Underworld

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.2
(2117)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 885 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Spagnolo , Chi semplificata

Isbn-10: 8806173995 | Isbn-13: 9788806173999 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Delfina Vezzoli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Il 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l'altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem Cotter, Martin. Ritroveremo la palla cinquant'anni dopo in possesso di Nick Shay Costanza un dirigente dell'industria dello smaltimento dei rifiuti che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell'America dalla guerra fredda fino alla crisi di Cuba e al crollo dell'Unione Sovietica.
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  • 5

    " Prima creiamo la spazzatura e dopo costruiamo un sistema per fronteggiarla. "

    Già Philip Roth aveva raccontato l'America da par suo imperniando sul baseball , il gioco che più di altri rappresenta l'intera nazione, con "Il grande romanzo americano" così come del resto ha fatto ...continua

    Già Philip Roth aveva raccontato l'America da par suo imperniando sul baseball , il gioco che più di altri rappresenta l'intera nazione, con "Il grande romanzo americano" così come del resto ha fatto , sebbene in maniera più diretta , anche Bernard Malamud nel suo bellissimo "Il migliore" .
    Ma Don DeLillo va oltre e prendendo spunto dallo storico spareggio per il titolo fra le due squadre rivali dei New York Giants e dei Brooklin Dodgers , ed in particolare proprio dalla palla del leggendario "fuori campo" messo a segno da Bobby Thomson al quale è dedicata tutto lo straordinario prologo , dipinge mezzo secolo di vita americana negli anni che vanno dal dopo guerra ai '90 .
    Una lettura durante la quale si incontrano divi come Frank Sinatra , Jackie Gleeson ed Edgar J. Hoover descritti in un loro momento di svago appunto durante l'incontro , oppure il cabarettista Lenny Bruce con le sue corrosive battute , ma dove dove si parla soprattutto di guerra fredda , delle prime esplosioni nucleari , di ecologia , d'arte contemporanea , dello smaltimento dei rifiuti e d'altro ancora in quel periodo nel quale il "Grande Paese" non negava opportunità a nessuno.
    Argomenti diversi e personaggi che non sempre hanno a che fare gli uni con gli altri ma comunque collegati proprio ai passaggi di mano della suddetta palla.
    Un romanzo monumentale di quasi 900 pagine , con tanti nomi che mettono a dura prova la memoria del lettore e col protagonista Nick Shay che a dispetto di un'adolescenza difficile riesce a fare successo e dietro il quale si potrebbe intravedere l'autore stesso.
    Un'opera espressa con uno stile lucido ed asciutto, con frasi sospese che poi riprendono, periodi che si interrompono , che si sovrappongono pur restando perfettamente comprensibili proprio come se si stesse ascoltando la narrazione direttamente delle voci dei personaggi stessi , con pagine che non lesinano battute umoristiche ma anche momenti di grandissima drammaticità (il capitolo Das kapital è allucinante) , che tuttavia potrebbe apparire eccessivamente lunga , verbosa , se non addirittura prolissa , per qualcuno .
    Insomma , uno di quei libri che si amano alla follia oppure si abbandonano senza rimpianti.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho finito questo libro con difficoltà perché, nonostante offra uno spaccato della vita da italo-americano e porti a diverse riflessioni interessanti, ho trovato la storia un po' confusionaria. Nel com ...continua

    Ho finito questo libro con difficoltà perché, nonostante offra uno spaccato della vita da italo-americano e porti a diverse riflessioni interessanti, ho trovato la storia un po' confusionaria. Nel complesso la lettura per me è stata poco entusiasmante, ci sono stati diversi capitoli lenti e qualche passaggio degno di nota ma senza una vera continuità narrativa.

    ha scritto il 

  • 0

    Il più grande autore molisano vivente

    Ero scettico, lo confesso. Così come lo ero quando Ronfredo, un mio vecchio compagno del ginnasio, mi consigliò i Racconti di Padre Brown, del quale amai ancor di più, in seguito, la fortunata serie c ...continua

    Ero scettico, lo confesso. Così come lo ero quando Ronfredo, un mio vecchio compagno del ginnasio, mi consigliò i Racconti di Padre Brown, del quale amai ancor di più, in seguito, la fortunata serie con Renato Rascel; che non piacque a Ronfredo, e la cosa mi fece male. Molto male.

