Vino e pane

Di

Editore: Mondadori

4.0
(744)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 389 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: A000065520 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un romanzo per scoprire Silone. "Vino e pane", il "Suo"libro...

    Silone scrisse questo romanzo nel 1936/'37, durante il periodo dell'esilio in Svizzera. Ma è anche il periodo in cui, la sterzata a destra di Stalin in URSS, con i suoi processi sommari e il naufragar ...continua

    Silone scrisse questo romanzo nel 1936/'37, durante il periodo dell'esilio in Svizzera. Ma è anche il periodo in cui, la sterzata a destra di Stalin in URSS, con i suoi processi sommari e il naufragare di ogni istanza rivoluzionaria, misero a dura prova le convinzioni dello scrittore,uno dei fondatori nel 1921 a Livorno del PCI, ma anche da sempre ispirato da quell' umanesimo derivante dal cristianesimo sociale, non molto dissimile da quel socialismo utopistico che in qualche modo sembrava potersi realizzare. Erano anche gli anni dell'esperienza come redattore al mensile in lingua tedesca, edita a Zurigo, “Information”, che lo vedeva confrontarsi con scrittori quali, tra i tanti, Thomas Mann, Musil, Bertol Brecht. Rivedere Silone e la sua figura, vuol dire quindi riconoscere uno scrittore che fu isolato e calunniato per una sua non provata collaborazione con il Partito fascista, ma soprattutto rifarsi alle parole di Albert Camus: “Guardate Silone. Egli è radicalmente legato alla sua terra, eppure è così europeo”. Tornando a questo libro, Inizialmente il titolo dell'opera era “Pane e vino” ma venne cambiato non per motivi estetici, e nemmeno per un'assonanza migliore. Silone infatti, spiegò che già nel "ribaltare i bisogni" nella precedenza tra pane e vino, questo prevalere del vino rappresenta un capovolgimento del quadro d'immagine, in cui tutto è possibile, e proprio nel cambiamento anche forzato delle cose le conseguenze non sono mai prevedibili, e la fede in qualcosa di più grande, sia esso il mondo nuovo sognato dal pensiero socialista, o il paradiso dei credenti, è spesso il bisogno atavico nello sperare, e la speranza non è che il poco che resta, il magro frutto della passività dell'uomo che trasforma il coraggio di un cambiamento autentico, in un accomodamento personale o nell'accettare quel che viene, sradicando in maniera irreversibile le proprie radici: ”PER VIVERE UN PO' BENE BISOGNA VENDERE L'ANIMA. NON C'E' ALTRA VIA” è la frase ripresa dal romanzo e messa nella copertina dell' edizione economica. "Vino e pane” risulta a mio parere l'opera più meditata se non la più rappresentativa di Silone romanziere, che lascia intuire come continuo di “Fontamara”, un bisogno più mirato, nell'approfondimento della sua interiorità in un periodo di grandi ripensamenti. L'autobiografia e l'invenzione, si alternano in un piano di equilibrio dove anche se i personaggi hanno spesso un ruolo allegorico e dimostrativo, risultano anche veri, autonomi, efficaci nell'insieme di questo raccontare che sembra dire più di ciò che vi è scritto. Silone infatti ha fatto un lungo percorso interiore che poi ha inevitabilmente influito nel suo scrivere. In"Vino e pane" troviamo i temi classici della sua saga:Autobiografia e invenzione si alternano in un piano di equilibrio dove anche se i personaggi hanno spesso un ruolo allegorico e dimostrativo, risultano veri, autonomi e convincenti. La vita dei"cafoni della Marsica", i contadini degli altopiani abruzzesi, è raccontata nel quotidiano soprattutto con gli occhi di Pietro Spina, giovane intellettuale di ritorno nei luoghi che lo hanno visto crescere il quale, dopo aver frequentato l'università all'estero e essersi dedicato alla militanza rivoluzionaria ritorna in Italia nel pieno della dittatura fascista sotto false sembianze camuffato da prete, Don Paolo Spada, per scampare al riconoscimento e quindi all'arresto. Inizia così il dualismo tra Pietro e Paolo(nomi non certo presi a caso e che ricordano due dei “protagonisti” della religione cristiana). Con queste premesse, si crea un personaggio che da un banale travestimento per necessità, subisce in quei panni particolari del sacerdote un cambiamento molto più profondo e a tratti ambiguo o perlomeno oscuro. Così