Tonio Kröger - La morte a Venezia - Cane e padrone

Di

Editore: Garzanti

4.0
(357)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 249 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000097833 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo , Filosofia

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Descrizione del libro
I tre racconti più ammirati del grande scrittore: una turbata e sofferta iniziazione alla vita e alla letteratura; una disperata e simbolica storia di decadimento; l'affettuosa e ironica descrizione dei rapporti tra uomo e natura.
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  • 0

    Tonio Kröger ★★
    14-06-15/16-06-15
    Primo capitolo... secondo capitolo... terzo capitolo... ok, stava andando bene, devo dire che mi stava attirando. Beh, a partire dal quarto è stata quasi un'agonia fi ...continua

    Tonio Kröger ★★
    14-06-15/16-06-15
    Primo capitolo... secondo capitolo... terzo capitolo... ok, stava andando bene, devo dire che mi stava attirando. Beh, a partire dal quarto è stata quasi un'agonia finirlo .__.
    E' il primo Mann che leggo e non siamo partiti bene noi 2... o forse ho qualche problema con i tedeschi in generale, non so.
    Le atmosfere descritte sono belle e all'inizio mi stavo anche immedesimando in Tonio ma poi l'ho trovato noioso, troppo sofisticato e filosofico e solitamente non sopporto quando ci sono tante descrizioni e pochissimi dialoghi (e viceversa).
    Insomma, oggettivamente è un bel racconto ma NON fa per me. NON è proprio nelle mie corde.
    Comunque darò una seconda chance, almeno le altre 2 opere inserite in quest'edizione le leggo e poi vedrò se continuare il mio percorso con Mann o troncarlo definitivamente.

    La morte a Venezia

    Cane e padrone

    ha scritto il 

  • 4

    "Un borghese smarrito"

    Tonio Kroger

    "In quanto certuni sono costretti a smarrirsi, perchè una via giusta per essi non esiste affatto".
    L'esistenza di Tonio Kroger è un ossimoro già dal suo nome, che tradisce la sua origine ...continua

    Tonio Kroger

    "In quanto certuni sono costretti a smarrirsi, perchè una via giusta per essi non esiste affatto".
    L'esistenza di Tonio Kroger è un ossimoro già dal suo nome, che tradisce la sua origine in parte mediterranea e in parte tedesca: è come una condanna a rimanere sospeso tra la pesantezza malinconica nordica e la leggerezza sensuale italica.
    Dopo un inizio molto malinconico e terreno, in cui già Tonio percepisce l'impossibilità di allinearsi alle persone comuni che attraversano la sua vita, la scelta che gli rimane è quella della letteratura. Una scelta tormentata che lo porta continuamente ad interrogarsi sulla natura e sulle finalità dell'arte in sè e soprattutto sull'inadeguatezza e l'incompiutezza del suo ruolo di scrittore.
    Un viaggio verso i suoi luoghi natali sarà l'occasione non solo per riconciliarsi con la natura composita della sua nascita, ma anche con alcuni fantasmi del suo passato, verso i quali non si è mai sopito il desiderio e l'attrazione.

    "Ma il mio amore più segreto e più profondo è per i biondi, per quelli dagli occhi azzurri, per i fortunati, per gli amabili e i mediocri. Non biasimi quest'amore, Lisaveta: è buono e fecondo. Di desiderio è fatto, e d'invidia malinconica e d'un pochino di disprezzo e di una grande beatitudine casta".

    ha scritto il 

  • 4

    Se mi fosse piaciuto, avrei scritto le mille e una notte?

