Utz

Di

Editore: Adelphi

3.6
(1091)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 130 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Francese

Isbn-10: 8845915204 | Isbn-13: 9788845915208 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: D. Mazzone

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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  • 0

    utz un grande collezionista

    utz è un personaggio, descritto abilmente da chatwin, in un romanzo breve unico nella sua sepcie, si inzia dalla sua fine si ripercorrono alcuni dei momenti più importanti della sua vita e l'incontro ...continua

    utz è un personaggio, descritto abilmente da chatwin, in un romanzo breve unico nella sua sepcie, si inzia dalla sua fine si ripercorrono alcuni dei momenti più importanti della sua vita e l'incontro del narratore, forse chatwin stesso con appunto utz. Un romanzo per me con ottimo potenziale, con una storia ma che non non mi convinto al 100%, troppo sintetico, criptico.

    ha scritto il 

  • 3

    u, t, z

    La collezione lo teneva prigioniero.
    "E, naturalmente, mi ha rovinato la vita!"
    Ciascuno ha le sue catene, di anelli, di statuette, di relazioni, di vuoti, di presenze, di abiti che non fanno il monac ...continua

    La collezione lo teneva prigioniero.
    "E, naturalmente, mi ha rovinato la vita!"
    Ciascuno ha le sue catene, di anelli, di statuette, di relazioni, di vuoti, di presenze, di abiti che non fanno il monaco, di false apparenze, di errate impressioni...

    Nonostante a poche pagine dall'inizio mi sia stata fornita una spiegazione etimologica del nome del protagonista, io per l'intera durata della lettura l'ho chiamato u, t, z come se più che di un uomo si trattasse delle coordinate di un punto su un asse cartesiano...d'altronde chi mi ha raccontato la sua storia continua a non ricordarsi se avesse o meno i baffi!

    Nel dizionario etimologico di Grimm, "utz" ha ogni sorta di connotazioni negative: "ubriaco", "scemo","baro","venditore di ronzini". "Heinzen, Kunzen, Utzen oder Butzen", nel dialetto della bassa Svevia, è l'equivalente di "Tizio, Caio e Sempronio".

    ha scritto il 

  • 4

    Il rapporto di un uomo con le cose, come surrogato di altri contatti, è affascinante

    "Le cose, riflettei, sono meno fragili delle persone. Le cose sono lo specchio immutabile in cui osserviamo la nostra disgregazione. Nulla ci invecchia più di una collezione di opere d'arte"

    Il barone ...continua

    "Le cose, riflettei, sono meno fragili delle persone. Le cose sono lo specchio immutabile in cui osserviamo la nostra disgregazione. Nulla ci invecchia più di una collezione di opere d'arte"

    Il barone Kaspar von Utz, discendente da una nobile famiglia di proprietari terrieri, si rifugia nel collezionismo quasi maniacale di porcellane, che inizia ad acquistare pian piano fin da giovane. La sua collezione, composta da un numero esorbitante di pezzi importantissimi, grazie alla sua perspicacia ed attenzione riesce a sopravvivere agli orrori della guerra ed arrivare a Praga, durante il regime cecoslovacco.

    Nelle difficili condizioni di Praga, Utz cerca di passare inosservato insieme alla sua preziosa collezione che attira ovviamente i burocrati di regime. Nonostante abbia continuamente la possibilità di fuggire in occidente, l'amore per la sua collezione lo blocca a Praga, città che da una parte ama ma dall'altra non sopporta più per la grettezza del regime.

    Utz alla fine si rovina la vita rimanendo aggrappato ed intrappolato dalla meravigliosa collezione che non si sente di abbandonare; è come se fosse la collezione a possedere lui, piuttosto che il viceversa.

    Meravigliosa l'erudizione di Chatwin; la sua capacità di destare interesse, di insegnare e di ironizzare è formidabile. In questo suo piccolo ultimo libro, originale e avvincente, si passa dalle filosofie antiche all'alchimia, dalla pietra filosofale e del suo legame con le porcellane all'attinenza del nome porcellana con il maiale, dalla leggenda dei Golem all'ebraismo, dalla storia europea del '900 alle bellezze di Praga.

    Chatwin, tramite Utz che dedica la sua vita a collezionare cose belle ma fragili e inutili, ci suggerisce che nella vita non dobbiamo solo lavorare e guadagnare, ma dedicarci anche al culto della cultura e del bello. Curiosamente, le relazioni non sono prese in considerazione...

