Tifone

Audiolibro

Di

Editore: Il Narratore Audiolibri

3.8
(1059)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8888211551 | Isbn-13: 9788888211558 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Il mare è calmo e piatto. La nave procede tranquilla verso il porto di Fu Chou. Ma a un certo punto succede qualcosa di strano: la superficie del mare comincia a muoversi in modo inatteso. Un'onda bassa, lunghissima e lenta si muove verso la nave. Poi un'altra un po' più grande... e poi altre e altre ancora, sempre più alte e forti e frequenti. E quando finalmente l'equipaggio realizza cosa sta succedendo, ormai è troppo tardi per cambiare la rotta: la nave è diretta verso un tifone tropicale d'inaudita violenza. L'unica speranza di sopravvivere, secondo il capitano Mac Whirr, è di entrarci dentro e superarlo in fretta. Ma oltre alla furia del mare, dovrà affrontare l'ostilità del suo equipaggio, e soprattutto del giovane primo ufficiale Jukes...
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  • 5

    Del 1902.
    C'è qualcosa, nei personaggi e nell'empatia che Conrad prova per loro, che è affascinante. L'avventura, di per se stessa, non è chissà che. C'è altro, più profondo, che mi ha fatto amare anc ...continua

    Del 1902.
    C'è qualcosa, nei personaggi e nell'empatia che Conrad prova per loro, che è affascinante. L'avventura, di per se stessa, non è chissà che. C'è altro, più profondo, che mi ha fatto amare ancora una volta (l'ho già letto da adolescente) questo breve romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconto perfettamente calibrato per lunghezza e contenuti. Non contiene una parola di troppo, e ciò davvero vuol dire tanto.
    L'ho amato moltissimo nella traduzione di Alda Politzer.

    ha scritto il 

  • 4

    ... mi spiacerebbe perderla ...

    Sul finire dell’estate di un imprecisato anno di fine Ottocento, sul mar della Cina Meridionale, il piroscafo Nan-Shan arranca alla volta del porto di Fu-chou. La nave batte bandiera siamese, ma è sta ...continua

    Sul finire dell’estate di un imprecisato anno di fine Ottocento, sul mar della Cina Meridionale, il piroscafo Nan-Shan arranca alla volta del porto di Fu-chou. La nave batte bandiera siamese, ma è stata costruita solo qualche anno prima negli arsenali di Dumbarton, in Inghilterra, e la comanda il tetràgono Capitano MacWhirr, un incrocio tra Peter Sellers/Chance the Gardener di Oltre il giardino e il Gregory Peck/Capitano Achab di Moby Dick. La nave trasporta merci e un ‘carico’ di duecento coolies(1) cinesi, che tornano ai villaggi nella provincia di Fu-chien, dopo qualche anno di lavoro in varie colonie tropicali. Il tempo è sereno, ma terribilmente afoso e senza vento; la continua discesa del barometro e un mare stranamente agitato non fanno presagire nulla di buono. Jukes, il giovane primo ufficiale, prova a suggerire di porre la prora a levante, per aggirare così il maltempo che si profila all’orizzonte. Ma il capitano, preoccupato del possibile ritardo, ”più di quattro quarte fuori rotta!”, decide di andare incontro al Tifone ...
    ... «Il suo grido risuonò come uno squillo d’allarme, tra le pareti metalliche della sala macchine. Verniciate di bianco, le pareti si innalzavano, inclinate a mo’ di tetto, verso la penombra dell’osteriggio; e tutto quell’ampio spazio somigliava all’interno d’un monumento, diviso in piani da griglie di ferro, con luci vacillanti a diverse altezze, e una massa d’ombra esitante al centro, tra il verticale agitarsi del macchinario sormontato dalla mole immobile dei cilindri. Un risuonar forte e selvaggio, fatto di tutte le voci dell’uragano, incombeva sul quieto calore dell’aria. l’ambiente odorava di metallo rovente e di olio, ed era offuscato da un tenue velo di vapore. I colpi di mare lì dentro sembravano passare da parte a parte con una scossa sorda e rintronante. Sul lucido dei metalli tremavano bagliori, come bianche lingue di fiamma; dal pagliolato sbucavan fuori una dopo l’altra le enormi manovelle in un lampeggiar d’ottone e d’acciaio – quindi sparivano ancora; mentre le bielle, dalle grosse articolazioni, simili a membra di scheletro, sembravano spingerle giù e di nuovo tirarle su con una precisione irresistibile. E più in fondo nella penombra altre bielle sgattaiolavano con decisione avanti e indietro, ciondolavano teste a croce, dischi metallici, scivolavano dolcemente l’uno sull’altro, lenti e regolari, in un gioco d’ombre e di luci. Talvolta quei movimenti poderosi e sicuri rallentavano tutt’insieme, quali funzioni d’un organismo vivente, colpito da un subitaneo accesso di languore; e gli occhi del signor Rout brillavano più cupi nel volto pallido e allungato. Egli combatteva la sua battaglia in pantofole di panno. Una giacchetta corta e lucida gli ricopriva appena le reni, e i bianchi polsi gli uscivano dalle maniche corte, quasi che il pericolo l’avesse fatto crescere, gli avesse allungato le membra, aumentato il pallore, infossati gli occhi.»
    Siete pronti? Indossate la cerata e calcate bene in testa il vostro sud-ovest. Preparatevi, inizia l’Avventura ...

