Tutto il teatro

Dannati. L'amore di Fedra. Purificati. Febbre. Psicosi delle 4 e 48

Di

Editore: Einaudi (Collezione di teatro, 380)

4.3
(496)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 223 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806153927 | Isbn-13: 9788806153922 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Barbara Nativi ; Curatore: Luca Scarlini

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo , Da consultazione

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Descrizione del libro
Sarah Kane è una voce senza compromessi del teatro di oggi. Nei cinque testi che costituiscono il suo breve arco creativo, crea immagini di grande forza che ricostruiscono fino al minimo dettaglio gli estremi di un paesaggio con rovine, in cui le persone si sopraffanno ed esercitano senza pietà ogni tipo di violenza l'uno sull'altro, come risposta a un generale disagio esistenziale. Accusata all'inizio della sua attività di puntare solo allo scandalo e alla provocazione, ha dimostrato invece di saper giocare su varie corde, mettendo in campo capacità notevoli di scrittura ed elaborazione stilistica. Erede autorevole di una linea rosso sangue della drammaturgia inglese, che affonda le proprie origini negli elisabettiani e nei giacobini e che nel '900 ha avuto tra i propri fautori un altro autore controverso come Edward Bond, Sarah Kane ha indagato gli abissi del dolore e del desiderio, della speranza e della disperazione, creando un universo teatrale compatto eppure aperto a variazioni e cambiamenti, in cui la cupezza delle relazioni sociali vissute come incubo lascia spazio anche alla lingua delle vittime e concede loro, in tanto strazio, l'opportunità di affermare se stessi. La sua ricerca espressiva utilizza un linguaggio allo stesso tempo minuzioso e visionario, con violente liriche impennate, che sigilla la sua statura di classico della contemporaneità.
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  • 2

    A me sembra fine a se stesso; oltretutto i temi, mutatis mutandis, sono gli stessi – brutti. Non si può avere valore perché si parla di mer*a e di caz*i, perché quella non è arte. I testi sono sconclu ...continua

    A me sembra fine a se stesso; oltretutto i temi, mutatis mutandis, sono gli stessi – brutti. Non si può avere valore perché si parla di mer*a e di caz*i, perché quella non è arte. I testi sono sconclusionati, le battute fastidiose, il male di vivere è bello che superato. Delle pièce che avrebbe potuto scrivere chiunque e no, non c'è dolore in questo libro, solo delirio. Oltretutto è pieno di refusi (anche se questa non è colpa dell'autrice).

    ha scritto il 

  • 2

    Non ci siamo

    Dopo aver notato pareri entusiastici, mi sono detta: o sono io che non ho capito nulla, che può essere, o è in atto un processo ormai inarrestabile per il quale al lettore (e al pubblico) piace essere ...continua

    Dopo aver notato pareri entusiastici, mi sono detta: o sono io che non ho capito nulla, che può essere, o è in atto un processo ormai inarrestabile per il quale al lettore (e al pubblico) piace essere maltrattato e considerato come un imbuto nel quale si può versare proprio tutto. Ho un po' apprezzato Psicosi delle 4.48 perchè penso sia un buon testo teatrale sulla depressione, anche se è difficile seguire il filo delle battute estremamente sconnesse (prerogativa di tutti i testi di Sarah Kane). Mi sono piaciuti alcuni stralci in Febbre, i meno deliranti. Per il resto l'ho trovato sostanzialmente illeggibile, probabilmente messo in scena acquista vigore, ma la lettura è disturbante e io purtroppo non vi ho colto nessuna poesia. Va talmente di moda la crudezza, la violenza, il sangue, il sesso, che non c'è nulla di nuovo, qui è solo più urlato, e sono tutte suggestioni mollate lì, nell'aria. La differenza con qualcosa di efficace è che quando questo dolore funziona, nel lettore dovrebbe restare un arcobaleno di pensieri, di messaggi, una ricchezza interiore, uno struggimento, una forma di empatia, una sberla nel cervello. A me è rimasto solo un bianco e nero di disagio, stanchezza, dispiacere, e una noia bestiale. I buoni testi teatrali sono decisamente altri, secondo me.

