Tropico del Cancro

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.7
(3683)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 400 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese

Isbn-10: 8804458194 | Isbn-13: 9788804458197 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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    Dopo le prime pagine ho sentito come un senso di estraneamento alla scrittura di H.M. e non che non mi piacesse ciò che leggevo, anzi, tutto quell'agitarsi, tutti quei nomi, quelle strade, quei quarti ...continua

    Dopo le prime pagine ho sentito come un senso di estraneamento alla scrittura di H.M. e non che non mi piacesse ciò che leggevo, anzi, tutto quell'agitarsi, tutti quei nomi, quelle strade, quei quartieri pieni di gente, di donne, di amplessi e di letteratura!
    Però mi sono sentita quasi 'aggredita' da un misto di umori, risate sguaiate e tanfo alcolico, ho dovuto ancorarmi alla realtà di H.M. e poi ho capito la folle scrittura di getto, l'arte che ne scaturisce senza storia e senza inganno, se non quello che il lettore stesso sopporta e supporta.
    Avrei potuto smettere, in effetti.
    Ci sono però delle considerazioni interessanti, qui, e su tutte c'è Parigi e la sua atmosfera un po' marcia e un po' aristocratica.
    Parigi negli anni in cui l'autore scrive (1934, data di pubblicazione) doveva essere davvero un bordello a cielo aperto, dove anche gli artisti erano in vendita e dove tutto girava attorno alla fica, alla fame e alle puttane.
    Mai come in quel periodo H.M. ha la chiara consapevolezza di se stesso e del suo stare al mondo, mai come con le budella vuote e seduto in un parco ha 'visto' così lucidamente e senza filtri le differenze tra popoli, tra New York e Parigi, addirittura facendo una piccola disamina su un paese lontano come l'India e su un politico del calibro di Gandhi.
    Piccolo sospetto: sarà tutto l'alcool che s'è scolato, piccolo farabutto letterario!
    H.M. ti do atto di una grande capacità d'ascolto, questo sì! Ti metti lì e assorbi tutto ciò che ti dicono, amici o nemici, senza emettere giudizi, tutte storie da scrivere, corri a casa e dopo aver pisciato, subito alla macchina da scrivere, a strimpellare lettere.
    Scrivere di quando scopi e pensi alla guerra (p. 139); scrivere di un'ode tenera alla puttana e al suo magnaccia, scrivere di cosa sarebbe un uomo se solo fosse capace di pensare alla Verità (p. 231). Scrivere della tua fame atavica di tutto e del tuo girare e girare apparentemente senza mèta, ma pieno di considerazioni di ciò che stai vivendo e del perché. Scrivere delle donne. Ecco, le donne: solo fiche, solo cretti da riempire, da cui trarre il proprio piacere, meglio se ricche, meglio se gratis. Le donne sono praticamente oggetti inutili e figure fondamentali attorno alle quali ruotano tutti i personaggi maschili e l'autore stesso, oltre al buco che hanno nello stomaco.
    Capisco perché ci furono accuse di pornografia quando uscì il libro, anche se oggi abbiamo letto di peggio, ma credo sia più pornografico come scrive delle donne, non scrivendone come persone , e come contempla l'uomo, essere miserevole.
    Ed è con questa consapevolezza che leggo la parte finale del libro, quasi poetica, mentre gira in taxi per Parigi: chissà cosa avrebbe tirato fuori se avesse scelto come luogo europeo di soggiorno una città come Roma!

    ha scritto il 

  • 2

    Senza dubbio sarà un grande scrittore ma a me non è andato giù, non mi ha entusiasmato la trama slegata, tenuta insieme da un filo sottile che attraversa il torbido e l'infimo, i flussi di coscienza s ...continua

    Senza dubbio sarà un grande scrittore ma a me non è andato giù, non mi ha entusiasmato la trama slegata, tenuta insieme da un filo sottile che attraversa il torbido e l'infimo, i flussi di coscienza sembrano cercati, poco spontanei diversamente da quello che succede nell'Ulisse di Joyce, Miller avrà sicuramente avuto il talento visionario dell'artista, ma descrivere il sesso nelle sue minuzie particolari sarà servito a scandalizzare il mondo negli anni 20, oggi può al massimo far sorridere.

    ha scritto il 

  • 3

    Un inno antifrastico alla Parigi degli anni ruggenti

    Dello scandalo che il libro suscitò resta poco o niente. Viene da sorridere che la prima edizione in lingua italiana risalisse addirittura agli anni '60. Ma i tempi erano quelli e l'Italietta provinci ...continua

