Uno, nessuno e centomila

Di

Editore: Rusconi Libri

4.2
(10463)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese , Olandese , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8818024027 | Isbn-13: 9788818024029 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , eBook , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Gengè

    "La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vost ...continua

    "La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi"
    Se questo pensiero fosse un'opera unica, come un dipinto, che valore avrebbe?
    Uno, nessuno e centomila non è solo un bel racconto, scritto molto bene, in uno stile frammentato e vivo. In questo libro Pirandello cerca di metterci di fronte all'estraneo che siamo per noi stessi. Si scompone e si ricompone davanti allo specchio, diverso, sconosciuto.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Ecco, questo Pirandello invece è un pessimista siciliano che ho sempre amato. Perché? Per il gusto del surreale e per la vena umoristica che lo distingue, per lo stile che si arresta, riflette, ripren ...continua

    Ecco, questo Pirandello invece è un pessimista siciliano che ho sempre amato. Perché? Per il gusto del surreale e per la vena umoristica che lo distingue, per lo stile che si arresta, riflette, riprende, incalza, trafigge, in un continuo movimento e in una sorta di interrogatorio che pare coinvolgere anche il lettore. Certo, la conclusione filosofica dell'autore (molteplicità degli io e quindi in fondo della sua inconsistenza, incomunicabilità, impossibilità di accedere al vero e di trovare un se stesso a cui appigliarsi, negazione delle sicurezze) non è che sia incoraggiante e neppure lontanamente ottimista. Ma affronta con una grazia e con un piglio coraggioso, mai melenso, mai vittimista, la difficoltà del vivere che ognuno di noi scopre nel suo percorso, ogni volte che pretende (o che gli viene affibbiato) un qualsiasi ruolo.

    ha scritto il 

  • 3

    Terrificante negazione del concetto di identità

    “Uno nessuno e centomila” racconta, attraverso una forma ibrida che unisce romanzo e analisi filosofica, la storia di un’amara ossessione che conduce alla follia. Ma è possibile definire “follia” la s ...continua

    “Uno nessuno e centomila” racconta, attraverso una forma ibrida che unisce romanzo e analisi filosofica, la storia di un’amara ossessione che conduce alla follia. Ma è possibile definire “follia” la scoperta dell’inesistenza del concetto di identità? 
Pirandello sembra conscio del fatto che l’identità non sia altro che la libera costruzione di un mondo personale, un modo di plasmare la materia esterna al nostro io, che muta da individuo a individuo a seconda del proprio gusto e delle proprie esigenze. 
L’identità è lo strumento con cui l’uomo, dotato di una coscienza capace di riflettere sul suo significato nel mondo, costruisce la propria sicurezza, appagando un disperato bisogno di razionalità. 
La riflessione di Pirandello sull’estrema soggettività delle opinioni ricorda il disincantato relativismo della sofistica greca, secondo la quale le idee condivise dalla maggioranza degli individui non rispondono a criteri di giustizia oggettiva, ma sono sempre quelle che si affermano con maggior forza e convinzione.
Personalmente, non riesco a condividere completamente queste tesi, essendo convinto che, pur nella diversa rappresentazione del mondo che ogni individuo mette in atto a seconda del proprio modo di valutare i fatti della vita, un’identità della persona esista. Certo, la costruiamo ogni giorno in modo relativo, ma si basa comunque su un “sentire” che riflette il nostro senso di dignità e che può esprimersi nel mondo trovando quel canale di comunicazione con l’altro che Pirandello nega. 
L’opera pirandelliana resta a suo modo spiazzante, esprimendo tutta la sua originalità nello stile e nella enigmatica scomposizione della psiche generata dalle riflessioni del protagonista.

    ha scritto il 

  • 5

    Abbiamo tutti un falso concetto dell'unità individuale

    Un vero capolavoro!!!
    Forse non proprio una lettura per tutti; se l'avessi letto anni fa non avrebbe avuto su di me lo stesso effetto avuto adesso. Bisogna essere pronti a mettersi in discussione perc ...continua

    Un vero capolavoro!!!
    Forse non proprio una lettura per tutti; se l'avessi letto anni fa non avrebbe avuto su di me lo stesso effetto avuto adesso. Bisogna essere pronti a mettersi in discussione perché il libro è molto introspettivo.
    Un dettaglio quasi insignificante (il naso che pende un po' in un lato) mette in crisi il personaggio principale che da quel momento guarderà al mondo con occhi diversi, rendendosi conto che gli altri non vedono quello che noi pensiamo di essere e nello stesso tempo ognuno vedrà una realtà diversa sulla base delle proprie idee.
    L'edizione della Newton-Compton comprende anche un altro romanzo di Pirandello: "Quaderni di Serafino Gubbio operatore". In questo romanzo il protagonista prova ad osservare la vita da spettatore impassibile, rassegnandosi all'impossibilità di riuscire a comprendere il significato dello scorrere degli eventi; il protagonista di "uno, nessuno e centomila" invece, alienandosi dal mondo che lo circonda, riesce alla fine a divenire NESSUNO.
    Se letto con attenzione, cambia il modo di raffrontarsi con gli altri.
    Concludo proprio con una citazione tratta dal libro:
    "Abbiamo tutti un falso concetto dell'unità individuale. Oggi unità nelle relazioni degli elementi tra loro; il che significa che, variando anche minimamente le relazioni, varia per forza l'unità. Si spiega così, come uno, che a ragione sia amato da me, possa con ragione essere odiato da un altro. Io che amo e quell'altro che odia, siamo due: non solo; ma l'uno, ch'io amo, e l'uno che quell'altro odia, non son punto gli stessi; sono uno e uno: sono anche due. E noi stessi non possiamo mai sapere, quale realtà ci sia data dagli altri; chi siamo per questo e per quello."

