Tutti i racconti 1964-1981

Collezione Immaginario Dick 41

Di

Editore: Fanucci

4.2
(164)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 700 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8834715527 | Isbn-13: 9788834715529 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

Ti piace Tutti i racconti 1964-1981?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Ho da poco finito i 4 volumi dei racconti di Philip Dick

    Ho da poco finito di leggere i 4 volumi che formano la raccolta completa dei racconti di Philip Dick (più di 3000 pagine).
    Contento. Sapevo di Dick da vari film che sono stati ricavati proprio dai su ...continua

    Ho da poco finito di leggere i 4 volumi che formano la raccolta completa dei racconti di Philip Dick (più di 3000 pagine).
    Contento. Sapevo di Dick da vari film che sono stati ricavati proprio dai suoi racconti. Quasi tutti racconti di fantascienza.
    Prima ho letto Ubik, poi questi racconti. Alcuni sono dei piccoli capolavori, altri autentiche ciofeche, ma spesso ci sono intuizioni di alto livello e, in genere, una grande capacità di narrare. Il tema ricorrente, ossessivo direi, è la presenza di una realtà che va oltre l’esperienza quotidiana. Ciò che appare “reale” è solo una facciata di un mondo “altro” che convive con quello reale e può, a volte, a tratti, in determinate circostanze, fare capolino in quella “realtà” che conosciamo. La realtà ulteriore può essere Dio, una presenza aliena o altre manifestazioni non strettamente umane. C’è sempre l’inquietudine del “non me la raccontano giusta” che è stata tradotta al cinema da “Matrix” in maniera massima (sin’ora).
    Dick era drogato, psicopatico forse, comunque scade spesso nel complottismo, però è un narratore fantastico e certe intuizioni sulla società americana sono degne di nota (perché molti concetti espressi dai racconti sono una critica a qualche aspetto della società statunitense).
    Per gli amanti di fantascienza lo considero un must.

    ha scritto il 

  • 0

    L’ultima raccolta dei racconti di Dick (ahimè, ora non me ne restano altri da leggere) si compone di testi articolati, complessi, un paio evitabili, che vertono su diversi temi, con insistenza sulla q ...continua

    L’ultima raccolta dei racconti di Dick (ahimè, ora non me ne restano altri da leggere) si compone di testi articolati, complessi, un paio evitabili, che vertono su diversi temi, con insistenza sulla questione della memoria e della definizione della realtà.
    In alcuni Dick si comporta da metascrittore, riflettendo sulla fantascienza, immaginandosi addirittura gli autori come dei precog capaci di segnare la via per le generazioni future.
    Il volume è corredato da una nota dell’autore e da un’analisi dei testi che riprende altre citazioni dickiane da cui emerge il ritratto di una persona che, malgrado i suoi difetti, le sue difficoltà relazionali, le sue fobie, era certamente profonda e, mi piace pensarlo, buona.
    Seguono commenti e parti di testo dei racconti che mi hanno maggiormente colpito.

    ---

    Oh, essere un Blobel!
    In questo racconto centrato sull’identità e sulla diversità, si trova una considerazione che rappresenta il dramma dei veterani. Impossibile non pensare ai reduci del Vietnam.
    E pensare, rifletté amareggiato, che ho combattuto una guerra per salvare questa gente. Non ne valeva la pena, poco ma sicuro.

    Bacco, tabacco e… Fnools
    Malgrado l’inizio inquietante, un’invasione aliena che si ripete ciclicamente, una Germania Ovest nazista, l’Est comunista (questa, purtroppo, non è una finzione), si tratta del racconto più divertente, al limite del pecoreccio. Non avevo mai trovato un Dick così “esplicito” e il finale è esilarante.

    Quel che dicono i morti
    Trovò solo una sequenza di parole accostate a casaccio. Peggio di Finnegans Wake.
    «Ma i miracoli in politica succedono. Guarda l’incredibile ritorno di Richard Nixon nel 1968.»
    La semi-vita di “Ubik”, addirittura il signor Herbert Schoenheit von Vogelsang.
    Sempre una realtà che non è mai quello che sembra, una realtà da afferrare, da distinguere dalle altre parvenze di realtà.
    Ma, a differenza di “Ubik” la storia non esplode, nelle sue infinite dimensioni di realtà apparenti, illusorie, reali e non reali: qui l’intreccio va verso uno scioglimento, e anche la grande illusione si rivela null’altro che un banale bluff. A partire dalla stessa materia del romanzo più complesso di Dick, una piccola storia hard boiled.

