Volevo essere una gatta morta

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Extra)

3.0
(266)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806198297 | Isbn-13: 9788806198299 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Umorismo , Rosa

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Descrizione del libro
C'è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata... Che sarebbe sempre rimasta in piedi al gioco della sedia, o con la scopa in mano al gioco della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta. La gatta morta è una micidiale categoria femminile. Non fa battute divertenti, sta in disparte, non esprime opinioni. Ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il suo ragazzo con gli amici, non si concede mai al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio. Chiara l'ha studiata per una vita. E ha capito che contro di lei non ci sono armi. Una catena di disavventure buffe e grottesche segnano il ritmo del libro: un attacco di colite notturna sul bus diretto in Chiapas che nasconde zapatisti, una corsa sulle montagne russe con le chiusure di sicurezza difettose, o il ragazzo dei sogni puntualmente rubato da un'amica gatta morta...
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  • 4

    Come si evince dal titolo, “Volevo essere una gatta morta” è un libro comico, quasi demenziale. La protagonista, omonima dell’autrice, ci racconta in modo schietto le proprie disavventure amorose, tra ...continua

    Come si evince dal titolo, “Volevo essere una gatta morta” è un libro comico, quasi demenziale. La protagonista, omonima dell’autrice, ci racconta in modo schietto le proprie disavventure amorose, tra ragazzi e uomini che la vedono solo come un’amica e gaffe su gaffe. Se a trent’anni non ha ancora trovato il principe azzurro, immagina Chiara, la colpa è probabilmente di un atteggiamento troppo affabile, ironico e indipendente. A cosa serve essere intelligenti? Tanto meglio fare la gatta morta, colei che ammalia con la propria insicurezza, le proprie debolezze, la propria dolcezza e la propria gelosia. Peccato che Chiara, nonostante i numerosi incontri, proprio non ci riesce a imitarle: gatte morte, dice, si nasce. Con una simpatia e una goffaggine simile a quella di Bridjet Jones (a cui però non vuole assolutamente essere accostata perché Bridget ha ben due uomini a farla la corte e, finite le riprese, anche qualche chilo in meno), Chiara affronta la vita, le fatiche, gli insuccessi e le delusioni. Al suo fianco gli amici che l’accompagnano fin dal liceo e che non sono meno comici della protagonista.

    Chiara è una donna semplice inserita in situazioni al limite dell’assurdo. Ha una spiccata tendenza a lamentarsi con chiunque del fatto che non abbia una dolce metà, per poi stupirsi se come risultato incappa solo in storie che durano due giorni al massimo. A lungo andare risulta sfiancante, ma non per questo il libro perde d’interesse. È chiaro come l’intento sia quello di far ridere e perciò l’autrice calca molto sull’aspetto tragicomico, non mancando però di lanciare velate accuse ai fenomeni del favoritismo e del mobbing.

    La storia inizia con la protagonista che sta per subire un intervento e ripercorre, sotto l’effetto dell’anestesia, tutta la propria vita, per poi concludersi con il suo risveglio. Nel finale Chiara sembra aver preso coscienza di sé e a mio parere si tratta di un cambiamento trattato in modo troppo veloce.

    Il punto di forza del libro è sicuramente lo stile scorrevole, semplice, efficace e capace di cogliere l’essenza con poche parole.

    In conclusione, “Volevo essere una gatta morta” è un bel libro, divertente, il genere di lettura che definiremmo “da ombrellone”. Non farà la storia della letteratura, ma è l’ideale per chi cerca una lettura veloce e poco impegnativa.

    ha scritto il 

  • 3

    E' stato divertente leggere questo libro che visualizzo come un collage perché composto da tanti sketch cuciti insieme come una coperta patchwork. Il divertimento è stato amplificato dal fatto che, es ...continua

    E' stato divertente leggere questo libro che visualizzo come un collage perché composto da tanti sketch cuciti insieme come una coperta patchwork. Il divertimento è stato amplificato dal fatto che, essendo una coetanea dell'autrice, ho ritrovato tanti particolari della mia infanzia e adolescenza. Niente a che vedere comunque con l'altro suo libro (La vita non è un film) che mi è piaciuto molto di più.

    ha scritto il 

  • 3

    Abbastanza divertente, una lettura piacevole. Azzeccato l'identikit della gatta morta, anche se in tale categoria farei rientrare una platea più vasta delle sole cacciatrici di marito...

    ha scritto il 

  • 3

    Una scrittrice brillante e spiritosa. Ma...

    La trama autobiografica è abusata. E poi batte troppo sul tasto delle proprie situazioni ridicole. Anche il nostro prossimo fa cavolate in serie. Ad esempio il personaggio più simpatico ( dopo la prot ...continua

    La trama autobiografica è abusata. E poi batte troppo sul tasto delle proprie situazioni ridicole. Anche il nostro prossimo fa cavolate in serie. Ad esempio il personaggio più simpatico ( dopo la protagonista ) è la catastrofista Matela.
    Per me il personaggio più azzeccato della letteratura umoristica femminile è Stefanie Plummer, che combina un quantità di pasticci, ma alla fine la spunta sempre lei.

    ha scritto il 

  • 1

    Sono a metà, ma posso già dare il mio giudizio: PIETOSO. La protagonista è una di quelle che mi fanno vergognare di essere donna, insicura, senza dignità, senza amor proprio, innamorata per secoli del ...continua

    Sono a metà, ma posso già dare il mio giudizio: PIETOSO. La protagonista è una di quelle che mi fanno vergognare di essere donna, insicura, senza dignità, senza amor proprio, innamorata per secoli del nulla cosmico fatto uomo, non muove un passo senza chiedere consiglio. Le situazioni e le spesso anche le persone sono surreali, al limite del grottesco, esagerate. Non ci si immedesima, non si empatizza, non si tifa. Niente. Peccato, l'idea di partenza non era male.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel libro, che si legge velocemente e con pochi pensieri, e che mi ha fatto fare delle sane risate. Alcuni personaggi sono così improbabili (o improbabilmente reali) da sembrare finti: uno su tutti ...continua

    Un bel libro, che si legge velocemente e con pochi pensieri, e che mi ha fatto fare delle sane risate. Alcuni personaggi sono così improbabili (o improbabilmente reali) da sembrare finti: uno su tutti Francesco, che mi ricorda troppo il buon vecchio Zoolander.
    L'autrice scrive bene, in modo scorrevole e leggero, e non manca di suggerire riflessioni interessanti su un tema che da sempre fa parlare, cioè il rapporto tra gli uomini e le donne.
    Il finale, forse, è la cosa meno riuscita del libro: sembra avventato e scritto di corsa.
    Un libro che chiama la lettura del suo seguito, cosa che in effetti ho già prontamente iniziato a fare.
    Infine... Chiara Moscardelli NON è Bridget Jones: è molto più simpatica e reale.

    ha scritto il 

  • 3

    bellino ... mi piace

    opera prima se ho capito bene
    mi piace molto
    ironica, sagace, simpatica
    l'autrice scrive molto bene e mi piace
    la forma del diario non è proprio la mia preferita
    ma penso che la leggerò ancoa
    per me p ...continua

    opera prima se ho capito bene
    mi piace molto
    ironica, sagace, simpatica
    l'autrice scrive molto bene e mi piace
    la forma del diario non è proprio la mia preferita
    ma penso che la leggerò ancoa
    per me può migliorare

    ha scritto il 

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