Una vita

Di

Editore: Garzanti Libri (i grandi libri 354)

3.7
(1331)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 356 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8811583543 | Isbn-13: 9788811583547 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Gabriella Contini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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  • 4

    Una vita?

    Mi mancava, tra i libri di Svevo, solo il primo 'Una vita' e l'ho letto. Siamo nel 1892, Svevo ha 31 anni. Alfonso Nitti è un tale che va a lavorare in banca a Trieste, e viene dalla provincia. Non sa ...continua

    Mi mancava, tra i libri di Svevo, solo il primo 'Una vita' e l'ho letto. Siamo nel 1892, Svevo ha 31 anni. Alfonso Nitti è un tale che va a lavorare in banca a Trieste, e viene dalla provincia. Non sa competere con i colleghi, non sa competere con i contendenti amorosi. Ma non è neppure un incapace. Stenta a modo suo.
    La prima calamità su Svevo l'ha causata lui, come accade ai suoi personaggi. Il fatto di voler intitolare il suo primo romanzo 'Un inetto'. Perché Svevo quel termine lo intendeva come cartina di tornasole, Alfonso Nitti dice "l'equilibrio nella nostra vita, un'esistenza laboriosa, per quanto con scopi modesti, valeva più che tutte le felicità che potevano dare le ricchezze e l'amore", lo dice a Lucia, una ragazza con la quale avrà una delle sue non relazioni. Ma se nel libro non riesce a fare quello che dice, è evidente che Alfonso Nitti è, ironicamente, un inetto. Nel libro peraltro nessuno riesce a fare ciò che si propone.
    Un inetto è un titolo ironico, ma l'ironico di un giovane che vorrebbe dire, inetta è la vita, ma sembrerebbe sciocco un tale titolo e allora se la prende con se stesso e si dichiara inetto, per scherzo. Che poi chi deve pubblicare non la capisce più l'ironia di chi invia il manoscritto e non la capisci più neppure tu, in seguito, che lo hai inviato. Per cui l'editore glielo ha cambiato, tuttavia non solo non è bastato a farlo leggere, ma non ha fatto altro che creare ulteriori malintesi.
    Una vita è quello che oggi nei premi letterari definirebbero, un libro imperfetto. Si soffermerebbero sulle frasi di Svevo, "Provava un sentimento disaggradevole" oppure "Annetta era una vanerella". Parlerebbero di 'processo di inurbamento di un giovane di provincia', direbbero che è un tema già affrontato da Flaubert ne L'educazione sentimentale, che già Rudin di Turgenev era un mezzo inetto, che Oblomov lo era abbastanza, che Misail di un racconto di Cechov lo era anch'egli. Che la filosofia di Alfonso Nitti è vagamente scopiazzata da Schopenhauer, che Svevo non sa padroneggiare la lingua. Che il finale, un suicidio, è incoerente, che non è un finale strettamente necessario, che Alfonso Nitti non aveva ragioni apparenti per farla finita.
    Allora vi racconto un pezzetto di libro. La figlia della signora che ha ospitato in casa Alfonso Nitti si chiama Lucia. Inizialmente Lucia si invaghisce di Alfonso ma lui temporeggia, signoreggia, divaga. Nel frattempo Alfonso ha una storia tormentata con Annetta, si mettono a scrivere un romanzo insieme - sono uno editor dell'altra - la concupisce, ovvero fanno l'amore non dovendolo fare, Alfonso si muove così davanti alle formalità, sa che deve trattenersi ma "si ricordò che un uomo diventava ridicolo agli occhi di una donna già pel fatto di non arrischiare meno di quanto ella desiderasse". In seguito Alfonso deve tornare giocoforza a casa perché sua madre è malata e quando rivede Annetta, Annetta lo ha sostituito con un altro contendente, si sente offesa, oltraggiata e addirittura finisce che suo fratello sfida Alfonso Nitti a duello per l'offesa arrecata a sua sorella. Alfonso negli stessi giorni rivede Lucia che a sua volta è stata sedotta e abbastanza abbandonata da un uomo. Lucia aspetta un figlio. Alfonso si trova quindi schifato un po' da entrambe le famiglie, eppure fa una cosa che solo Svevo poteva fare, e quindi Alfonso Nitti: cerca di convincere il seduttore di Lucia che deve onestamente sposarla, lui - il seduttore - dichiara di non avere soldi a sufficienza, Alfonso che ha venduto la casa di sua madre (defunta) lo assicura che gli regalerà una somma affinché egli possa sposarla. La madre di Lucia sarà contentissima, Lucia meno, Lucia avrebbe voluto sposare Alfonso Nitti, e quando apprenderà che Alfonso si è messo in mezzo economicamente, per farla sposare con il suo seduttore, Lucia scoppierà a piangere; non vuole più bene al suo futuro marito perché la sta sposando solo per l'intervento di Alfonso, ma non vuole più bene ad Alfonso perché avrebbe voluto sposarlo, Alfonso Nitti. Qui è commovente, perché mentre Lucia piange e si sgola e grida 'non voglio più bene' a questo e a quello, maledetti uomini, lui pensa ai mucchietti di bene di cui parlano i bambini, "Alfonso pensò ai sacchi di bene di cui parlano i bambini".
    Era chiaro che Alfonso Nitti, per tali ragioni, era un inetto, secondo Svevo. E lo fa morire. Oggi Alfonso Nitti, uno Svevo l'avrebbe salvato. Ma già nel suo ultimo romanzo Svevo provvede e salva Zeno Cosini, che è un Alfonso Nitti adulto, sono gli altri che soccombono, ad esempio suo cognato. Ecco perché Una vita è il libro di un giovane, e per questo Svevo giovane, avrebbe voluto intitolarlo Un inetto, perché i giovani non sanno cos'è un inetto per gli adulti e gli adulti non sanno più precisamente cosa è stato un inetto per i giovani, i giovani lo vivono sotto la lirica dell'unicità. E gli adulti, che lo sanno come ricordo mutato, lo mescolano nel mare normale della vita e trovano finalmente il titolo giusto: La coscienza di Zeno.

