Un amore

Di

Editore: Mondadori

4.0
(2993)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: A000014391 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

Ti piace Un amore?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Il mito della ninfetta

    Il Dorigo fa un po' il ruolo del pistola
    - e a detta tutta qua se lo merita pure -
    perchè il suo personaggio è uno di quelli che ti aspetti nell'Italia del dopoguerra, nell'Italia accecata dal boom ec ...continua

    Il Dorigo fa un po' il ruolo del pistola
    - e a detta tutta qua se lo merita pure -
    perchè il suo personaggio è uno di quelli che ti aspetti nell'Italia del dopoguerra, nell'Italia accecata dal boom economico, nell'Italia della borghesia cattolica, moralmente linda chepperò nella penombra c'ha la goduriosa voglia di depravazione.
    C'ha visto lungo il Tomasi di Lampedusa, quando ha scritto il Gattopardo - o meglio, ha guardato indietro, ma per dire bene i tempi suoi, insomma, ci siamo capiti!
    È una classe dirigente, ben pulita, alla quale ci piace ravanare nelle pieghe che il progresso ha un po' lasciato lì, a macerarsi nella miseria, tra i postriboli, i salotti afosi, l'avidità, il cinismo, i club (da leggersi come è scritto)...
    È la Noia di Moravia, è la villa di delizie di Castellaneta, la Lolita di Nabokov, e via discorrendo, tutti signori distinti a quali gira malissimo per queste sgallettate che se li spiedinano come vogliono.
    E loro se ne rendono sì conto, da galantuomini quali sono, ma non resistono alla tentazione del perverso.
    È una dominazione sociale che si ribalta
    - è una classe dirigente che gode ad esser schiava del desiderio
    - è una nuova nobiltà che però non ha la sua forza e il suo retaggio
    (per come lo direbbe Gianni Brera, non c'ha l'esperienza europea per la coppa campioni).

    Nel romanzo in particolare, Dino Buzzati, come è sua consuetudine - in maniera molto novecentesca - ti scrive un "non romanzo", sfacciatamente schierato dalla parte di chi racconta, durante il quale non succede assolutamente niente se non nella testa del Dorigo
    - è una sequela di paturnie, ansie, voglie, ardori, malesseri, claustrofobie sue che aleggiano pesanti come l'aria d'una palude intorno alle meschine e frivole estravaganze della Laide, alle sue bugie, alle sue capricciose ottusità.

    Ma, e concludo, non voglio svelar di più, chiunque sia mai stato innamorato, preoccupato di perder LEI, può giurare di non esser mai stato un po' Dorigo?
    - e guardate che a spergiuri si fa peccato!

    ha scritto il 

  • 3

    Peripatetica sprint

    Io di Dino Buzzati non avevo letto niente.
    Io di Dino Buzzati non sapevo nulla se non "il deserto dei tartari".
    Di Antonio Dorigo non sapevo nulla.
    Di Antonio Dorigo ho conosciuto tutto dopo Dino Buzz ...continua

    Io di Dino Buzzati non avevo letto niente.
    Io di Dino Buzzati non sapevo nulla se non "il deserto dei tartari".
    Di Antonio Dorigo non sapevo nulla.
    Di Antonio Dorigo ho conosciuto tutto dopo Dino Buzzati.
    Del signor Tonino a detta della Ermelina sappiamo che adora i suoi vestiti su misura nell'appartamento vicino piazza Missori.
    Della Laide sappiamo che balla alla Scala di Milano ed ancheggia ogni volta nell'appartamento della signora Ermelina, vicino piazza Missori.
    Le paturnie di Antonio Dorigo, detto Tonino, della sua Laide, me le ha raccontate il signor Dino, alla rinfusa una delle tante notti, quando vedeva il signor Antonio aspettare sotto casa di Laide, speranzoso e ubriaco d'amore, l'amore peripatetico.

    ha scritto il 

  • 5

    Differente, a livello letterario, da altri suoi capolavori irripetibili che ho particolarmente amato, e cioè "Il Deserto dei Tartari" ed i "60 Racconti", quest’opera appare come un vero e proprio "sfo ...continua

