Una vita violenta

Di

Editore: Garzanti Libri

4.1
(1713)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 362 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8811683297 | Isbn-13: 9788811683292 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Politica , Adolescenti

Ti piace Una vita violenta?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Il romanzo racconta la vera storia della vita breve, vissuta con passione, diTommaso Puzilli, un giovane sottoproletario dei sobborghi romani. I piccolifurti, i rapporti con omosessuali, i vagabondaggi notturni, fino alla tragediafinale: il ritratto di un gruppo che vive al di fuori di ogni ordinamentosociale che lo possa condizionare. Pubblicato per la prima volta nel 1959,questo libro venne giudicato dalla critica uno dei romanzi più importanti deldopoguerra. Lungi dal servire effetti coloriti e pittoreschi, il gergo fuutilizzato qui da Pasolini per dare una rappresentazione "lucida e spietata,delle persone e degli atti, dell'ambiente e delle fatalità" (Carlo EmilioGadda) delle borgate romane.
Ordina per
  • 3

    È la prima volta che leggo qualcosa di Pasolini.
    Questo libro l’ho odiato e gli ho voluto bene.
    Leggendo la prima parte, era da cestinare al volo.
    Invece, la seconda mi ha preso tanto.

    A questo punto, ...continua

    È la prima volta che leggo qualcosa di Pasolini.
    Questo libro l’ho odiato e gli ho voluto bene.
    Leggendo la prima parte, era da cestinare al volo.
    Invece, la seconda mi ha preso tanto.

    A questo punto, traendo le somme, leggerò di sicuro qualcos'altro di questa personalità, che credo abbia tanto da donare e di cui c'è molto da scoprire

    ha scritto il 

  • 5

    Straordinario

    A me Pasolini fa pensare a Wallace. La lucidità, la grandezza, l'indiscusso valore, la luminosa e dolorosa presa di coscienza su tutto.

    Ovviamente il paragone va fatto al contrario ma nella mia crono ...continua

    A me Pasolini fa pensare a Wallace. La lucidità, la grandezza, l'indiscusso valore, la luminosa e dolorosa presa di coscienza su tutto.

    Ovviamente il paragone va fatto al contrario ma nella mia cronologia va così.

    Ecco. Solo che Pasolini sembra non aver paura di questa lucidità e del male che ne deriva. Wallace ne aveva paura. E quindi scappava e scappando ha lasciato cose splendide e folgoranti ma più confuse, meno consapevoli, più incasinate di quelle di Pasolini.

    E poi il coraggio. è come se da ogni lato emergesse il coraggio di Pasolini, nell'uso del linguaggio, nei contenuti, nelle scelte stilistiche, nell'uccidere Tommaso Puzzilli. Wallace non l'avrebbe mai fatto perché non aveva le palle per dire chiaro e tondo che la speranza, la gioventù fanno quella fine lì. Muoiono. E basta. E ci vuole coraggio pure ad uccidere Tommaso dopo un gesto eroico perché finisce che ti metti in certa letteratura da libro cuore. Ma non è così non è quello lo spirito e anche su questo non ha paura, non si può sbagliare. Non ha mai paura.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo è ambientato in una Roma vista da lontano, dalle borgate in corso di erezione a Pietralata. Tommaso è un sottoproletario cresciuto in una baracca fatiscente e sopratutto in strada. Il roman ...continua

    Il romanzo è ambientato in una Roma vista da lontano, dalle borgate in corso di erezione a Pietralata. Tommaso è un sottoproletario cresciuto in una baracca fatiscente e sopratutto in strada. Il romanzo narra la sua vita turbolenta e quella dei suoi amici, diseredati quanto lui. La cosa spettacolare del libro è il linguaggio, sia parlato che della voce narrante: un romanesco ignorante e vivissimo, precursore di un coattismo celebrato anche in tanti film.
    Un affresco metropolitano davvero bello.

    ha scritto il 

  • 3

    Welsh ante litteram de noantri

    Tutto sembra cambiato rispetto a 50 anni fa eppure tutto è rimasto uguale nelle periferie romane. Disagi reali e promesse elettorali disilluse. Violenza e amore. Rivolte sociali e repressioni statali. ...continua

