Una donna

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica 1036)

3.8
(2007)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8807810360 | Isbn-13: 9788807810367 | Data di pubblicazione:  | Edizione 43

Prefazione: Maria Corti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Questo romanzo di Sibilla Aleramo è del 1906. La sua immediata fortuna in Italia e nei paesi in cui fu tradotto segnalò una nuova scrittrice, che inseguito avrebbe fornito altre prove di valore, segnatamente nella poesia. Ma soprattutto esso richiamò l'attenzione per il suo tema: si tratta infatti di uno dei primi libri 'femministi' apparsi da noi.
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  • 2

    La (pesantissima) nascita del femminismo.

    Questo è l'ennesimo capitolo della mia battaglia personale con quella sterminata cornucopia che è la letteratura da bancarella; la sfida con il romanzo che non avresti mai comprato ma che ti viene pre ...continua

    Questo è l'ennesimo capitolo della mia battaglia personale con quella sterminata cornucopia che è la letteratura da bancarella; la sfida con il romanzo che non avresti mai comprato ma che ti viene presentato come un classico.

    Questa volta è stata dura. Perché "Una donna" è un libro acerbo, pesante, noioso, indigeribile: Sibilla Aleramo né per talento né per temperamento è una scrittrice. Riguardo al talento, semplicemente non sa scrivere: la sua prosa è piatta, monotona, noiosissima; ci si perde frasi lunghissime e stentate, mai un dialogo, mai un personaggio, mai un cambio di punto di vista che possa far goirare la pagina al lettore. Vero è che non bisogna mai dimenticare che il libro è stato scritto alla fine dell' ottocento e che quindi parte della pesantezza è da attribuirsi alla abissale distanza tra la sensibilità di quei tempi e la nostra; però se si pensa che quegli anni ci hanno dato Pirandello e Zola piuttosto che Emilio Lussu e Remarque, tanto vuoto e noioso piagnisteo difficilmente si può giustificare e tantomeno può servire molto alla sacrosanta causa dell'emancipazione della donna, che proprio in quegli anni stava muovendo i primi passi.
    Questo non è né un romanzo di denuncia né tantomeno un saggio, pare semplicemente uno sfogo. Come la Aleramo esplicitamente dichiara, è per se stessa ed a scopi esplicitamente solo personali che scrive: e questa assoluta mancanza di attenzione verso qualsivoglia possibile destinatario (che non è che un elemento in più di una sostanziale immaturità di fondo) alla fine infastidisce chi legge.

    Quello che mi fa arrabbiare più di ogni altra cosa però è che questo libro avrebbe potuto essere di una importanza epocale, per il coraggio che dimostra nel raccontare quello che fino ad allora era innominabile: la condizione di annientamento e di schiavitù nel mondo femminile, la denuncia di quell'infinità di dettagli che alla fine sono anelli di una indistruttibile e pesantissima catena. Viene rappresentata qui la causa prima della crisi della struttura sociale del nostro paese che continua ancora oggi. Le basi morali su cui si fondavano le comunità (quelle cristiane, checchè ne dicano i radicali di tutta Europa), sono state nel tempo trasformate in strumenti di dominio e di potere. Questo spostamento del fine ultimo dall'uomo al potere da un lato ha trasformato la condizione della donna in un autentico incubo, dall'altro ha messo in evidenza le istituzioni pervertite che ne sono state il concretarsi: matrimoni riparatori, matrimoni di convenienza, imposizione della dipendenza economica, limitazione della carriera professionale, attenuante per omicidio passionale ne sono solo alcuni.

    Averli esplicitati per la prima volta è il grande merito di questo libro, averlo fatto MALE ne è la colpa. Nonostante la grande e fervida attività culturale che caratterizzerà la seconda parte della sua vita, Sibilla Aleramo non è una grande scrittrice, né una donna particolarmente matura e consapevole. Ma se si pensa che ha dato l'avvio anche in Italia ad una grande ondata innovatrice che migliorerà la vita di milioni di donne, personalmente riesco a perdonarla volentieri.

    ha scritto il 

  • 3

    "E incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale. Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenir crudele verso i deboli, sleale verso una donna ...continua

    "E incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale. Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenir crudele verso i deboli, sleale verso una donna a cui dà il suo amore, tiranno verso i figli ? Ma la buona madre non deve essere, come la mia, una semplice creatura di sacrificio: deve essere una donna, una persona umana."

    ha scritto il 

  • 4

    "In verità, al di fuori della somma di energie ch’io spendevo attorno al bambino, era in me un’incapacità sempre maggiore di vedere, di volere, di vivere: come una stanchezza morale si soprapponeva a ...continua

    "In verità, al di fuori della somma di energie ch’io spendevo attorno al bambino, era in me un’incapacità sempre maggiore di vedere, di volere, di vivere: come una stanchezza morale si soprapponeva a quella fisica, lo scontento di me stessa, il rimprovero della parte migliore di me che avevo trascurata, di quel mio io profondo e sincero, così a lungo represso e mascherato. […] In me la madre non s’integrava nella donna."

    ha scritto il 

  • 3

    Piagnisteo con guizzo finale

    Un libro autobiografico estremamente originale, questo scritto da Sibilla Aleramo nel 1906.