    Differente, a livello letterario, da altri suoi capolavori irripetibili che ho particolarmente amato, e cioè "Il Deserto dei Tartari" ed i "60 Racconti", quest’opera appare come un vero e proprio "sfogo su carta" con il quale Buzzati riesce a sviscerare emozioni e pensieri presentandoli nella loro totale purezza. Molto probabilmente, attraverso la forma artistica del romanzo, lo scrittore ha voluto analizzare un suo vissuto personale.
    L'amore del 49enne borghese Antonio Dorigo per Laide, una giovanissima ragazza squillo incostante ed ambigua nei sentimenti, assume le forme di una vera malattia dell'animo, una dipendenza che lo rende incapace di vivere come prima. Ma, sotto un altro aspetto, l'attrazione per la bellezza corrotta di Laide contribuirà anche rivoluzionare la vita monotona di Antonio, uomo da sempre insicuro nel rapporto con il femminile.
    Buzzati descrive con elevata profondità i sentimenti contrastanti del suo probabile alter-ego, il conflitto tra ragione e passione traspare limpidamente da innumerevoli monologhi interiori, attraverso i quali si evince come l'uomo comprenda l'irrazionalità del proprio sentire. Ho provato trasporto, compassione ed anche rabbia, l'inquietudine di Antonio per le attese, per le telefonate e gli appuntamenti, penetrano con violenza nel lettore il quale a sua volta comprende tutto il dolore percepito per un sentimento non corrisposto come si vorrebbe. Consigliatissimo, come tutti i testi di questo meraviglioso scrittore.

    ha scritto il 

  • 2

    Dialettica servo padrone

    Chi è la vittima, chi il carnefice? Chi tiene le redini e dirige il gioco e chi si lascia guidare? È difficile da capire chi soffra di più, nel romanzo di Dino Buzzati dove, al contrario di quanto sem ...continua

    Chi è la vittima, chi il carnefice? Chi tiene le redini e dirige il gioco e chi si lascia guidare? È difficile da capire chi soffra di più, nel romanzo di Dino Buzzati dove, al contrario di quanto sembra lasciarci pensare il titolo, si parla di tutto fuorché di "amore".
    Un po' come nella lunga, estenuante attesa narrata ne "Il deserto dei Tartari", Antonio, colto architetto borghese cinquantenne abituato a frequentare i salotti altolocati di Milano, aspetta con trepidazione quel momento che sa non arriverà mai, in una lunga, imprecisa e destabilizzante illusione senza fine. L’amore – come lo chiama lui – per la ninfetta dalle lunghe gambe affusolate che gli ha strappato il cuore, Laide, conosciuta in una casa di appuntamenti, non verrà mai coronato. Perché la ragazza – creatura sfuggente, irrequieta, dai trascorsi oscuri e dalle frequentazioni equivoche – non si lascerà mai andare. Non permetterà a quell’uomo che vuole “comprarla” per assicurarsene il possesso esclusivo di chiuderla in gabbia. “Un amore” è un lungo monologo interiore, in cui l’autore ci proietta all’interno della psiche di Antonio, dentro alle sue insicurezze, paranoie, illusioni. La prospettiva uni-laterale è quella dell’uomo che pensa di poter avere tutto, anche i sentimenti, perché ha il portafoglio pieno. Un uomo, però, condannato sin dall’inizio a restare “intrappolato” nella malia dell’irraggiungibile, vittima della giovinezza che sfugge e che non si può ingabbiare.
    La passione dell’uomo di mezza età per una ragazza poco più che adolescente è disfunzionale, anche per chi la prova.
    Non ci sono sorprese e l’epilogo è abbastanza piatto. Nessuna sorpresa, nessuna scoperta di rilievo per una narrazione lenta e a tratti noiosa.

    ha scritto il 

  • 2

    rileggere un amore di buzzati dopo piu' di 20 anni..

    per vedere l'effetto che fa.
    Ebbene, di questo romanzo non ricordavo nulla, se non che non mi era piaciuto.
    inoltre scopro che non si tratta di un'edizione di libreria, ma di pubblicazione settimanale ...continua

    per vedere l'effetto che fa.
    Ebbene, di questo romanzo non ricordavo nulla, se non che non mi era piaciuto.
    inoltre scopro che non si tratta di un'edizione di libreria, ma di pubblicazione settimanale (quindi truffola ci cova).
    Altre osservazioni inutili? sì, romanzo da contenuto scandaloso e scabroso per l'epoca (strano che sia uscito).

    ha scritto il 

  • 4

    Anatomia di una (insana) passione. Salti di tempo e di persona che denunciano autobiografismo nella foga della confessione. Capolavoro, come solo la vita che finisce sulla pagina può diventare. ...continua

    Anatomia di una (insana) passione. Salti di tempo e di persona che denunciano autobiografismo nella foga della confessione. Capolavoro, come solo la vita che finisce sulla pagina può diventare.