    Bene, l’avrei dovuto leggere due anni fa quando ho combattuto una vana battaglia (come lo sono sempre, le battaglie che non hanno né tattica né strategia che peraltro, D’Alema docet, non sono sufficie ...continua

    Bene, l’avrei dovuto leggere due anni fa quando ho combattuto una vana battaglia (come lo sono sempre, le battaglie che non hanno né tattica né strategia che peraltro, D’Alema docet, non sono sufficienti per vincere), contro i “bellissimo!splendido! il cor mi batte e l’anima si libra!” rovesciati a piene mani, bocche e occhi teneramente spalancati sulla “Montagna Incantata”, sul punto di franare nel profluvio di complimenti fuor di luogo. Ma no! Mi sgolavo, non al cuore ma alla mente parla e le parla in “ironichese”! Compagni non ne capiremo niente!
    Ma quali pezze d’appoggio avevo? Nessuna pregnante – e i nomi erano grossi- quanto lo stesso Mann che, pur contraddittorio com’è, qualche parola su quel che scrive e come lo scrive, l’ha detta. “ In primavera si lavora male…Perché si sente. E perché è un superficiale chi crede che il creatore debba sentire…Se ci si tiene troppo a quel che si ha d’esprimere, se il cuore pulsa con troppo impeto, allora si può essere certi del fiasco completo”. La mette in bocca a Tonio, che subito(no al II capitolo) mi appare con le fattezze di Proust e non me lo levo dalla mente anche quando vado a guardarmi le foto del giovane Mann, che i baffetti li aveva pure lui, anche i capelli erano scriminati nel mezzo come Proust, ma la boccuccia a cuore, no. Sempre taglienti le labbra, anche del Thomas trentenne. Queste note di fisiognomica a pensarci bene non sono tanto campate in aria. Proust, dieci anni dopo, ha ricambiato Mann facendone il ritratto nel borghese Swann.
    Questo libro -comprato nel ’65 quando non resistevo né agli oscar né ai tascabili ben in vista nell’edicola a fianco del ginnasio- sono sicura di non averlo letto, se non il racconto di mezzo, “Morte a Venezia”, e quando uscì il film di Visconti. O forse no, se ci penso bene, perché il film mi piacque di più.
    Ma è destino che io e Mann non si fili proprio d’amore e d’accordo. Quindi l’ho preso. Un caso. Cercando, nell’ordine agognato e nel disordine fattuale, i racconti di Cechov, e tenendo i “Russi “ e i “Tedeschi” nella stessa sezione della libreria (chissà perché poi), me lo sono trovato in mano e perché no, mi sono detta.
    L’avrò sfogliato cinquant’anni fa e messo a giacere come i bulbi d’inverno, priva com’ero dei fondamentali del giallo, la suspense, in primis, profusa a piene mani da Mann già dalle prime righe a colpi di aspettative e del loro contrario nel ragazzo del titolo. Cosa, se non la suspense, può avermi fatto “bere” in poche ore questo racconto che sa di naftalina, di déjà-vu? E Mann è un maestro della suspense (Cosa succederà a Hans Castorp, ci ripetiamo per seicento pagine).
    Eccomi. Uno scialbo e ricco ragazzino di Lubecca, con le idee confuse- ama Hans e ama Inge, che non lo amano- una cosa sola sa: “che si sarebbe smarrito perché per alcuni non esisteva una giusta strada e che era consapevole che tutte le possibilità dell’esistenza per lui fossero “impossibilità”.
    A quattordici anni, sempre che si arrivi a finire il II capitolo, non si può far altro che chiuderlo e riporlo in quella sezione della libreria dove si mescolano russi e tedeschi facendo i debiti scongiuri.