come vi è l'identità di un acuto politico militante in lotta contro la dittatura, c'è anche un tranquillo parroco che si reca nel piccolo paesino di Pietrasecca per migliorare la propria salute. Un prete distaccato, freddo, a tratti anche sgarbato, ma in fondo buono, molto più umano di tanti altri che la vocazione l'hanno scelta. C'è quindi un punto cruciale del romanzo in cui Don spada viene riconosciuto da tutti come un leader, un uomo di chiesa con cui confidarsi, o una scorciatoia per amicarsi Dio, mentre alcuni lo credono addirittura un santo. Pietro Spina, sempre più Don Paolo, si immedesima e sembra accettare la sua nuova condizione in qualche modo privilegiata. E' però nell'incontro con le figure femminili, che Silone accenna in maniera volutamente incompleta, che affiorano le contraddizioni dell'uomo che non ha scelto una strategia premeditata, ma come fosse un vero sacerdote, vive i drammi e le pulsioni che originariamente lo rendevano vivo e soprattutto autentico. E' qui che c'è molto di non rivelato, ma la capacità dello scrittore di soffermarsi sui dettagli o sui respiri, crea la fusione con il lettore attento, che interpreta anche a modo suo queste sequenze tra uomo e donna, una delle “chiavi di volta” più interessanti del romanzo. Emergono così moltissimi temi di un periodo come il ventennio fascista, così semplice se pensiamo a una dittatura e alle sue conseguenze, così complesso se riguardiamo come l'uomo, gli italiani, abbiano vissuto quella lunga parabola di finzioni, delazioni, atti di coraggio come di estrema crudeltà. Con la visione di un uomo diviso in due, viene descritto l'ambiente, popolato non solo da quei popolani che abbiamo conosciuto in “Fontamara”, ma da veri mestieranti, funzionari d'ogni tipo, e da poche figure elevate. Silone manca di complicità con la sua terra; pur amandola è critico sotto ogni aspetto dalla psicologia all'etica o ai costumi della gente marsicana. Ecco l'assenza di quell'acquiescenza sentimentale di altri scrittori meridionali. Qui vi si sente l'ansia morale e politica, e il senso di quella ferita sempre aperta sulla responsabilità. Il ritorno di Spina indica solo una parentesi, la gente lo venera e lui mai si sente loro pari. Nell'ironico richiamo al meccanismo clientelare su cui si muoveva la dittatura di Mussolini, passano davanti agli occhi del finto-prete, ogni sorta di anime, preti veri corrotti e collusi, rivoluzionari che strizzano l'occhio all'agiata vita borghese del deputato, e solitudini interiori in cui la paura e la povertà fanno da esca. Chi abbocca non sarà più come prima, dimenticherà la propria coscienza in nome della strategia rivoluzionaria, o dell'ordine e della famiglia, o dei vuoti rituali della messa. “ IN OGNI TEMPO E IN OGNI REGIME, LA VERA SOLITUDINE DELL'UOMO E' QUELLA PRODOTTA DALLA MENZOGNA, DALL'INVIDIA, DALL'EGOISMO” scrive l'autore. E ci fa riscoprire l'uomo anche nella difficoltà di Pietro/Paolo caduto nel paradosso d'esser considerato uomo puro e di fede, ma forzato fingitore fino allo stremo di non sapere quasi più chi è. Partendo da questo strano modo, Silone ci racconta molto del fascismo e della natura umana, lo fa nello stile estremamente semplice, misurato ma mai meccanico, che lo ha sempre caratterizzato anzi, quel lirismo con il vento del disincanto e delle intuizioni sono Ignazio Silone. E questo è forse il libro più “suo”, quello della consapevolezza che qualcosa non è più come prima. Con il richiamo alle radici, culturali in ogni caso, fosse una filastrocca o un grande poeta, è un richiamo anche a quella coscienza così spesso rattrappita che lui, in maniera tutt'altro che scontata, ci racconta e ci spinge a coltivare. Unico modo per riconoscere la persona che vediamo, quando siamo davanti ad uno specchio. Un romanzo che come ci parla di chi lo ha scritto così parla di noi. Nelle dittature passate o nell'annullamento del presente, spesso senza una vera identità, o sorretti a forza da quali allegrie perdendo come si perdono le chiavi, la cognizione e l'essenza delle cose... il sapore di quel vino e di quel pane, sono quindi della propria terra come della propria anima, ma lo scrittore è altrove, in esilio fisicamente, ma anche spiritualmente, ed è sempre in partenza, sebbene è appena arrivato.