    Un padre autoritario, una madre depressa, uomini insensibili, puttanieri, cattivi e stupratori.
    Lei pura, in ...continua

    Un libro autobiografico estremamente originale, questo scritto da Sibilla Aleramo nel 1906.

    Un padre autoritario, una madre depressa, uomini insensibili, puttanieri, cattivi e stupratori.
    Lei pura, intelligente e colta ma costretta a subire le angherie del padre prima e del marito poi. Marito a cui sarà sottomessa e da cui avrà un figlio, amatissimo.

    Questa parte del libro, come dicevo "originalissima", è un lamento mortale, nemmeno le piangitrici assoldate per i funerali riescono a fare di meglio.
    Comportamenti ai limiti della credibilità, niente contraddittorio, atteggiamenti sospetti. Un lento camminamento sui maroni.

    La seconda parte del libro fortunatamente migliora e diventa più interessante. Si chiede, Sibilla:

    "E incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale. Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenir crudele verso i deboli, sleale verso una donna a cui dà il suo amore, tiranno verso i figli?"

    Ossia, che genere di educazione hanno ricevuto questi uomini così insensibili e crudeli dalle loro madri? Non hanno queste madri qualche responsabilità, se i loro figli sono così? L'emancipazione delle donne si raggiunge sia riformattando la mentalità degli uomini che quella delle donne.

    "Ero pervenuta al sofisma di tante le donne che conciliavano l’amore dei figli colla menzogna maritale? Il mio spirito si raffigurava un avvenire di viltà felice fra le gioie materne e gli amplessi dell’amante?"

    L'amore per i figli è un succedaneo dell'amore coniugale (mancante)?

    Vivi per te stessa, vivi per ottenere una esistenza appagante, ama solo chi stimi e chi ti stima, "Io avevo bisogno di ammirare innanzi di amare".

    Sono passati 110 anni dalla stesura di questo libro e i concetti di Sibilla sono ancora molto interessanti e molto attuali, direi.

    ha scritto il 

  • 5

    passi per la liberazione

    La lettura è quella che è perché lo stile è davvero di inizi del 900, sebbene l'argomento sia piuttosto moderno, e questo comporta un forte contrasto, almeno è la sensazione che ho avuto. Lo pervade u ...continua

    La lettura è quella che è perché lo stile è davvero di inizi del 900, sebbene l'argomento sia piuttosto moderno, e questo comporta un forte contrasto, almeno è la sensazione che ho avuto. Lo pervade una profonda tristezza, uno stato depressivo, da cui piano piano forse sembra uscire ma ad un costo altissimo. Ma all'epoca era così, lavoriamo per non tornare indietro.

    ha scritto il 

  • 3

    un libro ancora attuale

    Un libro che tutte le donne dovrebbero leggere, un libro di molti anni fa ma attualissimo.
    è la storia in prima persona della protagonista, un diario in cui racconta tutte le sofferenze dovute alle re ...continua

    Un libro che tutte le donne dovrebbero leggere, un libro di molti anni fa ma attualissimo.
    è la storia in prima persona della protagonista, un diario in cui racconta tutte le sofferenze dovute alle regole imposte dalla società, soprattutto per "l'obbligo" al matrimonio e alla maternità.

    ha scritto il 

  • 5

    "E se l'amore è tutto nella vita, io non conoscevo ancora la vita"

    Sibilla Aleramo, che donna!
    Quest'autobiografia scuote dentro. Ho completato la lettura con un nodo alla gola.
    Ho sempre stimato questa donna, sin da quando al quinto superiore la portai ai miei esami ...continua

    Sibilla Aleramo, che donna!
    Quest'autobiografia scuote dentro. Ho completato la lettura con un nodo alla gola.
    Ho sempre stimato questa donna, sin da quando al quinto superiore la portai ai miei esami di maturità insieme al movimento femminista, ma solo ora mi rendo conto di quanto le sia costato compiere il dolorosissimo passo di dire Addio al figlio per poter vivere, per salvare entrambi. Per quanto oggi noi donne godiamo di molti diritti che ci difendono da quell'"uomo brutale" che dovrebbe solo amarci, molte continuano a vivere vittime di violenze fisiche o anche solo verbali, schiave convinte di agire per amore, amore verso il "mostro" o amore verso i figli.
    100 anni fa una donna ha capito da sola cosa fare... Sibilla ci insegna molto.

