Trilobiti

Di

Editore: ISBN

4.0
(610)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8876381597 | Isbn-13: 9788876381591 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ivan Tassi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Breece D’J Pancake muore suicida nel 1979 a 26 anni. Quattro anni dopo, in America esce la sua unica raccolta di racconti, la reazione è unanime. Non si tratta soltanto di un caso letterario, ma di un autore nato classico. Dodici straordinari racconti, spietati, precisi e delicati. Esseri umani, animali e paesaggi della regione depressa dei monti Appalachi in cui Pancake era nato e cresciuto, si trasformano tra le sue mani in vite esemplari, vere per tutti, in tutti i tempi. La sua figura, a metà strada tra un eroe esistenzialista e Kurt Cobain, è soprattutto, quella di un grande scrittore.
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  • 5

    Racconti intrinsechi di solitudine, paure, sogni irrealizzati di persone comuni, ombre della società. L'inquietudine che traspare in questi racconti scritti, in maniera magistrale, rende il libro un c ...continua

    Racconti intrinsechi di solitudine, paure, sogni irrealizzati di persone comuni, ombre della società. L'inquietudine che traspare in questi racconti scritti, in maniera magistrale, rende il libro un capolavoro.

    Trilobiti: ***** Il presente che muta e trasforma il passato. I pensieri di un ragazzo che non sa, mentre tutto muta intorno a lui e il dubbio si fonde con la tristezza dell'incerto futuro che dovrà affrontare. Non direi un bel racconto, ma un racconto scritto con l'anima.

    Cava: ***** Un uomo pieno di rabbia, che cerca di aggrapparsi a un futuro più roseo mentre il presente lo riduce in mille pezzi.

    Una stanza per sempre: ***** Solo, l'ultimo giorno dell'anno e la solitudine che lo assale. Mentre passeggia sotto la pioggia cerca la sua salvezza in una ragazza che persa come lui non può dagli altro che un po di conforto materiale; ed è mentre cerca di salvarla dal suo precipizio che comprende che alle volte non si vuole essere salvati, ma sola lasciarsi trasportare inermi dalla corrente.

    Cacciatori di volpi: ***** Quanto un uomo è uomo? Dipende dal tempo o dagli eventi che lo circondano? Bo, un ragazzo che crede di essere uomo e forse è più uomo di tanti uomini che credono di esserlo.

    Ora e ancora: ***** Gli orrori commessi da un uomo che cerca solo di sfamare i suoi maiali mentre aspetta che il suo figlio ritorni. Un piccolo gioiello di racconto.

    Il marchio: *** Il racconto non mi ha preso particolarmente, ma la scrittura è superba e basta questo.

    L'Attaccabrighe: *** Non si lotta contro altri, ma con l'ombra di noi stessi. Nessuna promessa dura a lungo.

    Onore ai morti: **** La paura della morte, i ricordi di un amico da onorare. La guerra negli occhi di un ragazzo.

    Come dev'essere: **** L'indipendenza, il cattivo ragazzo e la ragazza ingenua. Bel racconto.

    La mia salvezza: ***** L'impotenza di realizzare i propri sogni, l'attesa e poi la consapevolezza che ormai il tempo è trascorso troppo velocemente.

    Che ne sarà del legno secco: ***** Ricordi passati cancellati dal tempo. Rimane solo la rabbia del passato e la consapevolezza che certi posti restano immutati.

    Il primo giorno d'inverno:***** Imprigionato in un mondo ormai troppo stretto, col la paura che nulla cambierà.

    ha scritto il 

  • 3

    Raymond Carver in chiave dark?

    Una scrittura straordinaria che evoca, immediatamente, odore di legno e corteccia, montagne ripide, foreste fittissime e freddo invernale. Le atmosfere, quindi, sono quasi da capolavoro.
    Purtroppo non ...continua

    Una scrittura straordinaria che evoca, immediatamente, odore di legno e corteccia, montagne ripide, foreste fittissime e freddo invernale. Le atmosfere, quindi, sono quasi da capolavoro.
    Purtroppo non convince nel cuore: gli intrecci dei racconti mi sono sembrati abbastanza insipidi e scivolano via.
    Da leggere con un disco slowcore in sottofondo.