    Dello scandalo che il libro suscitò resta poco o niente. Viene da sorridere che la prima edizione in lingua italiana risalisse addirittura agli anni '60. Ma i tempi erano quelli e l'Italietta provinciale e bacchettona aveva avuto bisogno di un trentennio per sdoganare un'opera letteraria considerata oscena, se non pornografica.
    Oggi il crudo realismo con cui Miller rappresenta la realtà non può più provocare alcuno scandalo nel lettore del XXI secolo - sempre che non ritorni anche da noi l'oscurantismo medievale. C'è molto grottesco nelle scene di sesso, per non parlare degli squarci scatologici che si aprono nella sua pagina.
    il punto da comprendere è che "Tropico del cancro" si colloca agli antipodi di "Festa mobile". Li la distanza temporale aveva fornito a Hemingway le chiavi della sinfonia e della nostalgia per un tempo, una generazione e una città. Qui la visione non è mitizzante. Ciò nondimeno questa Parigi mostruosa e tentacolare non perde un'oncia della sua leggenda. Odio e amore per la Francia e i francesi assicurano un forte impatto alle parti da epigono di Baudelaire, ma nuocciono alla tenuta del racconto e alla fine stancano, Colpo d'ala nel finale dedicato alla Senna.

    ha scritto il 

  • 4

    Tropico del cancro non è solo un racconto dell'orrido, dello sporco sotto le scarpe. Miller racconta il mondo dell'infinitamente basso per motivare il suo progetto di palingenesi totale, il suo romanz ...continua

    Tropico del cancro non è solo un racconto dell'orrido, dello sporco sotto le scarpe. Miller racconta il mondo dell'infinitamente basso per motivare il suo progetto di palingenesi totale, il suo romanzo è un manifesto sovversivo. La sua è una visione disperatamente lucida della fine del mondo, e una proposta di notificare finalemente il decesso per ricostruire su basi nuove, vitalistiche. Negli anni Trenta, sostenere che il mondo come tutti lo conoscono è in crisi e sull'orlo della distruzione totale porta a due conseguenze possibili: passare per pazzi o per profeti. Noi siamo i posteri.

    ha scritto il 

  • 4

    Miller, Berg e il Mondo di Ieri

    Henry Miller è una specie di George Carlin catapultato negli anni ’30 che scrive la sua personale bibbia laica! Dentro ci trovi di tutto, poesia di alto livello, bassissima prosa, frasi sconnesse e st ...continua

    Henry Miller è una specie di George Carlin catapultato negli anni ’30 che scrive la sua personale bibbia laica! Dentro ci trovi di tutto, poesia di alto livello, bassissima prosa, frasi sconnesse e stupende, tutto frutto di una mente ossessionata da sé stessa che vomita parole e pensieri. Ma la verità è che leggere questo libro è come la Klondike Gold Rush cui Miller accenna: devi cercare, scavare, setacciare, e poi la trovi, la ricchezza. Devi solo essere pronto a fare questo sacrificio. Altrimenti vedrai solo un uomo che ha bisogno di svuotare le palle e che si compiace della sua vita da bohémien nel suo personale bateau ivre.
    Definire questo libro un classico della letteratura erotica è una bestemmia. Fanny Hill è erotico, Il delta di Venere è erotico, La mandorla è erotico. In Tropico del Cancro, il sesso è solo la superficie, una richiesta di senso in un mondo che ormai non ha più senso, un bisogno di sentire qualcosa di vero in un mondo che di vero ha ben poco. Chi di voi ha parlato di dissoluzione e non di dissolutezza ha la mia stima; è ciò che penso io. La fine del sogno americano (Beat Generation ante litteram!), la fine degli ideali europei (dalla tragedia della prima guerra mondiale nessuno aveva imparato un cazzo), la perdita di senso dell’uomo (circa 10 anni prima, Pirandello aveva scritto Uno nessuno e centomila, e circa 10 anni dopo, la decisione estrema di Zweig, chiari esempi di una crisi che gli intellettuali percepivano nella sua drammaticità): io ci leggo, nell’orgia linguistica milleriana, un dramma umano e sociale, la presa di coscienza di una mente superiore del raggiungimento del grado zero dell’umanità. E la condivisione della sua rivelazione deve suscitare scandalo.
    Capisco perché la censura sia intervenuta piuttosto sul sesso che non sulla violenza delle affermazioni sociali, ma le sue digressioni sulla società, quelle sono scandalose e irriverenti, non certo il racconto di una scopata con una puttana o la descrizione quasi anatomica del corpo di una donna. Anzi, sono questi gli attimi più veri e paradossalmente più puri in una società perbenista, odiosamente politicamente corretta. La stessa società che ha decretato il fallimento della Lulu di Berg più o meno negli stessi anni. E non parla anche quest’opera musicale di sesso e di libertà individuale, e non si scaglia anche questa contro il pensiero borghese, usando una struttura musicale dissonante? Certo che queste opere vengono osteggiate e condannate: la società non era pronta ad accettare una prosa e una musica così dirompenti, fuori dagli schemi, irriverenti, apparentemente senza regole (anche se nella dodecafonia tutto è controllato in ogni elemento).

