Un borghese piccolo piccolo

Di

Editore: Einaudi

3.9
(572)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 130 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806136313 | Isbn-13: 9788806136314 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
"Dalla prima pagina il romanzo di Vincenzo Cerami ti prende obbligandoti afissare uno sguardo spietato su un campione di società italiana quanto mairappresentativo: il mondo di un impiegato di ministero, che passa la vita amandare avanti pratiche di pensione attendendo di andare in pensione luistesso e di portare suo figlio a occupare un posto nello stesso ministero, aun grado superiore al suo. Una storia di impiegati ce la aspetteremmo grigia epovera di fatti e previdibilmente caricaturale; invece qui di fatti nesuccedono parecchi e dei più romanzeschi: una incongrua cerimonia diiniziazione massonica a una cruenta irruzione nella cronaca nera quotidiana, auna allucinata, truce vendetta" (Italo Calvino).
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  • 4

    Quante più grandi sono le ambizioni tanto più piccolo è l’animo umano.
    Nell’Italia degli anni ’70, del sogno del posto fisso, della massoneria che iniziava a moltiplicare i suoi tentacoli, si snoda la ...continua

    Quante più grandi sono le ambizioni tanto più piccolo è l’animo umano.
    Nell’Italia degli anni ’70, del sogno del posto fisso, della massoneria che iniziava a moltiplicare i suoi tentacoli, si snoda la vicenda umana di Giovanni Vivaldi,
    un uomo che dietro la facciata di perbenismo e conformismo nasconde la voglia di raggiungere uno status socialmente riconosciuto, venendo meno persino al suo credo e ai suoi valori pur di essere accettato,
    un uomo che trova nella vendetta personale la valvola di sfogo di un dolore troppo grande per essere espresso.

    ha scritto il 

  • 2

    Più una sceneggiatura che un libro, non mi ha trasmesso nessuna emozione. Anche la tragedia che colpisce il protagonista avviene troppo in fretta e non c'è nessun approfondimento. La parte della masso ...continua

    Più una sceneggiatura che un libro, non mi ha trasmesso nessuna emozione. Anche la tragedia che colpisce il protagonista avviene troppo in fretta e non c'è nessun approfondimento. La parte della massoneria, inoltre, mi è parsa francamente ridicola. Uno dei pochi casi in cui il film è meglio del libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Avevo aspettative altissime circa questo libro, non mi ricordo nemmeno perché.
    Non mi è dispiaciuto, ma ricordo di averlo concluso con un senso d'incompiutezza, forse data dall'estrema brevità del rom ...continua

    Avevo aspettative altissime circa questo libro, non mi ricordo nemmeno perché.
    Non mi è dispiaciuto, ma ricordo di averlo concluso con un senso d'incompiutezza, forse data dall'estrema brevità del romanzo.
    Volendo, si leggere anche in un giorno. E' la storia di Giovanni, impiegato ministeriale che passe le giornate in ufficio sommerso di pratiche da mandare avanti (non senza una flemma tutta italiana) in attesa dell'agognata pensione; e che contemporaneamente si affanna strenuamente con ogni mezzo (lecito e non) a cercare di far assumere, nel suo stesso ufficio, il figlio neodiplomato ragioniere.

    Spietato affresco dell'Italia degli anni Settanta, divenne subito film, per la regia di Mario Monicelli, nel 1977.
    E' la storia dell'italietta e del malaffare, degli abusi di potere e della piccola borghesia corrotta e amorale, decisamente amaro, uno stile molto spoglio e quasi crudo da cui emerge un'immagine davvero desolante del consorzio umano.

    ha scritto il 

  • 4

    Non per forza la storia di un impiegato degli anni '70 deve essere adagiata sulla monotona quotidianità in cui l'immaginario collettivo l'ha rinchiusa dopo aver chiuso quella fase di cui, forse con tr ...continua

