Una banda di idioti

Di

Editore: Marcos y Marcos (Tredici 1/13)

4.0
(2745)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 461 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Svedese , Catalano , Danese , Portoghese , Galego , Ceco

Isbn-10: 8871685601 | Isbn-13: 9788871685601 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luciana Bianciardi ; Prefazione: Stefano Benni , Walker Percy

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

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Descrizione del libro
Nota: Edizione speciale a tiratura limitata in occasione dei trent'anni di Marcos y Marcos.

Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui. È il principio primo che muove ogni altra idea, sogno e azione di Ignatius Reilly, uno dei massimi nemici del popolo americano di questo secolo. Immaginatevi una strana miscela fra un barbone, un Oliver Hardy impazzito, un Don Chisciotte grasso e un Tommaso d'Aquino perverso. Immaginatevi un gigante con baffoni e berretto verde da cacciatore che, fra giganteschi rutti e flatulenze, si vede costretto a continui attacchi contro un'America "priva di geometria e teologia". Attorno a lui, in una New Orleans trasformata in palcoscenico quasi dadaista, un coro di personaggi epici. Jones, negro in semischiavitù, la signorina Trixie, ottuagenaria sempre a caccia di prosciutti pasquali e, suo malgrado, dell'eterna giovinezza. Myrna, anarco-femminista di New York, che sfida con un serrato carteggio anima e sesso di Ignatius. Una mamma disperata, Santa Battaglia e l'agente Mancuso, pronti a consolarsi con partite di bowling. E poi, Yoghi, Rosvita e Batman, le Manifatture Levy, Gus Levy, signora e viziatissime figlie. Immaginatevi un diario del lavoratore, una summa teologica dell'assurdo, una rivolta di operai attorno a una croce eretta nell'ufficio contabilità, chilometri di archivio ridotti a zero in un minuto, un vecchio cliente umiliato senza scampo con una lettera di insolenze ineguagliabili. Prefazione di Stefano Benni.
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  • 5

    Che pallle in alcuni paragrafi...

    ma vale la pena leggere qualche pagina che non ti garba per il resto? Decisamente.
    La storia è un pretesto, tutti i personaggi sono "ininfluenti", tutto viene fagocitato da Ignatius, un personaggio i ...continua

    ma vale la pena leggere qualche pagina che non ti garba per il resto? Decisamente.
    La storia è un pretesto, tutti i personaggi sono "ininfluenti", tutto viene fagocitato da Ignatius, un personaggio irriverente, politicamente scorretto, ironico, molto spesso anche lui vittima di idiozia. Se tutti gli idioti fossero come lui vivremmo forse in un mondo migliore. Perchè Ignatius non è soltanto obeso e scansafatiche... ma regala vere pillole di filosofia.
    Mi ha divertito molto, moltissimo. Quanto sarebbe stato figo avere ancora John Kennedy Toole tra noi.

    ha scritto il 

  • 0

    in wishlist da quasi 20 anni, avrei fatto meglio a lasciarlo lì ....

    Ho sempre girato attorno a questo libro, e alla sua rocambolesca pubblicazione e al suo roboante successo postmortem ripromettendomi di leggerlo prima o poi. Si sa, i percorsi di lettura non sono mai ...continua

    Ho sempre girato attorno a questo libro, e alla sua rocambolesca pubblicazione e al suo roboante successo postmortem ripromettendomi di leggerlo prima o poi. Si sa, i percorsi di lettura non sono mai lineari, l'ho comperato e regalato senza leggerlo un paio di volte (mai sottovalutare i segni del destino!) e poi complice il kindle e il torneo US Open del Gruppo Letteratura Americana mi son detta: Diamogli una chance, è arrivato il suo momento, evvai, leggo il capolavoro misconosciuto.
    E invece no, non ce l'ho fatta a leggerlo. Ho dovuto rileggere le prime 5 pagine due volte: continuavo a dimenticare cosa stessi leggendo, e questo magari non sarà un segno del destino ma la vecchiaia che ci frega la memoria. Sia quel che sia, addio ignatius, non riesci proprio a interessarmi, tu e la pallosissima banda di idioti.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi avevano detto: fa morire dal ridere.
    Morire no, ma è abbastanza divertente.
    Eppure, arrivata a metà, mi sono chiesta: ma a me cosa me ne frega delle vicende di questi idioti?
    Niente da fare, non mi ...continua