    Tutto sembra cambiato rispetto a 50 anni fa eppure tutto è rimasto uguale nelle periferie romane. Disagi reali e promesse elettorali disilluse. Violenza e amore. Rivolte sociali e repressioni statali. Arte di arrangiarsi e voglia di mollare tutto.
    Pasolini descrive ciò che conosce molto bene e che ha toccato con mano e ci restituisce un documentario crudo e sanguinante.
    Per linguaggio, assenza di giudizi, descrizioni senza filtri, cinica visione della realtà sociale, un parallelismo con le storie di Welsh sulle disgrazie delle periferie edinburghesi non è eresia.
    La forza espressiva rende tutto vivido e attuale, solo le descrizioni e i ritmi, giudizio del tutto personale, me lo hanno reso un po' pesante in alcuni tratti. Ma parliamo di un gran libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro narra la storia di un ragazzo, Tommaso, il quale piano piano, per colpa di amicizie sbagliate, comincia a far parte di una banda criminale, che esercitava piccoli furti e altre piccole az ...continua

    Questo libro narra la storia di un ragazzo, Tommaso, il quale piano piano, per colpa di amicizie sbagliate, comincia a far parte di una banda criminale, che esercitava piccoli furti e altre piccole azioni criminali.
    Principalmente la storia si svolge nelle periferie della Roma degli anni '60, quando l'unico modo per avere un po' di "soldi in tasca" è avvicinarsi alla criminalità.
    Tutt'ora, dopo che durante il nuovo millennio si era cercato di contrastare questi problemi, il libro di Pasolini "Una vita violenta", comincia a riappartenerci, con le sue storie e le sue negatività.
    Lo consiglio, soprattutto, a coloro che si interessano di queste problematiche ed a chi interessa leggere un libro che tratta molti argomenti, tra cui la politica.

    ha scritto il 

  • 5

    Una vita violenta

    "Una vita violenta" è un romanzo scritto da Pier Paolo Pasolini nel 1955 ed stato finalista al premio strega del '59.
    Questo narra la storia di Tommaso Puzzilli, un ragazzo che viveva nella baraccopol ...continua

    "Una vita violenta" è un romanzo scritto da Pier Paolo Pasolini nel 1955 ed stato finalista al premio strega del '59.
    Questo narra la storia di Tommaso Puzzilli, un ragazzo che viveva nella baraccopoli romana di Pietralata. Il romanzo è diviso in due parti.
    Una racconta l' adolescenza del protagonista, infatti egli combina di tutto e di più: commette rapine, deruba benzinai e prostitute ed arriva persino a prostituirsi con dei trans. Nonostante questo Pasolini non lo descrive mai come un malvagio anzi è come se cercasse di giustificare le azioni di Tommasino descrivendo tutta la situazione di degrado e di povertà della classica borgata romana. Pasolini, in questa prima parte, vuole mettere in risalto la vita che conduceva il protagonista con i suoi amici: una vita fuori dalla società e lontano dal mondo.
    Dopo un salto temporale di molti anni Tommasino venne arrestato per aver ucciso un uomo in una rissa. Pasolini non racconta nulla del carcere ma riprende la narrazione con la scarcerazione del protagonista. Siamo nella seconda parte del romazo.
    Tommaso è completamente diverso, lascia la vita di prima e riesce perfino ad ottenere una casa popolare che lui considera il lusso.
    Ma proprio quando sembra che le sofferenze siano finite, viene colpito da una malattia da cui prima riuscirà a guarire ma che in seguito, durante un salvataggio per colpa di un' esondazione, riapparirà e gli sarà fatale.
    Pasolini in questo romanzo vuole far capire che giudicare senza sapere le cose corrisponde alla cosa più sbagliata di questo mondo.
    IL libro è ben scritto e di facile lettura, molto scorrevole e piacevole. Se state scegliendo un romanzo appassionante e reale non potete non prendere in considerazione i racconti scaturiti dal genio di Pier Paolo Pasolini.

    ha scritto il 

  • 0

    ll mondo qui raccontato è diverso da quello di oggi, si parla della Roma povera di fine anni Cinquanta; eppure, riesce ancora a raccontarci qualcosa di vite vissute al margine, di ragazzi che difficil ...continua

    ll mondo qui raccontato è diverso da quello di oggi, si parla della Roma povera di fine anni Cinquanta; eppure, riesce ancora a raccontarci qualcosa di vite vissute al margine, di ragazzi che difficilmente possono immaginarne di diverse, che si danno alla violenza quasi per abitudine e quasi per caso a volte riescono a imboccare una strada migliore. C’è odore di strada, vagabondaggi notturni, risse e furti, della bellezza della città eterna e dello squallore dei poveracci di borgata.

    ha scritto il 

  • 4

    Ascesa e caduta (con riscatto finale) di un giovane borgataro della Roma post-bellica. Il protagonista vede scorrere, come in un film, la vita dell’urbe negli anni del boom edilizio, fatta di palazzon ...continua

