Vita agra di un anarchico

Luciano Bianciardi a Milano

Di

Editore: Baldini Castoldi Dalai

4.3
(257)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: Altri

Isbn-10: 8880891235 | Isbn-13: 9788880891239 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Ma chi è stato Bianciardi? Corrias lo racconta attraverso la ricostruzione diuna Milano che non c'è più e le testimonianze degli amici a proposito diquesto intellettuale anarchico, disadattato e solitario che guardava consguardo grottesco e caustico le luci del Miracolo Economico. "Un arrabbiatovero" secondo Oreste del Buono, "l'ultimo romantico" per Giovanni Arpino.Bianciardi arriva da Grosseto a Milano nel '54 con l'intenzione di far saltarein aria la sede della società mineraria per la quale avevano lavorato, trovandovi la morte per uno scoppio di grisou, 43 operai. Lavora invece con Giangiacomo Feltrinelli a mettere in piedi la casa editrice. Fa il traduttore, loscrittore, il lavoratore a cottimo, tormentato e angosciato sino alla morte.
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  • 4

    La fortuna, relativa, di scrivere la biografia di una persona vissuta in tempi vicini è quella di poter parlare con chi l'ha conosciuta, avere delle fonti dirette, vedere i volti di chi ti sta raccont ...continua

    La fortuna, relativa, di scrivere la biografia di una persona vissuta in tempi vicini è quella di poter parlare con chi l'ha conosciuta, avere delle fonti dirette, vedere i volti di chi ti sta raccontando i suoi ricordi. Corrias tratteggia un ritratto di Bianciardi riportando le voci di chi l'ha conosciuto e usando spesso le lettere che lo stesso Bianciardi scriveva. Se la parte prima del 1954 è stata una scoperta, gli anni tra il 1954 è il 1962 sono stati quasi una rilettura de La vita agra: le testimonianze, le lettere e gli articoli che Bianciardi scrive in quegli anni sembrano essere, letteralmente, pezzi del futuro romanzo. Uomo capace di improvvise accelerazioni, malgrado i ritmi già serrati imposti dalla necessità economica, scrive i primi sui due libri Il lavoro intellettuale e L'integrazione in tempi brevissimi e, probabilmente, anche La vita agra non ha sorte diversa. Pensa di aver scritto il libro che farà "saltare" il mondo dell'industria dell'editoria, dove tutti sono di sinistra, parlano di operai, socialismo, sfruttamento ma dove il lavoro viene pagato a cottimo, e poco, e chi campa bene sembra più bravo a dar l'impressione di lavorare che a farlo veramente (in una lettera Bianciardi definisce gli impiegati nell'editoria dei fancazzisti imbucati che riescono a dar l'impressione di lavorare). Descrive una città in cui la nebbia ha ben poco di poetico, in cui non c'è solidarietà con il prossimo, un deserto umano e culturale, fatta eccezione per l'isola di Brera, all'epoca luogo di pittori e puttane. Invece, dopo questo libro, verrà accolto a braccia aperte proprio da chi detesta: Bianciardi ha sottovalutato le conseguenze di essere in una città in cui per arricchirsi si vende ogni cosa, anche quel che la denigra, se fa fare grana. Dal 1962 in poi inizia il progressivo perdersi, l'isola di Brera inizia a sprofondare, le alternative che nascono in altre parti non hanno la stessa forza, Maria non è più la presenza solida di prima, deve sopportare dei procedimenti giudiziari perché querelato da Tacconi, da lui citato in segno di ammirazione e rispetto ne La vita agra, e da Bompiani; Bianciardi arrocca e se ne va a Rapallo, la morte civica e sociale. Quando tornerà a Milano l'alcolismo, soprattutto il desiderio di finirla che ne è alla base, è troppo avanzato per esser recuperato, il problema, semmai, come lui stesso dice ad un amico, è che ci sta mettendo troppo tempo a morire. In questa lenta agonia scrive due romanzi ambientati durante il Risorgimento, sua passione, ed un romanzo rimasto inedito, erotico, Narciso 71 conservato in unica battitura e con poche correzioni a mano. Riprende a suonare il violoncello, strumento che nella custodia gialla portò sempre con sé.
    Bianciardi era quello che con una battuta stigmatizzava quel che eri, inchiodandoti al muro tra le risate dei presenti, motivo per cui Giorgio Bocca, prima donna isterica e direttore strapagato del Giorno, all'epoca lo detestò alquanto ma continuò a invitarlo alle sue feste perché il Bianciardi doveva esserci. Con i suoi piedi grandi, la sua andatura e il suo sarcasmo rischiava di essere una continua fonte di dubbio sulla propria coerenza per quell'intellighenzia di sinistra che lottava per gli operai ma poi viveva tra feste e case del centro. Non a caso, al suo funerale, di quelli che si son prodigati a farsi intervistare per questo libro, non andò nessuno.

