Tutta la vita

Di

Editore: Longanesi

4.1
(156)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 432 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8830430757 | Isbn-13: 9788830430754 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Una storia d'amore intensa e trascinante con una straordinaria protagonista: Alcina, una donna sensibile e tenace che anche grazie alla forza e all'ottimismo dell'uomo che la ama fin da bambino riesce a traghettare sua figlia oltre il male e gli orrori della Storia, verso la felicità che comunque esiste.
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  • 5

    "Alcina e' un personaggio indimenticabile" - (Dacia Maraini)

    Il titolo del commento, cinque parole, e' quanto dice Dacia Maraini della protagonista di questo bellissimo libro e riportato in alto in copertina.
    Detto da una scrittrice, grande maestra nel descriv ...continua

    Il titolo del commento, cinque parole, e' quanto dice Dacia Maraini della protagonista di questo bellissimo libro e riportato in alto in copertina.
    Detto da una scrittrice, grande maestra nel descrivere le figure femminili (e non solo), le cinque sue parole potrebbero bastare per un commento.
    -
    Abbiamo lasciato Alcina, protagonista nel precedente libro "Alle case venie", nel dopoguerra, ancora giovane donna, ora qui in partenza per una nuova vita, dopo un suo primo pezzo di vita funestato da lutti e guerra.
    Alcina parte con un carico di ricordi suoi e di ricordi precedenti ai suoi.
    Il mare, anzi l'oceano, fa da spartiacque, metaforico, fisico e temporale, divide la vita di Alcina, ma mai divisa, anzi somma le vite in unico contesto.
    -
    Un libro con impianto narrativo (detto in sintesi per non fare "spoiler") di assoluto pregio, molto originale, un "viaggiare" nel tempo e tra/con i personaggi con una architettura narrativa coinvolgente e ricca di suggestione per gli intrecci tra passato, presente, futuro, onirico e come diceva Mario Petri, suo padre, Ho avuto l'impressione che il mio domani facesse gia' parte del passato.).
    -
    La Petri scrive dal 1990.
    Questo libro, del 2013, e' uno dei piu' belli di Romana Petri, ma, occorre dirlo, sono tutti "i piu' belli", tra qualche rigo si spiega il perche'.

    Undicesimo libro di questa Autrice, letti in poco tempo partendo da "Le serenate del Ciclone":
    http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=1&id_lib=935

    Letture successive e quindi col vantaggio di non disperdere memoria di lettura ma concentrare le sensazioni e valutazioni in un breve periodo su un numero relativamente corposo di libri, libri sempre di dimensione medio-alta.

    Una sintesi non puo' essere mai precisa, in particolare per autrice in attivita', inoltre Romana Petri sia per modo di scrivere (stile e forma) che contenuto (storie, personaggi, autobiografia e biografie) non e' scrittrice semplice, magari in apparenza puo' relativamente esserlo o sembrarlo, le storie/personaggi sono, per quanto si possa dire, abbastanza normali, anzi, molto normali nel senso che includono molta "vita reale", ma molti gli elementi che entrano in gioco: apparenti, mimetizzati, inventati, deformati, inoltre con carica di "interiorita'" rimarchevole.

    Detto quanto sopra sarei tentato di dire che la Petri non ha scritto undici bellissimi libri (quelli letti per ora, per gli altri non letti per ora non so, ma tenterei di dire lo stesso, consuntivo da fare a posteriori), bensi' ha scritto un "solo" libro.

    Non perche' siano ripetitivi i suoi libri, anzi, il contrario, storie diverse, personaggi diversi, luoghi diversi, stile/forma abbastanza diversi, pero' e' come una grande cornice che racchiude un modo di scrivere molto originale, ricco di suggestioni e di invenzioni, sentimenti reali vissuti ed immaginati oppure mediati, in un ricco scenario.
    Un grande mosaico, esistenziale, che racchiude tutto ed i libri sono i tasselli del mosaico.
    Tutta la sua opera sarebbe da intitolare "Alla ricerca del tem...", ahime' gia' usato, ma poi non sarebbe neanche del tutto corretto, Romana Petri ha costruito il suo universo letterario in maniera molto personale.
    -
    "Tutto quello che nei romanzi sembra inverosimile e' vero e tutto quello che e' vero sembra inventato."
    Questo ha detto Romana Petri in una trasmissione radio, molto vero in genere, ancor piu' nel suo caso.