    ha scritto il 

  • 4

    La seconda parte del libro è meravigliosa. La prima molto introspettiva, e a volte stancante. Finale indimenticabile.
    Una rilettura di un libro scolastico che mi ha positivamente sorpreso. ...continua

    La seconda parte del libro è meravigliosa. La prima molto introspettiva, e a volte stancante. Finale indimenticabile.
    Una rilettura di un libro scolastico che mi ha positivamente sorpreso.

    ha scritto il 

  • 4

    Unico dei tre romanzi di Svevo ad essere imperfetto, colpa soprattutto di diverse pagine in cui si dilunga e ripete dinamiche e concetti col risultato di renderlo a tratti poco scorrevole, rimane comu ...continua

    Unico dei tre romanzi di Svevo ad essere imperfetto, colpa soprattutto di diverse pagine in cui si dilunga e ripete dinamiche e concetti col risultato di renderlo a tratti poco scorrevole, rimane comunque una lettura importante, appagante e inquietante come spesso capita con la commedia (umana) che si trasforma in tragedia.

    ha scritto il 

  • 3

    Bellissimo solo il finale mentre il centro del libro si porta avanti molto stancamente. Cronaca della vita e delle paturnie mentali di Alfonso Nitti: il lavoro, la tresca con la figlia del capo, la ma ...continua

    Bellissimo solo il finale mentre il centro del libro si porta avanti molto stancamente. Cronaca della vita e delle paturnie mentali di Alfonso Nitti: il lavoro, la tresca con la figlia del capo, la madre...

    ha scritto il 

  • 3

    La vita non è solo dei vincitori e dei vinti, ma anche di chi non sta da nessuna delle due parti, di chi, come Alfonso Nitti si sente a disagio sempre e comunque in tutti i contesti e non riesce mai a ...continua

    La vita non è solo dei vincitori e dei vinti, ma anche di chi non sta da nessuna delle due parti, di chi, come Alfonso Nitti si sente a disagio sempre e comunque in tutti i contesti e non riesce mai a prendere una decisione sicura che lo soddisfi. Un inetto, appunto, come lo definiva Svevo. Fa tenerezza a volte vedere come Alfonso difficilmente si adatta alla vita di città, al lavoro noioso alla banca, ai rapporti e alle gelosie tra colleghi. Ma a volte dà sui nervi per il suo modo di rifugiarsi nel sogno e per la sua tendenza ad autocommiserarsi. Però è una lettura che mi è piaciuta solo a tratti e lo stile di Svevo a volte non scorre e si aggroviglia nei ragionamenti di Alfonso. Abbastanza pesante, non lo consiglierei a cuor leggero.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

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    Continua a singhiozzo il processo di rivalutazione di tutto ciò che la scuola mi ha costretto a ingurgitare a forza; e questa volta è il turno di Italo Svevo con la sua opera "Una vita". A volere esse ...continua

    Continua a singhiozzo il processo di rivalutazione di tutto ciò che la scuola mi ha costretto a ingurgitare a forza; e questa volta è il turno di Italo Svevo con la sua opera "Una vita". A volere essere completamente sinceri posso dire che il sopracitato autore è riuscito sempre a mantenere una certa aurea positiva intorno a sé, nonostante tutto congiurasse contro, e, ora che diversi anni mi separano dal periodo scolastico, sono pronto a ritornarci sopra per apprezzarne al meglio l'essenza. È dunque con questo spirito che spendo qualche parola al proposito.