    ha scritto il 

  • 4

    “Bisognerebbe fare la rivoluzione ma non si trova seguito”

    Trovo fondamentale questa biografia per conoscere Bianciardi uomo e scrittore.
    A volte oscuro, disconnesso e sfuggente appare sotto un'altra luce.
    Milano, Grosseto, i minatori, i personaggi dell'epoca ...continua

    Trovo fondamentale questa biografia per conoscere Bianciardi uomo e scrittore.
    A volte oscuro, disconnesso e sfuggente appare sotto un'altra luce.
    Milano, Grosseto, i minatori, i personaggi dell'epoca nudi o travestiti sono sempre presenti nei suoi romanzi.
    Corrias ci dice che ci sono, di fatti, ossessioni da cui Bianciardi non riesce a liberarsi; La verità è che lui non vuole costruire nulla. Non ci crede. Gli interessa di più giocare con i suoi personaggi, guardarli mentre cercano una via d’uscita, muoverli nel suo teatro viola e nero, accenderli e poi spegnerli come si fa con le sigarette.
    Milano è la città che disprezza per i suoi ritmi e per quella nascente filosofia arrivista che ben descrive sarcasticamente nei suoi libri.
    Rapallo è invece il luogo dove si arrende vivendo tra la sua scrivania e piccole uscite in ciabatte nelle osterie della zona dando il colpo finale al suo alcolismo.
    Bianciardi è anarchico nella misura in cui non è compatibile con nessun tipo di centralità e di legame che stringa e forzi. Solo con Maria Iatosti avrà un rapporto duraturo seppur costellato da numerosi tradimenti in nome della libertà.
    nessun posto ormai gli offre più asilo
    Straniero a Milano, a Rapallo ma anche nella tanto idealizzata Grosseto che vede sempre di sfuggita e quando ci tornerà più stabilmente vivrà pesantemente il solco scavato dal tempo.
    Straniero perchè estraneo.
    Che rifiuta ed è rifiutato.
    Sempre persuaso che il successo fosse solo il “participio passato del verbo succedere
    Che non è compreso ma ben comprende e prevede quello che ne sarà della povera italietta.
    Questi sono quarantanove anni di vita agra

    ha scritto il 

  • 5

    Stupenda biografia di un autore scomodo e dimenticato ma con il quale siamo debitori perché chiuso nella sua stanzetta traduceva a cottimo Henry Miller, Samuel Faulkner, Norman Mailer, Saul Bello*. Si ...continua

    Stupenda biografia di un autore scomodo e dimenticato ma con il quale siamo debitori perché chiuso nella sua stanzetta traduceva a cottimo Henry Miller, Samuel Faulkner, Norman Mailer, Saul Bello*. Si consumava la salute e i nervi in quella Milano che stava iniziando ad annegare nei soldi e nella moda fine a sé stessa. E' una carrellata di personaggi che oramai non ci sono più, alcuni famosi, alcuni dimenticati come Bianciardi stesso. E' una Milano difficile da riconoscere dove Brera era un quartiere di artisti squattrinati, dove si poteva ancora respirare l'aria bohemien intellettuale e geniale di artisti come Piero Manzoni.

