Vanity Fair

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Publisher: Penguin

4.1
(1604)

Language: English | Number of Pages: 814 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , French , German , Spanish , Chi simplified , Portuguese

Isbn-10: 0140430350 | Isbn-13: 9780140430356 | Publish date: 

Curator: J.I.M. Stewart

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Library Binding , Audio CD , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Romance

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Book Description
On a broad and colourful canvas, extending from urban and rural England to Waterloo and the continental haunts of exiles, Thackeray gives us one of the greatest social-satirical novels in the language - one of the most entertaining and profound, and, in the person of Becky Sharp, we have one of literature's most resourceful, attractive, and amoral characters. Essentially a commentary on hypocrisy and those ethical principles to which society pays lip-service, Vanity Fair (1847-8) invites us to consider which is to blame: the opportunist or the society that makes opportunism necessary.
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  • 0

    Che fatica, ma per colpa mia!

    Anche se credo di averne colto solo la metà, ne è valsa la pena sicuramente, ho amato l'ironia ed il modo dell'autore di rapportarsi con il lettore durante tutto il libro. Per quanto riguarda i person ...continue

    Anche se credo di averne colto solo la metà, ne è valsa la pena sicuramente, ho amato l'ironia ed il modo dell'autore di rapportarsi con il lettore durante tutto il libro. Per quanto riguarda i personaggi ho faticato parecchio a memorizzarli, per fortuna ho letto su eBook ed è un grande aiuto! 4 stelline ma solo perché non credo di essere riuscita a cogliere tutto quello che dà questo libro!

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  • 5

    Romanzo che mi ha conquistata ed è diventato uno dei miei preferiti, vuoi per la prosa di Thackeray, vuoi per i personaggi (amo il personaggio di Becky), vuoi per le situazioni... Ho apprezzato molto ...continue

    Romanzo che mi ha conquistata ed è diventato uno dei miei preferiti, vuoi per la prosa di Thackeray, vuoi per i personaggi (amo il personaggio di Becky), vuoi per le situazioni... Ho apprezzato molto il fatto che nessun personaggio si salva dall'ironia dello scrittore: d'altro canto nella Fiera delle Vanità un eroe si sentirebbe fuori luogo.

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  • 5

    Non cercate l’eroe: non c’è.

    Un romanzone di 900 pagine, ma che già nel titolo dice tutto.

    Ci sono smargiassi che si aprono un varco a spintoni, bellimbusti che fanno l'occhio dolce alle donne, ladruncoli pronti a svuotar le tasc ...continue

    Un romanzone di 900 pagine, ma che già nel titolo dice tutto.

    Ci sono smargiassi che si aprono un varco a spintoni, bellimbusti che fanno l'occhio dolce alle donne, ladruncoli pronti a svuotar le tasche, imbonitori che strepitano davanti ai loro baracconi, zotici col naso all'aria a guardare i ballerini in vesti multicolori, i poveri acrobati dal viso impiastricciato di belletto, mentre individui dalle dita agili e leggere armeggiano con le loro tasche posteriori. Si, questa è la fiera delle vanità: non è certo un luogo morale, e nemmeno allegro, ad onta di tanto chiasso.

    Nonostante la mole, la prosa è fluida, i personaggi ottimamente caratterizzati (memorabile la "cattivissima" Becky Sharp) e la lettura piacevole. Thackeray mette alla berlina la società inglese dell’ottocento e il suo falso perbenismo: arroganza, adulazione, ipocrisia, prepotenza, opportunismo, superficialità, egoismo, assenza di scrupoli, arrivismo, smania di protagonismo… insomma tutte le peculiarità che caratterizzavano quel tipo di società e che noi, uomini moderni ed evoluti, ci siamo lasciati alle spalle.

    Il romanzo si chiude con questa battuta:
    Ah Vanitas Vanitatum! Chi di noi è felice in questo mondo? Chi di noi raggiunge quello che desiderava o, avendolo raggiunto, è soddisfatto? Venite, ragazzi, riponiamo baracca e burattini: la commedia è finita.