    I seguaci di Mercer
    In questo racconto, invece, viene ripreso uno dei temi forti di “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, quello della dottrina di Mercer, quella sorta di Cristianesimo che mediante l’empatia e la cognizione del dolore riesce a riportare umanità a un mondo che l’ha persa.
    - Se solo potessimo soffrire, pesò. È questo che ci manca: la vera conoscenza del dolore. Perché possiamo sfuggire a tutto, anche a questo.
    - Non era la fuga da qualcosa, ma la ricerca di qualcosa. Era il significato del dolore che li attirava.
    I seguaci di Mercer soffrivano per qualcosa.

    Commentando questo racconto Dick esprime una delle affermazioni più forti sulla sua visione della vita e dell’uomo:
    Il concetto di caritas (o agape) emerge nei miei scritti come chiave dell’autentico essere umano.

    Il gatto
    Uno dei due racconti più struggenti. Triste per noi seguire il protagonista conoscendo la verità.
    Il mondo salvato da una bellezza falsa, un simulacro di bellezza.
    No, non è vera salvezza.

    La fede dei nostri padri
    «Dovrebbero essere le allucinazioni a essere diverse da persona a persona, mentre l’esperienza della realtà dovrebbe essere uguale per tutti, ma in questo caso è estremamente il contrario.»
    Se Dick era critico nei confronti degli Stati Uniti, non pensava certo che l’alternativa credibile potesse risiedere nel comunismo che, in questo racconto, ambientato in Vietnam, ha vinto.
    Si sentono gli echi della rivoluzione culturale cinese:
    «Sua Nobiltà sta preparando un’élite di giovani uomini del dopoguerra che spera infonderanno nuova linfa viale nella gerarchia moribonda, composta da persone all’antica e da burocrati di Partito.»
    «Ma questo è tutto ciò che esiste: c’è il Partito, e ciò che è contro il Partito. Allora, voi dovete essere con il Partito.»
    E la condizione orwelliana dei cittadini dei Paesi comunisti, basta pensare ai Tedeschi orientali sotto il maglio della Stasi:
    Con gli anni, si era abituato a essere osservato, come tutti d’altronde.
    Una storia senza soluzione, senza svelamenti, come molte di questa raccolta del Dick maturo.
    Questa, in particolare, si chiude con una riflessione che investe l’intera storia dell’uomo.
    «Fare l’amore è spostarsi fuori dal tempo, non ha confini, è come un oceano. È come nell’età cambriana, prima che migrassimo sulla Terra. È come se fossimo avvolti nelle acque primordiali. È l’unico modo che ci permette di tornare indietro nel tempo. Per questo è così importante. In quei lontani giorni, non non eravamo divisi. Tutto era come un’enorme gelatina, con gocce in superficie che fluttuavano come fa la schiuma sulla spiaggia.»

    Il racconto che mette fine a tutti i racconti
    Un frammento, una folgorazione, poche righe per arrivare a una conclusione sconcertante, all’incubo ultimo di Dick, quello della distruzione della vita inerme, che avviene senza tenere riflettere sul senso delle proprie azioni.
    Subito dopo avere finito di mangiarlo scopre che il neonato è Dio.

    Le formiche elettriche
    Un altro racconto sul rapporto tra realtà soggettiva e realtà oggettiva, su come per il soggetto la propria realtà sia tutta la realtà e sulle sue possibilità di manipolarla.
    «Perché no? Ho l’opportunità di sperimentare tutto. Contemporaneamente. Di conoscere l’universo nella sua totalità, di entrare per un momento in contatto con tutta la realtà. Qualcosa che nessun essere umano è in grado di fare. Una partitura sinfonica che irrompe nella mia mente fuori dal tempo, in un’esplosione simultanea di tutte le note e di tutti gli strumenti e di tutte le sinfonie. Capite?»

    Temponauti
    Un altro dei racconti duri da mandar giù, in cui una grande impresa diventa una tragedia per tre persone, imprigionate in un loop temporale assurdo, senza altra alternativa che morire.
    Così il racconto diventa un (non l’unico) inno alla vita, scritto da un autore che, malgrado i suoi eccessi, amava la vita e la considerava come il bene assoluto da proteggere.
    «Ogni uomo ha più ragioni, per desiderare di vivere, di qualunque altro. Io non ho un’amichetta carina come ce l’ha lui, ma mi piacerebbe vedere ancora qualche bel tramonto. Non è quello per cui vuoi vivere che conta; la verità è che vuoi vivere per guardarti intorno, per esserci…»

    Catene d’aria, ragnatele d’etere
    Un universo unidimensionale. Ecco a cosa mi sono ridotto.
    L’altro racconto struggente. Un ambiente marziano, ma conta poco: la storia è terrestre, un uomo solo e una donna sola, lei colpita da una sclerosi.
    Un rapporto umano complicato da un universo che prevede l’alienazione di un individuo dall’altro, offrendo in cambio solo bellezza sintetica.
    È un buon baratto, pensò. Una vita umana vinta, e un’immagine sintetica, fabbricata dai media, persa. La legge dell’universo.
    (Per la cronaca, il lieto fine è solo apparente.)