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono un amante delle biografie e di Bianciardi sapevo già quasi tutto, ché quasi tutto c’è già in quello che ha scritto, però di questa ne ha parlato bene una persona di buon gusto e il Lucianone ...continua

    Non sono un amante delle biografie e di Bianciardi sapevo già quasi tutto, ché quasi tutto c’è già in quello che ha scritto, però di questa ne ha parlato bene una persona di buon gusto e il Lucianone un po’ mi mancava. Si è rivelata un’ottima lettura e non solo perché quel poco che non sapevo è davvero molto interessante, quanto per la capacità di Corrias di riportare il lettore nella Grosseto del primo dopoguerra ma soprattutto nella Milano del decennio che va dal 54 al 64, un momento chiave della città sotto molti punti di vista. Per me, tipico milanese con un rapporto di odio/amore per la propria città, un viaggio nel tempo emozionante.

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero un'ottima biografia di Luciano Bianciardi.
    Direi fondamentale per chi ama l'autore.

    Corrias non si limita a raccontarne la vita, gli anni di Grosseto e poi quelli milanesi, la sconfitta più o ...continua

    Davvero un'ottima biografia di Luciano Bianciardi.
    Direi fondamentale per chi ama l'autore.

    Corrias non si limita a raccontarne la vita, gli anni di Grosseto e poi quelli milanesi, la sconfitta più o meno perenne, la relazione extraconiugale con Maria Jatosti portata avanti fino alla fine dei suoi giorni; il lavoro di traduttore, il successo editoriale con "La vita agra". Poi, la discesa nel baratro e nell'autodistruzione.

    No: qui c'è sullo sfondo anche il contesto culturale dell'epoca, la Milano del boom economico; i personaggi grossetani prima e quelli di Brera dopo. Ci sono i pochi amici e i molti nemici, la casa editrice, l'alcol e il sesso; la provincia e la metropoli, la precarietà economica. L'amore. E ovviamente la letteratura: libri scritti di getto da parte di un anarchico incazzato capace di essere profetico e incisivo ancora oggi.

    Una biografia, che si fa leggere come un romanzo, che racconta di uno dei più grandi autori e intellettuali del secondo Novecento italiano, una delle menti più brillanti mai nate nel nostro Paese.

    Una vera dichiarazione d'amore rivolta allo scrittore toscano.

    ha scritto il 

  • 4

    Biografia così bella da poterla leggere come un romanzo, quello sulla vita di Luciano Bianciardi, autore di La vita agra.
    Pino Corrias riesce a rendere il personaggio Bianciardi estremamente vivo, par ...continua

    Biografia così bella da poterla leggere come un romanzo, quello sulla vita di Luciano Bianciardi, autore di La vita agra.
    Pino Corrias riesce a rendere il personaggio Bianciardi estremamente vivo, parlante, rendendone il carattere, le espressioni, le idiosincrasie, i tormenti, i conflitti e la testarda vita da traduttore come stesse la sua vita scorrendo davanti agli occhi, come in un film.
    Bravo ancora Corrias perché non si limita a raccontare la vita di Bianciardi, ma lo contestualizza nei suoi luoghi, in quella Livornodove nasce e vive e subito dopo la guerra in quella Milano in cui si trasferisce proprio mentre sta esplodendo il mito del lavoro, del denaro e della produttività, anche letteraria. Ci racconta del nascere e crescere di industrie editoriali (Feltrinelli ma anche Rizzoli, etc), di pittori che passano dalla fame all'improvviso successo, di fotografi che allora lavoravano con macchine a prestito e rullini da pagare diventati poi famosi grazie a scatti passati dalle copertine di Life. Corrias ci racconta con questo libro su Bianciardi un mondo nel quale il progresso (la modernità) inizia fin da subito a segnare i volti delle persone, a disincarnarle quasi, a fantasmizzarle per farne non più uomini e donne, ma meri lavoratori e “segretariette” tutti presi a interpretare se stessi sul palcoscenico di un mondo teso a produrre, vendere, comprare, socializzare. Cioè impegnati a spendere come fosse anche quello un lavorare pur se fuori dalle fabbriche e dagli uffici. Di questo mondo Bianciardi nota dettagli che sintetizza cinicamente in termini crudamente efficaci (“le segretariette taccheggianti”, “le malmaritate con la meletta ai piedi”, etc) che disegnano prototipi umani il cui senso dell'esistenza si va perdendo fino a trasformarli tutti, chi più chi meno, in macchiette di se stessi, ognuno a recitare il ruolo loro assegnato in una società che li omologa per categorie produttive e li disincarna robotizzandone perfino i pensieri, irrigimentando non solo i loro modi di esprimersi e vestire, ma i comportamenti, i divertimenti e le aspettative.
    Tutti zombies, tranne alcune figure che spiccano solitarie e bellissime che girano intorno all’esistenza di Bianciardi in un crescendo di alienazione che pare scavare Bianciardi nell'anima fino a spingere la sua stessa alienazione verso l'unica via d'uscita possibile al suo carattere poco adattabile e in perenne lucida osservazione del mondo e di se stesso: si darà una morte lenta per autodissipazione alcoolica.

