Un onorevole siciliano

Le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia

Di

Editore: Bompiani

3.9
(140)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845263517 | Isbn-13: 9788845263514 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Leonardo Sciascia venne eletto, con i radicali, deputato al Parlamento italiano e a quello europeo nel 1979. Optò per il Parlamento italiano. Venne incluso nella Commissione Esteri, ma soprattutto s'impegnò nella Commissione d'inchiesta per il caso Moro. In proposito, presentò una sua relazione di minoranza. Restò in Parlamento fino al gennaio 1983. Durante questi anni presentò 11 interpellanze. Tutte risultano ancora oggi di una sconcertante attualità, come quelle sul decreto contro il terrorismo, sulla lotta alla mafia, sulle tangenti, sull'uccisione del giudice Giaccio Montalto. Andrea Camilleri ce le racconta, mettendole a disposizione dei lettori italiani.
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  • 4

    L'uso della lingua come strumento di potere, o come strumento fondante di una società civile

    Carlo Levi aveva intitolato un suo ben noto libro "Le parole sono pietre", e una persona è in gran parte definita da ciò che dice, o da ciò che scrive. Una persona onesta è qualcuno che "parla chiaro" ...continua

    Carlo Levi aveva intitolato un suo ben noto libro "Le parole sono pietre", e una persona è in gran parte definita da ciò che dice, o da ciò che scrive. Una persona onesta è qualcuno che "parla chiaro", e qualcuno fidato è qualcuno che "mantiene la propria parola". Poche cose rivelano, in qualsiasi cultura, la classe sociale da cui qualcuno proviene come il suo uso della lingua, della parola, e poche cose sono purtroppo usate come strumento di discriminazione quanto la parola.

    Gianrico Carofiglio, nel suo "Breviario di scrittura civile" affronta il tema, antico, ed in Italia attualissimo, dell'uso del linguaggio come strumento di potere. Qualsiasi cittadino italiano, di qualsiasi classe sociale, è stato esposto alla protervia del burocratese, ovvero all'uso di una lingua solo apparentemente colta, in realtà sciatta e arcana, quando astrusa ed incomprensibile, usata come strumento per mettere in soggezione il cittadino. Una lingua che sembra progettata per far sentire chi vi è esposto inferiore, suddito, soggetto ad un potere imperscrutabile ed incomprensibile.

    Carofiglio è un magistrato, e sa quindi fin troppo bene quanto l'italiano giudiziario sia inutilmente astruso, e di come le leggi in Italia siano spesso scritte in modo tale da risultare non solo incomprensibili al cittadino comune, ancorché colto, ma anche da prestarti a molteplici interpretazioni. E se per un cittadino che ha avuto la fortuna di studiare la lingua del diritto risulta ostica ed incomprensibile, ci si può solo figurare lo sconforto di chi questa fortuna non l'ha avuta, e che si incontra, o scontra, con la legge senza alcuno degli strumenti culturali necessari a capire di cosa si stia parlando.

    Carofiglio ritiene giustamente un dovere civile scrivere con chiarezza e trasparenza, in ogni occasione, ma ovviamente ancor più quando si parla di diritto. Lo ritiene una della basi di una società civile. Nel libro riporta numerosi esempi di testi scritti da giudici e avvocati, così come altri estratti da leggi, che nascondono dietro un gergo apparentemente "professionale" una pochezza di pensiero e una sciattezza redazionale ugugliate solamente dall'oscurità delle parole che tale pochezza e sciattezza veicolano.

    Il problema non è ovviamente solamente presente nell'ambito legale, e anzi è particolarmente presente presso il ceto politico. Chi scrive è peraltro iper-sensibile alla sciattezza della maggior parte della stampa italiana, i cui testi sono redatti con estrema povertà di vocabolario, infiorato però da termini apparentemente "rigorosi" usati in gran parte a sproposito, col solo scopo della ricerca dell'effetto più o meno spettacolare.

    Fa quindi benissimo Carofiglio a scrivere questo breve ancorché donchisciottesco testo, che probabilmente non avrà alcun impatto, ma non per questo non merita di esser letto.

    Il contrasto fra gli esempi citati da Carofiglio a mo' di collezione di orrori e la prosa asciutta e sintetica, diretta e chiara usata da Leonardo Sciascia nei propri rari ma significativi interventi parlamentari non potrebbe essere più netto. Andrea Camilleri ha avuto il merito di curare una breve raccolta delle interpellanze parlamentari che Sciascia fece durante il proprio mandato parlamentare, dopo essere stato eletto nelle liste del Partito Radicale. Per la maggior parte si tratta di interventi su questioni relative ai diritti civili, effettuati durante i cosiddetti "anni di piombo". Alcune (e forse sono quelle più "intense") sono legate alla tuttora oscura vicenda del rapimento e uccisione di Aldo Moro, su cui il Parlamento creò una commissione di inchiesta di cui Sciascia fu membro. Il libro riporta anche la sua breve relazione di minoranza a tal proposito.