    Non per forza la storia di un impiegato degli anni '70 deve essere adagiata sulla monotona quotidianità in cui l'immaginario collettivo l'ha rinchiusa dopo aver chiuso quella fase di cui, forse con troppa facilità, ha dimenticato il contesto di fortissimi contrasti sociali e di connivenze tra gli alti apparati dello stato, le logge massoniche e la mafia che sono diventati fortemente sospetti negli anni '80, probabili negli anni '90 e che oggi sono una pagina di storia del nostro Paese, e questo l'avevamo già imparato un bel po' di tempo fa con Fabrizio De Andrè
    La vicenda di Giovanni Vivaldi ha in sè poco di sociale, vive nella sua individualità fatta di una tragedia immane quanto improbabile, che serve all'autore per mostrare al lettore la mostruosità nascosta nell'animo di un impiegatuccio e instillare il sospetto che questa mostruosità si celi dietro ogni aspetto della vita di chi in quegli anni soddisfava una vogliuzza per il giorno ed una per la sera.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho iniziato questo libro con un certo timore. Temevo che fosse noioso (insomma cosa c'è di interessante nella vita di un impiegato pubblico la cui unica aspirazione è far entrare il proprio figlio al ...continua

    Ho iniziato questo libro con un certo timore. Temevo che fosse noioso (insomma cosa c'è di interessante nella vita di un impiegato pubblico la cui unica aspirazione è far entrare il proprio figlio al ministero???) e invece mi sono dovuta ricredere: è un romanzo in cui succedono cose (che non vi dico per non togliervi la sorpresa) e soprattutto conseguenze delle cose successe (anche queste me le tengo per me).
    E chi se l'immaginava che il nostro impiegato statale grigio avrebbe fatto tutto quello che ha fatto!
    Ok, lo so che non ho detto quasi nulla, ma secondo me, il più è avvicinarsi a questo libro e essere sorpresi, come è capitato a me!

    ha scritto il 

  • 3

    Feltrinelli batte Mondadori - 01 mar 15

    Letto ad un anno esatto della morte del grande sceneggiatore italiano, purtroppo scomparso lo scorso luglio a soli 72 anni. Un po’ sotto la spinta di un commento di Stassi, un po’ per capire meglio la ...continua