    Alla mia età, invece, quando si è imparato l’ironichese che supporta la suspense nei fini giallisti, si procede. Quale strada sbagliata prenderà il poveretto? Cosa gli capiterà? Non è ancora tempo di chiedersi come andrà a finire. Il bravo giallista semina indizi ma non si sbilancia.
    Tonio, che appare quattordicenne, ricompare alle soglie dei trent’anni. Ha vissuto in grandi città e nelle terre del sud e Mann ci informa della sua vita alla Dorian Gray. ” Sprofondò nella voluttà e nella passione colpevole”. A trent’anni un libro “siffatto” si chiude, ma a sessanta si ha la pazienza di Giobbe. Dobbiamo credere che il ragazzo ha fatto fortuna come poeta perché ha seguito la potenza dell’intelletto e della parola che sorridente troneggia sulla vita ignara e nuda.” Santa pazienza, ma questo vegeta! Qualcosa succederà, continuo a sperare. Vi abbuono il IV capitolo che, come il sogno di Hans nella Montagna incanta, ha incantato e stimolato la mente e la mano dei critici che di roba ne hanno scritto.
    Il ragazzo mi si fa un ”attimino” simpatico. Ora è tornato a Monaco, si veste a puntino per confondersi tra la folla come un principe in incognito, per non essere additato come un’artista da strapazzo. Lizaveta - il quarto capitolo è un saggio di “poetica” in forma di dialogo con l’amica pittrice- lo taccia di essere solo un borghese smarrito. Non mi accorgo che a questo punto Mann rompe l’equilibrio e procedo in salita, trattenendo il fiato. Lui, il poeta, risentito parte per il nord che è poi la vicinissima Danimarca, ma poteva non partire e la partenza mi fa dire: è la svolta. In albergo a Lubecca, prima d’imbarcarsi, gli chiedono i documenti perché il solito stupido gendarme lo sospetta un ricercato pronto a prendere il largo. Niente, il mio entusiasmo si sgonfia. Basta mostrare una bozza di sue poesie in via di pubblicazione con firma in calce, che gli fanno tante scuse. Ma non gli accade mai niente a ‘sto povero Cristo? Eh sì che Mann gli aveva fatto raccontare, nel celebre IV capitolo, di un anziano uomo d’affari, il quale scrive novelle da quando era stato in prigione. Avrò legato queste parole al contrattempo in albergo e voilà avevo sperato che il noioso equilibrio si fosse frantumato.
    Il passo è gustoso:-“… ma non sorge irresistibile il sospetto che le sue vicende carcerarie fossero legate alle radici e alle origini della sua vocazione artistica meno profondamente di quanto lo aveva portato dentro [la bancarotta]?...Un banchiere che scrive è una rarità, no? Ma un banchiere non criminale, incensurato e solido, il quale scriva novelle…è una cosa che non succede.”
    Macchè, Mann ha già dato il meglio del giallista e ci porta, in fretta e furia, in un alberghetto della costa danese sul Baltico in cui si può toccare la costa svedese che non incanta più di tanto Tonio.
    Nell’alberghetto si svolge una festa di tedeschi in vacanza, festa che diventerà la notte di Valpurga nella Montagna incantata. Capisco che siamo, ora sì, all’acme. Chi vi vede,infatti, non visto? Proprio Hans e Inghe, che consumano nel ballo la loro bellezza e giovinezza. E lui che fa? Trova il bandolo della sua vita, anzi della vita. Lui è un borghese e se ne vanta. “Perché se in qualche maniera può esistere un qualcosa in grado di trasformare un letterato in un poeta, questo è il suo amore borghese verso le cose umane, viventi e mediocri… il mio amore più profondo e nascosto se ne va comunque per gli esseri biondi dagli occhi azzurri, per coloro che trascorrono la vita serenamente, per i fortunati, per gli amabili, i mediocri.”
    Amen.
    Cmq, ne consiglio la lettura: è un modernariato di ottima fattura.