    Romana Petri stende "Un filo di Arianna" lungo il narrato per dire quello che intende per letteratura, filo sottile, quasi invisibile, ma utile per il lettore che la segue nel suo labirinto narrativo.

    "... che proprio cosi' e' la letteratura: molto simile e molto diversa dalla vita, e che questo e' il suo bello."
    "Alcina, uno scrittore non lo sceglie quello che scrive, scrive quello che gli viene e basta"
    "Che la gioia si vive e il male si scrive"
    "Mi dispiace. Ma credimi, la scrittura e' cosi'. Quando una storia ti arriva in un certo modo, non c'e' verso di farle cambiare strada. La devi scrivere cosi' come vuole lei"

    Da una sua intervista:
    ,"perché quello che conta nella vita e nella letteratura per me sono le trippe: frullate insieme a cuore e a un po’ di cervello".
    (R)omana Petri in versione vagamente (r)omana :).
    -
    Dote rimarchevole, da citare tra le le altre, e' quel descrivere tipico della Petri per "allegorie descrittive" e figurazioni che amplificano il significato di azioni, pensieri e contorni nel corso della storia.
    -
    Alcina e' la stessa Romana Petri, in che misura ed in che modo (ed il perche', ma questo non si ha da chiedersi) si sia "autobiografata" ed abbia "biografato" gli altri personaggi e' difficile dirlo, quanto reale e quanto immaginato ma verosimile, lo sa solo la stessa Petri, forse nemmeno lei lo sa del tutto, e' scrittrice di carattere letterario esuberante (immagino istintivo) ed immediato ma cerebrale nello stesso tempo, nel senso di razionalizzare i sentimenti e le emozioni.
    Quanto riportato in precedenza (Filo di Arianna) conferma.
    -
    Molto si evince da quanto si conosce di Romana Petri, sue interviste scritte o video, parte si capisce da altri suoi libri, parte se ne intuisce, i ringraziamenti (in fondo al libro) fanno capire altri aspetti per quanto riguarda il tratteggio dei personaggi.
    -
    In questo libro, come in altri, la Petri scrittrice sta ai bordi di un cono d'ombra, si sposta in sole od ombra a seconda dei casi, creando un grande pathos narrativo.
    Come per esempio (uno di molti) Alcina gia' donna fatta, sogna il padre, lo vede giovane ragazzo e si parlano di un passato che per l'eta' dei due deve ancora venire, lei chiede della mamma, "com'e' la mamma?", "bellissima" risponde il padre, "oggi le daro' il primo bacio"..

    Tipico della Petri, un raccontare in chiave onirica, cio' che e' stato e cio' che sara', fluttuando su diversi piani temporali, con l'effetto originale di descrivere pezzi di vita e storia con diverse angolature sentimentali.
    Per certi aspetti un congelare il tempo e descriverlo su diverse prospettive, anche con taglio cinematografico, quel tipo di cinema di tempo fa dove una sequenza era ripetuta da diverse prospettive filmiche creando diverse situazioni emotive.
    -
    Il "taglio" narrativo di Romana Petri e' spesso su tempi lunghi, decenni, taglio non facile per raccontare, i tempi/Storia cambiano, i personaggi crescono/invecchiano, diventano diversi, se ne aggiungono, se ne vanno, difficile tenere il ritmo ed il timone dritto; questa invece e' grande dote di questa scrittrice, il narrato mantiene un perfetto equilibrio.
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    Questo libro come detto e' il seguito di "Alle case venie", con un oceano e decenni di vita prima e dopo, ma "il ricordo" permea" tutti i due libri.
    Nel primo e' un passato, nel secondo e' un doppio passato ed un prossimo futuro.

    I due libri "Alle case venie" e questo hanno in comune un (ma non solo) fatto storico, il fascismo, quello italiano che per quanto possibile conosciamo abbastanza bene (ma la Storia, si sa, non si conosce mai a fondo, anche quella relativamente recente, anzi soprattutto quest'ultima) e quello argentino, orribile, le cui nefandezze non sono ancora note del tutto.
    Situazioni sociali che Romana Petri dimostra di conoscere bene.
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    Da quarta di copertina:

    Alcina è una donna coraggiosa e fiera. Non teme nulla, tranne i sentimenti, da cui si protegge dietro uno spesso muro di solitudine. Nel '48 ha trentatré anni e una guerra partigiana alle spalle, ma per quanto giovane, sembra vivere ancorata al suo passato in un dialogare continuo con i propri morti e con un cane selvatico. Ma un giorno Alcina riceve una lettera che fa riaffiorare alla sua memoria un lunghissimo bacio, un ricordo così potente e intenso da farle decidere di lasciare il suo casolare in Umbria e partire per l’Argentina. Là, ad aspettarla c’è Spaltero, un uomo più giovane di lei, ma con un carattere deciso e sempre proiettato verso il futuro. Ma è sufficiente la promessa contenuta nel ricordo di un bacio a farle cambiare vita per sempre? In un’epoca di sentimenti fragili e precari, Romana Petri ha scelto di raccontare in questo romanzo la storia di un amore eterno e indissolubile, che cresce e si rafforza con il passare del tempo.

