Tutti i racconti

Di

Editore: Newton & Compton

4.2
(173)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri

Isbn-10: 8881836300 | Isbn-13: 9788881836307 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Chiavarelli , S. Raffo

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Ideali "in parte per bambini e in parte per coloro che hanno mantenuto lacapacità fanciullesca della gioia e dello stupore", i racconti raccolti nelvolume hanno conosciuto numerosi adattamenti cinematografici, televisivi eteatrali. Ammaestramento morale e eleganza stilistica convivono felicementenelle raccolte.
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  • 4

    Arte e santità

    «C'era in Oscar un fondo puritano che non gli permetteva di condividere fino in fondo la disperata identificazione di arte e vita dei poeti maledetti: era troppo inglese, troppo legato all'immagine ar ...continua

    «C'era in Oscar un fondo puritano che non gli permetteva di condividere fino in fondo la disperata identificazione di arte e vita dei poeti maledetti: era troppo inglese, troppo legato all'immagine aristocratica del dandy. Più che a Verlaine, si sentiva congeniale a quegli scrittori, come Gide e Pierre Louÿs, in cui l'attrazione dei sensi era temperata da un'autentica inquietudine spirituale e che, come Maeterlinck e Mallarmé, riuscivano a mediare le pulsioni erotiche nell'alchimia quasi ascetica della parola.»
    Questo è quanto scriveva Francesco Mei nella sua biografia su Wilde e ci torna utile per capire meglio una delle peculiarità di questi racconti - ingiustamente poco noti eccezion fatta per due o tre - ovvero l'aura quasi mistica, una vena religiosa, che stupiscono non come fatti in sé, ma poiché provenienti dal decadente per eccellenza. Secondo lo stereotipo, Wilde dovremmo immaginarcelo eternamente abbandonato su un'ottomana, avvolto dal fumo unto di eccellenti sigari tenuti tra dita morbide e bianchissime incrostate di anelli; ça va sans dire che l'ottomana è collocata in una stanza dai pavimenti ricoperti di preziosi tappeti e torri pendenti di cuscini di mille fogge e colori, con vasi smaltati di kentie gigantesche, tavolini stracolmi di bibelot orientali e nell'aria - oltre al fumo di sigaro e sigarette - un pungente afrore d'incenso indiano. Il soffitto poi è a lacunari in legno, finemente intarsiati al perimetro, da cui pendono due, ma anche quattro o sei, lampadari tintinnanti alla minima brezza. Un po' troppo? Un pelo trop décadent?. Ma no, il Vate avrebbe giudicato tutto ciò insufficiente anche solo per il suo bagno.

    Nell'immaginario del saltuario lettore di Wilde, la già citata vena mistica pare incongrua quanto una linea dritta in una chiesa barocca. Eppure non dovrebbe stupire più di tanto: c'è una linea netta e logica che dall'estetismo porta alla religione (ne scrisse belle pagine Kenneth Clark), un'infatuazione fatale per la teatralità del rito cattolico romano - ultima sopravvivenza del Coro della tragedia classica - e la trasformazione della figura del Nazareno in un quasi-eroe incarnante valori e qualità tipicamente romantici.
    Il senso religioso sfoggiato da Wilde nelle sue fiabe non è falso o - ancora - una posa decadente da tirar fuori sull'ottomana di cui sopra; no, è semplicemente una religiosità, una santità su misura dello scrittore, che appaga il suo naturale slancio verso i misteri della fede e della spiritualità, che si accostano all'estetismo wildiano. Vyvyan Holland, figlio di Oscar Wilde, nell'introduzione ai Complete Works of Oscar Wilde, scrisse: «Per tutta la vita mio padre avvertì una forte inclinazione nei confronti del misticismo religioso e fu fortemente attratto dalla Chiesa Cattolica, nel cui seno venne accolto in punto di morte nel 1900». E insomma, fiabe come Il principe felice e Il giovane re, possono essere a buon diritto considerate parabole cristiane, intrise come sono di abnegazione e senso di solidarietà, e più ancora col loro apparente rifiuto dell'ostentazione, del lusso e di tutto «l'armamentario indispensabile di ogni decadente». C'è in questi racconti una coerenza paradossale, perché ignorata e soppiantata dai luoghi comuni, che ricollega tutta la produzione di Wilde, da Dorian Gray passando per Earnest, L'anima dell'uomo sotto il socialismo, per sfociare nelle accorate e lussuose professioni di fede sperticata alla fine del De profundis. La religione personale di Wilde non può esistere senza la vicinanza dell'Arte; la vita stessa di Cristo è contemplata come un capolavoro artistico e «viene vagliata con gli strumenti che un fine critico applicherebbe alla lettura di un testo letterario o di un perfetto copione teatrale. Gli stessi Vangeli diventano "i quattro poemi in prosa su Cristo"». Quindi non stupiamoci per la religiosità di Wilde, ma meravigliamoci del calore emotivo che riuscì ad infondere in questi racconti, che sono forse quanto di più sincero e sentito egli abbia mai scritto (sempre nei limiti del suo enorme egocentrismo).