    Non so se abbiamo fatto dei passi avanti. Non so se la società oggi è pronta ad accettarle, a dispetto di tutta la libertà acquisita. Le riflessioni di Miller sono attuali, sono state scritte ieri per parlare del (e al) mondo di ieri -Zweig mi perdonerà per la citazione-, ma per parlare anche del (e al) mondo di oggi. Straordinario.
    Nonostante dei momenti pesanti (poteva anche segare un centinaio di pagine, e sarebbe rimasto comunque un libro potente), è una lettura illuminante.

    ha scritto il 

  • 4

    Il fatto di trovare i libri di Miller nella sezione "letteratura erotica" l'ho trovato da sempre un insulto. Qui ci sono flussi di coscienza esistenzialista assolutamente unici. I due Tropici e i tre ...continua

    Il fatto di trovare i libri di Miller nella sezione "letteratura erotica" l'ho trovato da sempre un insulto. Qui ci sono flussi di coscienza esistenzialista assolutamente unici. I due Tropici e i tre capitoli di Crocifissione Rosea (Sexus - Plexus - Nexus) sono assolutamente clamorosi!

    ha scritto il 

  • 2

    Giuro, io a volte non capisco. Sarà che non ho mai amato eccessivamente i flussi di coscienza, sarà che l’autobiografico protagonista è simpatico come una chiamata da un call center mentre sei sotto l ...continua

    Giuro, io a volte non capisco. Sarà che non ho mai amato eccessivamente i flussi di coscienza, sarà che l’autobiografico protagonista è simpatico come una chiamata da un call center mentre sei sotto la doccia, sarà che l’idea che un artista debba per forza essere maledetto (e ovviamente indigente) ha smesso di affascinarmi circa ventitré anni fa, ma come Tropico del Cancro possa essere considerato un capolavoro della moderna letteratura sfugge alla mia limitata comprensione.

    Al termine della lettura di queste (faticosissime) 272 pagine mi rimangono:

    – una serie di descrizioni di locali infimi, alberghi cimiciosi, tuguri travestiti da locande che avrebbero fatto passare la voglia di viaggiare pure a Magellano;

    – l’impressione di una continuativa ripetitività delle vicende che , oltre a scadere in una volgarità noiosa, denota una pochezza narrativa al limite del sopportabile: nessun cambio di ritmo, nessuna svolta, in fondo in fondo semplicemente nessuna storia;

    – la percezione di un atteggiamento verso la Vita all’esatto opposto di quello in cui cerco di tramutare le mie giornate: una realtà descritta come prima di senso, senza un traguardo, un istante di bellezza, un attimo di respiro;

    – una serie di frasi che dimostrano la grandezza di uno scrittore ma anche la sua capacità di giocare a nascondino, celando l’indubbia capacità e un pizzico di genialità dietro un muro fatto di inutilità esistenziale:

    “Sul meridiano del tempo non c’è ingiustizia; c’è soltanto la poesia del movimento, che crea l’illusione della verità e del dramma.”

    Nelle sue prime pagine, Miller afferma che:

    “Tutto quel che era letteratura, mi è cascata di dosso. Non ci sono più libri da scrivere, grazie a Dio.
    E questo allora? Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non è un libro, nel senso usuale della parola. No, questo è un insulto prolungato, uno scaracchio in faccia all’Arte, un calcio alla Divinità, all’Uomo, al Destino, al Tempo, all’Amore, alla Bellezza… a quel che vi pare.”

    Forse sarebbe valsa la pena di fermarmi a questa dichiarazione programmatica, prendendola sul serio.

    http://capitolo23.com/2016/08/04/recensione-tropico-del-cancro-di-henry-miller/

    ha scritto il 

  • 4

    Libro a mio parere molto coinvolgente, anche se privo di una vera e propria trama e a tratti difficile da seguire. In questa edizione, interessante anche la postfazione di George Orwell.

    ha scritto il 

  • 2

    Ai tempi dell'università la mia migliore amica, per qualche mese, ha frequentato un mosaicista nonché artista di strada. Artista che, per mettere insieme pranzo con cena, con oggetti di riciclo creava ...continua

    Ai tempi dell'università la mia migliore amica, per qualche mese, ha frequentato un mosaicista nonché artista di strada. Artista che, per mettere insieme pranzo con cena, con oggetti di riciclo creava marionette e pupazzi con cui dar vita a favole per bambini.
    Viveva, scordandosi di pagare l'affitto e le bollette - cosa, quest'ultima per cui gli avevano piombato il contatore dell'elettricità - in un appartamento molto bohemien nei caruggi di Genova.
    La storia della mia amica è finita con i pidocchi e una scappatella di lui con la ex, ballerina di tango argentino.
    Sarà per questo che Tropico del cancro mi ha lasciato indifferente, se non addirittura irritata. Rifuggo come la peste (o come i pidocchi) l'idea che l'arte nasca per forza dall'irrequietezza, dalla sporcizia e dal vizio.

    ha scritto il 

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