    (1) Da Wikipedia: I "coolie" asiatici della fine del 1880 e dell'inizio del Novecento venivano utilizzati negli USA, in Australia, in Nuova Zelanda e nella Indie occidentali, come operai sfruttati nei lavori più umili e pesanti che gli occidentali non volevano fare. Lavoravano molte ore al giorno e venivano pagati poco e di rado, spesso trattati in modo ingiusto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Una perla di rara bellezza.
    La Natura e la sua forza distruttrice raccontate con grande intensità in una prosa ricca e chiara per quanto densa di termini tipici del linguaggio marinaresco .
    Ben deline ...continua

    Una perla di rara bellezza.
    La Natura e la sua forza distruttrice raccontate con grande intensità in una prosa ricca e chiara per quanto densa di termini tipici del linguaggio marinaresco .
    Ben delineata è la figura del capitano MacWhirr, uno sciocco dalle vedute limitate che dimostra, alla fine, saggezza da vendere. Pennellati, ma con vigore, sono anche le figure del Secondo, del capo macchinista, del nostromo, dei cinesi imbarcati, tutti pezzi fondamentali all'economia del racconto. Straordinaria, infine, è la Natura, dipinta con tutte le gradazioni del nero, del blu, del grigio, del bianco, ossia con i colori tipici della tempesta: una creatura indomita che non si può combattere, solo assecondare.

    ha scritto il 

  • 4

    Prua all'onda

    «Non si lasci scoraggiare da niente», continuò il capitano, borbottando piuttosto in fretta. «La tenga con la prua al mare. Possono dire quello che vogliono, ma le onde peggiori corrono con il vento. ...continua

    «Non si lasci scoraggiare da niente», continuò il capitano, borbottando piuttosto in fretta. «La tenga con la prua al mare. Possono dire quello che vogliono, ma le onde peggiori corrono con il vento. La prua all’onda... sempre la prua all’onda... è questo il modo di cavarsela. Lei è un marinaio giovane. Affronti la tempesta. Ce n’è abbastanza per qualsiasi uomo. Non perda la testa.»