    Adesso ritorno a leggere un libro scritto da un prete, e che dire: Don De Lillo è una penna sopraffina. Lascia da parte Dio, il clero, la Madonna e tutti i santi, la sua cara provincia di Campobasso e ti racconta l'America; te la spezzetta, la mangia e se la rivomita sulla pagina come dodici doppi cheeseburger e quindici fette di carpaccio di pesce spada appena ingurgitati.
    Una preghiera lunga quasi Novecento pagine, scandite da splendide, simboliche pagine nere.

    Scriverò a Don Delillo per chiedere delucidazioni sul nobile giuoco del Baseball. Al quale, in tutta sincerità, ho sempre preferito il Cricket.

    ha scritto il 

  • 5

    "I più grandi segreti sono quelli spalancati davanti a noi"

    Supponi che un giorno uno scrittore decida di far esplodere il tempo. Supponi che nel farlo adoperi non una bomba normale ma una bomba atomica. Supponi pertanto che i frammenti temporali non siano fra ...continua

    Supponi che un giorno uno scrittore decida di far esplodere il tempo. Supponi che nel farlo adoperi non una bomba normale ma una bomba atomica. Supponi pertanto che i frammenti temporali non siano frammenti normali ma detriti radioattivi. Detriti il cui smaltimento ha un effetto ritardato e amplificato. Detriti che consentono di guardare nello scheletro delle memorie. Nei recessi più oscuri di intimità celate. Nella storia sommersa di una nazione.

    "Fino a quale punto dobbiamo calarci dentro la vita della materia prima di capire che cos'è il tempo?"

    E così il lettore armato di filo e rocchetto, un rocchetto che ha la forma inconsueta di una palla da baseball, si trova a dover fare un paziente lavoro di ricostruzione. Ricucendo tasselli. Scavando e cercando di rimettere in fila gli eventi. Googolando per capire ciò che è stato veramente e ciò che potrebbe essere stato ma che è in realtà "solo" frutto della creatività monumentale di un uomo.
    Realtà: Nose Art, Watts Towers, Texas Highway Killer, Edgar Hoover e Junior, Frank Sinatra, i Giants e i Dodgers, Lenny Bruce. Ma anche immaginazione: Klara, Nick, Marion, Matt, Padre Paulus, la Suore Gracie ed Edgar, Brian, Albert...e una pletora infinita di personaggi o meteore, pallina da baseball inclusa.

    "Le stagioni si fondevano l'una con l'altra, gli anni erano una stordita macchia confusa. Come il tempo sui libri. Il tempo sui libri passa nel giro di una frase, molti mesi e anni. Scrivi una parola, scavalchi un decennio. Non era poi così diverso qui fuori, alla sua età, nel mondo privo di margini"

    I frammenti di questa storia come i rifiuti che l'uomo vivendo non può far a meno di produrre.
    L'uomo è ciò che produce. L'uomo morendo non diverrà che un rifiuto. Così come tutto ciò che possiede.

    "Consuma o muori. Questo è il dettato della cultura. E finisce tutto nella pattumiera. Noi creiamo quantità stupefacenti di spazzatura, poi reagiamo a questa creazione, non solo tecnologicamente ma anche con il cuore e con la mente. Lasciamo che ci plasmi. Lasciamo che controlli il nostro pensiero. Prima creiamo la spazzatura e dopo costruiamo un sistema per riuscire a fronteggiarla."

    Cose. Affetti. Interessi economici. Segreti. Complotti. Verità nascoste. Tanto "moriremo tutti quanti". Soffriremo per la perdita di una persona amata. E morendo faremo soffrire a nostra volta chi ci ama. Ma ciò che lasceremo, ciò che per noi è stato così prezioso non sarà altro che una scoria scomoda di cui alla fine qualcuno si dovrà liberare.

