Tropico del Cancro

Di

Editore: Feltrinelli

3.7
(3666)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 295 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese

Isbn-10: A000101282 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: Luciano Bianciardi ; Prefazione: Mario Praz

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 4

    Miller, Berg e il Mondo di Ieri

    Henry Miller è una specie di George Carlin catapultato negli anni ’30 che scrive la sua personale bibbia laica! Dentro ci trovi di tutto, poesia di alto livello, bassissima prosa, frasi sconnesse e st ...continua

    Henry Miller è una specie di George Carlin catapultato negli anni ’30 che scrive la sua personale bibbia laica! Dentro ci trovi di tutto, poesia di alto livello, bassissima prosa, frasi sconnesse e stupende, tutto frutto di una mente ossessionata da sé stessa che vomita parole e pensieri. Ma la verità è che leggere questo libro è come la Klondike Gold Rush cui Miller accenna: devi cercare, scavare, setacciare, e poi la trovi, la ricchezza. Devi solo essere pronto a fare questo sacrificio. Altrimenti vedrai solo un uomo che ha bisogno di svuotare le palle e che si compiace della sua vita da bohémien nel suo personale bateau ivre.
    Definire questo libro un classico della letteratura erotica è una bestemmia. Fanny Hill è erotico, Il delta di Venere è erotico, La mandorla è erotico. In Tropico del Cancro, il sesso è solo la superficie, una richiesta di senso in un mondo che ormai non ha più senso, un bisogno di sentire qualcosa di vero in un mondo che di vero ha ben poco. Chi di voi ha parlato di dissoluzione e non di dissolutezza ha la mia stima; è ciò che penso io. La fine del sogno americano (Beat Generation ante litteram!), la fine degli ideali europei (dalla tragedia della prima guerra mondiale nessuno aveva imparato un cazzo), la perdita di senso dell’uomo (circa 10 anni prima, Pirandello aveva scritto Uno nessuno e centomila, e circa 10 anni dopo, la decisione estrema di Zweig, chiari esempi di una crisi che gli intellettuali percepivano nella sua drammaticità): io ci leggo, nell’orgia linguistica milleriana, un dramma umano e sociale, la presa di coscienza di una mente superiore del raggiungimento del grado zero dell’umanità. E la condivisione della sua rivelazione deve suscitare scandalo.
    Capisco perché la censura sia intervenuta piuttosto sul sesso che non sulla violenza delle affermazioni sociali, ma le sue digressioni sulla società, quelle sono scandalose e irriverenti, non certo il racconto di una scopata con una puttana o la descrizione quasi anatomica del corpo di una donna. Anzi, sono questi gli attimi più veri e paradossalmente più puri in una società perbenista, odiosamente politicamente corretta. La stessa società che ha decretato il fallimento della Lulu di Berg più o meno negli stessi anni. E non parla anche quest’opera musicale di sesso e di libertà individuale, e non si scaglia anche questa contro il pensiero borghese, usando una struttura musicale dissonante? Certo che queste opere vengono osteggiate e condannate: la società non era pronta ad accettare una prosa e una musica così dirompenti, fuori dagli schemi, irriverenti, apparentemente senza regole (anche se nella dodecafonia tutto è controllato in ogni elemento).

    Non so se abbiamo fatto dei passi avanti. Non so se la società oggi è pronta ad accettarle, a dispetto di tutta la libertà acquisita. Le riflessioni di Miller sono attuali, sono state scritte ieri per parlare del (e al) mondo di ieri -Zweig mi perdonerà per la citazione-, ma per parlare anche del (e al) mondo di oggi. Straordinario.
    Nonostante dei momenti pesanti (poteva anche segare un centinaio di pagine, e sarebbe rimasto comunque un libro potente), è una lettura illuminante.

    ha scritto il 

  • 4

    Il fatto di trovare i libri di Miller nella sezione "letteratura erotica" l'ho trovato da sempre un insulto. Qui ci sono flussi di coscienza esistenzialista assolutamente unici. I due Tropici e i tre ...continua

    Il fatto di trovare i libri di Miller nella sezione "letteratura erotica" l'ho trovato da sempre un insulto. Qui ci sono flussi di coscienza esistenzialista assolutamente unici. I due Tropici e i tre capitoli di Crocifissione Rosea (Sexus - Plexus - Nexus) sono assolutamente clamorosi!