    ha scritto il 

  • 4

    Ennesimo libro datomi dalla scuola. Questo parla di un amore non corrisposto molto più complicato di quel che si pensa. Un libro forte, a volte pesante, a volte divertente.
    Lo consiglierei, ma non a t ...continua

    Ennesimo libro datomi dalla scuola. Questo parla di un amore non corrisposto molto più complicato di quel che si pensa. Un libro forte, a volte pesante, a volte divertente.
    Lo consiglierei, ma non a tutti. A me è piaciuto particolarmente, ma mi ha lasciato anche una grande tristezza dentro.

    ha scritto il 

  • 4

    Il meraviglioso delirio dell'amore non corrisposto. Seppur questo romanzo non sia particolarmente lirico né romantico, fa sempre piacere leggere chi, come uno scrittore, sa riportare gli struggimenti ...continua

    Il meraviglioso delirio dell'amore non corrisposto. Seppur questo romanzo non sia particolarmente lirico né romantico, fa sempre piacere leggere chi, come uno scrittore, sa riportare gli struggimenti d'amore in parole.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Né vincitori né vinti, si esce sconfitti a metà.

    Con questo romanzo Buzzati non solo si conferma un ottimo autore ma anche un narratore onesto e coraggioso. Perché le riflessioni che troviamo nell'opera sono vivide, personali ed arrivano dirette al ...continua

    Con questo romanzo Buzzati non solo si conferma un ottimo autore ma anche un narratore onesto e coraggioso. Perché le riflessioni che troviamo nell'opera sono vivide, personali ed arrivano dirette al lettore grazie alla scrittura semplice e concreta. Ed è curioso che questo avvenga in un romanzo dove non sono riuscito ad immedesimarmi con il protagonista (e voce narrante) Antonio, distinto borghese cinquantenne che trova comodo e soddisfacente servirsi di mercenarie per appagarsi fisicamente. E non sono riuscito nemmeno a mettermi dalla parte di "Laide" che, sfruttando l'incredibile ingenuità di Antonio, è riuscita nell'intento di ammaliarlo per estorcergli sempre più soldi. Le sue scappatelle “professionali” vengono celate con bieche scuse che possono fare breccia solo su di un individuo sottomesso. Ma quello che sappiamo delle persone è solo un frammento della loro vita e Buzzati ci porta con mano a scoprire che c’è molto altro dietro ai protagonisti. Le vicende tra i due si susseguono fino ad un punto inevitabile di rottura: la verità viene a galla e Antonio non deve più fingere di non sapere (lui ne era già conscio ma non voleva o non poteva ammettere a se stesso la cosa). Sarà Piera, prostituta come Laide, ad aprire gli occhi ad Antonio vomitandogli in faccia una verità che lui non avrebbe mai ammasso a se stesso, facendogli rivalutare la situazione.

    «E tu cos’eri per lei?»
    «Io le ho voluto bene sul serio.»
    «Bene sul serio? Semplicemente te ne eri ammalato, ne avevi bisogno, hai fatto di tutto per averla, in modo bestiale ma l’hai fatto. Ma la consideravi una disgrazia, è vero o no che la consideravi una disgrazia?»
    «Era, una disgrazia.»
    «E questo lo chiami amore?»
    [...]
    «E che cosa avrei dovuto fare, allora?»
    «Niente. Non c'era niente da fare. Purtroppo il mondo è fatto così.»

    Ed è a questo punto, a poche pagine dalla fine, che tutto si rivela. Antonio e Laide vengono da mondi opposti ma hanno in comune una fragilità di fondo. Una lacerazione nell'anima così dolorosa che si preferisce far finta di niente e andare avanti. Il lavoro, la casa, il vicino che fa rumore, le bollette da pagare, la coda alla posta... La quotidianità permette di non fermarci a pensare, a riflettere sul perché agiamo in un certo modo e perché ripetiamo gli stessi errori. È facile da fuori giudicare uno sciocco borghese che si fa menare per il naso da una ragazza squillo, quando le ha sempre trattate con distacco, guardandole dall'alto della sua posizione. Ed è facile disprezzare una prostituta che, con i suoi giochetti, si tiene stretto un uomo al solo fine di spillargli denaro. Astuta, è vero, ma comunque un comportamento deprecabile.
    Forse non è solo questo. Forse non sono così distanti come una prima occhiata potrebbe far credere. Forse c'è qualcosa ad un livello nascosto, qualcosa che ha una forza impercettibile tanto che nemmeno loro riescono a vederlo e sentirlo. Ma c'è. Cos'è? Amore? Ci vuole una vita a capirlo.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per