    SPOILER
    Da IBS, un ottimo commento che leggerei dopo aver letto il libro:
    Li avevamo lasciati sulla soglia di un cambiamento importante, Alcina e Spaltero, protagonisti del romanzo Alle Case Venie, che Romana Petri pubblicò nel 1997. Ci avevano conquistato, da subito: lei un po' maga, come vuole il suo nome ariostesco; lui solido, leale, attaccato alla sua terra, ma con un insopprimibile desiderio di mare. Avevano condiviso un'esperienza di quelle che cambiano la vita, la lotta partigiana combattuta sul Pausillo, nelle montagne umbre, durante l'inverno del 1944; ma poi si erano separati, Spaltero in Argentina a cercare di realizzare il suo sogno, Alcina lì, alle Case Venie, vestale di una dimora popolata dai fantasmi dei suoi familiari. A tenerli ancora uniti, sulla soglia estrema di quel distacco, un bacio e una promessa.
    Sono i fili di cui la scrittrice si è servita per traghettarli in questo suo nuovo romanzo che si intitola Tutta la vita, in omaggio al compiuto adempimento di quella promessa. Con la tempra combattiva che la contraddistingue, Romana Petri dà battaglia a quell'inveterato luogo comune che considera gli amori fragili o infelici quelli più artisticamente interessanti, e la vince: questa è un'appassionante storia di amore vero, radicato in profondità e, nello stesso tempo, di intenso respiro epico. Nella prima parte del romanzo è Alcina a scendere in campo, servendosi dell'amore che prova per Spaltero come di un grimaldello per scardinare le proprie ossessioni: la paura della morte, l'estrema ritrosia a staccarsi dal passato, il rifiuto di immaginarsi un futuro, quasi fosse un tradimento nei confronti dei suoi familiari. Quel "sapore di eterno" che le ha lasciato il bacio di Spaltero ha innescato una metamorfosi che non è solo fisiologica o sentimentale, ma anche e soprattutto psicologica e mentale, laddove Alcina constata, con ironica lucidità, il paradosso che è stata finora la sua vita per cui ora lei, a più di trent'anni, deve lasciarsi "la vecchiaia alle spalle".
    È una donna nuova, quella che nell'estate del 1948 approda in Argentina, in compagnia di un cane poco addomesticabile; una donna pronta a conoscere la pienezza dell'amore e ad affrontare la maternità, nonostante continui a essere una ferita aperta il ricordo di sua madre morta nel dare alla luce Aliseo. E fin dalla nascita, si intuisce la speciale essenza di sua figlia Buena, diminutivo di Buenaventura: questa "buona sorte" che ha lo sguardo impavido di una Floria Tosca è amatissima non solo dai genitori, che vedono in lei un potenziamento delle loro individualità, ma anche da un altro personaggio importante nella struttura della storia, Toni, il cugino di Spaltero che diventa grande amico di Alcina. Toni unisce alcune delle caratteristiche di persone care ad Alcina, come il vecchio amico d'infanzia Bitto e Aliseo, il giovane fratello fucilato dai nazifascisti, alla sua specifica natura di uomo che è stato ferito dalle relazioni affettive e si rifiuta di considerare la sua scrittura come piacevole dolcificante pronto all'uso (come vorrebbe sua moglie Francisca, donna e pittrice di assoluta superficialità), concependola piuttosto come strumento di impietosa chiarezza. Sarà proprio Toni a esercitare un influsso profondo sulla natura coraggiosa di Buena, all'interno di un contesto politico che finisce per risultare tragicamente paradossale: la dittatura fascista contro cui avevano combattuto Spaltero e Alcina si è riformata, diversa nella formulazione ma sinistramente simile nelle caratteristiche strutturali, in quella che ormai considerano la loro terra, l'Argentina. È un potere estremamente subdolo, quello del generale Videla: mantiene intatta la facciata del paese, mentre risucchia i giovani nel buio senza scampo della tortura e della morte. E se non rimane che la scrittura come ultima arma – il romanzo che Buena, appartenente a quella generazione intrappolata e risucchiata dalla storia, progetta di scrivere sugli orrori della dittatura, ma anche sull'amore, sull'amicizia, su quelle battaglie fatte in nome della libertà che accomunano i giovani italiani e argentini – allora anche il linguaggio dovrà farsi carico della sfida.
    Ricorrendo alle risorse dell'espressività epica, così poco usate nella letteratura di oggi e così vitali, Romana Petri – che sta scrivendo quel romanzo progettato da Buena – riesce a conferire un sapore di nobile, antica lealtà all'intera gamma dei sentimenti e delle idee. L'amore non ripara solo nel cor gentile, ma in un "travolgimento sensuale di bocche e di anime" che viene espresso attraverso metafore e clausole ritmiche attinte alla ritualità del duello; i dialoghi risultano confronti e scontri di idee in cui prevale non chi fa la mossa più astuta, ma quella più ardita e dunque spiazzante; il ricorso agli epiteti fissi, caratterizzando fortemente i personaggi, li rende indimenticabili: la "bruscheria" di Alcina, la risata "di sbieco" di Spaltero, il sorriso "da rettile" di Toni, lo sguardo "d'un nero senza scampo" di Buena. Ma non è soltanto per i suoi protagonisti, né per la potente tensione emozionale che lo anima o per il suo fiero linguaggio che questo romanzo può definirsi epico: la scena finale mostra con ogni evidenza che la sfida più radicale consiste nel reinventarsi, in mezzo alle ferite della psiche e alle macerie della storia, una nuova possibilità di futuro.
    Maria Vittoria Vittori
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    https://it.wikipedia.org/wiki/Romana_Petri