    Ascesa e caduta (con riscatto finale) di un giovane borgataro della Roma post-bellica. Il protagonista vede scorrere, come in un film, la vita dell’urbe negli anni del boom edilizio, fatta di palazzoni anonimi circondati da miserabili baracche imputridite dal fango, mentre costruisce la sua, ad immagine e somiglianza di quella decadenza materiale e morale in cui è sempre vissuto. Tra furti e pestaggi, galera e tubercolosi, fiorisce anche l’amore – quello vero – che non avrà il tempo di appassire nella noia della quotidianità. Pasolini, dopo i clamori e lo scandalo di “Ragazzi di vita”, si autocensura con i puntini di sospensione (che oggi fanno ridere), ma tratteggia con finezza psicologica una generazione di sbandati sociali, non privi di una certa commovente umanità, ricorrendo ad un romanesco corrotto e spesso bisognoso di opportuno “glossarietto”. Un romanzo di formazione che, a distanza di quasi sessant’anni, sembra funzionare ancora egregiamente: l’Italia è piena di personaggi ambivalenti come Tommaso Puzzilli.

    ha scritto il 

  • 5

    “Coi grugni sporchi sotto i ciuffi, si tenevano abbracciati parlando tutti smaniosi, senza guardare in faccia nessuno. Alcuni parlavano, parlavano, altri tacevano ridendo. E quelle faccette, sopra i c ...continua

    “Coi grugni sporchi sotto i ciuffi, si tenevano abbracciati parlando tutti smaniosi, senza guardare in faccia nessuno. Alcuni parlavano, parlavano, altri tacevano ridendo. E quelle faccette, sopra i collettini zozzi a colori, alla malandrina, erano l’immagine stessa della felicità: non guardavano niente, e andavano dritti verso dove dovevano andare, come un branco di caprette, furbi e senza pensieri. “Aaaah –sospirò Tommaso- “so’ stato ricco, e no l’ho saputo!”
    La descrizione pasoliniana degli adolescenti delle borgate romane, protagonisti corali di un romanzo accanto al personaggio centrale, Tommaso Puzzilli detto Piedizozzi, e agli altri “ragazzi di vita”, Lello, il Cagone, il Matto, e tanti altri che vivono nelle baracche dell’estrema periferia romana, tra la miseria, la sporcizia e con la sola specializzazione nell’arte di arrangiarsi, è una descrizione che mi ha colpito per la modernità: non siamo di fronte ai giovani degli anni ’50, ma a quelli di ogni tempo, anche agli adolescenti di oggi, i “miei” studenti quindici-ventenni che all’uscita della scuola si radunano in gruppi ridenti, rumorosi, armati di sorrisi ancora infantili in visi dai tratti mutevoli, rinchiusi in corpi che si allungano e in movimenti che si atteggiano a grandi, che parlano tentando di emulare il mondo adulto che, seppure nemico, li attrae con forza. E’ un mondo che Pasolini descrive in modo eccezionale, mostrando pietà ed amore verso la loro infantile, primitiva, quasi istintiva umanità condannata in una vita di inferno. Ed allora interessa poco che sia il sottoproletariato romano degli anni ’50 quello descritto nel romanzo, che i personaggi siano cinici ed amorali, che siano anche dei delinquenti, che svolgano un percorso di redenzione come Tommaso, grazie al partito comunista, lanciando al lettore un messaggio ideologico sul tema della “elevazione delle masse” tipicamente di sinistra; ciò che rimane del romanzo è la carica umana, la ricchezza e la complessità del mondo giovanile (delle più miserevoli borgate romane, sì, ma anche allegoria di un’ampia fetta di umanità oggetto di particolare attenzione da parte di Pasolini) visto con gli occhi di un poeta. Un romanzo da incorniciare, secondo me.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro che - secondo me- rispecchia assolutamente il carattere del protagonista: duro, a volte cattivo, ma con slanci di generosità, a volte incoerente nella sua prevedibilità.
    Rispetto a Ragazzi di vi ...continua

    Libro che - secondo me- rispecchia assolutamente il carattere del protagonista: duro, a volte cattivo, ma con slanci di generosità, a volte incoerente nella sua prevedibilità.
    Rispetto a Ragazzi di vita la storia è più "lineare", ma ha perso un po' della spontaneità e dello stupore che sembrava di scorgere in Pasolini, ho avuto l'impressione di un prodotto più costruito a tavolino e "cesellato".
    Per me rimangono assolutamente affascinanti le descrizioni: del cielo, delle strade, dei campetti, ma soprattutto dello "zozzume" che copre ogni cosa.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per