    Mi avevano detto: fa morire dal ridere.
    Morire no, ma è abbastanza divertente.
    Eppure, arrivata a metà, mi sono chiesta: ma a me cosa me ne frega delle vicende di questi idioti?
    Niente da fare, non mi ha preso.

    ha scritto il 

  • 0

    Una banda di balordi

    La parola capolavoro, oggigiorno abusata in molti campi, è stata usata anche per definire questo libro. Non capisco bene come si creino queste leggende, o come possa un editore, pur dovendo supportare ...continua

    La parola capolavoro, oggigiorno abusata in molti campi, è stata usata anche per definire questo libro. Non capisco bene come si creino queste leggende, o come possa un editore, pur dovendo supportare le proprie creature, puntare su questo tipo di così ambiziosa forma pubblicitaria.
    "lo lessi fino in fondo. All'inizio con l'acuta sensazione che non fosse abbastanza brutto da consentirmi di smettere, poi con una punta di interesse e via via sempre con maggior emozione, che sfociò alla fine in incredulità: non era possibile che fosse così valido". Questo c'è scritto nella prefazione originaria - ho letto la prima edizione del 1998.
    Ebbene, non è abbastanza brutto da smettere, sempre se si supera il primo capitolo, decisamente brutto; il personaggio di Ignatius è talmente particolare, e così surreali le scene, che ci si immerge in un mondo fantasioso e balordo riuscendo anche a ridere. Ma la storia è farraginosa e si dilunga troppo. Ci si sente via via più appesantiti, dalla mole di Ignatius, dal racconto stesso e dalla mole del libro, e si finisce per smettere, anche se il libro non sarebbe abbastanza brutto da smettere.
    A metà ho mollato, allegramente e senza rimpianti.

    ha scritto il 

  • 3

    Wow Ignatius! che fatica stare dietro alle tue rocambolesche avventure, alla tua mente che macina idee filosofiche assurde e alla tua mole decisamente troppo ingombrante.

    ha scritto il 

  • 4

    Da Eco a O'Reilly passando per New Orleans. P.S. non leggete questo libro.

    Non volete leggere questo libro. Non avete mai letto un libro così e, diciamocelo, non sentite proprio l'esigenza di scoprire che esista un libro così. Vi basti il titolo, è paradigmatico: quattro pa ...continua

    Non volete leggere questo libro. Non avete mai letto un libro così e, diciamocelo, non sentite proprio l'esigenza di scoprire che esista un libro così. Vi basti il titolo, è paradigmatico: quattro parole secche, pronunciate con astio.
    Non è infatti tra queste pagine che si può sperare di trovare buoni sentimenti, slanci filantropici ed emozioni coinvolgenti. no. proprio no. Solo qualora faceste parte di quella popolazione umana che sotto le ceneri del conformismo cova il fuoco della misantropia: allora FORSE riuscireste ad arrivare al termine di questo tomo. E attenzione ho detto FORSE e soprattutto terminare NON apprezzare.
    Per tutti i motivi che ho elencato vi prego non leggete questo libro. è infatti molto probabile che l'inatteso, il non consueto vi lascino senza punti di riferimento, vi sconvolgano e vi facciano strillare e strappare i capelli. è noioso! direte. è fastidioso! guairete. è intollerabile! vi strapperete le vesti esasperati. non ce n'è bisogno, davvero credetemi: di gente che si indigna e spara a zero è colmo il web. in questi giorni è morto Umberto Eco. Inutile starne a magnificare vita ed opere, voglio solo ricordare un suo pensiero espresso qualche tempo fa: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. Magicamente le parole del grande scrittore sembrano vergate da Ignatius O’Reilly.
    Vi è infatti la stessa veemente protesta un po’ snob e un po’ scorbutica e sicuramente alquanto asociale di cui si macchia per tutte le 500 e rotti pagine del libro il protagonista. Beh un afflato tanto inatteso quanto perfetto mi rincuora.
    Per concludere io, nel mio piccolo, non posso che accodarmi a questi mastodonti dell’ortodossia culturale reiterando il mio invito: per favore non leggete questo libro.

    ha scritto il 

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