    ha scritto il 

  • 0

    I.

    Si è svegliato e si è detto adesso vado all'
    aeroporto e me ne vado o a Rodi o a Cracovia

    così mentre lavava le sue guance dove l'acqua
    riposa come il sole tra le nubi tutto felice pensava

    a Rodi ( ...continua

    I.

    Si è svegliato e si è detto adesso vado all'
    aeroporto e me ne vado o a Rodi o a Cracovia

    così mentre lavava le sue guance dove l'acqua
    riposa come il sole tra le nubi tutto felice pensava

    a Rodi (kalè emèra) e a Cracovia (gute Reise). Però
    poi si è detto mentre schizzava in bici che forse il tedesco

    a Cracovia non è una buona idea.
    Allora ha pensato a una parola in polacco e non gli è venuto

    in mente niente. Ma io, si è chiesto, io lo so il polacco?

    II.
    L'ultimo testo registrato nell'ultimo studio sul teatro
    inglese, Einaudi 2013 copertina nera, è un lavoro di

    S. Kane. Al mattino vien la gioia, dice la ragazza, ma
    non sempre.

    III.

    Un viaggio, su. Ma non tra le tigri.

    ha scritto il 

  • 2

    Mann mi stanca

    A differenza dei suoi coevi e connazionali, la scrittura di Mann mi ha deluso: nella forma e nella sostanza, ho notato la stanchezza di un tema e di uno stile vecchio, disarmato, inattuale.

    ha scritto il 

  • 4

    Tonio Kroger
    Tonio ha un'enorme potenziale artistico ed una sensibilità fuori dal comune che lo portano ad essere un ragazzino bizzarro, con interessi distanti da quelli dei suoi coetanei e, quindi, e ...continua

    Tonio Kroger
    Tonio ha un'enorme potenziale artistico ed una sensibilità fuori dal comune che lo portano ad essere un ragazzino bizzarro, con interessi distanti da quelli dei suoi coetanei e, quindi, emarginato. Non riesce a stringere rapporti di amicizia tantomeno rapporti sentimentali con una donna.
    Tuttavia egli ha il dono dell'arte al quale sacrificherà tutta la sua vita! Ma la sacrifica per l'arte fine a se stessa o per avere, grazie ad essa, rispetto da parte degli altri? Per quegli altri con i quali non riesce a vivere a causa dell'arte e che vede così diversi da lui?
    Questo romanzo breve è un piccolo gioiello di lucida introspezione.
    La morte a Venezia
    Il personaggio è uno scrittore anziano ormai affermato rimasto vedovo che d'improvviso sente l'impulso di viaggiare e che decide dunque di andare a Vanezia.
    A Venezia incontrerà Tanzio, un ragazzino polacco di 14 anni che, per lo scrittore, rappresenta il proprio ideale di bellezza classica, greca, una musa verso la quale egli aspira. Lo scrittore inizia a seguire il ragazzo, la bellezza, ovunque e arriva persino a sfidare l'epidemia che scoppia a Venezia pur di rimanere vicino al suo ideale di bellezza. Morirà su una sdraio osservando il ragazzino fare il bagno nel lido.
    Ma qual è il significato di tutto ciò? Vale la pena seguire certi canoni di bellezza, certi ideali, anche se si va incontro alla morte? Da essi non è possibile scappare. Lo scrittore ci ha provato ma è subito tornato indietro. Quindi ne val la pena o si è inesorabilmente spinti verso di essi senza speranza di salvarsi?
    Cane e padrone
    Racconto molto descrittivo che parla del rapporto tra cane e padrone. Belli i passaggi dell'addozione del cane e della caccia. Lunghe ed abbastanza noiose le descrizioni del parco in cui si svolge la scena.
    Bello il messaggio finale, il cane vede un cacciatore che abbatte un'oca, animale che ha lui sfugge, il cacciatore sarebbe un padrone decisamente migliore del proprio che non sa cacciare, tuttavia egli segue il proprio padrone e, dopo un breve periodo, il suo amore per il padrone rinasce.

    ha scritto il 

  • 2

    Pur sforzandomi, non riesco a capire alcune riflessioni contenute in "Tonio Kröger"; La morte a Venezia è un gradevole racconto con alcuni buoni spunti; Cane e padrone è un inutile sproloquio sul null ...continua

    Pur sforzandomi, non riesco a capire alcune riflessioni contenute in "Tonio Kröger"; La morte a Venezia è un gradevole racconto con alcuni buoni spunti; Cane e padrone è un inutile sproloquio sul nulla scritto solo per motivi narcisistici.

