Viaggio al termine della notte

Di

Editore: Dall' Oglio

4.4
(4190)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 414 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Catalano , Finlandese , Norvegese , Svedese , Greco , Danese , Portoghese , Farsi

Isbn-10: A000035218 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Alex Alexis

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Il fatto è...

    ... che anche nel mezzo del dolore più profondo recitiamo sempre, quando più quando meno. Forse solo in morte saremo sinceri, e comunque si deve amare la vita nel modo più struggente per essere così p ...continua

    ... che anche nel mezzo del dolore più profondo recitiamo sempre, quando più quando meno. Forse solo in morte saremo sinceri, e comunque si deve amare la vita nel modo più struggente per essere così profondamente schifati di tutto. Da parte mia sono contenta che qualcuno, chiunque, abbia avuto il coraggio di scriverlo un libro così.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo feroce e spietato: Celine è uno dei rarissimi autori in grado di comunicare al lettore gli stati d'animo dei personaggi in un modo così autentico e diretto, che ti arriva dritto nello stomaco; ...continua

    Romanzo feroce e spietato: Celine è uno dei rarissimi autori in grado di comunicare al lettore gli stati d'animo dei personaggi in un modo così autentico e diretto, che ti arriva dritto nello stomaco; sembra di palpare con mano il disprezzo viscerale che Bardamu ha per la guerra o la disperazione interiore di Robinson. Unica pecca la narrazione inizialmente troppo rugginosa e lenta a spiccare il volo.

    ha scritto il 

  • 3

    Non so cosa dire. Avevo delle grandi aspettative per questo romanzo, e devo dire che non son state del tutto deluse. Lo stile particolare che cattura e colpisce c'è. Il racconto di una società moderna ...continua

    Non so cosa dire. Avevo delle grandi aspettative per questo romanzo, e devo dire che non son state del tutto deluse. Lo stile particolare che cattura e colpisce c'è. Il racconto di una società moderna che pone ed esige limiti che al tempo stesso gli stanno stretti è intrigante ed ancora molto attuale. Le frasi ad effetto, gli aforismi, la psicologia/filosofia di Cèline fanno il loro lavoro. Forse l'ho letto semplicemente in un periodo sbagliato, di sicuro prima o poi gli darò un'altra chance.

    ha scritto il 

  • 5

    Il suo amico Robinson sta morendo:"In quei momenti li', imbarazza un po' essere diventato così povero e così duro come sei diventato. Ti manca quasi tutto quello che ci vorrebbe per aiutare a morire q ...continua

    Il suo amico Robinson sta morendo:"In quei momenti li', imbarazza un po' essere diventato così povero e così duro come sei diventato. Ti manca quasi tutto quello che ci vorrebbe per aiutare a morire qualcuno. Hai con te quasi soltanto le cose utili della vita di tutti i giorni, la vita confortevole, la vita per sé sola, la cattiveria. Hai perduto
    La fiducia per strada. L'hai cacciata, l'hai tormentata la pietà che ti restava, accuratamente in fondo come una brutta pillola. L'hai spinta la pietà fino in fondo all'intestino con la merda. È lì il suo posto, uno si dice. …non c'ero che io, proprio io, tutto solo al suo fianco, un Ferdinand autentico a cui mancava quel che farebbe un uomo più grande della sua povera vita, l'amore per la vita degli altri."
    Ferdinand/Barmau era medico. Una delle tante panzane che raccomandano ad uno studente in medicina è quella di evitare di lasciarsi coinvolgere emotivamente dal malato pena il fallimento dell'atto medico.
    E quando si diventa indifferenti alla sofferenza e si bada solo alla malattia ci si sente a posto.
    Ma niente è più facile che perdere la pietà. La raccomandazione serve soltanto a creare l'alibi di poterlo fare anche quando si è investiti da una valanga di dolore.
    Il Viaggio è un viaggio tra le miserie umane, tra i Marmeladov e gli Smerdiacov che popolano il mondo. Celine è un cinico pietoso forse suo malgrado e i tra suoi miserabili non nascono eroi una volta che sono stati azzannati dai ricchi pescecani. Non c'è salvezza. Non c' è speranza. Come lettura è caduta a pennello.