    Letto ad un anno esatto della morte del grande sceneggiatore italiano, purtroppo scomparso lo scorso luglio a soli 72 anni. Un po’ sotto la spinta di un commento di Stassi, un po’ per capire meglio la figura di Cerami, dopo averne apprezzato i film con Benigni, ma anche con Bertolucci, Amelio, fino ai primi lavori da aiuto-regista a Pasolini. Ed infine, per comprendere l’amaro film di Monicelli che il grande regista ne trasse poco dopo l’uscita del libro. Film che, per una serie di motivi, tra cui il mio scarso amore per le pellicole di Alberto Sordi successivi alle folgoranti uscite degli anni ’50 (da “Lo sceicco bianco” di Fellini del ’52 a “Tutti a casa” di Comencini del ’60), mi sono sempre rifiutato di vedere. E benché appunto Monicelli ne abbia fatto un epigono di un mondo in rovina (non era più tempo delle commedie all’italiana, e già si sentiva aria di tragedia, visto che l’anno dopo veniva ucciso Aldo Moro), stravolgendo (secondo quanto ho letto e quanto se ne dice sui libri di cinema) il finale di Cerami, interpretazione su cui ritornerò. Ad una lettura poco concentrata, il libro, apologo, come da titolo, di un mondo borghese triste ed immiserito, risulta non solo non particolarmente avvincente, ma anche (e questo dipende senza dubbio dalla personalità dello scrittore) tendente alla dimostrazione di una qualche teoria giustamente decadente del mondo dei primi anni ’70. È la storia del piccolo impiegato Giovanni Vivaldi, di ruolo nella Pubblica Amministrazione, ed in particolare nel Ministero dedito alla concessione delle pensioni. Storia che comincia con il nostro Vivaldi tipico e svogliato lavoratore burocratico e termina con i giorni sempre uguali che andranno dalla pensione alla morte. Detto così, l’apologo di Giovanni è di una tristezza infinita: la casa malandata, la moglie Amelia, Mario il figlio ragioniere, i pasti fatti perché sì, le mattine in ufficio, le chiacchiere con i colleghi, la FIAT ottocentocinquanta, il gelato da Fassi a Piazza Vittorio, la Settimana Enigmistica. Ripeto, non vi sentite già immersi in un gelo artico? In una vita che speriamo finisca presto? Su questa via che non porta a niente, su questo rettifilo triste e sconsolato tra la nascita e la morte, l’idea di Cerami (vincente dal punto di vista drammatico) è di mettere una zeppa, un ostacolo, un incidente di percorso. Allora vediamo che, una volta Mario diplomatosi, Giovanni, come tutti i bravi impiegati di quegli anni, comincia a brigare per sistemare il figlio, magari nel suo stesso ministero. E quando chiede aiuto al suo capufficio, si trova invischiato in una ridanciana associazione massonica. Primo colpo che lo scrittore dà forte e chiaro alla società. Per avere un posto fisso, per sistemarsi, bisogna avere “degli amici”. Se fossimo in Sicilia, si chiamerebbe mafia, ma siamo a Roma, e quindi Giovanni si fa massone (con la veramente ridicola cerimonia di iniziazione!). Questo però gli consente di avere dal suo superiore, una settimana prima dell’esame di ammissione al Ministero (i famosi “concorsoni”) il testo dell’esame stesso, così che il figlio possa prepararsi a dovere (che lo scritto è individuale, poi all’orale ci si dà una mano comunque). E qui il secondo masso che Cerami mette sulla strada di Giovanni: andando da casa al Ministero, i nostri due incappano in una rapina, parte un colpo di rivoltella e Mario muore. Questo sì che farà crollare il castello di Giovanni: alla moglie prende un colpo apoplettico, ed il nostro si ritrova a girellare tra le macerie della sua vita, inebetito e senza scopo. Cerami si domanda (con lo scritto, anche se non esplicitamente) dove sia la giustizia del mondo, dove Giovanni possa essere risarcito (e non certo dalla Chiesa, messa in burla con l’omelia del parroco durante il funerale). Inaspettatamente, mesi e mesi dopo la morte di Mario, Giovanni incappa nel rapinatore che ha sparato. Terzo masso: nessuna denuncia alla polizia, che al massimo esce fuori un ergastolo; ma, con un’astuzia ed una forza improvvisa, rapimento del rapinatore, trasferimento dello stesso nella baracchetta in riva al lago che serviva a Giovanni come casotto da pesca. E lì Giovanni, lega il rapinatore ad una sedia, e, giorno dopo giorno, lo lascia morire di fame e di sete. Meravigliandosi che la “tortura” duri poco, e quindi seppellendo il cattivo sotto un fico in giardino. Arriva quindi la sospirata pensione, ed il giorno stesso Amelia muore. Lasciando Giovanni solo, senza lavoro, senza figlio, senza moglie e senza vendetta. Nel film, al contrario, Monicelli spinge la sua cattiveria portando l’impiegato Vivaldi a continuare l’opera di vendicatore solitario. Cerami no, Cerami si ferma, annegando la vita in una tristezza infinita e senza scopo. Personalmente, la figura del vendicatore solitario mi lascia alquanto perplesso dal punto di vista intellettuale (cerco di capire, ma spero di non trovarmi mai nella situazione in cui la domanda da teorica possa diventare pratica). Non è la mia idea di giustizia. Come, quella di Vivaldi, non è la mia idea di vita. Ma so, per averne passati di anni attraverso Ministeri ed affini, che quella è molta vita che scorre. Io mi illudo nel pensiero che “scorresse” e che i giovani, ora, possano, riescano ad uscirne, a crearsi un’aspettativa di futuro che comporti la Settimana Enigmistica solo l’estate al mare. Speriamo. Intanto, finisco considerando che il libro, pur con quei punti interessanti che ho evidenziato, non mi ha coinvolto in maniera esasperata. Anzi.

