Ultimo parallelo

Di

Editore: Rizzoli

4.3
(156)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 352 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817015814 | Isbn-13: 9788817015813 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Gli esploratori vogliono essere i primi a raggiungere il Polo Sud. Hanno lanave carica di tutto quello che occorre per un'impresa temeraria in un climaimpossibile: pellicce, racchette, cani, slitte, pony, provviste, macchinefotografiche, cineprese, quaderni su cui annotare ogni particolare, e persinoun pallone per giocare a calcio sul ghiaccio. Solo in cinque raggiungeranno lameta, ma scopriranno che qualcuno li ha preceduti di 33 giorni, e la sfortunanon finirà qui. Il nuovo romanzo di Filippo Tuena è l'appassionataricostruzione del viaggio eroico e tragico compiuto tra il 1911 e il 1912dagli inglesi guidati da Robert Scott. Nelle disumane distese di ghiacciodell'Antartide, un romanzo profondamente umano.
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  • 4

    Robert Falcon Scott

    Te lo immagini? Arrivare al Polo Sud pensando di essere il primo uomo ad averlo fatto e trovare, invece, le tracce inequivocabili del passaggio di qualcun altro? Il capitano inglese Robert Falcon Scot ...continua

    Te lo immagini? Arrivare al Polo Sud pensando di essere il primo uomo ad averlo fatto e trovare, invece, le tracce inequivocabili del passaggio di qualcun altro? Il capitano inglese Robert Falcon Scott deve aver patito una delusione inenarrabile quando, arrivato nel centro dell'Antartide, è stato costretto a constatare che il suo prezioso obiettivo era stato ormai conquistato dal norvegese Amundsen. Perso per questione di poco, tutto sommato. Mi è capitato di leggere Stefan Zweig che in "Momenti fatali" questa tragica storia aveva già raccontato. Ora passo attraverso le pagine di Filippo Tuena che si conferma eccellente narratore, magnifico osservatore oltre che scrittore d'innato talento...

    Continua qui: http://disquilibri.blogspot.it/2016/03/on-other-side-of-you-ultimo-parallelo.html

    ha scritto il 

  • 4

    E tu che libro ti porteresti dietro per andare a morire assiderato al Polo Sud?

    Tuena è un bravo narratore e gli riesce una cosa difficilissima: raccontare una storia vera e risaputa senza ricorrere a rivisitazioni imbarazzanti, ottenendo con la qualità della scrittura precisa e ...continua

    Tuena è un bravo narratore e gli riesce una cosa difficilissima: raccontare una storia vera e risaputa senza ricorrere a rivisitazioni imbarazzanti, ottenendo con la qualità della scrittura precisa e tersa l’attenzione di chi leggerà fatti e resoconti, con una venatura suggestiva che fin quando serve a far trasparire il mistero della letteratura e il potere delle parole messe per iscritto mi sta pure bene, ma che quando comincia a strafare chiamando in causa morte, divinità, profezie e predestinazioni e farneticazioni da labirinto in mezzo ai ghiacci e da rullino fotografico superstizioso, solleva un inutile senso di posticcio.

    A parte il fatto che Tuena è stato bravissimo nel non caricare d’enfasi il colpo di grazia che Amundsen rifila al capitano Scott facendogli trovare una lettera per lui nella tenda piantata al Polo Sud al quale era arrivato per primo col gruppo dei norvegesi e grazie ai cani attaccati alle slitte (tanto valeva gli lasciasse una bomba a innesco, sarebbe stato se non più umano almeno più sbrigativo), è convincente il suo mix di materiale documentale e di tecniche narrative: la poesia, la foto, l’estratto di diario, l’invenzione del terzo uomo, e soprattutto nel raccontare con la stessa compostezza e l’entusiasmo iniziale e la disperazione finale, prendendosi secondo me qualche macabro piacere di troppo attardandosi con le descrizioni del disfacimento fisico nella seconda parte.

    Leggere romanzi e poesie – più che lo scriverne – nel libro di Tuena sembra avveri il suo senso più profondo soltanto durante le situazioni più estreme, o comunqua quando si è alle prese con i viaggi più autentici, quelli con per direzione l’ignoto e con per ritorno più una speranza infondata che un biglietto già prenotato prima della partenza stessa.

    Partissi per un Antartide contemporaneo – impresa che non mi attrae per nulla, sono del parere che non occorra andare chissà quanto lontano per impattare nei propri limiti; è una questione di modestia più che di scenografia, però noi uomini si sa come siamo fatti: prima di ammettere che abbiamo paura del buio e voglia di un abbraccio dobbiamo farci quattro cinque anni di guerra di trincea o di quartiere, altrimenti ci sentiremmo delle ingiustificate mammolette a esprimere i nostri bisogni di conforto, di amore, di riposo, di tenerezza, di umanità – non credo mi porterei dietro un romanzo di Tuena, però a Tuena devo l’avermi ricordato quanto io sia debitore alla letteratura se non sono morto assiderato, senza nemmeno cambiare continente né provincia prima di rischiare seriamente di rimanerci.

    ha scritto il 

  • 4

    [...] sull'altopiano la Terra smette di segnare il tempo.
    Dunque è questo quello che hanno visto laggiù, quello che non ci è stato concesso ammirare: il sole immobile, pensa Atch.
    Sono arrivati nel lu ...continua

