Vite che non sono la mia

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.0
(635)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 8806203576 | Isbn-13: 9788806203573 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maurizia Balmelli

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Nell'esperienza di ogni lettore c'è sempre l'incontro - spesso casuale, a volte unico - con un libro dall'apparenza innocua, inoffensiva, ma che poi si rivelerà essere una di quelle letture che cambiano la vita, o, quantomeno, ne sconvolgono le più sedimentate convinzioni. Ecco: Vite che non sono la mia è uno di quei libri.
La storia è, come spesso lo sono le storie vere, semplice e terribile. Durante le feste di Natale del 2004, Emmanuel Carrère è in vacanza con la famiglia in Sri Lanka. Sono i giorni in cui lo tsunami devasta le coste del Pacifico: tra le migliaia di morti c'è anche Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di francesi a cui Carrère - accidentale testimone dello strazio di una famiglia - si lega. Qualche mese dopo, al ritorno in Francia, un altro lutto: la sorella della compagna dello scrittore - che casualmente si chiama anche lei Juliette - ha avuto una ricaduta del cancro che già da ragazza l'aveva colpita rendendola zoppa. Ha trentatre anni, un marito che adora, tre figlie, un lavoro come giudice schierato dalla parte dei più deboli, e sta morendo.
Dall'incontro con Étienne, amico e collega di Juliette, anche lui passato attraverso l'esperienza della malattia, Carrère capisce che non può nascondersi per sempre: deve in qualche modo farsi carico di queste esistenze in un corpo a corpo con quell'informe che è la vita. Raccontare ciò che ci fa più paura. Ritrovare nelle vite degli altri, in ciò che ci lega, la propria. È quello che fa un testimone.
Nascono così questo libro e i ritratti dei personaggi che lo abitano: tra i più luminosi e commoventi della letteratura contemporanea.
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  • 5

    Se dovessi scegliere fra una serata con Vanessa Incontrada o Carrere sceglierei Carrere, e non solo...lo inseguirei anche nel letto, anche in bagno mentre si lava i denti e lo tempesterei di domande e ...continua

    Se dovessi scegliere fra una serata con Vanessa Incontrada o Carrere sceglierei Carrere, e non solo...lo inseguirei anche nel letto, anche in bagno mentre si lava i denti e lo tempesterei di domande e poi starei ad ascoltare rapito qualunque cosa gli venisse in mente di dire. Costui mi ha stregato. Stò cercando qualsiasi cosa abbia scritto quest'uomo...

    ha scritto il 

  • 5

    "Vite che non sono la mia" si tratta libro emotivamente complicato da leggere, perché affronta un argomento che nella vita reale tendiamo a far finta che non esista: la morte.
    Lo fa senza affidarsi a ...continua

    "Vite che non sono la mia" si tratta libro emotivamente complicato da leggere, perché affronta un argomento che nella vita reale tendiamo a far finta che non esista: la morte.
    Lo fa senza affidarsi a quegli artifici letterari che spesso, nelle storie che trattano lo stesso argomento, la rendono più sopportabile: il patetismo sentimentale o la brutalità. Emmanuel Carrère racconta tutto con gentilezza e delicatezza, ma forse sono proprio queste a rendere la lettura di questo libro così difficile, perché con gentilezza e con delicatezza, non viene risparmiato nulla al lettore.
    Il punto di partenza di quest'opera sono due persone di nome Juliette, la prima è una bambina di 4 anni, l'altra una giovane donna di 33 anni. La Juliette di 4 anni muore investita dallo tsunami che nel 2004 ha spazzato le coste dello Sri Lanka, mentre la seconda, cognata dello stesso Carrère, muore a causa di un cancro lasciando un marito e tre figlie. Sono due morti diverse, due morti che non fanno rumore. Le due Juliette erano persone comuni che hanno semplicemente incrociato nella propria breve strada e per motivi diversissimi lo scrittore Carrère che, con questo libro, investito di questo ruolo dal nonno della bambina e da un collega di lavoro della giovane donna, diviene Testimone delle loro vite, delle loro morti e di ciò che le loro esistenze hanno dato alle persone che hanno lasciato e che le avevano amate.
    Arrivare fino alla fine di "Vite che non sono la mia" è stato un supplizio, ma un supplizio a cui ci si sottopone volentieri, con la sicurezza di uscirne in qualche modo arricchiti.

    ha scritto il 

  • 4

    La salute mentale è la capacità di amare e lavorare

    Carrere incontra sulla sua strada lo tsunami, la malattia, il lutto. Storie che lo sfiorano, storie che non sono la sua storia. Come si sopravvive alla morte di tua figlia, della tua migliore amica, d ...continua

    Carrere incontra sulla sua strada lo tsunami, la malattia, il lutto. Storie che lo sfiorano, storie che non sono la sua storia. Come si sopravvive alla morte di tua figlia, della tua migliore amica, di tua madre, di tua moglie? Persone ordinarie raccontate con cura, con rispetto, e persino con gioia.

    ha scritto il 

  • 5

    A qualcuno dà fastidio l'egocentrismo di Emmanuel Carrère. Un po' posso capirlo; però mi sembra che proprio da quando ha cominciato a intrecciare la sua vicenda personale con quelle di altri, magari v ...continua

    A qualcuno dà fastidio l'egocentrismo di Emmanuel Carrère. Un po' posso capirlo; però mi sembra che proprio da quando ha cominciato a intrecciare la sua vicenda personale con quelle di altri, magari vissuti venti secoli fa, cioè da quando non inventa storie ma le registra, Carrère abbia prodotto una serie di libri uno più bello dell'altro.