    ha scritto il 

  • 3

    Un buon libro e un grande film

    Giovanni Vivaldi è un piccolo impiegato di un ministero, in procinto ormai di andare in pensione, una vita passata fra le scartoffie. Desidera che il figlio Mario, appena diplomato ragioniere, ottenga ...continua

    Giovanni Vivaldi è un piccolo impiegato di un ministero, in procinto ormai di andare in pensione, una vita passata fra le scartoffie. Desidera che il figlio Mario, appena diplomato ragioniere, ottenga un posto più importante del suo nello stesso ministero. Bisogna però vincere un concorso, e Giovanni non disdegna una raccomandazione del suo capoufficio. Per ottenerla, si affilia a una loggia massonica con una stravagante cerimonia. Il giorno della prova, mentre padre e figlio si avviano a piedi alla sede degli esami, un rapinatore esce da una banca sparando all’impazzata per strada. Mario cade fulminato. La vita di Giovanni è sconvolta, sua moglie è colpita da un ictus pochi giorni dopo la morte del figlio. Il suo mondo piccolo borghese non esiste più, i suoi modesti sogni vanno in frantumi. E quietamente reagisce in modo del tutto inaspettato. Da questo breve romanzo di costume è stato tratto un grande capolavoro del cinema italiano, con Alberto Sordi magistrale interprete. E' impossibile non rivedere, a ogni pagina del libro, le immagini del film, non rivivere l’angoscia di questo piccolo uomo disperato e determinato, sullo sfondo di un quartiere popolare di Roma, al confine tra città e campagna. Il libro non riesce a comunicare le emozioni del film, sfiora soltanto la superficie di un mondo allo stesso tempo semplice e genuino, cinico e spietato. La spietatezza e il cinismo di un povero che non ha più nulla da perdere, una storia di allucinata disperazione, dove anche il delitto può diventare quotidiana rassegnazione. Il romanzo di Cerami, però, ha il merito di avere ispirato un film che ha toccato l’animo degli spettatori come espressione della realtà italiana grigia, caricaturale e tragica alla fine degli anni ’70. E' una giustizia oltre la giustizia farsesca, umile, quieta e cinica, in contrapposizione a quella altisonante e simbolica dei personaggi di A. Christie e S. King. Giovanni non agisce in nome della Giustizia, ma di se stesso e della sua famiglia.

    ha scritto il 

  • 4

    La tragica realtà bussa alla porta del piccolo mondo di un anonimo ministeriale.
    Gli anni di piombo sono lo sfondo quotidiano del malandato tappeto del perbenismo, sotto il quale restano nascosti comp ...continua

    La tragica realtà bussa alla porta del piccolo mondo di un anonimo ministeriale.
    Gli anni di piombo sono lo sfondo quotidiano del malandato tappeto del perbenismo, sotto il quale restano nascosti compromessi e desideri, piccoli e grandi.
    Il termine " piccolo borghese ", usato spesso e a sproposito in modo dispregiativo, sembrerebbe essere tagliato su misura per le ambizioni e le vedute del protagonista.
    La terribile vendetta, reazione furiosa alla rottura dell'equilibrio gentile del capo famiglia, introduce, nemmeno troppo a sorpresa, una ben differente visione e apre riflessioni piuttosto scabrose sulla natura duplice della borghesia.
    Finale triste e lucido, nella sua semplicità.
    Si legge tutto d'un fiato, senza problemi, senza rimpianti.

    ha scritto il 

  • 0

    "Si accorse ora, con forse più tristezza, di non avere famiglia. Ma scoprì anche, nel segreto del suo intimo, che se non aveva affetti non aveva neanche paure"

    E' un piccolo uomo, il Giovanni Vivaldi di Cerami (oltre che un perfetto personaggio italiano). Un uomo piccolo e borghese (e non c'è nulla di male in questo) che ha come religioni l'obbedienza ed il ...continua