    ha scritto il 

  • 2

    Giuro, io a volte non capisco. Sarà che non ho mai amato eccessivamente i flussi di coscienza, sarà che l’autobiografico protagonista è simpatico come una chiamata da un call center mentre sei sotto l ...continua

    Giuro, io a volte non capisco. Sarà che non ho mai amato eccessivamente i flussi di coscienza, sarà che l’autobiografico protagonista è simpatico come una chiamata da un call center mentre sei sotto la doccia, sarà che l’idea che un artista debba per forza essere maledetto (e ovviamente indigente) ha smesso di affascinarmi circa ventitré anni fa, ma come Tropico del Cancro possa essere considerato un capolavoro della moderna letteratura sfugge alla mia limitata comprensione.

    Al termine della lettura di queste (faticosissime) 272 pagine mi rimangono:

    – una serie di descrizioni di locali infimi, alberghi cimiciosi, tuguri travestiti da locande che avrebbero fatto passare la voglia di viaggiare pure a Magellano;

    – l’impressione di una continuativa ripetitività delle vicende che , oltre a scadere in una volgarità noiosa, denota una pochezza narrativa al limite del sopportabile: nessun cambio di ritmo, nessuna svolta, in fondo in fondo semplicemente nessuna storia;

    – la percezione di un atteggiamento verso la Vita all’esatto opposto di quello in cui cerco di tramutare le mie giornate: una realtà descritta come prima di senso, senza un traguardo, un istante di bellezza, un attimo di respiro;

    – una serie di frasi che dimostrano la grandezza di uno scrittore ma anche la sua capacità di giocare a nascondino, celando l’indubbia capacità e un pizzico di genialità dietro un muro fatto di inutilità esistenziale:

    “Sul meridiano del tempo non c’è ingiustizia; c’è soltanto la poesia del movimento, che crea l’illusione della verità e del dramma.”

    Nelle sue prime pagine, Miller afferma che:

    “Tutto quel che era letteratura, mi è cascata di dosso. Non ci sono più libri da scrivere, grazie a Dio.
    E questo allora? Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non è un libro, nel senso usuale della parola. No, questo è un insulto prolungato, uno scaracchio in faccia all’Arte, un calcio alla Divinità, all’Uomo, al Destino, al Tempo, all’Amore, alla Bellezza… a quel che vi pare.”

    Forse sarebbe valsa la pena di fermarmi a questa dichiarazione programmatica, prendendola sul serio.

    http://capitolo23.com/2016/08/04/recensione-tropico-del-cancro-di-henry-miller/

    ha scritto il 

  • 4

    Libro a mio parere molto coinvolgente, anche se privo di una vera e propria trama e a tratti difficile da seguire. In questa edizione, interessante anche la postfazione di George Orwell.

    ha scritto il 

  • 2

    Ai tempi dell'università la mia migliore amica, per qualche mese, ha frequentato un mosaicista nonché artista di strada. Artista che, per mettere insieme pranzo con cena, con oggetti di riciclo creava ...continua

    Ai tempi dell'università la mia migliore amica, per qualche mese, ha frequentato un mosaicista nonché artista di strada. Artista che, per mettere insieme pranzo con cena, con oggetti di riciclo creava marionette e pupazzi con cui dar vita a favole per bambini.
    Viveva, scordandosi di pagare l'affitto e le bollette - cosa, quest'ultima per cui gli avevano piombato il contatore dell'elettricità - in un appartamento molto bohemien nei caruggi di Genova.
    La storia della mia amica è finita con i pidocchi e una scappatella di lui con la ex, ballerina di tango argentino.
    Sarà per questo che Tropico del cancro mi ha lasciato indifferente, se non addirittura irritata. Rifuggo come la peste (o come i pidocchi) l'idea che l'arte nasca per forza dall'irrequietezza, dalla sporcizia e dal vizio.

    ha scritto il 

  • 3

    A tratti

    Premetto che non è un libro per me, non solo nel senso che non può piacermi, ma proprio che non è stato scritto per me, per il tipo di lettrice che sono e soprattutto per il tipo di persona che sono. ...continua