    ha scritto il 

  • 2

    Mann e Ghoete, due facce della letteratura classica

    Se la recente lettura de Le affinità elettive di Goethe aveva accarezzato il sempre presente rimpianto per la letteratura classica, frequentata caparbiamente durante i miei vent'anni e poi abbandonata ...continua

    Se la recente lettura de Le affinità elettive di Goethe aveva accarezzato il sempre presente rimpianto per la letteratura classica, frequentata caparbiamente durante i miei vent'anni e poi abbandonata definitivamente per quella contemporanea, Mann mi ha invece ricordato che una parte di quella letteratura classica da me tanto amata, se riassaporata oggi -dopo due decenni di letture contemporanee- può risultare sgradevolissima.
    Thomas Mann, infatti, nato oltre un quarto di secolo dopo Ghoete, sembra figlio dell'ancien regìme, ovvero nato un secolo prima della sua nascita anagrafica:

    I protagonisti di Tonio Kroger e di Morte a Venezia (racconto che per altro avevo già letto e completamente obliato) hanno un Io immenso, Superlativo, Aristocratico, che neppure sfiora il mare denso dei comuni mortali, i quali risultano infallibilmente masse di servi, buffoni o adulatori; protagonisti, tanto Kroger che Aschenbach, eccessivi nell'estasi d'amore e stima sperticata per se stessi e per il loro inestimabile valore, tanto da risultarne tormentati; una esagerazione che risulta tanto più stucchevole dal momento che non e' neppure sfiorata dall'ironia.

    C'è poi l'illegibilità della prosa, che mi auguro sia addebitabile, almeno in parte, alla traduzione di Salvatore Tito Villari. Basterebbe riportare come citazione una delle innumerevoli frasi -contenute particolarmente in Tonio Kroger- che, occupando metà pagina, sono costellate da una punteggiatura costituita di sole virgole, le quali vogliono formare qui elenchi, li ritmano la lettura e altrove indicano un inciso; interminabili frasi nelle quali i termini aviti abbondano (pochi sono piacevoli, molti fanno perdere il filo), affiancati da termini ricercatissimi, quando non anche da citazioni in altre lingue.

    Personalmente poi non ho certo gradito i monologhi noiosi e insulsi di Kroger, e neppure l'assunto per il quale l'amore -o se non altro il desiderio che scaturisce dalla visione della bellezza- sia una malattia che destabilizza l'individuo -finanche il più onesto e probo, come è Aschembach- fino ad ucciderlo, come può fare solo un morbo orrendo e letale: morale che sembra scaturire da Morte a Venezia.

    Ho trovato invece gradevole l'esercizio descrittivo di Cane e padrone -particolarmente la prima parte- per chi, come me, ha avuto come compagno un cane. Ciò tuttavia senza la dietrologia presente nella critica introduttiva di Giorgio Cusatelli.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo è il primo libro di Mann che leggo, contiene tre grandi opere dell'autore e mi sono fatto un'idea. Sono partito bene con Tonio Kroger, devo dire che in certi capitoli mi sono pure identificato ...continua

    Questo è il primo libro di Mann che leggo, contiene tre grandi opere dell'autore e mi sono fatto un'idea. Sono partito bene con Tonio Kroger, devo dire che in certi capitoli mi sono pure identificato col personaggio. Dei tre è sicuramente il racconto che ho gradito di più sia per il suo stile scorrevole che per il significato della storia. La Morte a Venezia, tanto rinomato, mi ha fatto perdere il filo più volte nel tentativo di seguire i ragionamenti di Von Aschenbach, lo stile è troppo "tedesco", descrittivo all'inverosimile e poco scorrevole. Idem per Cane e Padrone, dopo un inizio promettente mi sono perso nella descrizione della campagna dove il protagonista porta il cane a cacciare e l'ho trovato piuttosto noioso. Il voto che ho dato è una media fra i tre racconti.

    ha scritto il 

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