Vite che non sono la mia

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.0
(650)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 8806203576 | Isbn-13: 9788806203573 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maurizia Balmelli

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Nell'esperienza di ogni lettore c'è sempre l'incontro - spesso casuale, a volte unico - con un libro dall'apparenza innocua, inoffensiva, ma che poi si rivelerà essere una di quelle letture che cambiano la vita, o, quantomeno, ne sconvolgono le più sedimentate convinzioni. Ecco: Vite che non sono la mia è uno di quei libri.
La storia è, come spesso lo sono le storie vere, semplice e terribile. Durante le feste di Natale del 2004, Emmanuel Carrère è in vacanza con la famiglia in Sri Lanka. Sono i giorni in cui lo tsunami devasta le coste del Pacifico: tra le migliaia di morti c'è anche Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di francesi a cui Carrère - accidentale testimone dello strazio di una famiglia - si lega. Qualche mese dopo, al ritorno in Francia, un altro lutto: la sorella della compagna dello scrittore - che casualmente si chiama anche lei Juliette - ha avuto una ricaduta del cancro che già da ragazza l'aveva colpita rendendola zoppa. Ha trentatre anni, un marito che adora, tre figlie, un lavoro come giudice schierato dalla parte dei più deboli, e sta morendo.
Dall'incontro con Étienne, amico e collega di Juliette, anche lui passato attraverso l'esperienza della malattia, Carrère capisce che non può nascondersi per sempre: deve in qualche modo farsi carico di queste esistenze in un corpo a corpo con quell'informe che è la vita. Raccontare ciò che ci fa più paura. Ritrovare nelle vite degli altri, in ciò che ci lega, la propria. È quello che fa un testimone.
Nascono così questo libro e i ritratti dei personaggi che lo abitano: tra i più luminosi e commoventi della letteratura contemporanea.
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  • 4

    Impresa coraggiosa quella di raccontare il dolore che ci circonda, nella quale solo grandi scrittori come Carrere possono cimentarsi. Le due storie tragiche, relative a persone vicine all'autore, son ...continua

    Impresa coraggiosa quella di raccontare il dolore che ci circonda, nella quale solo grandi scrittori come Carrere possono cimentarsi. Le due storie tragiche, relative a persone vicine all'autore, sono narrate con grande lucidità e naturalezza, con attenzione ai particolari più intimi e personali, nel disperato tentativo di capire e accettare quanto accaduto.

    ha scritto il 

  • 5

    Davvero coinvolgente nonostante abbia trovato l'autore pusillanime e odioso. Ci deve essere altro, non vi pare? penso che ogni lettore ci troverà qualcosa come avviene per i libri necessari.

    ha scritto il 

  • 3

    Non sono convinto che mi sia piaciuto questo libro,che poi piaciuto che vorrà dire, in pagine che grondano dolore dalla prima (quando racconta lo tsunami del 2004 in Sri Lanka vissuto in prima persona ...continua

    Non sono convinto che mi sia piaciuto questo libro,che poi piaciuto che vorrà dire, in pagine che grondano dolore dalla prima (quando racconta lo tsunami del 2004 in Sri Lanka vissuto in prima persona con la sua famiglia) all'ultima, con la storia della morte - di lì a poco - della cognata,giovanissima, per tumore. Ma non è tanto l'insistenza dell'argomento a lasciarmi perplesso, nemmeno questo continuo filtrare queste vicende con l'ottica egoriferita di Carrère; forse la cosa che mi lascia più di un dubbio sul valore dell'opera è che non approda a nulla che non fosse già noto e anticipato dal titolo,ovverosia che il dolore degli altri non è mai il nostro, con tutti gli sforzi di vicinanza che possiamo fare. Peraltro a lettura finita mi è rimasto il sospetto che nonostante gli sforzi dell'autore di convincerci del contrario, l'atto del raccontare non sia il suo peculiare modo di essere sinceramente vicino ma un'ulteriore forma di egocentrismo.

    ha scritto il 

  • 5

    difficile da seguire nel suo svolgersi ma alcune pagine sono DAVVERO preziose per come sanno descrivere la realtà degli affetti familiari.
    suppongo che anche nel descrivere lo stato d'animo del malato ...continua

    difficile da seguire nel suo svolgersi ma alcune pagine sono DAVVERO preziose per come sanno descrivere la realtà degli affetti familiari.
    suppongo che anche nel descrivere lo stato d'animo del malato di cancro sia stato in grado di essere onesto.
    da ultimo segnalo che ci sono pagine che spiegano benissimo anche il diritto e l sue dinamiche.

