotutto il più famoso crocefisso era un dio: né deluso né fallito né vinto. Eppure con tutta la sua potenza, ha gridato "Eli". Ma poi si è ripreso, e ha trionfato, e lo sapeva prima. A questo patto, chi non vorrebbe la crocefissione?
    Tanti sono morti disperati. E questi hanno sofferto più di Cristo.
    Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente.

    said on 

  • 3

    Nella pagine di Pavese rientrano considerazioni generali sulla vita, la morte, il suicidio, il dolore, riflessioni sulla letteratura, sulla divinità, sulla giovinezza e violenti sfoghi contro donne ma ...continue

    Nella pagine di Pavese rientrano considerazioni generali sulla vita, la morte, il suicidio, il dolore, riflessioni sulla letteratura, sulla divinità, sulla giovinezza e violenti sfoghi contro donne mai nominate. Ma Il mestiere di vivere è prima di tutto un diario letterario. Cesare Pavese si interroga continuamente sulla funzione della letteratura, sulle scelte contenutistiche e stilistiche, sulla filosofia che le sorregge, sulla creazione di un'opera poetica unitaria, in un continuo intreccio fra arte e vita.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/08/il-mestiere-di-vivere-pavese.html

    said on 

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