    Sciascia non usa mai una parola di troppo, non esitando ad usare termini forti e diretti quando ritiene che la situazione lo richieda, e non nascondendosi mai dietro più o meno eleganti metafore per dire ciò che pensa. Leggendo i suoi interventi vien da pensare alla prescrizione evangelica, "sia il vostro parlare sì al sì, no al no". Gli scritti di Sciascia furono un elemento "formante" dell'adolescenza di chi scrive, che ne rimane un ammiratore. Leggere oggi, a distanza di qualche decennio le parole che lo stesso Sciascia aveva pronunciato in parlamento su temi importanti quali i diritti del cittadino nei momenti in cui lo stato è sotto attacco conferma come Sciascia sia stato un grande intellettuale, la cui formazione illuminista traspare in ogni intervento.

    Camilleri ha anche aggiunto, in appendice, le risposte del governo alle interpellanze poste da Sciascia in Parlamento. La pochezza e l'ipocrisia che trasudano dalle frasi barocche e vuote usate dai rappresentanti del governo per non rispondere alla domande che Sciascia pone, chiare ed inequivocabili, sono tristi e scoraggianti. Una pochezza ed un'ipocrisia a cui facevano da contraltare, peraltro, la tristezza e la povertà linguistica della cosidetta "sinistra extraparlamentare" dell'epoca, da quella di movimenti legali come Lotta Continua (che poi si presentò alle elezioni e vide propri rappresentanti eletti in Parlamento) fino alle Brigate Rosse, i cui comunicati sono di una pochezza linguistica tale da far sembrare impossibile che chi li scrivesse fosse in grado di ragionare in maniera logica e lineare (incapacità peraltro, temo, reale e dimostrata dai fatti).

    In qualche modo, liddove il saggio di Carofiglio espone la "teoria" dell'uso corretto della lingua, la raccolta di interventi di Sciascia curata da Camilleri è in qualche modo un'impeccabile "antologia di esempi" (in positivo quelli di Sciascia, in negativo quelli del governo) che mette in pratica ciò che Carofiglio propone. Leggerli insieme (uno dopo l'altro) da fiducia nel fatto che non siamo condannati a parlare male e a pensar male -- frase che ovviamente non può che ricordare la celebre (almeno per la generazione del sottoscritto!) scena di Nanni Moretti che urla alla giornalista che cerca di intervistarlo mettendogli in bocca una serie di frasi fatte e vuote, "Io non parlò così! Io non penso così!"

    ha scritto il 

  • 5

    Spettacolare. Non tanto per i commenti di Camilleri (utili per contestualizzare le interpellanze), quanto per la "solita" prosa di Sciascia. "Solita" in quanto sia che si tratti di romanzi, saggi, art ...continua

    Spettacolare. Non tanto per i commenti di Camilleri (utili per contestualizzare le interpellanze), quanto per la "solita" prosa di Sciascia. "Solita" in quanto sia che si tratti di romanzi, saggi, articoli etc riesce a essere limpida, arguta, straight to the point.
    Leggerlo è sempre un rifarsi gli occhi.

    ha scritto il 

  • 4

    Premetto che il libro mi è stato regalato solo perchè fan di Camilleri e non si vive di solo Montalbano!!
    Per cui partiamo con il dire che di Sciascia non so nulla, tranne il fatto che è uno scrittor ...continua

    Premetto che il libro mi è stato regalato solo perchè fan di Camilleri e non si vive di solo Montalbano!!
    Per cui partiamo con il dire che di Sciascia non so nulla, tranne il fatto che è uno scrittore siciliano. Che delle interpellanze parlamentari non so nulla, tranne il fatto che ho ascoltato, trasmessa in diretta alla televisione, qualche interpellanza letta dal parlamentare proponente (15 minuti per deputato) e mi è sembrata una cosa lunga, noiosa e forse nemmeno utile.
    Bene, le interpellanze riportate da Camilleri sono perfette, scritte in un italiano splendido, sembrano tanti piccoli racconti e, nonostante si parli sempre di mancanze più o meno gravi dello stato stesso, non sono mai né ingiuriose né colpevolizzanti, sono solo domande fatte ad uno stato che “latita” su discorsi pesantissimi come mafia, terrorismo e omicidio Moro. Quello è il periodo di vita politica di Sciascia, da fine 1979 a giugno 1983.
    Camilleri, per dovere di cronaca, riporta anche le risposte del governo, ma che non si possono certo considerare risposte.........è tutto un rimandare ad altre istituzioni la soluzione dei problemi posti.
    La chicca finale che mi ha preso molto è la Relazione del deputato Sciascia al termine dei lavori della Commissione d'inchiesta sulla strage di via Fani. E' davvero da leggere. Ci sono indicate in poche pagine le “leggerezze” commesse da tutti gli organi preposti alle indagini sui gravissimi fatti avvenuti dal momento del rapimento di Moro fino alla tragica conclusione.
    Sembra che non ci sia stata una regia condivisa su come operare. Su come utilizzare le forze a disposizione. Cosa c'era sotto ? Possibile tanto mal lavoro? Responsabili di primissimo livello senza idee ?
    Anche la stampa ha fatto la sua parte. Tante azioni della polizia sono state attuate solo per tacitare l'opinione pubblica, ma chi l'aveva aizzata tenendola sempre al corrente di ogni sospiro degli inquirenti, se non i media?