    ha scritto il 

  • 4

    Carrere va a dare con questo libro una sorta di conclusione a quella specie di trilogia composta da L'Avversario, La mia vita come un romanzo russo e infine questo. Se nei primi due al centro vi é l'i ...continua

    Carrere va a dare con questo libro una sorta di conclusione a quella specie di trilogia composta da L'Avversario, La mia vita come un romanzo russo e infine questo. Se nei primi due al centro vi é l'infelicità, la lotta e la disperazione (con i primi passi di speranza ne La mia vita), qua si compie la vera e propria rinascita. Qua, Carrere, parla dell'incredibile resistenza della vita. La vita che va avanti nonostante la morte. La felicità e l'amore che nemmeno lo tsunami, il cancro, la morte e la disperazione più profonda riescono a precludere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Una carrellata da una vita all’altra, osservando brevi istanti dell’esistenza di coloro che hanno incontrato la fine e riflettendo sulla caducità delle vite di tutti, uomini, donne, bambini, al di là ...continua

    Una carrellata da una vita all’altra, osservando brevi istanti dell’esistenza di coloro che hanno incontrato la fine e riflettendo sulla caducità delle vite di tutti, uomini, donne, bambini, al di là della limitatezza propria della vita stessa. Un evento disastroso, di per sé, non causerebbe danno a nessuno, se non fosse che sulla terra gli uomini hanno ‘addomesticato’ la natura a proprio piacimento, senza tener conto di una sua caratteristica di fondo: nessun essere vivente sa e può contrastare la forza degli eventi.
    Un’onda anomala o il manifestarsi di una malattia inguaribile sono rivelazioni incontrollabili che destabilizzano l’equilibrio universale e personale a tal punto che la sola idea di riuscire ad opporsi genera sconforto, perché l’evento si presenta con un accanimento tale da bloccare ogni iniziativa, sembra inutile il presente in quanto porta alla memoria storie che nel futuro non potranno avere un loro sbocco. Sono la speranza e/o il rammarico ad indicare la via da seguire, anche se si ha la certezza che nulla sarà più come prima e a nulla vale la ‘vicinanza’ se non c’é ‘condivisione’, chi non è stato colpito direttamente, comprenderà solo in parte l’enormità di ciò che è accaduto o che va accadendo: “Soltanto il giorno prima erano come noi, noi come loro, ma a loro è accaduto qualcosa che a noi non è accaduto e adesso apparteniamo a due umanità distinte.”.
    Quando sono nuclei familiari ad essere colpiti, si generano catene di dolore che, a volte, invece di unire, inducono i singoli a chiudersi in se stessi, come se la felicità altrui dipendesse da chi è colpito dal ‘male’, rivelandosi, in tal caso, un’arma a doppio taglio in grado di ferire ed essere feriti senza che la volontà possa agire a fin di bene. E, poi, c’è la morte che ha una sua doppia faccia, perché una è quella che viene vista da chi soffre e altra è quella che riescono o vogliono vedere coloro che la osservano dall’esterno; una cosa è certa, però, con essa vengono meno tutti i progetti, in quanto vale solo il fatidico “Carpe diem”, che, se da una parte prospetta una scelta di vita senza impegni, dall’altra è sinonimo di una precarietà, maggiormente sentita da chi deve, per obbligo, prendere decisioni improcrastinabili, perché, a dirla come Laurent Schwartz: “la cellula cancerosa è l’unica cosa vivente a essere immortale.”. Le pagine di un libro a sua memoria ma anche da monito.