    "C'è qualcosa di malinconico nelle cose che abbiamo raccolto e che possediamo, negli effetti domestici, c'è qualcosa nella parola stessa, effetti, il cassettone laccato nella nicchia, che emana una specie di tristezza - i quadri e i tessuti alle pareti e gli oggetti d'arte e i preziosi - e io provo un senso di solitudine, di perdita, ancora più grande e strano se l'oggetto è relativamente raro ed è l'ora dopo il tramonto in un silenzio che sembra eterno."

    Arte moderna questo libro. Costruito con frammenti temporali. Arte moderna come le Watts Towers, costruite coi rifiuti. Arte moderna come i 230 aerei nel deserto che sono stati oggetti di guerra e ora testimoniano un lontano passato di distruzione e di morti. Morti come le donne portafortuna raffigurate sul naso di caccia bombardieri. Pin up come polene per dimenticare "che ogni respiro che fai ha due possibili conclusioni."

    Long tall Sally. Canzoni che furono, che sono. Sally che furono, forse. Nere. Bianche. Immaginarie. Reali. Un mondo intorno a noi in superficie. E per comprenderlo occorre conoscere le parole. Sì. ... le parole. Perché senza le parole non riusciamo neanche a riconoscere le cose che stanno sotto i nostri occhi. Le cose quotidiane che in questo mondo virtuale e tecnologico sono raggiungibili ovunque. Ma non solo le cose. Tutto è dappertutto. Tutto è congiunto o congiungibile con tutto.

    "Basta schiacciare un pulsante e tutte le cose nascoste da secoli invadono la più remota delle stanze. E' un'epidemia di immagini. Nessun recesso è inviolabile. L'utero, il fondo dell'oceano, gli angoli in disuso del cervello umano. E se si può vedere, si può prendere. C'è un elemento patogeno in una semplice occhiata distratta."

    Curiosamente in questo mondo in cui tutto è ipoteticamente relazionabile con tutto, tutto è visibile e addirittura sovraesposto, forse l'unica possibilità che ci resta è scendere sotto, 'ravanare' tra le macerie del passato, ripartire dai nostri resti per ricostruire, per ricercare, per ritrovare un senso che si è smarrito nel consumo convulso, accanito, indiscriminato di persone, cose, emozioni e relazioni.

    Un romanzo visionario, complesso, inquietante che cambia la percezione del mondo circostante. Scritto pure in modo pazzesco. In una parola: imperdibile.

    ha scritto il 

  • 5

    DeLillo ha ricevuto in dotazione un puntualissimo quanto bizzarro registratore di flusso neuronale, non poteva farne un uso più saggio se non donandoci parte del registrato nel suo Underworld. Irresis ...continua

    DeLillo ha ricevuto in dotazione un puntualissimo quanto bizzarro registratore di flusso neuronale, non poteva farne un uso più saggio se non donandoci parte del registrato nel suo Underworld. Irresistibile la voglia di mettere una mosca in gabbia, al suo cospetto, riciclando il tappo di sughero dell'ovvio quanto meritato brindisi alla sua "salute". Uno dei rari amori non ancora estinti.

    ha scritto il 

  • 2

    Recensito come capolavoro non sono riuscito a terminarlo tempo fa. Ripreso e finito obbiettivamente è un bel libro, particolare nell'intrecciarsi delle storie a ritroso dal presente al passato. Forse ...continua

    Recensito come capolavoro non sono riuscito a terminarlo tempo fa. Ripreso e finito obbiettivamente è un bel libro, particolare nell'intrecciarsi delle storie a ritroso dal presente al passato. Forse troppo prolisso e divagante in alcuni punti e troppo "occidentale" in generale come sentire. Insomma bello ma non entusiasmante.

    ha scritto il 

  • 5

    "Moriremo tutti quanti" (Lenny Bruce)

    Questo libro si merita in pieno la fama che lo circonda. Nel senso che è un romanzo difficile, a tratti noioso, ma nello stesso tempo illuminante. DeLillo non fa niente per rendere la lettura accattiv ...continua

