Uomini e topi

Di

Editore: Bompiani

4.2
(5506)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Svedese , Olandese , Portoghese , Turco , Catalano , Danese

Isbn-10: 8845250083 | Isbn-13: 9788845250088 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Cesare Pavese

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
E' la storia tragica e violenta di due braccianti che lavorano in un ranch della California, il grande Lennie, gigante buono e irresponsabile, e il saggio George, guida e sostegno dell'amico nella vana resistenza alla miseria del mondo.
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  • 0

    La perduta gente

    Mi ripeto, devo averlo scritto da qualche altra parte: "La perduta gente" doveva essere il titolo di quello che poi è diventato "Il cielo è rosso" di Giuseppe Berto.
    Dico questo perché leggendo questo ...continua

    Mi ripeto, devo averlo scritto da qualche altra parte: "La perduta gente" doveva essere il titolo di quello che poi è diventato "Il cielo è rosso" di Giuseppe Berto.
    Dico questo perché leggendo questo romanzo breve-racconto lungo di Steinbeck, m'è venuto da pensare proprio al libro d'esordio di Berto, incasellato un po' a ragione e un po' a torto nel neorealismo e paragonato ai grandi narratori americani, Hemingway in primis. Fatto sta che all'epoca Berto aveva letto solo pochi racconti del grande Ernest, mentre pare che nel campo di prigionia di Hereford, Texas, grazie a qualche passaggio di mano, gli siano arrivati diversi testi firmati dall'autore di "Furore".
    Ecco: resta ancora da capire quali; ma ci scommetterei parecchio sulla presenza, tra di essi, di "Of Mice and Men", poiché quest'ultimo pare riecheggiare in molte pagine bertiane degli inizi: sia per la forma sia per la sostanza, per i contenuti e per lo sguardo rivolto verso i diseredati, i vinti. Appunto, la perduta gente.

    In "Uomini e topi" ci troviamo nella Grande Depressione. George e Lennie sono due braccianti in cerca di lavoro, col sogno di una fattoria tutta loro. Troveranno occupazione in un ranch, e George, con la sua attitudine saggia e scafata, dovrà sopperire alle mancanze del gigante Lennie, ingenuo come un bambino. La loro sarà una vicenda difficile, tutta in salita, segnata dalla poverà e della sofferenza, da una violenza che pare intrinseca e talvolta necessaria in ogni azione e in ogni pensiero, dai pesanti risvolti morali, dagli esiti tragici e commoventi per chi legge.
    Un racconto dove la disperazione e l'umiliazione degli ultimi è portata alle estreme conseguenze, dove le vie di fuga sembrano non essere contemplate, come testimonia il finale crudo e spiazzante, che si pone come unica soluzione possibile per questi personaggi emarginati e privati di ogni speranza e della loro dignità di uomini.

    La scrittura di Steinbeck è ancora oggi resa bene dalla traduzione di Cesare Pavese, che proprio recentissimamente è stata sostituita da quella - immagino, svecchiata e meno "censurante" - di Michele Mari, alla quale dovrò per forza dare uno sguardo, anche se l'obiettivo, a questo punto, sarebbe la lettura in lingua originale.

    ha scritto il 

  • 5

    asciutto

    Un romanzo agile, asciutto di parole inutili e bellissimo. Una storia triste, di una amicizia vera e gratuita in un quadro di miserie umane e di solidarietà spicciola fra derelitti.

    ha scritto il 

  • 4

    Esistenze fragili

    Pubblicato negli Stati Uniti nel 1937 e tradotto da Cesare Pavese, questo racconto comincia e finisce sulle rive del fiume Salinas, ” poche miglia a sud di Soledad” .
    George Milton e Lennie Small si s ...continua