    “Non cercare qualcosa di intelligente da dire, lasciare che le parole affiorino spontanee: non è detto che saranno quelle giuste, ma solo così quelle giuste hanno una possibilità di affiorare”

    ha scritto il 

  • 5

    Se dovessi scegliere fra una serata con Vanessa Incontrada o Carrere sceglierei Carrere, e non solo...lo inseguirei anche nel letto, anche in bagno mentre si lava i denti e lo tempesterei di domande e ...continua

    Se dovessi scegliere fra una serata con Vanessa Incontrada o Carrere sceglierei Carrere, e non solo...lo inseguirei anche nel letto, anche in bagno mentre si lava i denti e lo tempesterei di domande e poi starei ad ascoltare rapito qualunque cosa gli venisse in mente di dire. Costui mi ha stregato. Stò cercando qualsiasi cosa abbia scritto quest'uomo...

    ha scritto il 

  • 5

    "Vite che non sono la mia" si tratta libro emotivamente complicato da leggere, perché affronta un argomento che nella vita reale tendiamo a far finta che non esista: la morte.
    Lo fa senza affidarsi a ...continua

    "Vite che non sono la mia" si tratta libro emotivamente complicato da leggere, perché affronta un argomento che nella vita reale tendiamo a far finta che non esista: la morte.
    Lo fa senza affidarsi a quegli artifici letterari che spesso, nelle storie che trattano lo stesso argomento, la rendono più sopportabile: il patetismo sentimentale o la brutalità. Emmanuel Carrère racconta tutto con gentilezza e delicatezza, ma forse sono proprio queste a rendere la lettura di questo libro così difficile, perché con gentilezza e con delicatezza, non viene risparmiato nulla al lettore.
    Il punto di partenza di quest'opera sono due persone di nome Juliette, la prima è una bambina di 4 anni, l'altra una giovane donna di 33 anni. La Juliette di 4 anni muore investita dallo tsunami che nel 2004 ha spazzato le coste dello Sri Lanka, mentre la seconda, cognata dello stesso Carrère, muore a causa di un cancro lasciando un marito e tre figlie. Sono due morti diverse, due morti che non fanno rumore. Le due Juliette erano persone comuni che hanno semplicemente incrociato nella propria breve strada e per motivi diversissimi lo scrittore Carrère che, con questo libro, investito di questo ruolo dal nonno della bambina e da un collega di lavoro della giovane donna, diviene Testimone delle loro vite, delle loro morti e di ciò che le loro esistenze hanno dato alle persone che hanno lasciato e che le avevano amate.
    Arrivare fino alla fine di "Vite che non sono la mia" è stato un supplizio, ma un supplizio a cui ci si sottopone volentieri, con la sicurezza di uscirne in qualche modo arricchiti.

    ha scritto il 

  • 4

    La salute mentale è la capacità di amare e lavorare

    Carrere incontra sulla sua strada lo tsunami, la malattia, il lutto. Storie che lo sfiorano, storie che non sono la sua storia. Come si sopravvive alla morte di tua figlia, della tua migliore amica, d ...continua

    Carrere incontra sulla sua strada lo tsunami, la malattia, il lutto. Storie che lo sfiorano, storie che non sono la sua storia. Come si sopravvive alla morte di tua figlia, della tua migliore amica, di tua madre, di tua moglie? Persone ordinarie raccontate con cura, con rispetto, e persino con gioia.

    ha scritto il 

  • 5

    A qualcuno dà fastidio l'egocentrismo di Emmanuel Carrère. Un po' posso capirlo; però mi sembra che proprio da quando ha cominciato a intrecciare la sua vicenda personale con quelle di altri, magari v ...continua

    A qualcuno dà fastidio l'egocentrismo di Emmanuel Carrère. Un po' posso capirlo; però mi sembra che proprio da quando ha cominciato a intrecciare la sua vicenda personale con quelle di altri, magari vissuti venti secoli fa, cioè da quando non inventa storie ma le registra, Carrère abbia prodotto una serie di libri uno più bello dell'altro.

    Non so se questo sia il migliore; penso però che sia il più difficile, perché riesce in un'impresa difficilissima: esplorare, con partecipazione ma anche con fenomenale lucidità, senza enfasi ma senza minimizzare, sentimenti terribilmente complicati. Cosa succede quando muore la figlia di tre anni o, in giovane età, quella che dovrebbe essere la compagna della vita; come si affrontano (o, finché si può, non si affrontano) la disabilità, la perdita, il rimpianto. Come ci si sente senza le gambe, come si rinuncia a possibilità concesse a tutti gli altri, come ci si può staccare dalle eccessive ambizioni. In fondo, questo autore noto per la crudezza delle sue storie (da La settimana bianca a Limonov) qua riesce a parlarci in maniera onesta e credibile di una cosa incredibilmente difficile da raccontare: la bontà.

    ha scritto il 

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