    ha scritto il 

  • 3

    Bella scrittura e bella storia. Un po' prolisso e lento nella prima parte, troppe immagini crude non strettamente necessarie nella seconda. Attira ma non convince del tutto. Da leggere altro di questa ...continua

    Bella scrittura e bella storia. Un po' prolisso e lento nella prima parte, troppe immagini crude non strettamente necessarie nella seconda. Attira ma non convince del tutto. Da leggere altro di questa scrittrice.

    ha scritto il 

  • 3

    Scritto molto bene, termini ricercati.
    Storia molto bella, andata e ritorno di ex partigiani in Argentina, un unico e grande amore.
    Ma..... non mi ha convinto, il libro l'ho trovato alle volte ripetit ...continua

    Scritto molto bene, termini ricercati.
    Storia molto bella, andata e ritorno di ex partigiani in Argentina, un unico e grande amore.
    Ma..... non mi ha convinto, il libro l'ho trovato alle volte ripetitivo e ridondante, il dramma della figlia "rapita" e salvata è trattato velocemente, durante la lettura mi ha invaso la sensazione di aver preso un libro sbagliato perché pensato e scritto per un pubblico femminile.

    ha scritto il 

  • 4

    "Una volta ho sentito dire che tutti gli azzardi e i bei gesti sono aspirazioni troppo vicine al sole.Tu non crederci, è roba per codardi. La saggezza non è cosa da coltivare troppo."

    La coraggiosa e ribelle ed ex partigiana Alcina lascia, a trent'anni suonati, la sua terra e la sua casa alle Case Venie, per raggiungere il ventenne Spaltero, emigrato in Argentina e suo compagno nel ...continua

    La coraggiosa e ribelle ed ex partigiana Alcina lascia, a trent'anni suonati, la sua terra e la sua casa alle Case Venie, per raggiungere il ventenne Spaltero, emigrato in Argentina e suo compagno nelle file della resiStenza. La vita e il matrimonio di questi due personaggi scorre felice e senza affanni, fino ai terribili giorni del colpo di stato e della dittatura, che li colpirà nel pieno del loro cuore, quando la loro unica figlia Buena viene arrestata dai militari di Videla. Bellissimo romanzo di veri sentimenti non sdolcinato, Alcina e Spaltero due veri combattenti, che mettono a rischio la loro vita e la loro felicità per salvare la figlia dalle crudeltà della dittatura. Buena mi ha fatto rivenire in mente subito Blanca, una delle protagoniste di "La casa degli spiriti", donne che per amore sfidano il tempo, il dolore e le torture. Bellissimo e struggente.

    ha scritto il 

  • 3

    Che dire…la prosa è piacevolmente garbata e fluida…i sentimenti ci sono tutti, a volte anche un po' esasperati nella loro semplicità…il ritmo incostante, a tratti noioso e lento. In sintesi non mi ha ...continua