    Chissà se Thackeray mente sapendo di mentire? Lo spettacolo, infatti, non è finito, si replica ad oltranza, ma i primattori – c’è bisogno di dirlo? – sono sempre gli altri. Che c’entriamo noi? L’Oscar per il miglior protagonista se lo merita qualcun altro. A noi spetta – al limite (se proprio vogliamo essere pignoli) – quello del non-protagonista.

    said on 

  • 5

    L'ho ritrovato un po' datato e pesante in molte parti. Sempre bello entrare nel mondo vittoriano di vuote ipocrisie: ma il contenuto morale si riduce alla fine a poca cosa ed i personaggi raramente ri ...continue

    L'ho ritrovato un po' datato e pesante in molte parti. Sempre bello entrare nel mondo vittoriano di vuote ipocrisie: ma il contenuto morale si riduce alla fine a poca cosa ed i personaggi raramente riescono ad "incarnarsi". Resta l'empito narrativo e la descrizione potente di una società arroccata nei propri pregiudizi morali.

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  • 5

    "ci sono smargiassi che si aprono un varco a spintoni, bellimbusti che fanno l'occhio dolce alle donne, ladruncoli pronti a svuotar le tasche, imbonitori che strepitano davanti ai loro baracconi, zotici col naso all'aria a guardare i ballerini in vesti

    ..multicolori, i poveri acrobati dal viso impiastricciato di belletto, mentre individui dalle dita agili e leggere armeggiano con le loro tasche posteriori. Si, questa è la FIERA delle VANITA': non è ...continue

    ..multicolori, i poveri acrobati dal viso impiastricciato di belletto, mentre individui dalle dita agili e leggere armeggiano con le loro tasche posteriori. Si, questa è la FIERA delle VANITA': non è certo un luogo morale, e nemmeno allegro, ad onta di tanto chiasso"

    Grandioso affresco della società inglese in epoca vittoriana, non è però, semplicisticamente, solo un potente romanzo storico quanto, piuttosto, un ritratto impietoso, crudo e terribile dei vizi degli uomini, vizi senza tempo, oggi più che mai di grande attualità: l'ipocrisia, la bramosia di potere, la sete di ricchezza e successo.
    Con garbata ironia, che a tratti si trasforma in feroce sarcasmo, Thackeray descrive la prepotenza, gli intrighi, le falsità e le omertà degli uomini del suo tempo, uomini in cui sembra non esserci spazio per il pentimento o la redenzione, ma solo per l'ipocrisia e la menzogna.
    La galleria dei personaggi, quasi tutti corrotti, spregiudicati, ottusi, ingordi, immorali è sterminata, personaggi, colonne portanti di un mondo sciacallo, che risultano per questo
    estremamente moderni.
    Man mano che ci si addentra nella lettura ci si trova sempre più immersi in un pantano di meschinità, superficialità, invidie e arrivismo ed è inevitabile il confronto con la società di oggi che, come quella di ieri, nonostante un'ipocrita apparente democrazia, appare saldamente basata sull'esibizione della ricchezza e dell'importanza sociale.
    Oggi come allora la vita è una fiera, un mercato in cui gli esseri umani mettono in mostra ciò che hanno e che possono vendere, in un intreccio drammatico di strategie, piccoli e grandi inganni, opportunismi e miserie, accordi e convenienze.
    "Suvvia, venite bambini, riponiamo il teatrino e le marionette. La commedia è finita": così si conclude il romanzo anche se il povero, affranto lettore è purtroppo perfettamente consapevole che la commedia in realtà prosegue nella vita di tutti i giorni, nell'esperienza quotidiana di un mondo sempre più grottesco e feroce.
    Lettura che mi ha provato (non certo per la mole in quanto il romanzo scorre via facilmente) e fatto riflettere: non è forse più salutare rifugiarsi nel proprio mondo e vivere ai margini, così come i pochi personaggi positivi di Thackeray, ignorati e misconosciuti da coloro che contano, a volte anche dileggiati e compatiti, piuttosto che affannarsi per ottenere dagli altri un riconoscimento senza il quale sembra non esserci più valore nell'individuo? Ah, vanitas vanitatum!! Ah, salvifico potere della lettura...

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  • 5

    La fiera delle vanità di William Makepeace Thackeray

    LIBRO DEL MESE DI AGOSTO 2015
    http://www.ilclubdellibro.it/forum/4-libri-del-mese/11026.html

    SINOSSI
    Progettato e iniziato intorno al 1844-45, pubblicato a puntate nel 1847, in volume l'anno successiv ...continue

    LIBRO DEL MESE DI AGOSTO 2015
    http://www.ilclubdellibro.it/forum/4-libri-del-mese/11026.html

