Viaggio in Portogallo

Di

Editore: Einaudi

3.5
(625)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 516 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Portoghese , Spagnolo

Isbn-10: 8806144529 | Isbn-13: 9788806144524 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Dal Premio Nobel per la letteratura 1998, la storia di un viaggionell'affascinante terra portoghese si trasforma nello spunto per unariflessione sul viaggiare come esperienza fondamentale, e sull'uomo-viaggiatore che registra dentro di sé impressioni e frammenti diesistenze, in un percorso conoscitivo e sentimentale che appare inesauribile.
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    Saramago non ha l'animo del viaggiatore. O non riesce a trasporre su carta le emozioni del viaggio. Lo fa, certo, nel preambolo e nella conclusione. Lo fa in sparuti squarci qua e là tra la pagine. Ma ...continua

    Saramago non ha l'animo del viaggiatore. O non riesce a trasporre su carta le emozioni del viaggio. Lo fa, certo, nel preambolo e nella conclusione. Lo fa in sparuti squarci qua e là tra la pagine. Ma 'Viaggio in Portogallo', di norma, si tiene lontano dalle emozioni. Cerca di raccontare tutto tutto, di non dimenticare nulla, ma dimentica di perdersi davvero, come invece consiglia di fare ai viaggiatori nell'introduzione.

    ha scritto il 

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    Se dovessi definire questo libro, parlerei dell’amore, dell’attaccamento, dell’empatia che si può sviluppare per la propria terra. Il viaggiatore Saramago parla del Portogallo in modo a volte disincan ...continua

    Se dovessi definire questo libro, parlerei dell’amore, dell’attaccamento, dell’empatia che si può sviluppare per la propria terra. Il viaggiatore Saramago parla del Portogallo in modo a volte disincantato, spesso rapito, sempre consapevole e orgoglioso di ciò che può offrire il suo paese. E’ un viaggio, da seguire, da studiare, da gustare. Tante suggestioni, impressioni, considerazioni. Può essere una indicazione, un suggerimento oppure semplicemente uno svago, da godere tranquillamente seduti sulla nostra poltrona preferita. Non è secondo me un libro facile, a tratti può stancare, però può indurre il desiderio di visitare il Portogallo (per chi non lo hai mai fatto) oppure ti fa venire nostalgia, la saudade, se già hai vagabondato tra chiese, monasteri e castelli lusitani.

    ha scritto il 

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    In Portogallo con Josè.

    Tra qualche settimana andrò in vacanza in Portogallo e su internet mentre guardavo le classiche guide da viaggio, tra un consiglio ed un altro, vengo a scoprire che sul Portogallo ci sono due guide mo ...continua

    Tra qualche settimana andrò in vacanza in Portogallo e su internet mentre guardavo le classiche guide da viaggio, tra un consiglio ed un altro, vengo a scoprire che sul Portogallo ci sono due guide molto speciali, infatti le guide in questione non sono state fatte dalle solite case editrici specializzate in viaggi ma bensì da due personaggi lusitani illustri, due grandi scrittori, Fernando Pessoa e Josè Saramago (il primo però solo sulla città di Lisbona). Così dopo aver approfondito un po’ i due libri tramite alcune recensioni decido di acquistare quello di Saramago, il motivo è abbastanza semplice, è più recente e quindi c’era meno rischio di dover leggere cose che non avrei potuto vedere per evidenti motivi. Inoltre, visto che mi muoverò, ho preferito una guida che parlasse del Portogallo e non solo di una singola città.

    Il libro inizia con la presentazione del percorso che farà il nostro viaggiatore (che verrà definito “il viaggiatore” per tutto il libro) ed è diviso in tre parti: nord del Portogallo, Centro o Alentejo e Sud o Algarve. L’incipit e la riflessione finale del libro sono molti belli e si possono rinchiudere in una singola frase: “Nessun viaggio è mai definitivo”. Detto ciò il nostro viaggiatore parte con il suo peregrinare per le città del nord passando anche attraverso paesini molto piccoli e raccontando in maniera specifica e minuziosa ogni chiesa, convento, museo, abbazia o altro monumento di rilievo che incontra nel suo cammino. Se conoscete Saramago non vi sarà difficile immaginare che le descrizioni non saranno mai banali ed alle minuziose informazioni che fornisce allega anche riflessioni personali sempre molto originali.

    Il percorso del nostro viaggiatore, che con il passare del tempo capiremo essere lui (anche se non lo rivela mai), può essere seguito per tutta la lunghezza della nazione grazie alle 4 mappe che troviamo a fine libro che, dividendo il territorio in 4 parti, evidenzieranno il percorso e le città toccate dallo scrittore. Così facendo l’autore ci guida attraverso le bellezze della sua terra natia, illustrandoci i vari azulejos nonché lo stile manuelino delle chiese e i vari reperti di epoca romana.

    Grande spazio viene dato al Nord e al Centro del Portogallo, invece solo 30 pagine di queste 450 vengono concesse all’Algarve, che il protagonista apprezza per la natura incontaminata, ma allo stesso tempo non ama perché per “colpa” dei turisti hanno perso la loro anima portoghese finendo per chiamare le spiagge "beach" ed i negozi “shop”.

    Lo stile è quello solito dello scrittore lusitano, lineare e semplice, e non mancano appunto delle lunghe riflessioni non solo sul territorio ma anche sulle caratteristiche, gli usi, le abitudini ed i difetti del popolo portoghese.