    ---

    Le pre-persone
    - Senti… tu hai un’anima, la legge dice che un bambino di dodici anni ha un’anima.
    - Se adesso ho un’anima, come dice la legge, allora ce l’avevo anche due anni fa, oppure non abbiamo anima…
    - Il congresso aveva elaborato un test molto semplice per determinare il momento approssimativo dell’entrata dell’anima nel corpo: la capacità di risolvere problemi di matematica superiore, di tipo algebrico.
    - Ma chi sarebbe capace di fare una cosa del genere, anche se è permessa dalla legge?
    Alcune leggi sono fatte per essere rispettate, altre per essere infrante, ricordava di avere letto su un libro.

    Questo è il racconto sicuramente più semplice ma anche più complesso, quello in cui Dick espone in maniera esplicita il proprio punto di vista su un argomento che gli sta a cuore e su cui a idee ben chiare. A costo di tirarsi addosso strali – che arrivarono.
    - Come mai, si chiese, più una creatura è indifesa più facile è per certa gente ammazzarla? Come un bambino nel grembo, nei primi aborti. Adesso le chiamavano pre-persone. Come potevano difendersi? Tutte quelle vite, un centinaio al giorno per ogni medico… tutti indifesi, silenziosi e alla fine solo morti. Bastardi. Lo fanno perché sanno di poterlo fare, stimola i loro istinti di potere. E così una piccola cosa che vuole vedere la luce del giorno è aspirata nel giro di due minuti. E il medico passa al paziente seguente.
    - I bambini non capiscono. Ma i bambini capiscono tutto, capiscono troppo.
    - «E che differenza c’è tra un feto di cinque mesi e questi? In entrambi i casi, si tratta di bambini non desiderati. Hanno solo liberalizzato la legge.»
    - «Guardi a cosa si è arrivati. Se un bambino non ancora nato può essere ucciso senza processo, perché non fare lo stesso con un bambino già nato? Quello che io ci vedo in comune, in entrambi i casi, è il fatto che sono indifesi. L’organismo ucciso non ha nessuna possibilità, nessuna capacità di proteggersi.»
    - «Cerca di capire. È di moda fare un aborto. Cosa abbiamo noi invece? Un bambino.»
    - «Lo sai che c’è gente che lo vorrebbe avere, un figlio? Un figlio normale, anche non particolarmente intelligente. Gente che va ogni giorno alla Clinica, a cercare un neonato.»
    - «Lascia che ti spieghi una cosa, Walt. Tutto questo ha un nome: omicidio. Quando sono grandi come un’unghia, o come una palla da tennis, o se non lo si è fatto prima, si succhia l’aria dai polmoni a un bambino di dieci anni.»
    - «Cosa sono le tette?»
    «Qualcosa che sta rapidamente estinguendosi come la Pontiac GTO. Tranne come ornamento da ammirare e da toccare. La loro funzione si sta esaurendo.» Così come la nostra razza, pensò, da quando abbiamo lasciato libero il campo a quelli che vogliono distruggere i non-nati… in altre parole, le creature più indifese che esistano.

    Dick non si limita ad esporre le sue idee ma le supporta con un’argomentazione fortissima, che non riguarda grandi principi, questioni di libertà o non libertà, ma un elemento semplice, la qualità della vita. Una qualità della vita che, nel momento in cui è negata ad alcune categorie, è inevitabilmente bassa per tutti.
    - «Non è solo odio per gli indifesi. C’è dell’altro. Odio per cosa? Per tutto quello che vive. Li disseccate prima che abbiano la forza e l’astuzia sufficienti per combattere. È tutto molto più facile quando l’altra persona, o meglio, pre-persona, galleggia sognando nel liquido amniotico e non sa come reagire, non ne sente la necessità.»
    Dove sono finite le virtù materne?, si chiese. Quando le madri proteggevano con tutte le loro forze le creature piccole, deboli, indifese?
    È la nostra società competitiva, decise. La sopravvivenza del più forte. Non del più adatto, pensò, ma di chi ha il potere maggiore. E non intende cederlo alla generazione che viene: il vecchio potente e malvagio, contro il nuovo indifeso e buono.