    SINOSSI
    Progettato e iniziato intorno al 1844-45, pubblicato a puntate nel 1847, in volume l'anno successivo, "La fiera delle vanità" è il romanzo più noto di Thackeray. In queste pagine si narrano le vicende parallele di due donne molto diverse: Becky Sharp, tanto coraggiosa e intelligente quanto astuta, arrivista e priva di scrupoli, e la sua compagna di scuola Amelia Sedley, emblema di virtù ma anche terribilmente ingenua e un po' sciocca. Dominato da un garbato sarcasmo che a tratti si trasforma in un'ironia più feroce, "La fiera delle vanità" sconvolse la società letteraria vittoriana per la schietta descrizione della realtà sociale dell'epoca, che sia l'ambiente mondano londinese, quello esotico dell'India colonizzata, quello militare, rozzo e primitivo, oppure quello ipocrita e perbenista della Chiesa. Su questo molteplice sfondo si snoda con incredibile fluidità una narrazione dominata da molteplici personaggi. Manca, in questo romanzo, un eroe completamente positivo: al suo posto, per la prima volta, si muovono sulla pagina figure che non sono semplici manichini, ma uomini in carne e ossa. Con un saggio di Anthony Trollope.

    RECENSIONE
    "Vanity Fair" è un libro che ha atteso a lungo sul mio scaffale prima di essere letto. Non veniva mai il suo turno ma la voglia di leggerlo c'è sempre stata e le aspettative che mi ero creata erano alte.
    In realtà si è rivelato un romanzo in parte diverso da come pensavo: una bella storia, certo, ma che è solo il pretesto o la base su cui Thackeray costruisce la sua pungente satira sulla borghesia inglese.
    Le due protagoniste, Becky e Amelia, rappresentano due modelli estremi di donna: la prima, scaltra e intelligente, usa la sua furbizia per la scalata sociale senza guardare in faccia nessuno e anzi calpestando spesso i sentimenti altrui; la seconda è invece una donna semplice, un po' piatta, che riversa tutto il suo interesse sugli affetti, prima il marito e poi il figlio, ma rimane spesso ottusa sulla realtà che la circonda.
    Non parliamo poi dei personaggi maschili: opportunisti e avidi, tordi ed egocentrici, irritabili ed orgogliosi, goffi o imbecilli. Insomma Thackeray non fa fare bella figura a nessuno...o quasi. Egli è un maestro nell'ironia e ci regala una storia piacevole che però tende spesso ad appesantire perdendosi in discorsi, direi quasi privati, in cui ci parla di Mr Tale e Mrs Tizia che non conosciamo e di cui, sinceramente, non ci importa nulla.
    Il romanzo risente un po' della pubblicazione a puntate in cui l'autore ha voluto, forse, "allungare un po' il brodo". Una volta conclusa la lettura però rimane solo il ricordo piacevole e ci si scorda volentieri delle parti noiose.
    "Un romanzo senza eroe" a detta di Thackeray stesso ma per me l'eroe c'è e risiede nella figura di Dobbin, sempre paziente, disponibile, fedele, comprensivo e di buon cuore verso tutti. E' un eroe se non altro per me visto che la sua sola presenza è servita a farmi portare a termine la lettura di questo romanzo ben scritto ma, a volte, faticoso.

    RECENSIONE A CURA DI EMILYJANE

    Passa a trovarci!
    www.ilclubdellibro.it

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  • 0

    Le finalità di satira sociale si compenetrano alla credibilità quasi psicoanalitica dell'affresco umano, nelle sue glorie e miserie, senza mai svilirlo in facili meccanicità. Notevole in particolare l ...continue

    Le finalità di satira sociale si compenetrano alla credibilità quasi psicoanalitica dell'affresco umano, nelle sue glorie e miserie, senza mai svilirlo in facili meccanicità. Notevole in particolare l'a parte che descrive l'attualissima economia del debito sulla quale prospera la borghesia del Regno Unito nel primo Ottocento.

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  • 3

    Classico immancabile!

    La prosa di Thackeray è squisita e la sua ironia addirittura eccelsa, ma quante pagine noiose in questo romanzo! Questa Becky che dovrebbe essere l'eroina negativa in questo romanzo (e lo è, eccome se ...continue

    La prosa di Thackeray è squisita e la sua ironia addirittura eccelsa, ma quante pagine noiose in questo romanzo! Questa Becky che dovrebbe essere l'eroina negativa in questo romanzo (e lo è, eccome se lo è) non mi convince, mi annoia dopo un po' nella sua corsa ambiziosa. Meno male che Thackeray ha creato Dobbin, il vero eroe del romanzo (a detta pure di Trollope): senza di lui avrei fatto più fatica a portare a termine la lettura.

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