    ha scritto il 

  • 2

    L'ottimo ricordo di Fontamara (ma forse a questo punto dovrei rileggerlo) mi faceva avere buone aspettative verso quest'altro capitolo di Silone dedicato alla Marsica.
    Invece mi sono annoiato quanto b ...continua

    L'ottimo ricordo di Fontamara (ma forse a questo punto dovrei rileggerlo) mi faceva avere buone aspettative verso quest'altro capitolo di Silone dedicato alla Marsica.
    Invece mi sono annoiato quanto basta dietro le vicende dell'esule politico Pietro Spina che torna da clandestino al paese d'origine e intanto riflette sulle possibili reazioni al regime fascista.
    Trama molto statica,proprio come l'impasse che vive il protagonista,poca brillantezza,poco di tutto,insomma una mezza delusione.

    ha scritto il 

  • 4

    SI HA SOLO QUELLO CHE SI DONA

    Come si comporta un uomo libero quando sceglie i sentieri meno battuti, lasciando stare le ideologie e le religioni. Si cerca, e cercandosi si avvicina ad un qualunque Dio. Ma per farlo deve necessar ...continua

    Come si comporta un uomo libero quando sceglie i sentieri meno battuti, lasciando stare le ideologie e le religioni. Si cerca, e cercandosi si avvicina ad un qualunque Dio. Ma per farlo deve necessariamente sperimentare la solitudine di un idea ed il dolore di certe scelte.

    ha scritto il 

  • 5

    Fuga senza fine

    Personaggi semplici popolano le pagine di Vino e Pane. Un mondo rurale che Silone rappresenta attraverso il volto di uomini umili, di gente legata alla terra, di donne che non smettono di credere e pr ...continua

    Personaggi semplici popolano le pagine di Vino e Pane. Un mondo rurale che Silone rappresenta attraverso il volto di uomini umili, di gente legata alla terra, di donne che non smettono di credere e pregare. Persone buone come il vino e come il pane che gira per le osterie, per le locande, per le case dei contadini d’Abruzzo, terra di semi e silenzi. Ed è qui, in terra marsicana, che si svolge l’esasperante avventura di Pietro Spina, il giovane intellettuale che, braccato da militanti fascisti per le proprie opinioni politiche, è costretto ad imbattersi in una sorta di fuga senza fine vagando sotto mentite spoglie. Spinto dalla nostalgia per i luoghi che lo hanno visto nascere e aiutato dagli amici più fedeli, Pietro decide di ritornare nell’entroterra abruzzese indossando le vesti di un parroco di campagna con lo pseudonimo di don Paolo Spada. Il travestimento con l’abito talare gli concede l’opportunità di affrontare, con gli abitanti del posto, i dibattiti a lui più cari, di conoscere il mondo della religiosità popolare e delle sue radici, di avvicinarsi alla tradizione cristiana. È un’impresa rischiosa ed affascinante, quella di Pietro. Una vicenda dal sottinteso carattere autobiografico in cui l’autore aggiunge anche il folklore delle sue origini e della sua patria facendo apparire personaggi femminili che danno vivacità al testo: dalla generosa Matalena, titolare dell’osteria che ospita il protagonista, a Cassarola, una fattucchiera che predice il futuro. Ad esse si aggiunge Cristina, una ragazza prossima al noviziato, che rischierà la vita tra i lupi della montagna per ritrovare Pietro, fuggito dopo aver saputo di essere stato scoperto. Una schiera di piccole esistenze che non soltanto contribuiscono alla ricchezza del romanzo con le proprie esperienze e i propri affanni, ma rappresentano gli ideali, l’illusione, il sentimento di delusione dello scrittore stesso. Sullo sfondo degli avvenimenti troviamo lo scenario suggestivo dei paesaggi e dei paesi di Avezzano, Pietrasecca, la piana del Fucino con le schiene curve dei braccianti all’orizzonte e le zolle fertili che danno in dono i loro raccolti.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il racconto preoccupato di un individuo, appartenente a una classe che ha spiccati interessi culturali di sinistra, posto di fronte a una realtà che resiste a determinati comportamenti e alle sue t ...continua

    E' il racconto preoccupato di un individuo, appartenente a una classe che ha spiccati interessi culturali di sinistra, posto di fronte a una realtà che resiste a determinati comportamenti e alle sue teorie. Egli non diverrà tuttavia oppresso dalla propria crisi: la sua obiezione alla dittatura resta assoluta e incompatibile in quanto la sua forte opposizione, non più sorretta da teorie pseudo-scientifiche, trova nutrimento in una sorta di riscoperta dell'eredità cristiana.

    ha scritto il 

  • 5

    Ambientato nella Marsica della fine degli anni Trenta, il romanzo ha come protagonista Piero Spina, un rivoluzionario antifascista che, dopo essere fuggito all'estero, ritorna in Italia, preferendo la ...continua

    Ambientato nella Marsica della fine degli anni Trenta, il romanzo ha come protagonista Piero Spina, un rivoluzionario antifascista che, dopo essere fuggito all'estero, ritorna in Italia, preferendo la clandestinità alla libertà. Qui ha modo di ripensare e meditare sulla propria vicenda umana, sulle sue scelte e sugli avvenimenti politici e personali che lo hanno portato alla militanza. Un bel libro nel quale l'Autore, forse uno dei più grandi scrittori del Novecento, si interroga su alcune delle fondamentali questioni filosofiche e psicologiche che riguardano l'uomo: la coscienza, l'ideologia, il credo politico e religioso.

    ha scritto il 

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