    Premetto che non è un libro per me, non solo nel senso che non può piacermi, ma proprio che non è stato scritto per me, per il tipo di lettrice che sono e soprattutto per il tipo di persona che sono. Anzi, sono assolutamente certa che se Miller mi avesse conosciuta mi avrebbe esclusa dalla cerchia dei suoi lettori, né mai avrebbe immaginato che una come me potesse leggere il suo romanzo e trovarlo persino divertente.
    Ecco, direi che l'ho trovato a tratti divertente, a tratti noioso, a tratti interessante, a tratti irritante, a tratti irriverente, a tratti anarchico, a tratti ingenuo, a tratti datato, a tratti profondo, a tratti insensato e vai.
    Purtroppo non l'ho trovato, neanche a tratti, scandaloso ed emozionante. Mi ha sfiorato solo in superficie e temo che lo dimenticherò presto. Ma non perché il libro non sia buono, lo ripeto, è solo che non è per me.

    ha scritto il 

  • 3

    "Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l'uomo più felice del mondo. Un anno, sei mesi fa, pensavo d'essere un artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto quel che era letteratura mi è casca ...continua

    "Non ho né soldi, né risorse, né speranze. Sono l'uomo più felice del mondo. Un anno, sei mesi fa, pensavo d'essere un artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto quel che era letteratura mi è cascato di dosso. Non ci sono più libri da scrivere, grazie a Dio.
    E questo allora? Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non è un libro, nel senso usuale della parola. No, questo è un insulto prolungato, uno scaracchio in faccia all'Arte, un calcio alla Divinità, all'Uomo, al Destino, al Tempo, all'Amore, alla Bellezza... a quel che vi pare. Canterò per voi, forse stonando un po', ma canterò. Canterò mentre crepate, danzerò sulla vostra sporca carogna...
    Per cantare bisogna prima aprire la bocca. Ci vogliono un paio di polmoni, e qualche nozione di musica. Non occorre avere fisarmonica, o chitarra. Quel che conta è voler cantare. E dunque questo è canto. Io canto".
    Sono queste le parole iniziali di "Tropico del Cancro" di Henry Miller, libro controverso sia nell'opinione pubblica che nella mia mente, visto che non saprei proprio dire se mi sia piaciuto o meno.
    Uno dei temi del romanzo è il sesso, quindi se non vi piace leggere scene sessuali grottesche non farà sicuramente per voi. L'americano Henry Miller, scrittore in erba, si trasferisce a Parigi, solo e praticamente senza soldi. Lì prova a scrivere qualcosa, "scrivere ciò che sente", come gli consiglia un suo amico. Ed è ciò che fa, forse anche troppo. Infatti, quando "Tropico del cancro" uscì nel 1936 Miller aveva 37 anni. Quando fu pubblicato negli Stati Uniti nel 1961 fu censurato per descrizioni esplicitamente sessuali e il caso finì anche in tribunale facendo emergere le ingiustizie delle leggi americane sulla pornografia. Oggi il romanzo è considerato uno dei romanzi più importanti del ventesimo secolo.
    Scriveva ciò che sentiva ed era proprio un tipetto particolare! Vivere a Parigi, anche se costantemente affamato, con un esercito di donne con cui fare sesso deve essere proprio divertente. Sesso a destra e a sinistra, Parigi come paradiso sceso in terra.
    Il suo stile è fluido e giocoso e ha un sacco di cose da dire, anche strane. Si deve andare oltre il mero sesso e fare attenzione alla narrazione (simile anche a "Lolita" di Nabokov, direi) e alle difficoltà che gli scrittori incontravano a Parigi, la città in cui si incontrano gli artisti di tutto il mondo (Dante, Rabelais, Van Gogh eccetera).
    Il romanzo è stato lodato da autori che rispetto, come George Orwell che pare abbia ammirato il coraggio, la schiettezza e l'onestà di Miller. Tuttavia penso che questo tipo di linguaggio ormai non impressiona più nessuno; i lettori moderni non si sentono più scioccati ed estasiati come ai suoi tempi. L'ho trovata un po' una copia di Bukowski, o dovrei dire il contrario, Bukowski avrà scopiazzato lui (o forse a un certo punto questo stile ha iniziato ad andare di moda).

    ha scritto il 

  • 3

    Ho fatto davvero fatica a finirlo, ho trovato una scrittura molto distante dai miei gusti ma nonostante ciò assolutamente un libro da leggere. Pagine da 257 a 277 incredibili.

    ha scritto il 

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