    Un libro estremamente raffinato, suggestivo e appassionante.

    ha scritto il 

  • 4

    Seducente Praga-Una piccola stanza resa ancora più angusta da alte vetrinette piene di statuine di porcellana che la luce tremula delle candele rende vive nella loro immobilità,Sulla tavola,apparecchi ...continua

    Seducente Praga-Una piccola stanza resa ancora più angusta da alte vetrinette piene di statuine di porcellana che la luce tremula delle candele rende vive nella loro immobilità,Sulla tavola,apparecchiata,i resti della cena con l'ultimo dito di vino nei bicchieri- La morbida voce bassa di Utz racconta racconta.......incanto da****.in seguito qualche intoppo,sono seccata***,ma mi sovviene la splendida recensione di Maria Francesca P.andate a leggerla e poi anche se non leggete il libro....allora****

    ha scritto il 

  • 3

    libro di dimensioni minime, ma pieno di spunti. Nella prima parte Chatwin sorprende per la scrittura ricca di aggettivi, fluente e affascinante. Nela seconda parte, quando la sua inchiesta si fa più o ...continua

    libro di dimensioni minime, ma pieno di spunti. Nella prima parte Chatwin sorprende per la scrittura ricca di aggettivi, fluente e affascinante. Nela seconda parte, quando la sua inchiesta si fa più obiettiva sembra perdere in gusto e si appiattisce.
    La trama mi ha ricordato in superficie Auto da Fe con un collezionista mitteleuropeo, ossessivo, con un rapporto di sudditanza cammuffata con la governante appena sposata.

    ha scritto il 

  • 4

    "Praga, dopo tutto, era una città in cui si sentivano cadere i fiocchi di neve"

    "Cos'è questa mania di Kaspar per la porcellana?" - chiese la madre di Utz al medico di famiglia - "Una perversione come un'altra"- rispose lui, porzellankrankheit...

    Ecco, sta tutto in due parole que ...continua

    "Cos'è questa mania di Kaspar per la porcellana?" - chiese la madre di Utz al medico di famiglia - "Una perversione come un'altra"- rispose lui, porzellankrankheit...

    Ecco, sta tutto in due parole quello che c'è in questo libro: Praga e le porcellane.
    Questa volta però, il mio personalissimo golem comprato nei pressi del cimitero ebraico, dalla libreria mi guarda attraverso i suoi buchetti con una luce diversa: è contento.
    È contento che io, per una volta legga un po' di lui, e anch'io sono contenta, perché questo libretto, che mi ha rituffato in atmosfere praghesi rese magnificamente, mi ha riconciliato con Chatwin il cui abbandono in seguito al fallimentare approccio con il tanto declamato 'Le vie dei canti' mi aveva lasciato un po' l'amaro in bocca - questa lettura è stata uno zuccherino.

    Grazie a Lucia per l'ottima proposta!

    ha scritto il 

  • 4

    Utz e il continuo nomadismo...

    Bruce Chatwin ha nell'interezza della sua opera, osservato due regole di coerenza: L'osservazione scientifica portata dal viaggio e dalle escursioni e la concretezza di uno stile mai troppo influenzat ...continua