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro assoluto che rivoluziona la mente di chi lo legge. Una trama semplice lascia spazio al geniale ragionamento. Il romanzo che spalanca gli occhi di chi guarda ed è guardato. Semplicemente ...continua

    Un capolavoro assoluto che rivoluziona la mente di chi lo legge. Una trama semplice lascia spazio al geniale ragionamento. Il romanzo che spalanca gli occhi di chi guarda ed è guardato. Semplicemente il mio libro preferito.Leggetelo

    ha scritto il 

  • 4

    Pirandello, tanto di cappello!

    Primo libro che leggo del grande Pirandello e confermo: sa il fatto suo.
    All'inizio della storia ho pensato: "Che buffo questo Pirandello, originale ma anche un po' pazzo. Questa storia è troppo ridic ...continua

    Primo libro che leggo del grande Pirandello e confermo: sa il fatto suo.
    All'inizio della storia ho pensato: "Che buffo questo Pirandello, originale ma anche un po' pazzo. Questa storia è troppo ridicola per scalfirmi".
    Ma si sa, si inizia sempre così..
    un giorno ti guardi allo specchio e tua moglie ti fa notare che hai i naso storto.
    Sembrerebbe niente di importante ma... passi ore davanti a quello specchio ad analizzarti centimetro per centimetro.
    Finisci per non identificarti più in quel corpo, a rimuginare sulle centinaia di versioni di te stesso con cui gli altri ti identificano e a voler dimostrare a tutti che si sbagliano, anche a costo di perdere tutto.

    Leggere Pirandello è bello ma richiede concentrazione. Non la ritengo una lettura da passatempo. Bisogna saper riuscire a tenere il passo con i suoi ingarbugliati ragionamenti per entrare nel vivo del personaggio. Solo così si può apprezzare la profondità, comprendere che il povero Vitangelo, non era poi così pazzo...

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo romanzo.
    Pubblicato nel 1926 il tema rimane e rimarrà attuale.
    E' un tema astratto, che riguarda noi umanità.
    Un libro che fa parecchio riflettere sulla realtà delle cose, sia per chi non c ...continua

    Bellissimo romanzo.
    Pubblicato nel 1926 il tema rimane e rimarrà attuale.
    E' un tema astratto, che riguarda noi umanità.
    Un libro che fa parecchio riflettere sulla realtà delle cose, sia per chi non ci ha mai riflettuto, sia per chi sulle questioni presenti nel libro ci ha già riflettuto, per ricordarsele, per tenerle a mente, per avere, si sa mai, qualche spunto in più.
    La lettura può risultare leggermente ostica essendo il lingaggio usato da Pirandello, ovviamente, datato e obsoleto in questi anni 2000, ma se si supera la forma e si entra nel contenuto, ne vale la pena finirlo fino all'ultima pagina!
    Fantastico.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Moscarda rosso di pelo vuole diventare mosca bianca ripulendo tutto il nero della sua banca di famiglia.

    Tutti-hanno.letto-Pirandello senza ci sia stato bisogno di averlo letto. Dicono “Cioè, che ognuno si fa la sua idea, di uno, che poi potrebbe essere pure se stesso”, e si tiene il dato psicologio medi ...continua

    Tutti-hanno.letto-Pirandello senza ci sia stato bisogno di averlo letto. Dicono “Cioè, che ognuno si fa la sua idea, di uno, che poi potrebbe essere pure se stesso”, e si tiene il dato psicologio mediato dall’umorismopirandelliano di Pirandello, senza attardarsi sulla vera ciccia: la storia di un siciliano di ventotto anni che si è rotto di vivere dei proventi illeciti del padre morto.

    Intanto, a me di Pirandello piace proprio la lingua (“riposavo nella certezza di essere in tutto senza mende”) e quando ci mette la jei tra due vocali mi provoca un piacere del tutto fisico: “gioja” “guajo” “usurajo”.

    Usa il color isabella (è tra il giallo e il marrone e di bello ha solo il nome), la greppina (se si cerca su un dizionario online, il dizionario ti spiega che è una alterazione popolare della agrippina, la poltrona cislonga, e come esempio di chi utilizza in letteratura questa alterazione c’è Pirandello), la coniugazione del verbo gangheggiare e una frase come: “d’un tratto ammutolì, scontraffacendosi tutta”.