    ha scritto il 

  • 5

    La strada del nulla

    E' un romanzo che rivela fin dalle prime battute l'impronta dello scrittore di razza, capace di passare senza perdere mordente dal vernacolo a frasi magistralmente cesellate.
    Quella di Céline è una sc ...continua

    E' un romanzo che rivela fin dalle prime battute l'impronta dello scrittore di razza, capace di passare senza perdere mordente dal vernacolo a frasi magistralmente cesellate.
    Quella di Céline è una scrittura che lascia il segno, originale, intensa e ammantata di menefreghismo.
    Il protagonista, Ferdinand Bardamu, ricorda un po' l'Huckleberry Finn di Mark Twain, ma è più cupo, più sarcastico, e certamente più infelice.
    Al cinismo del libro fa da contrappunto, fortissima, la percezione del dolore peggiore, quello di creature innocenti, bambini e animali, bersagli perfetti dell'abiezione umana.
    Per tutti gli altri resta solo una vaga pietà e un po' di disprezzo.
    Si parte dalla paura della morte in guerra, con buona pace di impavidi e patrioti, per arrivare, nelle ultime pagine, al desiderio di diventare almeno “un eroe raccogliticcio” e morire per un' idea qualunque che dia un senso all'intera esistenza.
    Impresa ardua per un eroe-antieroe che ha viaggiato inquieto per anni collezionando per lo più un meschino campionario di umanità, stanco di una stanchezza morbosa che provoca insonnia: “Ci basta ormai mangiare un po', farsi un po' di caldo e dormire più che si può sulla strada del nulla”.
    L'humour del romanzo sta soprattutto negli ambigui rapporti tra i personaggi, uniti dalle circostanze, compagni nella “notte” ma sempre (non a torto) diffidenti gli uni con gli altri.
    Per esempio Robinson, figura controversa (probabilmente l'autore stesso nella sua parte peggiore), ricorre continuamente nella narrazione e finisce per diventare amico di Ferdinand, senza peraltro suscitare in lui un briciolo di affetto.
    I baracconi di una fiera, tratteggiati in pagine da antologia, con la loro allegria monotona e posticcia sono il malinconico emblema di una vita che si fa presto a rimettere in piedi dopo un disastro, ma che si trascina ormai senza più illusioni.

    ha scritto il 

  • 4

    come se avessero messo su carta un racconto narrato a voce. infatti la difficoltà maggiore nell'affrontare questa lettura è proprio la tecnica molto discorsiva della narrazione.
    Bel romando diviso in ...continua

    come se avessero messo su carta un racconto narrato a voce. infatti la difficoltà maggiore nell'affrontare questa lettura è proprio la tecnica molto discorsiva della narrazione.
    Bel romando diviso in più parti, più o meno leggibili ad appassionanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Céline scrive come pochi: poetico, azzeccato, enigmatico e originale. E' un classico della letteratura francese, ma il suo personaggio, molto probabilmente un po' autobiografico, è snervante: cinico, ...continua

    Céline scrive come pochi: poetico, azzeccato, enigmatico e originale. E' un classico della letteratura francese, ma il suo personaggio, molto probabilmente un po' autobiografico, è snervante: cinico, venale, misogeno, razzista e più in generale misantropo. Non vedi l'ora di lasciralo.

    ha scritto il 

  • 5

    Spiazzato!

    Questo libro mi ha decisamente spiazzato. L'ho odiato con tutte le mie forze, perché non riuscivo a capire il linguaggio dell'autore e la lettura procedeva lenta e con fatica. Ho finito per amarlo pro ...continua

    Questo libro mi ha decisamente spiazzato. L'ho odiato con tutte le mie forze, perché non riuscivo a capire il linguaggio dell'autore e la lettura procedeva lenta e con fatica. Ho finito per amarlo profondamente....aveva ragione Bukowski a consigliarlo

    ha scritto il 

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