    ha scritto il 

  • 0

    Difficile commentare un'opera come questa, soprattutto conoscendo un po' la storia dell'autrice. Non me la sento proprio. Forse perché mi sembra così intima, "privata", il puro dolore e le emozioni di ...continua

    Difficile commentare un'opera come questa, soprattutto conoscendo un po' la storia dell'autrice. Non me la sento proprio. Forse perché mi sembra così intima, "privata", il puro dolore e le emozioni di questa scrittrice messe su carta...Mi limito a votare cercando di considerare solo quello che mi ha trasmesso.
    Dannati: non saprei che voto dare, so solo che non avrei il coraggio di rileggerlo.
    L'amore di Fedra: ****
    Purificati: ***
    Febbre: ****
    Psicosi delle 4 e 48: ***** (ma fosse per me, si meriterebbe un'intera galassia. Da brividi).

    ha scritto il 

  • 2

    E poi dicono che le mie storie sono sempre uguali e perverse.

    Tanto di cappello per avere avuto il coraggio di parlare di cose che la gente non vuole sentire (Ma che forse, ama vedere?).
    Ma forse è un po' troppo. Da quel che ho letto della critica, ci vedono un ...continua

    Tanto di cappello per avere avuto il coraggio di parlare di cose che la gente non vuole sentire (Ma che forse, ama vedere?).
    Ma forse è un po' troppo. Da quel che ho letto della critica, ci vedono un che di positivo in tutta la sua violenza. Un "pro perdenti" che però non giustifica tutta la violenza. che mette in campo, in modo gratuito.
    Non c'è amore che salvi alla fine. E' puro sadismo, per sè stesso.
    Che la società sia solo questo, è abbastanza tremendo da pensare e da credere.
    E io non voglio farlo.
    In conclusione, belle le idee della prima opera "Blasted" e dei sui pensieri sul suicidio in "4.48"
    ma il resto è puro delirio. Secondo me senza senso.

    ha scritto il 

  • 4

    un teatro, non consolatorio, che ridesta dai sogni, una serie di duri colpi, allucinazioni che hanno la concretezza della realtà più dura, rottura dei simulacri ("ragnatela di ragioni") che la occulta ...continua

    un teatro, non consolatorio, che ridesta dai sogni, una serie di duri colpi, allucinazioni che hanno la concretezza della realtà più dura, rottura dei simulacri ("ragnatela di ragioni") che la occultano, segni di risveglio, ridestarsi alla nudità dell'esistenza. esistenza deformata dove a perder forma sono le possibilità dei rapporti umani spogliati dell'umano, ridotti a qualcosa che fa pensare più a delle macchine (vedi il modo in cui è rappresentato il sesso). crudeltà: per artaud diventa la possibilità della chiaroveggenza della coscienza letteraria ("la lucidità si trova nel centro di convulsione").
    Gli urti che questi testi infliggono sono quelli delle parti più elementari della vita, pezzi di sensibilità emergenti: corpi feriti, umiliati, violentati; bisogni, desideri, fame di; anime spezzate, dilaniate, allucinate, desolate: vibrazioni, spaccature, buchi: forze annidate, intraviste, che si rivelano. Esiste una possibilità (drammatica) di cura/pulizia (catarsi) della ferita/anima?

    ha scritto il 

  • 5

    "- Hai deciso cosa fare?
    - Mi faccio un'overdose, mi taglio le vene e poi mi impicco.
    - Tutto insieme?
    - Così non potranno dire che era una richiesta di aiuto."

    crudo e violento. trasuda disperazione ...continua

    "- Hai deciso cosa fare?
    - Mi faccio un'overdose, mi taglio le vene e poi mi impicco.
    - Tutto insieme?
    - Così non potranno dire che era una richiesta di aiuto."

    crudo e violento. trasuda disperazione ad ogni lettera,ma non ho mai letto niente di più bello.

    ha scritto il 

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