    ha scritto il 

  • 4

    bella biografia di luciano bianciardi- non solo autore di quel capolavoro che è "la vita agra" ma pure giornalista, traduttore di tanti romanzi americani, anarchico per vocazione e per scelta. corrias ...continua

    bella biografia di luciano bianciardi- non solo autore di quel capolavoro che è "la vita agra" ma pure giornalista, traduttore di tanti romanzi americani, anarchico per vocazione e per scelta. corrias racconta, senza giudizio, lo spreco costante che lo ha contraddistinto, la volontà di autoannullarsi, l'alcolismo, le scelte sbagliate (sia umane che lavorative). eppure, emerge la figura fulgida di un essere umano di intelligenza e arguzia non comuni, capace di sentimenti, vigliaccherie e fragilità, con un'ostinazione quasi grottesca a non integrarsi in un sistema (la milano del boom, vissuta dalla parte degli intellettuali) fatto comunque di conformismo e regole. un contestatore che verrà schiacciato da quel sistema a cui era insofferente e che non poteva fare a meno di sbeffeggiare. bravo l'autore a tracciare un ritratto così nitido e documentato.

    ha scritto il 

  • 4

    Da dove?

    Corrias scrive magnificamente la storia di Luciano Bianciardi. Ho ammirato il suo equilibrio, non c'è mai eccesso nelle sue parole, eppure ce n'è stato molto nella vita di Bianciardi. La delicata oper ...continua

    Corrias scrive magnificamente la storia di Luciano Bianciardi. Ho ammirato il suo equilibrio, non c'è mai eccesso nelle sue parole, eppure ce n'è stato molto nella vita di Bianciardi. La delicata operazione di raccontare una persona Corrias riesce a trattarla con grazia, senza per questo arrivare a essere prudente o trattenuto. E come avrebbe potuto, impossibile altrimenti avvicinare un'esistenza caratterizzata da sentimenti così esasperati. Durante tutta la lettura non ho potuto fare a meno di chiedermi: da dove? Da dove è originata la vocazione all'autodistruzione di Bianciardi? Dalla madre maestrina anche in casa? Dalla guerra? Da un padre affettuoso ma troppo normale, al quale non avrebbe potuto assomigliare neanche volendo, e forse lo ha voluto troppo? E poi che domanda è, da dove? E alla fine che importa. Neanche col senno di poi sarebbe servito a salvarlo. Ma salvarlo da cosa poi? Da se stesso? E per farne cosa? E' già un miracolo che uno come lui, senza ambizione ma con tante cose da dire, sia riuscito a dirle, anche a noi. Insomma, non è facile capire Bianciardi ma Corrias ci conduce dipanando la matassa e suggerendo connessioni e effetti. E a noi dispiace che sia rimasto solo, a suicidarsi con la bottiglia, solo quattro persone al suo funerale.

    ha scritto il