    - «Voglio dimostrare che ci uccidono tutti o non uccidono nessuno. Ma non possono fare distinzioni burocratiche. Quando l’anima entra nel corpo? Che razza di domanda è? Non siamo più nel Medioevo.» In effetti, pensò, è solo un pretesto, un pretesto per perseguitare gli inermi.
    Dick ha anche il merito di sollevare un problema di cui, a oggi, non siamo ancora venuti a capo. Sulle grandi questioni di morale, la questione è: qual è il criterio? qual è il limite? perché una cosa si può fare e quella appena-di-più no? La definizione di un criterio, di un limite, un’asticella che si pone una volta per tutte: ecco il grande problema della morale che non ha un fondamento assoluto ma relativo. Vero, si dice, è qualcosa che cambia col tempo, con il sentire della gente. Ma questo assicura contro derive, eccessi, aberrazioni?
    L’errore principale dei sostenitori dell’aborto,fin dall’inizio, era nella linea arbitraria che tracciavano. Un embrione non ha diritti costituzionali, e può essere legalmente ucciso da un medico. Però il feto era stato considerato ‘persona giuridica’, con i suoi diritti, almeno per un certo periodo. Poi la follia pro-aborto aveva deciso che anche un feto di sette mesi non era umano e poteva essere ucciso legalmente da un medico iscritto all’albo. E un giorno, anche il bambino appena nato… È come un vegetale, non sa mettere a fuoco, non capisce niente, non parla: questi erano gli argomenti del partito abortista in tribunale; e avevano vinto, sostenendo che un bambino appena nato era solo un feto espulso accidentalmente o naturalmente dall’utero. Ma anche allora, dove bisognava tracciare la linea di demarcazione? Quando il bambino faceva il suo primo sorriso? Quando diceva la prima parola, o cercava per la prima volta di prendere un giocattolo che gli piaceva? La linea di demarcazione legale era stata spinta sempre più avanti, inesorabilmente. Fino a che si era arrivati alla definizione più selvaggia e arbitraria di tutte: la capacità di risolvere problemi matematici superiori.
    Era un arbitrio. E neppure un arbitrio teologico, ma solo legale. La Chiesa aveva affermato da molto tempo, fin dall’inizio, che anche lo zigote, e l’embrione che ne seguiva, era una vita sacra come quella che cammina sulla Terra. Si era accorta delle possibili conseguenze di definizioni arbitrarie come: ‘A questo punto l’anima entra nel corpo’, oppure, in termini moderni: ‘Ora è una persona, avente diritto alla piena protezione della legge come chiunque altro.’

    E gli strali arrivarono. A quanto pare Dick non ne fu particolarmente impressionato e replicò:
    Mi spiace, gente. Ma in questo caso non ho niente da rimproverarmi. Le mie posizioni sono quello che sono: ‘Hier steh’Ich; Ich kann nicht anders0, come dovrebbe avere detto Martin Lutero.
    Appunto.

    ha scritto il 

  • 5

    TUTTI I RACCONTI 1964–1981 (Dick)

    La robotizzazione, la creazione di memorie artificiali, il tentativo di assimilare sempre più l’essere umano al replicante androide, sono i tipici temi della narrativa dickiana che troviamo anche in q ...continua

    La robotizzazione, la creazione di memorie artificiali, il tentativo di assimilare sempre più l’essere umano al replicante androide, sono i tipici temi della narrativa dickiana che troviamo anche in questi racconti.
    Io non amo in genere la fantascienza, ma dalla scrittura di Dick emergono una fantasia e una intelligenza talmente invasive che finiscono col sedurti. Inevitabilmente.

    ha scritto il 

  • 5

    Meravigliose scintille narrative

    Mi permetto di citare due passaggi di una nota dell'autore: "Il vantaggio del racconto sul romanzo è che nel racconto prendi il protagonista nel momento culminante della vita, mentre nel romanzo lo de ...continua

    Mi permetto di citare due passaggi di una nota dell'autore: "Il vantaggio del racconto sul romanzo è che nel racconto prendi il protagonista nel momento culminante della vita, mentre nel romanzo lo devi seguire dal giorno della nascita al giorno della morte (o all'incirca). Aprite un qualunque romanzo a caso, e di solito quel che accade è noioso o poco importante. L'unica via di redenzione è lo stile. Non importa quel che accade ma come lo si racconta. Dopo un po' il romanziere professionista sviluppa la capacità di descrivere tutto con stile, e il contenuto svanisce. In un racconto, però, non te la puoi cavare così. Deve succedere qualcosa d'importante." E ancora: "Molti dei miei romanzi sono espansioni di racconti precedenti, o fusioni di diversi racconti; sovrapposizioni. Il germe stava nel racconto, che in un senso molto reale era il vero distillato. E non sono mai riuscito a espandere sotto forma di romanzo alcune delle mie migliori idee, che per me sono la cosa più significativa. Esistono solo come racconti, nonostante tutti i miei sforzi."

    ha scritto il 

  • 3

    Adoro Dock e le sue intuizioni geniali, ma non sempre tutti i racconti sono all'altezza. Di questo corposo volume (che ho letto a molti anni di distanza dalle tre precedenti raccolte) salverei la metà ...continua

    Adoro Dock e le sue intuizioni geniali, ma non sempre tutti i racconti sono all'altezza. Di questo corposo volume (che ho letto a molti anni di distanza dalle tre precedenti raccolte) salverei la metà.

    ha scritto il