Tito Andronico

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.2
(281)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 881717307X | Isbn-13: 9788817173070 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Gabriele Baldini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Vendetta, sangue, mutilazioni, delitti in uno dei testi più violenti e intensi del teatro di Shakespeare.
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  • 4

    Shakespeare incontra il pulp

    TAMORA Sappi dunque, o infelice, che non sono Tamora: ella ti è nemica ed io, invece, ti sono amica. Sono la Vendetta, inviata su dai regni infernali ad alleviare, con il massacro spietato dei nemici ...continua

    TAMORA Sappi dunque, o infelice, che non sono Tamora: ella ti è nemica ed io, invece, ti sono amica. Sono la Vendetta, inviata su dai regni infernali ad alleviare, con il massacro spietato dei nemici tuoi, il morso d'avvoltoio che rode la tua mente. Scendi, e saluta il mio arrivo in questo mondo del tuo benvenuto, conversa meco e di assassinio e di morte. Non vi è cava spelonca o luogo nascosto, né vasta tenebra o valle nebbiosa, in cui il sanguinoso assassinio e l'infame violenza possano acquattarsi compresi di paura, senza che io non li discopra e pronunzi al loro orecchio il nome mio spaventoso: Vendetta, che fa tremare il turpe offensore.

    Del Tito Andronico si dice che sia la prima tragedia in assoluto scritta da Shakespeare. C'è chi dice che nasca solo dall'esigenza di racimolare qualche soldo, chi ancora dubita che sia veramente da attribuire a lui la paternità dell'opera. Le perplessità derivano tutte da un unico motivo, ovvero la violenza che domina queste pagine. Una violenza che non si ritrova in nessuna delle tragedie successive, una violenza che domina su ogni altro aspetto: indagine psicologica dei personaggi, trama, persino sulla poeticità della parola; perciò si dice che Shakespeare, con questo dramma in cinque atti, non puntasse ad altro che intrattenere la corte elisabettiana con uno spettacolo facile ed eccessivo. Tuttavia, nonostante sia un'opera grezza se paragonata alle altre, in essa si riscontrano già i caratteri del teatro shakespeariano.
    Come il titolo lascia intendere, il Tito Andronico è ambientato nell'antica Roma. Il protagonista - Tito - è un nobile signore, valoroso combattente, che per molti anni ha difeso ed onorato la sua città battendosi con i barbari Goti, seppellendo ben più di un figlio caduto in guerra. Nel primo atto egli rientra a Roma vittorioso, portando con sé come prigionieri la regina dei Goti - Tamora - ed i suoi tre figli. Il ritorno di Tito coincide col momento in cui i romani stanno per incoronare il nuovo Imperatore: il figlio del reggente defunto, tale Saturnino, reclama il potere in qualità di erede, ma Roma sceglie proprio Tito per ringraziarlo di tutti quegli anni spesi a difendere la città ed i suoi cittadini; Tito, invece, lascia l'alta carica a Saturnino: datemi un bastone per la vecchiaia piuttosto che uno scettro per governare il mondo, dice.
    In segno di ringraziamento e rispetto Saturnino si offre di sposare la figlia di Tito, la bellissima Lavinia, facendo così di lei la sua Imperatrice. Tito acconsente, lieto e soddisfatto e del tutto dimentico che Lavinia era già stata promessa a qualcun altro: Bassiano, il fratello di Saturnino.
    Dal momento che nell'antica Roma dare la propria parola costituiva quasi sempre un vincolo obbligatorio, non rispettarla era una grave colpa di cui macchiarsi. Per proteggere il nome degli Andronici dall'onta della vergogna i figli di Tito assieme a suo fratello Marco nascondono subito Lavinia, così da permetterle di sposare Bassiano come stabilito.
    Ovviamente, a questo punto Tito risulta colpevole di fronte all'Imperatore e per questo si infuria coi suoi famigliari che l'hanno - secondo lui - disonorato di fronte a tutta Roma. Nella baraonda che segue, Tito uccide uno dei suoi figli e l'Imperatore Saturnino decide di sposare Tamora, la regina dei Goti, la quale fin da subito inizia ad esercitare la propria influenza: convince l'Imperatore ad aver pietà di Tito, affinché lei possa tramare una vendetta più lenta e spietata per punirlo d'averla fatta prigioniera e soprattutto di non aver mostrato pietà davanti alle sue suppliche di non uccidere suo figlio, giustiziato da Tito appena arrivati a Roma.