    Questo libro si merita in pieno la fama che lo circonda. Nel senso che è un romanzo difficile, a tratti noioso, ma nello stesso tempo illuminante. DeLillo non fa niente per rendere la lettura accattivante, anzi pare che voglia proprio prendere a calci in bocca il lettore, con tutte le digressioni, i va e vieni, i collegamenti pindarici e le ellissi della sua prosa.
    La storia, poi, non ha un vero centro, né dei veri protagonisti, sbanda continuamente innescando ed intrecciando trame e sottotrame. Solo negli ultimi capitoli si può ipotizzare un filo rosso: il connubio tra bomba atomica e rifiuti. Che ci azzecca, chiedete voi? Sono entrambi prodotti della nostra civiltà, una civiltà che non sa cosa farsene delle sue scorie, soprattutto quelle nucleari, e che probabilmente è destinata ad autodistruggersi.
    Sottotraccia, insomma, Underwold è un libro apocalittico, parla dell'allegra inconsapevolezza con la quale stiamo andando verso la distruzione: negli anni '50 con la minaccia di una guerra atomica, oggi con l'irrisolto (e forse irrisolvibile) problema dei rifiuti.
    Qualcuno ha scritto che il motivo per cui finora non abbiamo trovato abitanti di altri pianeti potrebbe derivare dal fatto che nessuna civiltà riesce a superare il periodo dell'industrializzazione. Può darsi che sia vero, certo è che la nostra è molto probabile che non ce la faccia. In questo mi sento molto in sintonia con DeLillo e per questo, nonostante i suoi "difetti", Underwold è un libro che consiglio di leggere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Pubblicità e pubblicitari

    Un romanzo del 1997 che si rivela una previsione profetica di ciò che colpirà gli Stati Uniti, e l’immaginario globale, negli anni seguenti, un romanzo che si fa interprete delle ansie e dello smarrim ...continua