    Sono convinta che tutte le donne dovrebbero leggere questo libro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Pagina 114
    E comincia a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale. Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenire crudele verso i deboli, sleale verso u ...continua

    Pagina 114
    E comincia a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale. Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenire crudele verso i deboli, sleale verso una donna a cui d° il suo amore, tiranno verso i figli? Ma la madre non deve essere, come la mia, una semplice creatura di sacrificio: deve essere "una donna", una persona umana.
    E come può diventare una donna se i parenti la danno ignara, debole, incompleta, a un uomo che non la riceve come sua eguale; ne usa come d'un oggetto di proprietà; le da dei figli coi quali l'abbandona sola mentr'egli compie i suoi doveri sociali, affinché continui a baloccarsi come nell'infanzia

    Pagina 158
    Dicevo che quasi tutti i poeti nostri hanno finora cantato una donna ideale, che Beatrice è un simbolo e Laura un geroglifico, e che se qualche donna ottenne il canto dei poeti nostri è quella ch'essi non potettero avere: quella ch'ebbero e che diede loro dei figli non fu neanche da essi nominata. perché continuare ora a contemplar in versi una donna metafisica e praticare n prosa con una fantesca anche se avuta in matrimonio legittimo? Perché questa innaturale scissione dell'amore? Non dovrebbero i poeti per primi voler vivere una nobile vita, intera e coerente alla luce del sole?

    ha scritto il 

  • 3

    Superato lo straniamento provocato dal contrasto tra un modo di raccontare tutto sommato moderno ed un uso di termini oramai desueti, Una donna si dà come una buona prova sia in quanto romanzo autobio ...continua

    Superato lo straniamento provocato dal contrasto tra un modo di raccontare tutto sommato moderno ed un uso di termini oramai desueti, Una donna si dà come una buona prova sia in quanto romanzo autobiografico sia in quanto manifesto del femminismo di inizio secolo e del rifiuto di identificare il senso di essere donna esclusivamente con l'essere madre. Leggendolo, ho avuto la spiacevole impressione che alcune donne di oggi troverebbero le riflessioni di Sibilla Aleramo "eccessive".

    ha scritto il 

  • 3

    "La questione femminile non ha soluzioni unilaterali"

    Romanzo autobiografico questo della Aleramo, cui sono arrivata perché citato in una recensione di Quaderno Proibito - De Céspedes letto recentemente.

    "Una donna", pubblicato nel 1906, è un lungo monol ...continua

    Romanzo autobiografico questo della Aleramo, cui sono arrivata perché citato in una recensione di Quaderno Proibito - De Céspedes letto recentemente.

    "Una donna", pubblicato nel 1906, è un lungo monologo della protagonista che descrive la sua condizione di donna, figlia, madre e moglie.

    Ragazzina abusata e costretta ad un matrimonio riparatore, vivrà una situazione di infelicità coniugale talmente tanto grande da decidere di abbandonare in maniera definitiva il figlio non potendo più sopportare la convivenza col marito.

    Il romanzo ha sicuramente un valore documentale, è uno dei primi romanzi femministi apparsi in Italia. Alcune considerazioni presenti in esso sono condivisibili oggi pure. Esemplifico.

    "E incominciai a pensare se alla donna non vada attribuita una parte non lieve del male sociale. Come può un uomo che abbia avuto una buona madre divenir crudele verso i deboli, sleale verso una donna a cui dà il suo amore, tiranno verso i figli?"

    Ma. Il tono del racconto è a tratti troppo enfatico e per i miei gusti un po' lamentoso. Tutte le figure maschili che entrano in scena sono pessime. E come dire... il romanzo risulta essere un j'accuse senza possibilità di replica. (Marito, padre e amante platonico figurano proprio malino. ..)

    Una lettura d'epoca, uno scritto coraggioso al momento della pubblicazione, interessante come quadro storico del costume del periodo.

    Una curiosità. Oggi come allora.
    " Molte ragazze si vendevano, senza la costrizione della fame, per la smania di qualche ornamento; a quattordici anni nessuna rimaneva ancora del tutto ignara".

    Ora le ragazzine che si vendono per la ricarica cellulare. Il mondo non cambia direi. Il demone non è quindi la tecnologia.

    ha scritto il 

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