    ha scritto il 

  • 3

    ho trovato questi racconti di una tristezza schiacciante, molto "locali", reali e crudi. per la maggior parte penso che questi siano pregi. la mia umile opinione è che potrebbe aver visto giusto chi, ...continua

    ho trovato questi racconti di una tristezza schiacciante, molto "locali", reali e crudi. per la maggior parte penso che questi siano pregi. la mia umile opinione è che potrebbe aver visto giusto chi, leggendo quest'unica opera di uno scrittore morto a 26 anni, vi abbia scorto un germe di grandezza. del resto sto parlando di kurt vonnegut - il commentatore, intendo. ma ricordo pochi libri che, letti in originale, mi abbiano fatta penare tanto nella comprensione. questo mi è dispiaciuto, mi ha affaticata, mi ha raffreddata.

    ha scritto il 

  • 3

    Non amo i racconti, ma questo scrittore dimostra, con la sua opera prima, di conoscere il mestiere e di possedere talento da vendere.
    Chissà, se non fosse morto suicida lasciandoci solo un libro, fors ...continua

    Non amo i racconti, ma questo scrittore dimostra, con la sua opera prima, di conoscere il mestiere e di possedere talento da vendere.
    Chissà, se non fosse morto suicida lasciandoci solo un libro, forse lo avrei apprezzato di più nelle opere di una sua ipotetica "maturità".

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono detto che B.D. Pancake sarebbe stato un grande scrittore nordeuropeo, se solo non fosse nato nel West Virginia. C'è così tanta desolazione nei suoi scritti, tanto senso di attaccamento alla na ...continua

    Mi sono detto che B.D. Pancake sarebbe stato un grande scrittore nordeuropeo, se solo non fosse nato nel West Virginia. C'è così tanta desolazione nei suoi scritti, tanto senso di attaccamento alla natura che lo circonda, tanto straniamento verso l'uomo e le relazioni che cerca di intessere, che Pancake, su in Islanda, avrebbe forse trovato la sua strada giusta.

    Pancake muore a 26 anni, suicida. Ci lascia 12 racconti, forse qualcosa in più nei suoi appunti. Cosa si può capire di un ragazzo che non è ancora un uomo formato leggendo solo questi 12 racconti? È facile cadere in un semplice elogio, in lodi anche sperticate - lo stesso editore mette un sottotitolo, "I dodici racconti di un grande scrittore", e una pagina intera di recensioni positive per "avvertire" il lettore su cosa ha fra le mani -, e mi dico che probabilmente Breece Pancake l'avrebbe trovata la cosa peggiore da fare per una sua raccolta di racconti. C'è bisogno di un simile avvertimento, quando basta leggere le prime due pagine di "Trilobiti" per capire il valore di questi racconti? C'è bisogno di rimarcare la triste vita del suo autore, quando ogni singola pagina di questa raccolta descrive in maniera tanto reale tutto il suo vivere e il suo pensare?

    Hemingway, Faulkner, Twain. Personalmente aggiungerei anche Carver, forse Yates, ma solo per le sensazioni suscitate. C'è una sottile linea che unisce la grande letteratura americana al modo di raccontare di Pancake, un modo che se da una parte è tipicamente americano (il West Virginia si respira in ogni pagina, Pancake non fa niente per allontanarsi dai luoghi in cui è cresciuto) dall'altro è più nordeuropeo, proprio nel momento in cui sono i grandi spazi, e la natura in generale, a reggere tutti i suoi racconti. Ogni qualvolta un personaggio compie un'azione, è verso le colline o i campi che spinge il suo sguardo. Ci si perde in mezzo a questi luoghi: Pancake sembra cercare e trovare tutte le risposte per i suoi protagonisti nella natura. Gli fa respirare la polvere, li fa immergere in campi coltivati a tabacco e grano, li spinge in boschi in cui scoiattoli e volpi non mancano, li fa approdare lungo fiumi e lungo ponti. Ed è da queste scene di contemplazione che nasce tutta la ricchezza dei racconti, una ricchezza che permette a chi ascolta di trovarsi fra le valli del West Virginia anche se il West Virginia non sa neanche come è fatto. E c'è un continuo senso di immobilità in "Trilobiti": non ci sono grandi avvenimenti, tutto quello che doveva accadere è già stato, e se qualcosa deve accadere durante il racconto allora Pancake ne allude sottilmente - ora c'è solo il protagonista e i suoi pensieri, immersi nella natura, ed è di questo che vuole raccontarci. È una ricchezza fatta di frasi brevi, semplici nella costruzione, ma mai didascalica: Pancake riesce a inserire tutti i dettagli necessari alla narrazione, ma lo fa con una tale semplicità che non te ne accorgi quasi ("Mi restano solo il letto del torrente e gli animali di pietra che colleziono. Sbatto le palpebre e respiro. Mio padre è una nuvola color kaki tra i cespugli di canne e Ginny nient'altro che un odore amaro tra i rovi di more su per il crinale"). E c'è tanta desolazione: nessuno dei protagonisti di questi racconti arriva da un passato facile, sono tutti piegati dalla fatica di una vita vissuta con grandi sacrifici. E così come sembrano essere tutti figli dello stesso passato, allo stesso modo c'è un continuo ripetersi di situazioni e personaggi fra un racconto e l'altro, come se fosse una sola grande storia quella che Pancake ci vuole raccontare. Scorrono così le vite di giovani che hanno perso uno o entrambi i genitori, di uomini che vagano alla ricerca di un senso e sperano di trovarlo nella compagnia di una ragazza occasionale, ragazzi che vengono "svezzati" alla maniera degli adulti, vecchi che sperano di trovare il proprio figlio perduto, amici che si separano in gioventù e non si riconoscono nella maturità. In ognuno dei protagonisti sembra di leggere la delusione di chi si aspettava un riconoscimento da parte della vita ma che invece vi ha trovato solo più dolore, forse quello stesso che Pancake ha trovato fin troppo presto. Ma c'è anche la voglia di costruirsi una vita, la ricerca di un futuro a propria immagine: sono diverse le storie in cui alla fine il protagonista ha davanti a sé una possibile strada da percorrere. Ma a Pancake quella strada non interessa, e così come le sue storie iniziano dopo che tutto è già accaduto, allo stesso modo si interrompono quando il più sembra ancora non essere arrivato. Rimangono solamente queste scene di transizione, una transizione che non sempre coincide con l'arrivo della maturità del protagonista, ma che è sempre il punto di svolta della sua vita.