    Non so se questo sia il migliore; penso però che sia il più difficile, perché riesce in un'impresa difficilissima: esplorare, con partecipazione ma anche con fenomenale lucidità, senza enfasi ma senza minimizzare, sentimenti terribilmente complicati. Cosa succede quando muore la figlia di tre anni o, in giovane età, quella che dovrebbe essere la compagna della vita; come si affrontano (o, finché si può, non si affrontano) la disabilità, la perdita, il rimpianto. Come ci si sente senza le gambe, come si rinuncia a possibilità concesse a tutti gli altri, come ci si può staccare dalle eccessive ambizioni. In fondo, questo autore noto per la crudezza delle sue storie (da La settimana bianca a Limonov) qua riesce a parlarci in maniera onesta e credibile di una cosa incredibilmente difficile da raccontare: la bontà.

    ha scritto il 

  • 2

    Vi avvicinerà senza nessun filtro alle vite di chi ha affrontato a lungo patologie terribili, descrivendo con acuta umanità come intendere la trama dei rapporti personali durante la sofferenza, insegn ...continua

    Vi avvicinerà senza nessun filtro alle vite di chi ha affrontato a lungo patologie terribili, descrivendo con acuta umanità come intendere la trama dei rapporti personali durante la sofferenza, insegnando come tutto il male vissuto faccia divenire più consapevoli di sé, toccando le vette della vostra sensibilità più profonda.

    ha scritto il 

  • 0

    Vite che non sono la mia

    Riflessione sulla vita, la morte, la malattia, il senso dell'esistere. Mi piace molto lo stile di scrittura: piano, semplice. E' come se Carrere ti stesse parlando di persona. Le ultime pagine, in par ...continua

    Riflessione sulla vita, la morte, la malattia, il senso dell'esistere. Mi piace molto lo stile di scrittura: piano, semplice. E' come se Carrere ti stesse parlando di persona. Le ultime pagine, in particolare, le ho trovate molto toccanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Che dire? Carrere potrebbe anche scrivere l'elenco telefonico,ed è così bravo a scrivere che te lo farebbe pure piacere!
    Vite che non sono la mia è un libro in cui ognuno di noi ritrova un po' di se ...continua

    Che dire? Carrere potrebbe anche scrivere l'elenco telefonico,ed è così bravo a scrivere che te lo farebbe pure piacere!
    Vite che non sono la mia è un libro in cui ognuno di noi ritrova un po' di se stesso.
    I personaggi sono talmente ben delineati da farteli quasi vedere.
    un libro che ti coinvolge e ti fa anche soffrire!

    ha scritto il 

  • 4

    Libro toccante e coinvolgente. Non è un romanzo ma si legge come se lo fosse. La storia della malattia della cognata, vera, è narrata senza veli, in modo completamente onesto e per questo a tratti str ...continua

    Libro toccante e coinvolgente. Non è un romanzo ma si legge come se lo fosse. La storia della malattia della cognata, vera, è narrata senza veli, in modo completamente onesto e per questo a tratti straziante. Così come la parte iniziale sullo tsunami nello Sri Lanka. Carrère è uno scrittore anomalo, passato dal romanzo a questi libri realtà (più che verità) molto, molto umani. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Ulteriore conferma

    Vite che non sono la mia ma che sono più vite della mia.
    Perdere treni, gomme bucate, un po' di demotivazione in generale, un senso di sconforto per certe persone che mi gravitano intorno (ma per fort ...continua

    Vite che non sono la mia ma che sono più vite della mia.
    Perdere treni, gomme bucate, un po' di demotivazione in generale, un senso di sconforto per certe persone che mi gravitano intorno (ma per fortuna che se ne stanno a debita distanza): e mi lamento?
    Carrère anche in questo caso infarcisce un libro di dettagli presi dalla sua sfera privata. Detta così sembra che i suoi libri siano sempre fuori tema rispetto al titolo che propongono.A parte che non è mai così: quelli che possono essere futili particolari, in realtà servono molto da vicino all'economia del libro. Inoltre, in questo volume, l'autore dà una faccia, anzi più facce, al pianeta morte e lo fa colpendo violentemente, non tralasciando dettagli. Ma non è uno sciacallo: semmai è un po' giornalista, e un po' scrittore che descrive in modo approfondito quanto possa essere devastante la morte su una persona ma ancora di più il lutto che ne consegue. Devo dire che il pensiero di perdere qualcuno dei miei cari (per fortuna in buona salute, anche se in età) mi fa molto tremare e quando succederà non mi sentirò di sicuro pronto alla cosa. Ma è il corso della vita e, che lo voglia o no, lo devo accettare.
    Mi domando se un romanzo come questo sia servito a Carrère per impermeabilizzarsi un po' di fronte al discorso Morte...
    Un consiglio a chi lo legge (magari dopo essere passato da SETTIMANA BIANCA)? Ubriacarsi.
    Tout est en ça...

    ha scritto il 

  • 3

    Carrère scrive sempre in un modo che ti tiene incollato alla pagina, qualsiasi cosa scriva. Anche in questo libro, nonostante le storie tristi che racconta, hai sempre voglia di andare avanti, come la ...continua

    Carrère scrive sempre in un modo che ti tiene incollato alla pagina, qualsiasi cosa scriva. Anche in questo libro, nonostante le storie tristi che racconta, hai sempre voglia di andare avanti, come la vita davanti alle tragedie. Non amo molto la perenne e ingombrante presenza dello scrittore all'interno dei suoi testi, ma va da sé, che è proprio questo narcisismo e questa ricerca di spiegarsi a se stesso che lo spinge a scrivere.

    ha scritto il 

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