    Che si tratti di governare il timone di un piroscafo battente bandiera siamese o quello della tua vita, il consiglio è validissimo. Prua all'onda, sempre!
    Fatto questo preambolo dettato dall'emozione, devo dire che questo racconto di mare esile e turbinoso mi è piaciuto. Pur conservando tutte le mie riserve su Conrad, il quale tradotto o non tradotto conserva sempre uno stile piuttosto enigmatico, frammentato e bizzarramente imprevedibile, vedo che quando spira la brezza marina il polacco britannico dà il meglio di sè.
    Non so dire quanto mi sia piaciuto il capitano McWhirr, tarchiato quadrato e un po' fesso nella sua stolidità, certamente un personaggio originale per il quale risulta difficile parteggiare sospirosamente; risolve tutto con energia, ma senza un filo di romanticismo. Sa di pesce e di sale, non sa di avventura, ma nonostante tutto ha il suo discreto fascino antieroico.

    ha scritto il 

  • 5

    È uno splendido racconto tipicamente conradiano, dove l’Uomo e il Mare giocano a combattere ben sapendo che nessuno sconfiggerà mai l’altro, ma ciascuno deve all’avversario l’onore delle armi.
    L’”uomo ...continua

    È uno splendido racconto tipicamente conradiano, dove l’Uomo e il Mare giocano a combattere ben sapendo che nessuno sconfiggerà mai l’altro, ma ciascuno deve all’avversario l’onore delle armi.
    L’”uomo” è la straordinaria maestria dell’Autore nel creare ritratti psicologici memorabili; il “mare” è natura nel suo aspetto più materiale (si legge e si sentono gli spruzzi e l’ululato del vento), ma è al tempo stesso luogo del mistero, dell’altrove, spazio puramente immateriale di confronto con la propria interiorità, in assoluta solitudine anche se si coabita strettamente con i compagni di viaggio. L’uomo e il mare si compenetrano reciprocamente e si invadono, a volte in modo fastidioso o addirittura tragico; ma non esisterebbero l’uno senza l’altro: la vita vera è in mare, mentre sulla terraferma tutto sembra piatto, finto, vuoto.

    L’”uomo” di questo racconto è lo statico capitano MacWhirr, un personaggio enigmatico, spiazzante perché fin dall’inizio vien da chiedersi se ci fa o ci è. Parrebbe stupido, e quindi ne siamo vagamente disturbati: cerchiamo sempre l’eroe, inutile nasconderlo, e solo raramente riusciamo a tollerare l’antieroe, ma questo qui non è né l’uno né l’altro. È uno di quelli che sembrano destinati a navigare in acque calme, nella vita e nel mare, fino a finire dolcemente adagiati su una bara.
    Ma l’Autore accende un campanello d’allarme: le esistenze più banali a volte celano in sé qualcosa di imprevedibile, e un demiurgo pesca a caso nella mischia (il formicaio, splendida immagine) per assegnare i destini più avventurosi: alcune vite piatte hanno in sé un aspetto misterioso, proprio come certi tramonti afosi sul mare in bonaccia.

    Non starò a dire delle meravigliose descrizioni, veri pezzi di grande letteratura dove ancora una volta l’interazione fra uomo e natura è potente e inscindibile: la tempesta condiziona il carattere dei marinai, il vento isola l’uomo dai propri simili, l’uragano –questa forza che sradica alberi e fa impazzire i mari- si scontra con un uomo taciturno dal pensiero elementare, che però si rivelerà un grande capitano.

    Da ultimo, in questo connubio fra uomo e natura, non può mancare un’altra essenziale protagonista: la nave, meccanismo perfetto che si umanizza nella tempesta, raccoglie il rombo della burrasca e lo trasforma in urla di uomini impazziti, mentre il cuore pulsante della sala macchine sembra arrestarsi di fronte al pericolo, per poi ricominciare la sua corsa, impaziente di riprendere la lotta.

    Gruppo di lettura divertente, veloce e istruttivo. Lo si trova qui:
    http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3269823#new_thread

    ha scritto il 

  • 4

    Ha affrontato un tifone, ma è il cretino di sempre, come tutti noi.