    “Seduta del 7 marzo 1980 : … ho ricordato ieri quel libro di Henner Hess sulla mafia, in cui si sostiene che il mafioso non sa di essere mafioso, partecipa ad una condizione che è l'unica che conosce.......”
    Sempre in quella seduta si parla anche dei Caltagirone costruttori edili a Roma che facevano molte elargizioni alla Democrazia Cristiana (l'ombra di Andreotti sempre presente) e magari evitando di pagare completamente le tasse..... e costruendo liberamente ….
    Ai giorni nostri ....i fratelli Caltagirone e discendenti sono ancora ben presenti non solo a Roma..... e Andreotti è senatore a vita.........
    A lettura terminata ho pensato che ne è valsa la pena perchè, anche se contiene fatti che più o meno tutti conoscono, gli scritti di Sciascia ne danno una trascrizione chiara, veloce e sembra proprio non di parte.

    ha scritto il 

  • 4

    Con questa raccolta Andrea Camilleri racconta la vita parlamentare dell'amico scrittore Leonardo Sciascia deputato dal 1979 al 1983. Una raccolta di interrogazioni, inchieste per conoscere la vita da ...continua

    Con questa raccolta Andrea Camilleri racconta la vita parlamentare dell'amico scrittore Leonardo Sciascia deputato dal 1979 al 1983. Una raccolta di interrogazioni, inchieste per conoscere la vita da politico di uno scrittore che ha fatto la storia della letteratura italiana. Un bel libro che mette in luce la passione politica, la lucidità, l’approccio mai teorico. Una analisi dei fatti acuta, spietata, scomoda e insofferente ad un certo modo di concepire e gestire il potere, nello stile e nell’indole dello scrittore. Un bel libro da leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Camilleri ma soprattutto Sciascia

    Si, ovviamente figura tra i libri di Camilleri, ma in realtà qui si legge Sciascia e non mi sono pentita di averlo comprato. Si capisce davvero molto dalla lettura delle sue interrogazioni parlamentar ...continua

    Si, ovviamente figura tra i libri di Camilleri, ma in realtà qui si legge Sciascia e non mi sono pentita di averlo comprato. Si capisce davvero molto dalla lettura delle sue interrogazioni parlamentari della grandezza e integrità dell'uomo. E' impressionante tuttavia capire quanto le stesse interrogazioni potrebbero essere portate oggi in Italia. Proprio non cambia mai niente. Anzi, nel cambiamento spesso si peggiora (sigh!). Ogni tanto mi sono trovata a pensare:"Accidenti, come l'ha detto bene! Avessi io una tale nitidezza di esposizione!". Infatti lui è Sciascia.

    ha scritto il 

  • 4

    Una raccolta di 11 interrogazioni e/o interpellanze parlamentari del maestro Leonardo Sciascia.
    Gli interventi riguardano principalmente mafia e terrorismo (siamo nel quadriennio 1979 - 1983), e ciasc ...continua

    Una raccolta di 11 interrogazioni e/o interpellanze parlamentari del maestro Leonardo Sciascia.
    Gli interventi riguardano principalmente mafia e terrorismo (siamo nel quadriennio 1979 - 1983), e ciascuno è seguito da un commento di Camilleri che aiuta a contestualizzarli negli eventi dell'epoca.
    In appendice le risposte dei rappresentanti del Governo alle interpellanze parlamentari e la relazione di minoranza a conclusione dei lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'assassinio di Aldo Moro (a mio avviso la parte più interessante della raccolta).

    Gli interventi sono molto chiari, sintetici, ed "ancorati ad una analisi dei fatti acuta e spietata", in netta contrapposizione con la usuale retorica parlamentare.

    ha scritto il