    Io ho vecchia una edizione della “Orsa Maggiore editrice”(?) e ritrovandomela tra le mani me lo sono chiesto: l’ho letto o non l’ho letto? No che non l’ho letto, altrimenti me lo ricorderei il bellissimo paragrafo:

    “La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi.”

    Di “Uno, nessuno e centomila” la – geniale (“Dunque, niente: questo. E se vi par poco!”) – trovata della scoperta di un ventottenne di non avere una identità ‘assicurata’ è solo una parte del romanzo: la vicenda di Vitangelo non è una tragicommediola schizofrenica buona per farci i pensierini sulla relatività dell’io; è lo svelamento di una farsa esistenziale ben più pratica e diffusa, con per protagonista uno uomo che si libera dall’eredità criminale di suo padre; è una storia su etica e economia: impossibile scriverne una più contemporanea.

    Pirandello è capace di pezzi di bravura incredibili. In sei righe tratteggia un personaggio, minore, indimenticabile; è la parte del romanzo che preferisco:

    “Diceva da una decina di anni che sarebbe partito per l’Inghilterra la settimana ventura. Ma erano forse passati per lui quei dieci anni? Erano passati per coloro che glielo sentivano dire. Egli era sempre deciso a partire per l’Inghilterra la settimana ventura. E studiava l’inglese. O almeno da anni teneva sotto il braccio una grammatica inglese, aperta e ripiegata sempre allo stesso punto, sicché quelle due pagine dell’apertura con lo strusciare del braccio e il sudicio della giacca erano ridotte ormai illeggibili, mentre le seguenti erano rimaste incredibilmente pulite. Ma fin dove era il sudicio egli sapeva.”

    Nella mia edizione ci sono circa una quarantina di note promesse: ci sono gli apici sulle frasi o sulle parole che potrebbero aver bisogno di un chiarimento, e alla fine del libro non c’è nessun glossario. Se ne saranno dimenticati, però mi diverte di più l’idea sia stato uno studiato dispetto: in un libro pirandelliano una bizzarria tipografica ci sta alla perfezione, e come si potrebbe ridicolizzare meglio di così la deriva di certa letteratura postmoderna che sfrutta lo spazio delle note come ulteriore testo pseudonarrativo da colonizzare ma solo per blaterare ancora?

    Pirandello è un maestro della forma breve, io vado in fissa per le sue novelle e “Uno, nessuno e centomila” è un romanzo ma pur sempre un romanzo breve. Appena finisce di scrivere lui non puoi più finire di leggertelo nella mente tu, ripetendoti le piccole frasi, inesauribili, come “Possiamo conoscere soltanto quello a cui riusciamo a dar forma.” o: “Conoscersi è morire.”

    ha scritto il 

  • 3

    Nel libro 'Uno, nessuno e centomila' Pirandello rimane fedele alle sue idee, grazie alle quali scrive anche il libro 'Il fu Mattia Pascal'.
    Infatti la storia narra delle molteplici identità dell'io na ...continua

    Nel libro 'Uno, nessuno e centomila' Pirandello rimane fedele alle sue idee, grazie alle quali scrive anche il libro 'Il fu Mattia Pascal'.
    Infatti la storia narra delle molteplici identità dell'io narrante con il solito umorismo e quell'analisi profonda delle condizioni di vita dell'uomo.
    La storia è quella di Vitangelo Moscarda, detto Gengè, il quale vive una vita abbastanza agiata, lavora in banca, fa l'usuraio, attività trasmessegli dal padre, ed è anche sposato.
    Questa vita apparentemente lieta subisce un radicale cambiamento dal momento in cui la moglie fa un commento sul suo naso definendolo appena storto.
    Da lì, Gengè capisce che appare agli altri molto diverso da come lui si è sempre visto e quindi avrà come obiettivo principale quello di trovare il "vero io".
    Così, decide di cambiare modo di vivere, rinunciando anche a quei beni, che fino ad allora gli avevano permesso di vivere come la banca e l'usura.
    Subisce sempre di più un declino sia economico che mentale, i quali costringono la moglie ad andare via di casa.
    L'unica persona che rimane vicino a Gengè è un amica della moglie, Anna Rosa; anche lei per molto poco, poiché i discorsi insensati del pover uomo la portano addirittura a sparargli senza ucciderlo.
    Egli conclude la sua vita in un ospizio, completamente spensierato nel mondo della natura, nel quale lui riesce ad abbandonare quelle 'maschere', che era solito cambiare al mutare delle situazioni, che gli si presentavano davanti.
    Pirandello descrive con esagerazione ovviamente, la personalità di ognuno di noi; ogni persona si relaziona con un'altra, usando una 'maschera' e nessuno, secondo me, riesce a tenere la stessa per tutte le situazioni.

    ha scritto il 

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