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro si divide in tre parte e comprende:
    - Il delitto di Lord Arthur Saville
    - Il fantasma di Canterville
    - La sfinge senza nome
    - Il milionario modello

    Di questo primo blocco meritano tutti i ra ...continua

    Il libro si divide in tre parte e comprende:
    - Il delitto di Lord Arthur Saville
    - Il fantasma di Canterville
    - La sfinge senza nome
    - Il milionario modello

    Di questo primo blocco meritano tutti i racconti, anche se i primi due di più.
    Poi
    Raccolta "Il principe felice" che comprende:
    - Il principe felice
    - L'usignolo e la rosa
    - il gigante egoista
    - L'amico devoto
    - Il razzo eccezionale

    Tra questi l'unico più sottotono è l'ultimo, gli altri meritano tutti: l'amico devoto fa venire un nervoso assoluto però! Il gigante egoista lo conoscevo già ma non ricordo come, probabilmente dalle elementari..e suppongo anche il principe felice.

    L'ultima parte è "La casa di melograni" e comprende:
    - Il giovane re
    - Il compleanno dell'infanta
    - Il pescatore e la sua anima
    - Il Bimbo-Stella

    Un po' in tutti i racconti, soprattutto in quelli che possiamo definire fiabe, aleggia un'atmosfera religiosa (che ricorda tantissimo le fiabe dei Grimm!) che sulle prime mi ha un po' sorpresa: non so, non me lo immaginavo un tipo credente Wilde; poi ho cercato qua e là per informarmi un po' e pare che avesse un rapporto tutto suo con la religione e che si convertì seriamente solo in punto di morte.

    ha scritto il 

  • 4

    UNA RACCOLTA CON ALTI E BASSI

    Come in tutte le raccolte ci sono brani che colpiscono di più ed altri meno, ma lapungente ironia di Wilde, il suo innato pessimismo, sono tratti unici dell'autore che rendono speciale ogni suo scritt ...continua

    Come in tutte le raccolte ci sono brani che colpiscono di più ed altri meno, ma lapungente ironia di Wilde, il suo innato pessimismo, sono tratti unici dell'autore che rendono speciale ogni suo scritto!

    ha scritto il 

  • 5

    "Il principe felice" è la raccolta di fiabe più intensa, toccante, e in alcuni punti dolce, con cui abbia mai avuto a che fare. Leggere un'opera di Wilde, a prescindere dal genere, è sempre e comunque ...continua

    "Il principe felice" è la raccolta di fiabe più intensa, toccante, e in alcuni punti dolce, con cui abbia mai avuto a che fare. Leggere un'opera di Wilde, a prescindere dal genere, è sempre e comunque un'esperienza estasiante.

    ha scritto il 

  • 5

    Stupendo. I racconti di Oscar Wilde sono un esercizio di scrittura del più grande artista della storia, ricchi però della morale e dell'ironia che lo hanno reso celebre nei secoli.

    ha scritto il 

  • 4

    Tutto l'universo narrativo delle short stories di Oscar Wilde. All'ironia e al paradosso de "Il fantasma di Canterville" o de "Il delitto di Lord Arthur Savile" si affianca il mondo fiabesco delle due ...continua

    Tutto l'universo narrativo delle short stories di Oscar Wilde. All'ironia e al paradosso de "Il fantasma di Canterville" o de "Il delitto di Lord Arthur Savile" si affianca il mondo fiabesco delle due raccolte "Il principe felice" e "Una Casa di Melograni". Un mondo fiabesco davvero particolarissimo quello di Wilde. Il fine letterato gioca infatti con il codice della fiaba, riesumando giganti, nani e principesse, trasformazioni magiche, sirene e animali dotati di sentimenti e parola.
    Ma questo scenario da fratelli Grimm è al servizio di un'intuizione personalissima del mondo dove una pura tensione verso l'assoluto dell'amore e della dedizione è costantemente offuscata dalla costatazione della grettezza dell'essere umano.
    Mi resta l'immagine dell'usignolo che muore cantando con il petto premuto contro una spina per tingere di rosso una rosa bianca e offrirla allo studente perché possa conquistare l'amore della figlia del ciambellano. Ma la ragazza preferirà i preziosi gioielli di un altro pretendente. Lo studente disprezzerà l'amore dopo che aveva svilito il canto dell'usignolo: "Questa creatura ha stile...è un fatto che non si puo' negare; ma avrà altresi' sentimenti? Temo di no. In verità, è come la maggior parte degli artisti: tutta forma, nessuna sincerità. Non si sacrificherebbe per gli altri. Pensa soltanto alla musica, e tutti sanno che l'arte è egoista."
    Ma il canto dell'usignolo ci appare invece proprio come una trasparente metafora dell'eticità dell'arte, costruita con i lievi materiali della fiaba.
    Forse quasi mai come in queste poche pagine e in altre fiabe Wilde si è scoperto, come artista e come moralista. Ma da par suo, giocando con la letteratura. Altro che fiabe per bambini!

    ha scritto il 

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