    Detto questo non mi sento di consigliarlo a tutti perché può essere definita a tutti gli effetti una guida più che un romanzo, e logicamente se non siete interessati a vedere quello che il protagonista ci sta raccontando (inclusi anche i minuscoli paesini di mare portoghesi), dopo la duecentesima pagina potreste avere difficoltà a mantenere alto l’interesse.

    ha scritto il 

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    Il cammino di Saramago

    Lo dice Saramago: non è una guida di viaggio, ma una “storia. Storia di un viaggio all’interno di un viaggio da lui compiuto”.
    Parla in terza persona, Saramago.
    In un tempo che copre tutte le stagioni ...continua

    Lo dice Saramago: non è una guida di viaggio, ma una “storia. Storia di un viaggio all’interno di un viaggio da lui compiuto”.
    Parla in terza persona, Saramago.
    In un tempo che copre tutte le stagioni, dall’autunno nei paeselli dell’estremo nord, all’estate nell’estremo Sud, nell’Algarve, secondo un percorso a zig zag, tortuoso come le strade che sceglie, Saramago è il viaggiatore.

    E’ un cammino, seppur fatto con l’automobile, laico e lento, mooooooolto lento, nei luoghi più periferici del Portogallo – Porto, Lisbona, Coimbra, le grandi città sono trattate con sufficienza, così come i luoghi “turistici” e “industrializzati” piegati alle e dalle condizioni della modernità e della globalizzazione:

    Ricorda Albufeira, Balaia e Quarteira, manifesti per le strade, insegne e targhe, banconi di ricezione, menu e avvisi, e fra tante lingue, o nell’uso costante di alcune, non sa più quale sia la propria. Entra nell’albergo per sapere se c’è una camera disponibile, ma non ha ancora aperto bocca che già gli sorridono e gli si rivolgono in inglese o in francese. E poi, siccome il viaggiatore ha rivolto la domanda nella sua povera lingua natale, gli rispondono con incupita faccia portoghese, sia pure per dirgli che sì, la camera c’è. Il viaggiatore riflette su quanto gli sarebbe gradito, qua e là per il mondo, trovare il suo portoghese nei ristoranti e negli alberghi, nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti, udirlo fluente sulla bocca di hostess di bordo e commissari di polizia, della cameriera che viene a portare la colazione o del maìtre. Sono fantasie dovute al sole violento: là fuori il portoghese non si parla, amico mio, è la lingua di poca gente con pochi soldi.

    E’ un cammino, quello di Saramago, alla ricerca di un qualcosa che forse è bellezza, forse è silenzio, forse è identità, forse è eternità.
    O è tutte queste cose insieme, unite al paradosso che gli è tipico: l’interesse paranoico per i segni della religiosità, nonostante l’ateismo professato.
    I luoghi che cerca e verso cui si dirige hanno tutti – o quasi tutti – una chiesa, un convento, un monastero.
    Edifici descritti dentro e fuori, facciate e contrafforti, chiostri, cappelle e navate, absidi, azulejos a profusione, statue di santi e madonne e tombe.
    Ci sono delle belle riflessioni, delle occhiate - sulle cose sui paesaggi sugli uomini, sul senso del viaggiare - profonde e suggestive.
    Peccato che siano soffocate da un descrittivismo storico/architettonico/artistico esagerato, monotono, tanto monotono da appallare proprio.

    ha scritto il 

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    Il libro descrive quasi seicentocinquanta località in cinquecento pagine: praticamente, un elenco telefonico. E infatti tutte quelle chiesette romaniche ed azulejos e retablos manuelini alla fine si a ...continua

    Il libro descrive quasi seicentocinquanta località in cinquecento pagine: praticamente, un elenco telefonico. E infatti tutte quelle chiesette romaniche ed azulejos e retablos manuelini alla fine si assomigliano un po’ tutti, e non se ne ricorda quasi neanche uno. Il tono ha proprio quella bonarietà senescente e troppo cordiale che io trovo insopportabile. Le descrizioni, a parte qualcuna, sono ossute e ripetitive, e se c’è un guizzo lirico, subito a stemperarlo, non si sa mai. Peccato, perchè un nocciolo vivo nel libro c’era: la difesa della "pietra" romanica ha (purtroppo assai raramente!) toni quasi da Victor Hugo, come nella conclusione, che è quella che gli ha fatto guadagnare le due stelle: “La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna… vedere il giorno quel che si è visto di notte…, vedere il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era… bisogna ricominciare il viaggio. Sempre” (p. 507).

    ha scritto il 

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    Essere un grande scrittore non è la stessa cosa che essere un grande scrittore di viaggi: ne è conferma, a mio avviso, questo lungo diario di viaggi attraverso il Portogallo che, pur rivelando l'amore ...continua

    Essere un grande scrittore non è la stessa cosa che essere un grande scrittore di viaggi: ne è conferma, a mio avviso, questo lungo diario di viaggi attraverso il Portogallo che, pur rivelando l'amore dello scrittore per il suo paese, non riesce ad emozionare. in realtà, il lungo e minuzioso catalogo di paesini e chiese visitati rischia spesso di diventare prolisso, senz'anima. Certamente utile per il viaggiatore colto che stia programmando un viaggio in Portogallo. Nulla di più.

    ha scritto il 

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    "Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha de ...continua

    "Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro. Bisogna vedere quello che non si è visto, vedere di nuovo quello che si è già visto, vedere in primavera quello che si è visto in estate, vedere di giorno quello che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre."

    ha scritto il 

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