    In questo romanzo c'è un mirabile equilibrio tra situazioni comiche e situazioni drammatiche che mi ricorda le commedie di Eduardo De Filippo.
    Questo equilibrio comico/drammatico viene proposto da sub ...continua

    In questo romanzo c'è un mirabile equilibrio tra situazioni comiche e situazioni drammatiche che mi ricorda le commedie di Eduardo De Filippo.
    Questo equilibrio comico/drammatico viene proposto da subito. Nelle prime pagine ci viene raccontato il capitano McWhirr che vede l'imbarcazione per la prima volta. Ha davanti un piroscafo, e lui cosa nota? La maniglia difettosa. E come se ne lamenta! Viene preso per pignolo e ottuso.
    Arriva il tifone, e lui? Va a consultare l'Enciclopedia della navigazione alla voce "Typhoon", ma non è ridicolo?
    Per non parlare della faccenda relativa alla bandiera. Per Jukes è degradante che un ufficiale della marina britannica sia costretto a navigare in un piroscafo battente bandiera del Siam. Ne parla a McWhirr, sperando di trovare in lui un complice: eh, capitano? Questa bandiera! Non c'è più mondo! Ma il capitano fa l'indiano: cos'ha che non va, questa bandiera? C'è l'elefante inscritto nel cerchio, è tutto a posto mi pare. E Jukes se ne va via infuriato.
    A un certo punto attacca un discorso motivazionale al timoniere: non è un gioco da ragazzi, solo tu puoi farcela, chiunque altro non riuscirebbe a condurre il piroscafo, pensi di farcela ad andare avanti? E il timoniere, con gli occhi di fuori e la mascella serrata, senza girarsi risponde: Perdio Capitano! Posso andare avanti per sempre, se nessuno mi parla! E McWhirr balbetta qualcosa e lo lascia in pace.

    Abbiamo questi momenti francamente ridicoli, che delineano un capitano antieroe. Esistono veramente poi, gli eroi? Conrad sembra suggerire di no: esistono i boriosi, i saccenti, i mediocri, i dimessi, i vanagloriosi, gli idealisti (e nota bene, gli idealisti di Conrad fanno sempre grosse stupidaggini, alla prova dei fatti si rivelano inadeguati, vedi Jukes e Lord Jim). Eroi senza macchia in fulgida armatura e vincenti, non ce n'è in Conrad.

    Ma succede che McWhirr, in situazioni particolarmente drammatiche, si ritrovi ad essere quello che rimette la nave sulla rotta. Lo fa diverse volte, con tocchi quasi impercettibili. Il ko al terzo ufficiale disfattista, una frase di incoraggiamento a Jukes, uno stop alla sala macchine.
    Li notano in pochi, questi gesti, ma sono là.
    Poi, di solito arriva la situazione ridicola, per sdrammatizzare, per riportare tutto su un piano antieroico.

    Alla fine di tutto, quando la barca è in porto, i coolies salvi, i soldi redistribuiti e il secondo va via sconfitto, quando è maggiore il rischio di glorificare McWhirr, che fa il nostro? Piazza la scena della moglie che è, come accade, una nobile decaduta bisognosa di sistemazione, che ha sposato un capitano non certo per amore. Mrs McWhirr è terrorizzata dalla possibilità che questo sconosciuto che manda i soldi a casa, tutt'a un tratto si ripresenti e si piazzi nel SUO letto. Questa vanitosissima signora legge distrattamente la lettera del marito, una riga qua, una là, perdendosi sistematicamente le parti più drammatiche. Me la vedo sbadigliare: yahwn, un'altra lettera di quel noiosone di tuo padre! Andiamo a fare shopping, va'!

    Come a dire: ha riportato la barca in porto, ma è il cretino di sempre, come lo siamo tutti noi. Non lo scordare, o lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    Come sopravvivere nella tempesta? ... basta un pò di understatement....

    Queste poche pagine raggiungono l'empireo conradiano dove per me stazionano da anni "Cuore di tenebra" e "La linea d'ombra". Ma questo libro vi arriva per meriti quasi opposti: non c'è la grandezza de ...continua

    Queste poche pagine raggiungono l'empireo conradiano dove per me stazionano da anni "Cuore di tenebra" e "La linea d'ombra". Ma questo libro vi arriva per meriti quasi opposti: non c'è la grandezza del male, nè la impalpabilità della transizione esistenziale qui - invece uno scontro tra uomo e natura condotto nei termini inaspettati di un nascondimento, di una sottrazione, di un sparizione dell'uomo prometeico in favore dell'uomo silenzioso, senza immaginazione, senza volontà : MacWhirr è una figura unica nella letteratura, da affiancare a Bartleby nella sua complessità senza parole, nella sua ambiguità così semplice....