    E se Tamora è spietata il suo amante, il Moro Aronne, lo è cento volte di più: è un personaggio meschino che si nutre di cattiveria, gode davanti allo scorrere del sangue e alle sofferenze altrui. E' lui ad attuare uno dei piani più crudeli dell'intera tragedia.
    Aronne progetta la morte di Bassiano - fratello dell'Imperatore e ora marito di Lavinia - e fa in modo che dell'omicidio siano incolpati i figli di Tito che saranno per questo condannati a morte; come se non bastasse incoraggia i figli di Tamora a soddisfare la loro lussuria sulla castità della povera Lavinia.
    Tamora non li ferma, anzi li incita a perpetrare lo stupro. Sono le pagine più dure da leggere quelle in cui Lavinia, capendo cosa le sta per succedere, implora Tamora di ucciderla e gettare il cadavere in un fiume ma di risparmiarla dalla violenza dei figli in nome di una solidarietà femminile; e porti tu volto di donna?, le dice quando questa si rifiuta sprezzante di risparmiarle la vergogna.
    Dopo lo stupro, i colpevoli tagliano a Lavinia la lingua e le mani, cosicché non potrà spiegare a nessuno cosa le è successo, e si allontanano deridendo quelle nuove infermità.
    Così il vecchio Tito si ritrova con la bella figlia mutilata e rovinata per sempre, due figli messi a morte e l'unico che gli resta - Lucio - esiliato da Roma per aver minacciato di vendicare i fratelli. A questo punto siamo ancora soltanto a metà dell'opera, perché dopo aver versato lacrime amare sui sanpietrini di Roma gli Andronici si rialzeranno e perpetreranno la loro vendetta sulla regina Tamora, sull'Imperatore Saturnino, sul Moro Aronne.
    In questo tripudio di mani mozzate, donne violate, gente pugnalata e scene di cannibalismo (sì, c'è anche questo) si trovano già vari elementi interessanti.
    La regina Tamora anticipa le grandi donne del teatro shakespeariano, come Lady Macbeth; allo stesso modo nel Moro Aronne e nelle sue losche trame sono abbozzati i tratti del più maturo e riuscito Iago.
    Il Tito Andronico è un'opera che ruota attorno al tema della vendetta, una vendetta che però non arriva mai al dunque, perché una volta attuata non fa che chiamare altra vendetta: sangue chiama sangue.
    Sembra quasi che debbano morire tutti, anche coloro che son stati solo vittime, per poter mettere fine a questo sciagurato circolo vizioso. Un nuovo giorno sarà possibile solo quando i morti saranno sotto terra e sarà nelle mani di uno dei pochi Andronici rimasti: Lucio.
    Tanti sono i riferimenti al mondo classico. Molti dei personaggi o delle vicende possono paragonarsi a quelle di Omero, mentre esplicitamente menzionate sono le Metamorfosi di Ovidio, le quali addirittura sono affannosamente sfogliate dai moncherini di Lavinia che cercano la storia di Filomela, attraverso la quale poter spiegare di quale violenza è stata vittima.
    Certo non è una lettura consigliabile a chi ha uno stomaco debole. Non è divertente, non è particolarmente leggera. Ma come sempre mi è accaduto con i testi di Shakespeare una pagina tira l'altra, e al massimo in un paio di giorni il sipario cala sulla scena.
    Capisco che venga vista come un'opera grezza rispetto alle altre, e vedo da me che è un'opera che punta più sulla spettacolarità che sul contenuto; tuttavia avendo studiato Diritto Romano so bene che gli antichi latini non erano esattamente un popolo mite dolce e pacifico e sarà per questo che non ho trovato niente di surreale nelle barbarie che i personaggi s'infliggono a vicenda.
    Il Tito Andronico mi è piaciuto, c'è poco altro da dire. L'ambientazione così nitida, i personaggi feroci e crudeli fino al midollo; la sventurata Lavinia, difficile se non impossibile da dimenticare. E poi Tamora ed Aronne, burattinai meschini ingannati alla fine dalla propria stessa arroganza.
    Uno Shakespeare spietato, brutale, uno splatter classico e innegabilmente intenso.

    ha scritto il 

  • 3

    Pessima tragedia

    Condivido in pieno le critiche dei detrattori: troppi morti, atmosfera troppo lugubre, nessuna morale da trarre, la qualità della poesia è sotto la media. Anche considerandola una farsa, come suggeris ...continua