    Pubblicato negli Stati Uniti nel 1937 e tradotto da Cesare Pavese, questo racconto comincia e finisce sulle rive del fiume Salinas, ” poche miglia a sud di Soledad” .
    George Milton e Lennie Small si stanno recando in un ranch dove hanno trovato l’ingaggio per l’ennesimo lavoro saltuario.
    In un contesto di uomini solitari che pensano solo a soddisfare i propri bisogni, i due sorprendono per la loro solidarietà. Un legame che li rende inseparabili.
    La verità è che George si è da tempo preso carico di Lennie che, a dispetto del cognome (Small) è fisicamente possente ma «non è una cima», anzi, pare abbia un ritardo mentale che lo caccia spesso nei guai non sapendo controllare e dosare la propria forza.
    Il lavoro e la precarietà sono le catene che legano questi uomini.
    Esistenze fragili come quelle di un topolino tra le massicce mani dell’ingenuo Lennie.
    Sognare è un rifugio sicuro, un bisogno impellente, un espediente che impedisce di arrendersi. L'importante è crederci.
    Nella lotta quotidiana per la sopravvivenza, il mondo dei reietti, tuttavia, può solo masticare la sofferenza della sconfitta.

    ”La voce di George si fece più cupa. Ripeteva le parole, cadenzate, come le aves-se pronunciate tante volte. «Gente come noi, che lavora nei ranches, è la gente più abbandonata del mondo. Non hanno famiglia. Non sono di nessun paese. Arrivano nel ranch e raccolgono una paga, poi vanno in città e gettano via la paga, e l’indomani sono già in cammino alla ricerca di lavoro e d’un altro ranch. Non hanno niente da pensare per l’indomani.»
    Lennie era felice. «È così, è così. E adesso dimmi com’è per noi.»
    George riprese. «Per noi è diverso. Noi abbiamo un avvenire. Noi abbiamo qualcuno a cui parlare, a cui importa qualcosa di noi. Non ci tocca di sederci all’osteria e gettar via i nostri soldi, solamente perché non c’è un altro posto dove andare. Ma se quegli al-tri li mettono in prigione, possono crepare perché a nessuno gliene importa. Noi inve-ce è diverso.»
    Lennie interruppe. «Noi invece è diverso! E perché? Perché… perché ci sei tu che pensi a me e ci sono io che penso a te, ecco perché.»

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro che si legge velocemente, io l'ho divorato in un paio d'ore, mentre ero in biblioteca con il mio compagno.
    Inizialmente non ero molto convinta di ciò che stavo leggendo... mi chiedevo: ma ...continua

    E' un libro che si legge velocemente, io l'ho divorato in un paio d'ore, mentre ero in biblioteca con il mio compagno.
    Inizialmente non ero molto convinta di ciò che stavo leggendo... mi chiedevo: ma a parte la storiella di questi due braccianti, cosa succede?
    Invece è bellissimo. Ricco di argomenti e di considerazioni sugli uomini dell'epoca, dal disagio del nero messo in disparte anche dalla piccola cerchia dei braccianti bianchi nel ranch, alla patologia mentale non riconosciuta di Lennie, al potere del signorotto arrogante che meriterebbe un sacco di botte, alla moglie sola e un pochino facile...
    Insomma questo libro ha tanti spunti di pensiero in pochissime pagine.
    Io ve lo consiglio... Ma mi raccomando: fate le vostre riflessioni finali!

    ha scritto il 

  • 3

    Breve, ma ben cesellato

    Non conoscevo Steinbeck, mi è piaciuto e lo approfondirò. In questo breve racconto, molto colloquiale e 'teatrale', mi sono piaciuti la proprietà dello scrivere, l'ambientazione e la sua descrizione, ...continua

    Non conoscevo Steinbeck, mi è piaciuto e lo approfondirò. In questo breve racconto, molto colloquiale e 'teatrale', mi sono piaciuti la proprietà dello scrivere, l'ambientazione e la sua descrizione, la scelta e definizione dei personaggi, e infine l'ondeggiare tra le loro aspirazioni ottimiste e la dura realtà. Morale con cui alla fine tutti facciamo i conti.