    Un romanzo del 1997 che si rivela una previsione profetica di ciò che colpirà gli Stati Uniti, e l’immaginario globale, negli anni seguenti, un romanzo che si fa interprete delle ansie e dello smarrimento postmoderno di una coscienza collettiva complessa e contraddittoria come quella americana. L’orizzonte diegetico del testo copre un arco temporale ben preciso: dagli anni cinquanta della guerra fredda fra Usa e Urss fino agli anni novanta del cyberspazio di internet. Elemento tematico unificante dell’ampio affresco storico culturale è una partita di baseball realmente giocata negli anni cinquanta, gli anni d’oro del baseball americano, allo stadio di New York. Il prologo, dal titolo il trionfo della morte si apre con la superba narrazione della partita fra i Giants e i Dodgers al Polo Grounds, il 3 Ottobre 1951. In realtà l’evento sportivo è profondamente connesso ad un’altra tipologia di avvenimento macrosociale, ossia le sperimentazioni sovietiche della bomba atomica eseguite dai russi esattamente lo stesso giorno. Ma il collegamento fra i due eventi che è stato fonte d’ispirazione per DeLillo è inequivocabilmente esplicitato il giorno seguente dalla prima pagina del New York Times che accosta i due titoli principali suggerendo il nesso latente, ma profondo che lega le due notizie. Nel romanzo è un personaggio di nome Albert Bronzini a leggere la prima pagina del Times e a descriverla esattamente per come è stata nella realtà: “La prima pagina lo sconcertò, dominata da un paio di titoli a tre colonne. Alla sua sinistra i Giants vincono il campionato, sconfiggendo i Dodgers con un drammatico fuoricampo al nono inning. E alla sua destra, assolutamente simmetrico, stesso carattere, stesso corpo, stesso numero di righe, l’Urss fa esplodere una bomba atomica – patapùm – particolari ancora segreti. Bronzini non capiva perché il Times avesse tolto una partita di baseball dalle pagine sportive per accostarla ad una notizia così carica di perniciosa importanza”.DeLillo suggerisce in tal modo il potere di costruzione e articolazione del reale esercitato dai media, in particolar modo in questo caso dai mezzi d’informazione, che possono riportare, tradurre gli eventi ed i discorsi del mondo investendoli di significati e valori, creando connessioni, legami di senso fra testi, personaggi, avvenimenti apparentemente sconnessi e producendo, quindi, nuove e determinanti procedure di senso. Ed è proprio, come osserva lo stesso Bronzini, la dislocazione sulla superficie testuale giornalistica degli elementi del racconto sul mondo a produrre un significato piuttosto che altri, “sia i titoli sia le immagini si collegano fra loro nella pagina, o nella successione delle pagine, costituendo una rete isotopica che costituisce un testo a sua volta. Si forma così il fenomeno della tematizzazione (...).” È il giornale stesso pertanto a indicare al lettore il percorso narrativo da seguire nella lettura degli eventi riportati, è sempre il giornale a costruire legami, insinuare profondi nessi di significato fra elementi del mondo apparentemente lontani, ma che nel discorso mediatico dell’informazione trovano una precisa interdipendenza per il semplice fatto di essere vicini nella loro traduzione giornalistica, in tal modo: “Il lettore è portato a inferire che ci sia un caso più generale, un problema più vasto che, in senso stretto, non sta in nessun articolo, in nessun titolo o in nessuna immagine, ma deriva soltanto dal loro accostamento”. Proprio da questa riflessione nasce uno dei più importanti se non il leitmotiv essenziale di Underworld, ossia l’esistenza di un’interdipendenza strutturale, segreta, misteriosa che lega nella società americana, non solo quella degli anni cinquanta, la sfera di potere degli armamenti, la problematica della gestione dei rifiuti e la grande macchina capitalistica che raggiunge la sua attualizzazione più immediata nella pubblicità. Se i meccanismi globali di gestione della massa operati da queste tre differenti tipologie di potere, egualmente efficaci, conducono alla cristallizzazione di ansie collettive, di paure che hanno dominato l’opinione pubblica americana negli anni della guerra fredda, al contrario la partita di baseball fra Giants e Dodgers rappresenta nel romanzo quella parte del mito americano che conserva il sogno, la verità, la purezza di un evento ancora scevro e libero di simulacri. Un evento il cui merito principale sta nell’aver creato una massa d’individui uniti non dal terrore latente, non dall’incertezza del futuro, ma dalla forza di verità di un evento puro e meravigliosamente reale. Infatti, la caratteristica imprescindibile di questa partita di baseball, aldilà del suo trascinante valore sportivo, sta nella completa assenza di telecamere: la partita non è mai stata registrata e trasmessa in televisione, né in presa diretta, né successivamente. Così la potenza mitica dell’evento viene amplificata e alimentata storicamente proprio dalla sua assoluta impossibilità di essere in alcun modo riprodotta. Il valore assoluto della vittoria rivive esclusivamente nel racconto di chi ha assistito personalmente, non soltanto allo svolgersi del gioco in sé, ma soprattutto alle manifestazioni corali ed incontenibili di gioia collettiva per uno sport che rappresenta da sempre l’anima della storia popolare americana e che racchiude nel suo universo simbolico un sistema di valori carico di significati precipuamente americani. L’assenza di telecamere fa sì che la folla degli spettatori sia l’unica testimonianza possibile dell’evento, l’unica fonte di rievocazione del fatto. Il tema della massa, ricorrente e rilevante nell’intera opera di DeLillo, si manifesta nella sua accezione euforica di corpo sociale attivo, unito, non più da emozioni disforiche quali paura, ansia, solitudine, ma dal trionfo della gioia, della vittoria inaspettata. La partita è un evento che non subirà mai le svilenti procedure di reiterazione ad opera dell’ossessiva riproduzione televisiva, ma che trarrà le sue caricature di senso, le sue infinite risemantizzazioni esclusivamente dal ricordo puramente umano dell’evento. “Quando hanno sparato a JFK, la gente si è rintanata dentro casa a guardare la televisione al buio e a parlare al telefono con amici e parenti. Eravamo tutti separati e soli. Ma quando Thomson ha battuto il fuoricampo, la gente si è precipitata fuori. La gente voleva stare insieme. È stata forse l’ultima volta che la gente è uscita spontaneamente di casa per qualcosa.” , alla forza disgregante dell’evento mediatico si oppone la forza aggregante ed euforizzante del puro evento collettivo. In tal senso esiste nel romanzo una figura ben precisa che permette l’individuazione, in un tessuto narrativo quanto mai complesso e ricco di infiniti percorsi, di un filo invisibile di coerenza che lega eventi, livelli temporali e personaggi apparentemente sconnessi fra di loro. Si tratta della palla del fuoricampo di Bobby Thomson, la palla che segna la vittoria dei Giants e che diventa il simbolo della felicità corale di quel giorno. La palla rappresenta il simbolo quasi sacrale di un evento che vince l’assoluta egemonia semiotica dei media, di un evento che ha sprigionato un’energia tale da spingere la gente per strada, da farla uscire dal guscio di paure, ansie, dipendenze comportamentali collettive causate da fenomeni superiori ingestibili e complessi come la guerra fredda, il capitalismo avanzato. Protagonista simbolica del testo, la palla viene raccolta fortuitamente da un ragazzino di colore di nome Cotter Martin subito dopo il lancio, è questo l’inizio di un lungo e interminabile percorso che segnerà l’intero arco narrativo del romanzo facendo della palla il cimelio di un passato che tutti cercano di rievocare, ognuno per motivazioni differenti. Nick Shay, ad esempio, il personaggio principale del romanzo, non a caso negli anni novanta manager in una multinazionale di smaltimento dei rifiuti, è un tifoso dei Dodgers, la squadra perdente, e in teoria non avrebbe dovuto cercare il simbolo di una clamorosa sconfitta ed invece fa di tutto per trovarla “è l’unica cosa che ho sentito di dover assolutamente possedere in vita mia. Forse perchè la vita di Nick è costellata di perdite, ruota inesorabilmente attorno quel senso ineffabile, malinconico e tristemente dolce del perdere qualcosa. Nick perde il padre in circostanze misteriose, perde troppo presto la sua innocenza uccidendo erroneamente un uomo e finendo in riformatorio, perde la fedeltà della moglie e la fiducia nel suo migliore amico, ma soprattutto Nick ha perso una sensazione particolare, quella sensazione di veridicità delle cose e della vita che sente mancare dentro e attorno a sé, un senso di perdita comune a più personaggi del romanzo che rappresenta uno degli spunti d’analisi più importanti nel testo: “Ho nostalgia dei giorni del disordine. Li rivoglio, i giorni in cui ero giovane sulla terra, guizzante nel vivo della pelle, imprudente e reale.” Ecco che la palla porta con sé sia il significato di una storia corale, sia i percorsi individuali dei personaggi che entrano in suo possesso, mentre la pubblicità delinea un sistema economico il cui risultato inevitabile sono i rifiuti della cultura di massa, i rifiuti possiedono in tal senso un forte valore antropologico, rappresentano la chiave di lettura di una cultura sempre più votata al consumo frenetico di ogni bene.
    Mariangela Bio