    Bruce Chatwin ha nell'interezza della sua opera, osservato due regole di coerenza: L'osservazione scientifica portata dal viaggio e dalle escursioni e la concretezza di uno stile mai troppo influenzato da crucci artistici. Dotato di una cultura davvero notevole la rielaborava al suo narrare della vita: che fossero riflessioni di un archeologo, di un etnologo o di un giornalista avventuriero ha sempre considerato la vita degli stanziali e quella dei nomadi, due mondi opposti che costruiscono sia la sua letteratura che la storia e le differenze dei popoli. Con il suo senso pratico ha sempre osservato e mai si è perso in concetti di conoscenza totale. L'imprevedibile suo ultimo romanzo, “Utz”, nasce proprio così...dall'Australia alla metafisica Praga. Ne nasce un lavoro molto simile agli autori della mitteleuropa delle due guerre, con la variante che egli era inglese e di quella generazione del dopoguerra, che permise domande e riflessioni mai pensate prima. Nel romanzo Utz dice che è sempre la storia a guidarci, con le sue “volubili sorprese”, verso il domani e forse questa è una delle chiavi di lettura che rendono così concrete e complesse le narrazioni di Chatwin...il futuro è quindi assai relativo perchè ancora da venire mentre riescono così piene le storie riguardanti uomini montagne animali, una tradizione di “enciclopedia onnivora” che fanno pensare ad Aldus Huxley, Graham Greene, o anche ad Hemingway (con le dovute differenze di personalità artistica). Eppure l'ultimo lavoro dell'inglese è un racconto lungo o un romanzo breve che contiene però varianti, similitudini, fascino e talento da vendere. Scegliendo lo stile dei classici ottocenteschi, incontra il collezionista di formidabili porcellane e ci racconta come vive un aristocratico decaduto nella Praga del socialismo reale. Con indifferenza entra in questi mondi ma con un puntiglio che rende tutto più ricco, una cronaca “alta” dei fuoriclasse. La differenza tra lo scrittore onniscente e “Utz” è che in questa affascinante e triste Praga, dal '50 fino ai giorni più vicini ai crolli di muri e ideologie, è il complemento oggetto colui che osserva il soggetto. La strana'”umanità” del collezionista, riservato, più amorevole con le statuine che con i gendarmi e gli uomini dell'apparato statale, è un solitario ricercatore di smalti luccicanti e di preziose miniature, forse è anche un informatore ma "protettore di ebrei" in cambio di grandi opere d'arte di cui vorace era l'apparato nazista...misterioso di un mistero irrisolto, Utz preferisce la Praga occupata all'occidente, bruttino e solo, libertino e conoscitore di vecchi testi alchemici come della cabala ebraica, forse più colluso di quel che sembra nelle contabilità del regime cecoslovacco, mediante quel suo esercito di porcellane rare che lui dice d'amare e di non poter abbandonare. Chatwin mantiene il riserbo con una struttura complessa e sotterranea: coglie le sfumature di due contrari, due estremi divisi, e li unisce come fossero uno indispensabile all'altro rispondendo a certezze e verità o forse solo a invenzioni e formando personaggi tra la storia reale passata e il fantastico oggi-domani. Resta il motore della Storia e il calco di un personaggio anomalo e quasi irreale, e alla fine del racconto restano le nostre lecite domande e ognuno farà le sue...Utz miliardario erede di casati importanti, collezionista ossessivo nella città del Golem ai tempi delle parate militari, sarà davvero frutto della realtà? Chi è la moglie, baronessa tornata contadina? E le casse colme di ogni completa collezione dall'antica casa di Boemia, quel tesoro incalcolabile, che fine ha fatto? È caduto nelle mani avide dei responsabili dei musei cittadini, ha passato il confine o è stata trafugata? con le disposizioni di Utz o dopo la sua morte? Ma la storia si copre anche di altri “dettagli importanti”: fanno da sfondo l'oriente e l'occidente, l'interiorità di Utz divisa, lacerata da scelte forse obbligate o forse no, quasi tormentato da quel che troverebbe andando e da quel che otterrebbe restando. E restare nel mezzo ogni volta che passa il confine, vede da una parte reticolati e vedette con fucili, mentre dall'altra squallidi cartelloni pubblicitari, soldati inanimati di un'altra dittatura. Oltre a ciò sono le ceramiche di Meissen a darci l'ultimo quadro, quello delle origini di Utz, tra le vie del ghetto, il Golem, la sapienza arcaica di una cultura nomade per necessità più che per vocazione: quella ebraica degli alchimisti alla ricerca della pietra filosofale o all'uovo d'oro...metafore di una conoscenza tanto profonda quanto imprendibile, così varia e dalle mille storie come le infinite differenze cromatiche dei suoi tesori, differenze per lui estetiche e soprattutto emozionali. La sua passione ci riporta quindi alla complessità che fu il centro dell'Europa, dei suoi artisti come dei suoi martiri, figli di una storia che la Storia vincitrice ha ridotto in minoranza ma non sconfitto. Chatwin sembra prenderla come esempio di un arte “minore”, testimonianza di una Resistenza alla "democratica" maggioranza dell'arte classica, ricercatrice di un inesistente assoluto, a scapito di ogni particolarismo etnico "minore", altra metafora illuminante della scomparsa di intere popolazioni e della loro espressività, l'arte appunto. A favore di ogni relativismo, lo scrittore sembra raccontarci vagando come un nomade, seminandoci, confondendoci, che c'è sempre qualcosa di più importante, non nel materialismo di una collezione, nemmeno nell'ordine di un dogma, ma nella coscienza di una scelta umana, dall'irresistibile energia che rende anche la cosa apparentemente più ferma, continuamente in movimento...in funzione di quel nomadismo di cui lui si fece moderno portavoce.

    ha scritto il 

  • 5

    “Piccolo è bello o è bello ciò che piace?”