    ha scritto il 

  • 4

    diciamo pure che questo brevissimo racconto, che si legge comodamente in un giorno, dice molto più di quanto le poche pagine lascino sospettare.
    Lo stile, popolare, è quello tipico di Steinbeck, rivol ...continua

    diciamo pure che questo brevissimo racconto, che si legge comodamente in un giorno, dice molto più di quanto le poche pagine lascino sospettare.
    Lo stile, popolare, è quello tipico di Steinbeck, rivolto agli umili nella loro lingua e con una parte prevalente (e fondamentale) di dialoghi; la riflessione è, ancora tipicamente, sugli ultimi, i disperati e gli emarginati e i loro sogni che regolarmente si infrangono sulla realtà come onde sulla battigia.
    Commovente e denso, esattamente come Furore , pur nella sua minore corposità e complessità.
    Aggiungo una nota di merito all'introduzione di Luigi Sampietro che credo abbia voluto spiegare in termini semplici e accessibili la poetica di Steinbeck in coerenza con il senso dei suoi libri (evitando cioè ampollosi epiteti accademici, termini artificiosi e complicati, fuffologia comparata).
    Lettura consigliata: Steinbeck rimane uno dei giganti della letteratura mondiale del Novecento.

    ha scritto il 

  • 5

    In questo breve romanzo dello statunitense John Steinbeck, ambientato ai tempi della Grande Depressione, la vita nei campi tra i contadini morde ai fianchi e alla schiena. Una vita dura di lavoro, pri ...continua

    In questo breve romanzo dello statunitense John Steinbeck, ambientato ai tempi della Grande Depressione, la vita nei campi tra i contadini morde ai fianchi e alla schiena. Una vita dura di lavoro, prima che eroica e romantica come invece altri libri vogliono spesso raccontare. Un lavoro da bracciante non dà la sicurezza di possedere la propria vita.
    Il "sogno di libertà" è la battaglia costante in una vita che, tra sogni a occhi aperti e colleghi spacconi, dissemina imprevisti di sfruttamento e ingiustizia.
    Grazie ai due protagonisti (Lennie, gigante buono e stupido, e George, piccoletto e scaltro), Steinbeck descrive l'emarginazione, con George che si fa carico del forzuto Lennie per non sentire la solitudine e difendersi da un mondo che respinge ciò che considera diverso dal consueto.
    Lennie è allora un novello mostro di Frankenstein, cerca di assimilarsi alle convenzioni sociali seppur con grandi difficoltà, a causa del suo basso intelletto. La sua forza prodigiosa spaventa perchè è un dono che non capisce e non controlla: l'infinita e innocente bontà rende difficile accudire i cuccioli di cane e gli animaletti che vorrebbe accarezzare. Ma è l'unico che instaura di sua volontà una comunicazione con il nero Crook e con la moglie di Curley. Un nero che di fatto è ancora schiavo, e una donna costretta a vivere rinchiusa in casa in un ranch di soli uomini; due categorie che al tempo della Grande Depressione erano reiette, socialmente inferiori quanto lui. E forse, da considerare più mostro di Frankenstein di lui: Lennie non comprende la malvagità, le prese in giro. Invece il mostro di Frankenstein di Mary Shelley comincia con le migliori intenzioni, poi sperimenta il disprezzo della società che lo incattivisce a sua volta. Proprio come accade al nero Crook e alla giovane moglie di Curley, rancorosi perchè consci dell'isolamento causato dalle regole sociali ai loro danni.

    ha scritto il 

  • 5

    Steinbeck riesce ad emozionarmi come soli pochi autori riescono a farlo. Brutale e incisivo, ma è un libro che ti rimane dentro. Steinbeck riesce a farti percepire la realtà vissuta dai protagonisti c ...continua

    Steinbeck riesce ad emozionarmi come soli pochi autori riescono a farlo. Brutale e incisivo, ma è un libro che ti rimane dentro. Steinbeck riesce a farti percepire la realtà vissuta dai protagonisti come se la si vivesse in prima persona: lavorare tra i campi, gli altri contadini e la visione utopica di George e di Lennie di avere tanti conigli solo per poter allontanarsi seppur con il pensiero dall'amata realtà.

    ha scritto il 

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