    ha scritto il 

  • 3

    Flussi di coscienza favolosi, pagine e pagine composte da puri lampi di genio ma al tempo stesso dispersivo, caotico.
    Risulta difficile coglierne il filo conduttore
    Per il momento l'ho abbandonato sul ...continua

    Flussi di coscienza favolosi, pagine e pagine composte da puri lampi di genio ma al tempo stesso dispersivo, caotico.
    Risulta difficile coglierne il filo conduttore
    Per il momento l'ho abbandonato sul comodino a pagina 465, ci rivedremo in un prossimo futuro, ne sono certo.

    ha scritto il 

  • 1

    Lasciamo perdere la delicatezza

    mi sto facendo due cabasisi pazzeschi. Maro che rottura di maroni :)
    Mi sono chiesta a lungo se essere formalmente compita e forbita oppure spietatamente schietta e ho scelto la seconda. Per carità, c ...continua

    mi sto facendo due cabasisi pazzeschi. Maro che rottura di maroni :)
    Mi sono chiesta a lungo se essere formalmente compita e forbita oppure spietatamente schietta e ho scelto la seconda. Per carità, che quella sagomaccia di Don sappia scrivere, non c'è dubbio, che sia interessante... io lo collocherei fra un manuale sulla vita segreta dei mitili e il censimento delle beccacce in Italia, per interesse e capacità di coinvolgimento intendo.
    Io non mi capacito proprio di come si possa amare a tal punto il suono, per quanto melodioso, della propria voce da scrivere 800 pagine sul nulla, di cui quasi 200 su una partita di baseball dove, ovviamente, non succede una beneamata minchia.

    ha scritto il 

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