    Lo spiazzo davanti la mia casa in montagna,che usiamo da posteggio, è pieno di formicai. Vent’anni fa vi abbiamo piantato tre palme dattilifere. Erano piccoline e striminzite e ora sono belle robuste ...continua

    Lo spiazzo davanti la mia casa in montagna,che usiamo da posteggio, è pieno di formicai. Vent’anni fa vi abbiamo piantato tre palme dattilifere. Erano piccoline e striminzite e ora sono belle robuste e frondose.
    Quei formicai mi danno da pensare. Ci danno da pensare! Chè le signorine si sono sbafate tre bei mandorli che a primavera, com’è giusto, fiorivano e che tanto tristi erano diventati con quei rami neri che chiedevano l’eutanasia. Li abbiamo abbattuti.
    Mio marito ha provato tutti “questi sono l’ultimo sicuro ritrovato per debellare le formiche” che al consorzio si fanno pagare a sangue di papa, con rispetto parlando.
    Dopo una settimana, tutte baldanzose, si sono create un’altra tana con doppio ingresso.
    Mi preoccupano le formiche ma non riesco a odiarle. Me ne sto a osservarle. Indaffarate e concentratissime senza un minimo di spensieratezza. Se ne trovi una sperduta quasi quasi ne leggi negli occhi l’angoscia di essersi persa mancando al suo dovere. Mica se n’era andata a spasso!
    “Ahime quanto somiglia il loro costume al nostro!”.
    Quell’andare avanti e indietro, con una fraschetta tra le zampine e a volte con cadaveri di scarabei mille volte più grossi di loro, è la loro ragione di vivere. E meno male che ne sono inconsapevoli tanto quanto i cosiddetti umani così superbi.
    Perché, se Utz avesse avuto contezza dell’inutilità di collezionare porcellane di Meissen scendendo suo malgrado a compromessi con tutti i regimi che avevano squassato la mite amatissima Praga, noi non l’avremmo mai incontrato.
    Deliziosa formica operaia Utz, che la ricorderesti senza baffi se all’improvviso il narratore, conosciuta la sua impensabile passione anche per le prosperose cantanti d’opera e d’operetta, non gli appiccicasse due baffetti malandrini che solleticano con ardore le gole delle donne e le colombine di porcellana.

    Dove vanno a finire le formiche operaie quando muoiono?
    Dove sono andate a finire tutte le statuine di Utz, comprese quelle accumulate nel caveau svizzero?
    Ci importa sapere che Utz sia vissuto veramente e che per un caso letetrario sia diventato un eroe? Chi finisce sulla carta stampata non gode di almeno un quarto d’ora di celebrità, alla faccia di nazisti, comunisti o finti democratici?

    E quanto è dolce Praga, quella che noi turisti siamo abituati a vedere e quella nascosta dei praghesi, che ancora adorano Rodolfo il mite, re folle grande collezionista immortalato dall’Arcimboldi e adorato manco a dirlo dal barone Utz.
    Ma ogni formica operaia non si scopre a volte un fuco, a volte una regina?
    È dolce persino l’odiata Vichy, da cui lui fuggiva per la noia ritornando nella Praga prigioniera, stupendo i suoi stessi ridicoli aguzzini.
    Quanti ricordi in comune con Utz. Le statuine di porcellana sulle toelette delle mie zie, regali di nozze di quel 1920. La primavera di Praga e Dubček e Jan Palach.
    Che formica antica sono anch’io.

    ha scritto il 

  • 3

    Praga era ancora la più misteriosa delle città europee, dove il soprannaturale era sempre possibile.

    I collezionisti sono tutti un po' maniaci. Adorano i pezzi della loro collezione, ne parlano con enfasi, l'idea di separarsene li sconvolge. Utz non fa differenza. Questo curioso presunto barone colle ...continua

    I collezionisti sono tutti un po' maniaci. Adorano i pezzi della loro collezione, ne parlano con enfasi, l'idea di separarsene li sconvolge. Utz non fa differenza. Questo curioso presunto barone colleziona ceramiche di Mussein e l'idea che alla sua morte il museo cittadino se ne impossesserà non gli fa assolutamente piacere.
    La trama di questo breve romanzo non è un granché, ma si legge in fretta . Quello che più mi è piaciuto è Utz, così maniaco e ridicolo, ma anche geniale, e Praga, decadente e sottomessa, ricca di leggende e misteri.

    ha scritto il 

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