    ***

    "Una a una, raccoglie le foglie cadute che gli stanno più vicino, le raduna intorno a sé come ha fatto con gli anni vissuti nell'inquietudine. Sentendo i bordi crespi di una foglia secca, vede attraverso la penombra i colori che chiazzano ancora la sua superficie. Tutto è così lontano, così sepolto, e lui sa che c'è voluto più del teschio di un capriolo per far cambiare il loro atteggiamento verso di lui". -p.173

    ha scritto il 

  • 4

    Ho la fortuna di avere amici e vicini che di libri, narrativa, letteratura e racconti ne masticano qualcosa. E leggere i loro riassunti e i loro giudizi spesso è per me fonte di curiosità. Soprattutto ...continua

    Ho la fortuna di avere amici e vicini che di libri, narrativa, letteratura e racconti ne masticano qualcosa. E leggere i loro riassunti e i loro giudizi spesso è per me fonte di curiosità. Soprattutto quando spuntano fuori autori sinora sconosciuti o poco considerati, la prima domanda che ti fai è: “Perché si occupa proprio di questo autore ? Cosa mai potrà significare per il mio amico, per la mia vicina questo libro ?” Aggiungici pure che tanto ti fai queste domande che, alla fine, come la famosa gattina ci lasci pure qualcosa, ecco soddisfatta la curiosità.
    Pancake nasce proprio da una di queste considerazioni e, come spesso succede, la fulminazione è immediata. Storie di perdenti mai duri ad arrendersi, di uomini e donne resi duri dalle incrostazioni della vita.
    Sono storie di disperazione, dove però questa non è mai ostentata, né viene recriminata o lamentata. Semplicemente è la disperazione quotidiana, quasi di routine, di personaggi e soggetti che non sanno, non possono, spesso non vogliono, uscire dal recinto di emarginazione che la vita ha loro riservato.
    Il fallimento di questi personaggi ha un qualcosa di predestinato, ineluttabile e che li insegue anche nei loro successi (“New York si è inghiottita Chester e poi lo ha risputato fuori perché lui pensava che la sua merda non puzzasse”).
    Su tutto ciò che risalta di viva e propria luce è la magnifica e splendida dignità di questi personaggi, pronti ad accettare le disfatte della vita, ma con una tale pulizia dell’animo da apparire persino vincenti agli occhi di chi legge.
    Chi apprezza le storie di Cormac McCarthy, chi ama John Fante, chi ancora legge e rilegge Steinbeck, si troverà a suo agio nei secchi dialoghi e negli scarni racconti di Pancake, perché è lo stesso filo che lega tutti questi autori, e le storie che si snodano alla fine conducono sempre allo stesso porto: la povera bellezza di una vita tutta rivolta alla sopravvivenza dell’essere.
    Dio benedica i miei vicini e miei amici e li ispiri sempre nelle loro intuizioni letterarie.

    ha scritto il 

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