    Che dire…la prosa è piacevolmente garbata e fluida…i sentimenti ci sono tutti, a volte anche un po' esasperati nella loro semplicità…il ritmo incostante, a tratti noioso e lento. In sintesi non mi ha particolarmente scatenato un senso di giubilo, come invece ho letto dalle altre recensioni.

    ha scritto il 

  • 3

    La scrittura di Romana Petri sostanzialmente mi piace, perchè scrive di sentimenti e lo fa bene e ne suoi romanzi trovo sempre molti spunti di riflessione e frasi che non posso fare a meno di sottolin ...continua

    La scrittura di Romana Petri sostanzialmente mi piace, perchè scrive di sentimenti e lo fa bene e ne suoi romanzi trovo sempre molti spunti di riflessione e frasi che non posso fare a meno di sottolineare. Ma in questo romanzo l'ho trovata un po' troppo ridondante. Troppi ricordi, sempre gli stessi, ripetuti..insomma, il primo aggettivo che mi viene in mente ripensando a questo romanzo è "troppo". Ma la storia, che per tutta la prima parte tarda ad ingranare e sembra quasi inconsistente, a un certo punto si forma e si dipana tutta nella terza parte, l'unica che ho letto con trasporto e vera emozione, ed è una storia bellissima! E dire che invece "Figli dello stesso padre" l'ho divorato in una giornata..

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente magnifico!

    Ce l'avevo da tempo e intanto avevo letto altri libri dell'autrice che ho trovato davvero di grande valore. Questo libro è davvero speciale perché riesce a parlare di un argomento, una vita intera, se ...continua

    Ce l'avevo da tempo e intanto avevo letto altri libri dell'autrice che ho trovato davvero di grande valore. Questo libro è davvero speciale perché riesce a parlare di un argomento, una vita intera, senza mai cadere nello sdolcinato. La storia è bella, tersa, appassionante, ma ciò che davvero colpisce è la lingua che Petri riesce a usare. Spesso provo a leggere autori italiani, ma spesso resto deluso dalla sciatteria del linguaggio (a parte alcuni, certo, ma pochi), qui ho trovato una cura rara per le parole. Non posso sapere se si tratti di un ordinato studio e se questa magnifica lingua venga fuori così, di getto. Certe volte ho avuto l'impressione che per scrivere così si debba stare quasi sotto dettatura. Tra tutti i personaggi meravigliosi e indimenticabili, i miei preferiti sono Toni e il cane Vinciguerra (una mia naturale predisposizione a stare dalla parte dei vinti). Loro due sono i veri "maledetti" di questa magnifica storia di una ma anche di più vite. Lo consiglio a chi ama il bello della scrittura. Per me, come ho letto da qualche altra parte, questa autrice è la degna erede di Elsa Morante. presto comincerò a leggere un altro suo libro. Questo Lo consiglio proprio. Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Umbria, Argentina, di nuovo Umbria…l’esistenza come un cerchio: quante vite servono per raccontare tutta la vita?
    Quando ormai sembra non esserci più tempo nella sua, Alcina riceve un’altra occasione; ...continua