    Condivido in pieno le critiche dei detrattori: troppi morti, atmosfera troppo lugubre, nessuna morale da trarre, la qualità della poesia è sotto la media. Anche considerandola una farsa, come suggerisce Harold Bloom, c'è poco da fare, perchè si prende troppo sul serio.

    ha scritto il 

  • 5

    Cinque splendidi atti

    Molto bella questa tragedia Shakespeariana, prima di questo ho solamente letto Giulietta e Romeo di Shakespeare, che ho trovato molto bella, ma tornando a Titus credo che sia ingiustamente poco conosc ...continua

    Molto bella questa tragedia Shakespeariana, prima di questo ho solamente letto Giulietta e Romeo di Shakespeare, che ho trovato molto bella, ma tornando a Titus credo che sia ingiustamente poco conosciuta, e il motivo non mi è molto chiaro, si, è un pelo sanguinolenta, ma è anche vero che si tratta di una tragedia. Poi sono proprio gli atti di vendetta e di rivalsa, legati alla perfidia di un diavolo moro, che danno spessore a questa tragedia, e per questo la trovo perfettamente avvincente, dove quando non si trama alle spalle di qualcuno, si piange di disperazione qualcun altro.

    ha scritto il 

  • 5

    titus andronicus

    non avrei mai pensato che parole scritte su carta potessero essere così crude, feroci, cariche di dolore. è raro e forse impensabile che una tragedia, ambientata in un contesto così lontano da noi, l ...continua

    non avrei mai pensato che parole scritte su carta potessero essere così crude, feroci, cariche di dolore. è raro e forse impensabile che una tragedia, ambientata in un contesto così lontano da noi, la roma tardo imperiale, possa colpire, riempire di rabbia e tristezza un lettore del ventunesimo secolo. eppure lo fa, magistralmente lo fa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Il saggio introduttivo mi invita a considerare il Tito Andronico una specie di farsa, un'opera che è allo stesso tempo citazione e parodia della tragedia greco-romana e di contemporanei di Shakespeare ...continua

    Il saggio introduttivo mi invita a considerare il Tito Andronico una specie di farsa, un'opera che è allo stesso tempo citazione e parodia della tragedia greco-romana e di contemporanei di Shakespeare, come Marlowe. Mi spiace, ma non riesco proprio a ridere di una giovane che viene stuprata e mutilata per poi finire uccisa dal suo stesso padre per un atto di presunta pietà, o di figli che vengono cucinati e serviti alla madre durante un banchetto. Non ritrovo nulla del mio adorato Bardo in questo testo, ma, fortunatamente, questo per lui era soltanto l'inizio e col tempo ha saputo fondare le trame delle sue tragedie sulle passioni e sui moti dell'animo umano, piuttosto che su teste e mani mozzate.

    ha scritto il 

  • 5

    Vendetta? Altro che Conte di Montecristo...

    Ho letto questa tragedia sull'onda emotiva suscitatami dall'omonimo film con Anthony Hopkins. All'inizio sono rimasto estasiato dall'immaginazione del Vate; poi, facendo delle ricerche, la mia estasi ...continua

    Ho letto questa tragedia sull'onda emotiva suscitatami dall'omonimo film con Anthony Hopkins. All'inizio sono rimasto estasiato dall'immaginazione del Vate; poi, facendo delle ricerche, la mia estasi è molto rientrata perché ho scoperto che ha ripreso un mito (dell'antica Grecia, se non erro) e l'ha adattato alla sua storia.
    Comunque rimane l'impareggiabile maestria nel fondere prosa e poesia come solo lui sa fare.
    Io adoro il Conte di Monte Cristo, però la sua vendetta, benché tremenda, a confronto di Tito pare quasi una cosa da dilettanti...

    ha scritto il 

  • 3

    L'inizio della tragedia di S.

    La prima tragedia di S. Ne è stata messa in dubbio la paternità ma la teoria non è convincente. Eccessivamente truculento se paragonato alle opere dell'epoca ed alla successiva produzione shakespearia ...continua

    La prima tragedia di S. Ne è stata messa in dubbio la paternità ma la teoria non è convincente. Eccessivamente truculento se paragonato alle opere dell'epoca ed alla successiva produzione shakespeariana, tuttavia l'intreccio e la profondità psicologica di certi personaggi comincia ad emergere

    ha scritto il 

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