    ha scritto il 

  • 4

    Conrad forever

    Il capitano di lungo corso Tom (sì, si chiama Tom, un asino, come dice il padre svelandocene il nome e l’unanime giudizio) Mac Whirr è proprio simpatico. Non è un competitor per cui non può essere un ...continua

    Il capitano di lungo corso Tom (sì, si chiama Tom, un asino, come dice il padre svelandocene il nome e l’unanime giudizio) Mac Whirr è proprio simpatico. Non è un competitor per cui non può essere un rivale. Non lo è per l’aspetto dimesso e nemmeno per personalità dirompente. È un borghese piccolo piccolo ma di coccio. Come i borghesi piccoli piccoli, quelli con il buonsenso antico che non si perdono in cerebralismi e affrontano la vita quotidiana come dei leoni travestiti da agnelli, il nostro eroe ha la meglio su un tifone come non ne aveva mai visti nei mari della Cina. Appartiene alla categoria degli adattivi, quelli che fanno il lavoro sporco lasciando ai poeti i voli pindarici che fanno andare, sì, avanti il mondo ma solo se il mondo continua a esistere! Questo è il Conrad pensiero, un gran pezzo di reazionario se misuriamo il progresso solo in termini “nuovo che avanza”. Ma il nostro si mette a guardare indietro nel momento in cui intuisce che il nuovo sta portando il vecchio continente alla deriva degli irrazionalismi. Tacciato da reazionario perchè guardava ai tempi in cui l’uomo era al centro della società e non uno strumento nelle mani della tecnologia di cui non aveva il controllo, sconoscendone i rapaci manovratori. Diciamo che era un anticapitalista di destra? Diciamo che la sua lezione può essere ancora valida?
    E non si può non fare un pensierino all’uso distorto e ingannevole delle parole.
    Faremo le riforme, siamo i riformatori, gridano dai palchetti sempre approntati mentre il pelo ti si rizza perché sai cosa intendono per riforme. Di conseguenza il reazionario Conrad non lo è visto che intuiva di che lacrime e di che sangue grondavano le magnifiche sorti e progressive che, pochi anni dopo Tifone, mostrarono tutta la loro follia.
    La trama è semplice e racconta la storia di un piroscafo, il Nan Shan, che nel suo viaggio da sud verso il porto di Fu Chou, con un po’ di carico nelle stive e duecento coolies che tornano ai loro villaggi nella provincia di Fo-kien dopo alcuni anni di lavoro in varie colonie tropicali, subito dopo la partenza, incappa in un tifone.
    È pur vero che ci si chiede perché il cocciuto e dimesso capitano Mac Whirr non abbia aggirato il tifone dal moto circolare e ci sia voluto andare incontro per attraversarlo. Ma Conrad era anche un poeta e aveva bisogno di rappresentarci un uomo che non aveva mai visto, ma più vero di quelli reali. Un piccolo uomo capace di salvare il mondo, anche trascurabile come un bastimento nemmeno tanto grande.
    Con calma e competenza e poche parole – come del resto Marlow in “Cuore di tenebra” che rimette a posto il battello e ripercorre all’indietro la Wilderness con tutto il bagaglio d’orrore a bordo- Mac Whirr affronta la sua Wilderness di vento e marosi e porta in salvo la sua barchetta e soprattutto salva da se stessi e dalla aggressività della ciurma i duecento cooliesi cinesi, per cui non nutre nessun rispetto ma che tratta con giustizia per rispetto dell’ordine e di se stesso.
    Tanta ironia, benevola perché benevolo è il suo sguardo verso gli uomini piccoli piccoli sulle cui spalle poggia il mondo, senza però illudersi che "piccolo" sia sempre sano e bello! Non è Cuore di Tenebre, ma è pur sempre un Conrad signori!

    ha scritto il 

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