    Il protagonista si chiama Alfonso Nitti ed è un giovane ragazzo che ha appena abbandonato la casa di campagna per cercare fortuna nel mondo urbano; e più precisamente lo troviamo impegnato a barcamenarsi all'interno di una banca a conduzione familiare: la Maller & C.. Fin dall'inizio dimostra di non trovarsi a proprio agio in un ambiente che vede lontano da sé; l'unica valvola di sfogo che lo tiene aggrappato alla realtà sono i suoi studi letterari. Alfonso è infatti un sognatore e, inevitabilmente, finisce per sacrificare la nuda e cruda esperienza a sublimi ideali, dei quali cerca disperatamente una conferma nel mondo che lo circonda.

    "...usciva non appena deposto il libro e dopo quell'ora passata con gl'idealisti tedeschi, gli sembrava sulla via che le cose lo salutassero."

    Sono proprio queste le motivazioni che spingono la sua azione, guidandolo a un'avventata corte alla figlia del suo datore di lavoro. Inevitabilmente, però, ogni tentativo non fa altro che infrangersi contro un muro invisibile, mostrandogli chiaramente il sottile velo che, pur tuttavia, corre tra realtà e ideale. E tutto si risolve con la fuga, tema che ricorre costantemente in diversi episodi.

    "- ...Chi non ha le ali necessarie quando nasce non gli crescono mai più. Chi non sa per natura piombare a tempo debito sulla preda non lo imparerà giammai e inutilmente starà a guardare come fanno gli altri, non li saprà imitare. Si muore precisamente nello stato in cui si nasce, le mani organi per afferrare o anche inabili a tenere.
    ... - Ed io ho le ali? - chiese abbozzando un sorriso.
    - Per fare dei voli poetici sì! ..."

    Alfonso non vede quindi altra soluzione che la via di fuga definitiva. E, non riuscendo a staccarsi dal mondo che vive all'interno della sua mente, se ne va profondamente convinto che quell'estremo atto rappresenti l'unica fonte di liberazione. Di lui rimane soltanto il colofone: inetto, incapace alla vita.

    "Egli invece si sentiva incapace alla vita. Qualche cosa, che di spesso aveva inutilmente cercato di comprendere, gliela rendeva dolorosa, insopportabile. Non sapeva amare e non godere; nelle migliori circostanze aveva sofferto più che altri nelle più dolorose. L'abbandonava senza rimpianti. Era la via per divenire superiore ai sospetti e agli odii. Quella era la rinunzia che egli aveva sognata. Bisognava distruggere quell'organismo che non conosceva la pace; vivo avrebbe continuato a trascinarlo nella lotta perché era fatto a quello scopo. Non avrebbe scritto ad Annetta. Le avrebbe risparmiato persino il disturbo e il pericolo che poteva essere per lei una tal lettera."

    ha scritto il 

  • 4

    Che dire, la prima cosa che ti colpisce quando inizi a leggere il romanzo è il linguaggio antico, stile ottocentesco. Un impatto abbastanza traumatico.
    Se si volesse poi descrivere il contenuto, mi ve ...continua

    Che dire, la prima cosa che ti colpisce quando inizi a leggere il romanzo è il linguaggio antico, stile ottocentesco. Un impatto abbastanza traumatico.
    Se si volesse poi descrivere il contenuto, mi verrebbe in mente "50 sfumature di grigio", non perché abbia qualcosa di erotico, ma perché tutti i personaggi che vi si muovono sono a modo loro grigi, un po' gretti, incapaci di grandi sentimenti e di forti slanci. C'è sempre un tornaconto, un calcolo in tutto, un egoismo da soddisfare, un'incapacità di pensare generosamente. Alfonso è un modello in questo. Un inetto doc. Da notare che gli unici personaggi che sembrano capaci di amore vero finiscono o per diventare matti (Fumigi) o per morire (la madre di Alfonso). Che Svevo ci voglia dire che questo non è un mondo fatto per i sentimenti veri e disinteressati?
    A consigliarlo questo libro forse non lo farei, ma devo dire che nel suo complesso è ben strutturato, dà l'impressione di essere un tutto solido e coerente, compatto. Interessante l'analisi psicologica di Alfonso - a parte gli infiniti sproloqui su lui e Annetta, di cui sarebbe ampiamente bastato un concentrato - e anche di molti altri personaggi che fungono più o meno da comparse.
    Una vita.
    Quale titolo più azzeccato per tirare con amarezza le somme delle ambizioni di qualcuno che pensava di essere tanto speciale e che poi, alla fine dei conti, non è riuscito a concludere niente...

    ha scritto il