    [...] sull'altopiano la Terra smette di segnare il tempo.
    Dunque è questo quello che hanno visto laggiù, quello che non ci è stato concesso ammirare: il sole immobile, pensa Atch.
    Sono arrivati nel luogo dove l'universo appare fermo e dove il sole compie questo minimo movimento rotatorio in senso orario lentissimamente salendo o scendendo rispetto all'orizzonte e dove in quel lunghissimo giorno se potessero per azzardo vedere il firmamento notturno noterebbero le stelle ruotate attorno all'asse del polo come un rivolo d'acqua attorno a una piccola voragine sul punto d'essere inghiottito.

    ha scritto il 

  • 0

    "Ultimo parallelo" di Filippo Tuena

    Ultimo parallelo è un libro ipnotico. Ipnotico e meraviglioso. È un libro difficilmente collocabile. Non è un saggio, non è un romanzo, non è un racconto di viaggio, o meglio è tutte tre le cose. È un ...continua

    Ultimo parallelo è un libro ipnotico. Ipnotico e meraviglioso. È un libro difficilmente collocabile. Non è un saggio, non è un romanzo, non è un racconto di viaggio, o meglio è tutte tre le cose. È un Hors Catégorie come certe vette diventate celebri per i traguardi ciclistici, quando c’era ancora il ciclismo, s’intende. Filippo Tuena racconta la storia della spedizione al Polo Sud del Capitano Scott e dei suoi compagni, spedizione in cui morirono lo stesso Scott e gli uomini che fecero le ultime miglia con lui. Questi uomini cominceranno a morire quando giungeranno all’ultimo parallelo. La scoperta di essere stati preceduti dalla spedizione norvegese di Amundsen fiaccherà le ultime energie, mentali soprattutto. Energie che avrebbero dovuto sostenerli nel viaggio di ritorno. Ma questo libro non è la storia di una sconfitta perché se Scott e i suoi uomini morirono fu soprattutto per una serie di scelte tecniche sbagliate, come quella di preferire i pony ai cani da slitta. La solitudine e il senso del vuoto del sentirsi dispersi in un luogo estraneo e irreale sono resi talmente bene dall’autore che ogni tanto si perde il fiato leggendo, e, come la voce fuori campo che accompagna i viaggiatori, pare di trovarsi lì. Di avere, in qualche modo, partecipato al viaggio. Chi parla fuori campo è qualcuno che non c’è, qualcuno che c’è stato prima. Quella voce risuona come un canto tra le pagine. Suona come il Blizard che sferza quelle terre di nessuno a volte e altre come una nenia sussurrata al riparo precario delle tende. “Erano gentlemen che avevano qualcosa da dimenticare piuttosto che da conquistare e che andavano a consumare i loro desideri ai confini del mondo.” E ancora: “Erano questi gesti che me li rendevano vicini perché erano uomini che recitavano addii. Avevano una singolare predisposizione a dire addio.” L’addio, dunque, l’addio che comincia con la partenza da casa e si diluisce lungo il percorso fino al suo consumarsi. Un addio struggente e doloroso disegnato sul bianco, segnato da bandierine lasciate lungo il percorso, firmato passo dopo passo dagli scarponi sul ghiaccio. Chi parte per un viaggio del genere non lo fa per brama di conquista, lo fa per cercare (inconsapevolmente), e questo libro insegna che ciò che cerca è qualcosa di piccolo, interiore, che – forse – potrà apparire solo in mezzo al nulla, nella terra dove il tempo si ferma. Il libro uscì per Rizzoli nel 2007 e vinse il Premio Viareggio, la scelta de Il Saggiatore di ripubblicarlo è stata encomiabile, speriamo generi emulazione per altri libri meritevoli di una riedizione. Giunti alla fine della storia si resta smarriti per un bel pezzo, come ipnotizzati, appunto. A lungo resteranno in fondo al cuore frasi come questa: “e i versi dei poeti amati che durante le marce avrebbero recitato a bassa voce.”

    Gianni Montieri (poeta e critico, in collaborazione con Poetarum Silva)

    ha scritto il 

  • 5

    storia di un fallimento, dall'inizio alla fine, raccontato con umanità ed empatia da un narratore che umano non è.
    o che forse lo è anche troppo.
    unica pecca, la punteggiatura che in alcuni punti non ...continua

    storia di un fallimento, dall'inizio alla fine, raccontato con umanità ed empatia da un narratore che umano non è.
    o che forse lo è anche troppo.
    unica pecca, la punteggiatura che in alcuni punti non ho trovato molto chiara.

    ha scritto il 

  • 5

    È molto interessante per il tema trattato, mi ha angosciato e lasciato con la sensazione del freddo addosso. La scrittura è un po' particolare perché ha scarsa punteggiatura (il racconto è fatto da qu ...continua

    È molto interessante per il tema trattato, mi ha angosciato e lasciato con la sensazione del freddo addosso. La scrittura è un po' particolare perché ha scarsa punteggiatura (il racconto è fatto da quella figura di nero vestita che si ha l'impressione di avere vicino in queste situazioni estreme...) ma se all'inizio mi dava fastidio (mi sembrava di leggere quei topic da apnea di alcune utenti) si è poi rivelata efficace.

    ha scritto il