    E' un piccolo uomo, il Giovanni Vivaldi di Cerami (oltre che un perfetto personaggio italiano). Un uomo piccolo e borghese (e non c'è nulla di male in questo) che ha come religioni l'obbedienza ed il conformismo. Piccolo nella disperazione, nell'odio, nei desideri.
    Il solo amore che egli è in grado di nutrire è quello per se stesso (anche gli uomini piccoli si amano; si potrebbe anzi forse affermare che essi si amano più di quanto non si amino gli uomini grandi e generosi). L'amore per gli altri deriva, corollario accessorio e saldissimo, da quel primo, naturalissimo sentimento: così Giovanni ha cara la moglie perché vuole qualcuno che si prenda cura di lui e briga per favorire l'affermazione professionale del figlio solo per riscattare se stesso.
    Allo stesso modo, l'odio e la vendetta si prefigurano come reazioni automatiche ad una minaccia divenuta drammaticamente reale.

    Si vorrebbe credere in un imbroglio tentato e punito da un Dio inclemente che agisce secondo Giustizia. Si finisce invece per credere in una catena alimentare sociale nella quale l'animale più grande mangia, impunemente, quello più piccolo.

    La scrittura di Cerami, ironica, cruda, ingenua, veste perfettamente la storia di questo uomo piccolo punito per aver sognato troppo in grande, per aver rimpianto, con oscura, ingarbugliata nostalgia, un orizzonte appena un po' più remoto.

    http://www.youtube.com/watch?v=Zl9yKT1mmXA

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Pulito, essenziale, senza infiorettature e fronzoli superflui, il romanzo di Cerami evidenzia la realtà negativa e tragica della borghesia e della famiglia di Giovanni Vivaldi che la rappresenta.
    Un b ...continua

    Pulito, essenziale, senza infiorettature e fronzoli superflui, il romanzo di Cerami evidenzia la realtà negativa e tragica della borghesia e della famiglia di Giovanni Vivaldi che la rappresenta.
    Un borghese piccolo piccolo ci fa conoscere la storia di un uomo che non riesce ad avere una coscienza sociale, politica ed umana.
    Un uomo chiuso in una dimensione individualistica,che ha come scopo principale la propria carriera e soprattutto quella del figlio ed il suo avvenire.
    Lui la e la moglie, la signora Amalia, lo avevano fatto diventare ragioniere e ciò che desideravano di più era morire in pace, con la coscienza tranquilla, dopo avergli trovato un posto al Ministero dove già lavorava Giovanni, ormai prossimo alla pensione.
    Quest'ultimo si raccomanda al capoufficio e si sottomette alla sua volontà, accentando addirittura di entrare nella Massoneria.
    Ma qualcosa succede e fu insieme un batter d'occhio e un'eternità. Non aveva finito di
    dire: «Mamma» che già Mario era morto.
    A ucciderlo alcuni colpi d'arma da fuoco
    Una rapina al Monte di Pietà, alla luce del giorno.
    Nella mente di Giovanni resta tutto e nulla di quella tragedia: viveva un fatto di cronaca nei panni di protagonista, un fatto simile a quelli che era abituato a commentare in ufficio o a
    letto, alla sera, con la signora Amalia.
    Quest'ultima si interessa solo delle cose cattive che succedono a questo mondo. Così le sembra trovare un pizzico di consolazione e di significato in quella vita spenta che, tutto sommato, aveva però almeno il merito -fino a quel momento -di non essere stata sconvolta dalle più terribili tragedie.
    Vive sotto l'incubo pesante della catastrofe.
    E ogni ora che passava senza che nulla fosse successo era per lei un'ora faticosamente conquistata.
    Dopo la morte del figlio rimane vittima di una trombosi,incapace di ogni reazione, era già morta ancora prima di morire.
    Giovanni allora non trova altra via d'uscita che la vendetta, torturando ed uccidendo il giovane assassino del figlio.
    Ed a questo punto che si accorge di non avere famiglia, ma scopre anche, nel segreto del suo intimo, che se non ha affetti non haneanche paure.
    Oramai più nessuna disgrazia avrebbe potuto colpirlo. Non poteva morirgli più nessuno.
    Per una quindicina d'anni tutte le mattine sarebbe stato così.

    ha scritto il 

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