    Umbria, Argentina, di nuovo Umbria…l’esistenza come un cerchio: quante vite servono per raccontare tutta la vita?
    Quando ormai sembra non esserci più tempo nella sua, Alcina riceve un’altra occasione; si tratta di afferrarla o di rischiare il naufragio.
    C’è poi Toni, che ha un rapporto difficile con gli affetti, sempre alla ricerca di quelli grandi, che possano durare tutta la vita. Uomini come lui restano sulla strada della sofferenza, perché i dolori non c’è modo di misurarli e ognuno ha il proprio peso.
    Per anni l’esistenza può apparirci come un insieme di giri lenti, tutti uguali e poi, improvvisamente, trasformarsi in tutta un'altra cosa.
    Già, arriva un giorno in cui qualcuno riesce a baciarci in modo tale, da lasciarci entrare il mondo intero in quel bacio ed è proprio così che ci si dimentica che la bocca serve pure per respirare.
    Anche un solo bacio, ma talmente lungo da far perdere il fiato e lasciarci poi con il desiderio di farci un lunghissimo viaggio dentro.
    Può capitare però di sentirsi a credito di baci e di abbracci e di carezze, per via dello strano scherzo tiratoci dal destino, capace di portarci a quell'incontro troppo presto o troppo tardi, proprio con l’essere che desideriamo.
    Vedi, chi non sa abbracciare, finisce col tenere dentro di sé i sentimenti, lasciandoli stratificare così, come ce li ha buttati il tempo.
    Un bacio, solo un bacio, per tenere insieme i ricordi!
    Ci sono lettere, come quella che Alcina ha aspettato per anni, dalla carta consumata per quanto le abbiamo lette e carezzate e allora, dentro il sangue, pare ci rimanga solo il vento.
    I veri amori sono quelli che, anche quando sono lontani nel tempo o nello spazio, continuano a mantenere intatte le ragioni che ci hanno portato ad amare.
    Sono pochi i grandi sogni che si avverano nella vita, ma se si riesce a sognare spesso, si hanno più probabilità di raggiungerli.
    Restare a guardarsi in mezzo ad un sogno, proprio dentro il vento!
    Per questo ci si può convincere di averlo “sempre” amato quell’essere così speciale, solo che non lo sapevamo ancora.
    Forse è vero, magari è proprio così: la vita è semplice, si vive o non si vive, ma quando si decide di viverla, si deve andare fino in fondo, prendendosi tutto il bene ed il bello che può arrivare.
    Tutta la vita…ma una sola vita non basta, non può bastare!
    Noi non siamo qui, talmente di corsa, di passaggio, da non restare poi nella memoria di chi ci ha conosciuto o amato. Noi sopravviviamo nel colore degli occhi, nel modo di sorridere, nella capacità di sognare
    Tutta la vita…come si fa a raccontarla?
    Dovremmo riuscire a guardare ad ogni singolo giorno come ad un inizio, ma non del futuro, piuttosto di un presente che non c’è ancora stato e che è appena arrivato.
    Le persone sagge ci vorrebbero spingere a credere che tutto ciò che desideriamo, il bello ed il bene che vorremmo, in fondo rappresentano un azzardo.
    Io piuttosto credo che la saggezza, a volte, sarebbe meglio metterla da parte.

    ha scritto il 

  • 4

    “Bifronte” è la condizione dell’essere che padroneggia questo libro.
    È quella forza che trattiene nel passato, per difenderlo, per difendersi perché, se anche la memoria è dolore, ci appartiene. Non ...continua

    “Bifronte” è la condizione dell’essere che padroneggia questo libro.
    È quella forza che trattiene nel passato, per difenderlo, per difendersi perché, se anche la memoria è dolore, ci appartiene. Non solo sta dentro di noi, ma può starci anche intorno come una prigione che, tuttavia, è ciò che conosciamo e “protegge”.
    Essere “bifronte” è, allo stesso tempo, essere sospinti da un’energia opposta, che va verso il futuro. Perché niente come il futuro, come andargli incontro, ridefinisce il passato e gli toglie le sbarre.
    Il futuro è la costruzione di un viaggio, è “allontanarsi per vedere”, mettere distanza tra il nostro “sé” e l’altro “sé” per, come si dice nelle pagine, “avvantaggiarsi” del fatto di vivere.
    E dunque essere bifronte è un modo di stare nel presente, non il migliore per tutti, ma il solo per chi bifronte è.
    Alcina conoscerà due orizzonti nella sua vita, ma è una donna alla continua ricerca della sua “casa”, della sua soluzione, e dunque è aperta a qualsiasi orizzonte. Ma lo sa, conosce la sua forza?
    La forza di Alcina è avvantaggiarsi senza tradirsi, accettando di camminare nella vita con il proprio passo, volendo capire ogni incrocio del percorso, ogni deviazione; è riconoscere gli incontri, accettarli e farsene segnare, perché nessuno più di chi ci si accosta riesce a mostraci le coordinate di noi stessi; è capire la differenza tra pensare troppo alla vita e vivere, capire che il passato non ci aspetta, ma ci accompagna nella misura giusta. È aver fatto dell’essere bifronte una spinta in avanti che riesce a trasformare il passato da prigione in identità.
    Non c’è forza dirompente in questo romanzo, ma la forza costante della tenacia paziente, quasi inconsapevole: mentre si vive il presente, il passato si fa sostanza, somma a cui continuiamo ad aggiungere giorni, in una naturale e necessaria prosecuzione. La forza di chi è bifronte è questa; è riuscire a fotografarla solo quando si è arrivati.
    Brava la Petri, molto! Malgrado qualche debolezza qui e là, ha disegnato dei bellissimi personaggi, molto veri, forti, intensi.

    ha scritto il 

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