Waiting for Godot

(Stratford Festival)

By

Publisher: Canadian Broadcasting Corporation (CBC Audio)

4.2
(3885)

Language: English | Number of Pages: | Format: Audio CD | In other languages: (other languages) French , Spanish , German , Italian , Portuguese , Polish , Czech , Catalan , Basque

Isbn-10: 0660191687 | Isbn-13: 9780660191683 | Publish date:  | Edition Abridged

Also available as: Paperback , Hardcover , School & Library Binding , Library Binding , Audio Cassette , Others , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Book Description
"Nothing happens, nobody comes, nobody goes, it's awful?" Estragon's complaint, uttered in the first act of "Waiting for Godot", is the playwright's sly joke at the expense of his own play - or rather at the expense of those in the audience who expect theatre always to consist of events progressing in an apparently purposeful and logical manner towards a decisive climax. In those terms, "Waiting for Godot" - which has been famously described as a play in which "nothing happens, twice"- scarcely seems recognizable as theatre at all. As the great English critic wrote "Waiting for Godot jettisons everything by which we recognize theatre. It arrives at the custom-house, as it were, with no luggage, no passport, and nothing to declare; yet it gets through, as might a pilgrim from Mars."

Produced at the state of the art recording studios of the Canadian Broadcasting Corporation with sound effects and music.

Performed by James Blendick, Joe Dinicol, Tim MacDonald, Tom McCamus, and Stephen Ouimette

Music composed and performed by Don Horsburgh

Approximate Duration 2 Hours

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  • 2

    mi sono sempre considerata un'amante del teatro. amo i classici greci, adoro shakespeare, vedo con piacere le repliche delle opere di edoardo de filippo, ma ammetto che quest'opera proprio non la capi ...continue

    mi sono sempre considerata un'amante del teatro. amo i classici greci, adoro shakespeare, vedo con piacere le repliche delle opere di edoardo de filippo, ma ammetto che quest'opera proprio non la capisco. perciò non mi dilungherò molto nella recensione. ho sempre ammesso la mia ignoranza e non vorrei che qualcuno si offendesse se dovessi essere troppo severa. quindi leggete le due stelle non come un voto all'opera, ma come un voto alla mia incapacità di capire quest'opera. sicuramente un senso lo ha, ma io non riesco a vederlo.

    said on 

  • 4

    senza prospettiva

    Se assolutizzo il presente, se lo rendo eternamente immanente, se elimino la prospettiva, ecco che la direzione non ha più senso e con lei la logica. Niente ha più “senso”.
    L’unica realtà è il Tempo ...continue

    Se assolutizzo il presente, se lo rendo eternamente immanente, se elimino la prospettiva, ecco che la direzione non ha più senso e con lei la logica. Niente ha più “senso”.
    L’unica realtà è il Tempo ( fermo ) da cui ci si illude di uscire prendendo una forma, indossando scarpe e cappello, e a cui si vorrebbe inconsapevolmente tornare lasciando sotto l’albero ogni cosa - che qualcuno poi prenderà perché la rappresentazione continui.
    La vita si riduce a rappresentazione, i personaggi sono infatti sostanzialmente degli intrattenitori , dei clowns..

    said on 

  • 0

    Ho sentito dire, non mi ricordo dove nè da chi, che in un libro il 50% dello sforzo lo fa chi lo scrive e il 50 chi lo legge.
    Qui, Samuel, la parte grossa l'ha lasciata fare a noi. Che non è necessari ...continue

    Ho sentito dire, non mi ricordo dove nè da chi, che in un libro il 50% dello sforzo lo fa chi lo scrive e il 50 chi lo legge.
    Qui, Samuel, la parte grossa l'ha lasciata fare a noi. Che non è necessariamente un male.

    said on 

  • 3

    Immenso, inarrivabile, imprescindibile!

    Uno dei libri che ha fatto di più per il cinema, la televisione, la radio, i giri in bicicletta, le partite a calcetto, le passeggiate nei boschi e l'eccetera.
    Forse perfino Pac-Man gli deve qualcosa. ...continue

    Uno dei libri che ha fatto di più per il cinema, la televisione, la radio, i giri in bicicletta, le partite a calcetto, le passeggiate nei boschi e l'eccetera.
    Forse perfino Pac-Man gli deve qualcosa.

    Indimenticabile, ricordo ancora quando ce lo inflissero:

    - È importante.
    - ah, dice?
    - Molto importante.
    - davvero?
    - Lo dicono tutti.
    - tutti chi?
    - Quelli che capiscono.
    - che capiscono cosa?
    - Tutto. Capiscono tutto.
    - tutto?
    - Tutto.
    - e se capiscono tutto perché sono in media più nella merda che gli altri?
    - Perché sono sensibili.
    - davvero?
    - Eh, già.
    - allora la sensibilità è dannosa?
    - No.
    - e cos'è?
    - È umana.
    - quindi se stai male sei umano.
    - Sì.
    - anche se t'annoi a morte sei umano?
    - Non si sa. Ma esiste un'intera corrente di pensiero che eleva la sfiga, specie se insistente, continua, appiccicosa e irrimediabile a massima qualità umana. Il successo invece è quasi certamente diabolico, come il benessere.
    - ma non ricorda un po' la famosa valle di lacrime?
    - Un po'.
    - e chi l'ha immaginata questa teoria?
    - Non si sa, è antichissima.
    - ma si suppone?
    - Si può supporre.
    - ma senza esserne sicuri?
    - Sicuri non si è mai.
    - ma è comico?
    - No, non può.
    - perché no?
    - Fosse comico sarebbe divertente.
    - e il divertimento è come il benessere?
    - Proprio.
    - e se uno lo trova comico?
    - Non ha capito nulla.
    - e chi lo dice?
    - Quelli di prima.

    (adlib.)

    Se ve lo chiedono dite: immenso, inarrivabile, imprescindibile! Indimenticabile! Usate l'enfasi che ritenete opportuna secondo l'interlocutore.
    Poi tornate agli affari vostri.

    said on 

  • 4

    Si può dire talmente "tutto" (e il contrario di tutto!) su questa brevissima e rivoluzionaria opera teatrale, che credo la cosa migliore sia non dire nulla, e lasciare parlare il suo autore. O piuttos ...continue

    Si può dire talmente "tutto" (e il contrario di tutto!) su questa brevissima e rivoluzionaria opera teatrale, che credo la cosa migliore sia non dire nulla, e lasciare parlare il suo autore. O piuttosto i suoi personaggi. O piuttosto noi stessi, mentre la stiamo leggendo o assistendo alla sua messa in scena.
    Già, perchè, arrivati alla fine, non si capisce più chi si debba ascoltare, da che parte venga il messaggio, se esista poi un messaggio, se l'assurdità di Aspettando Godot sia così "totale" – direi che siamo di fronte all'opera dell'assurdo per antonomasia – da annullare qualsiasi frutto di un ragionamento che sia stato faticosamente conquistato...
    Per non parlare, poi, della pretesa di capire in cosa consista quell'attesa continuamente rimandata, della natura (simbolica?) di Godot, del suo significato...
    No, decisamente – per quanto sia contorta di mio – ci rinuncio a priori e affermo solo che, come qualsiasi opera che, oltre ad essere meritatamente celebre, è anche talmente breve da poter essere letta (assimilata no... sennò che gusto ci sarebbe?) in uno, massimo due giorni, l'unica cosa da fare è affrontarla di persona. E magari scervellarsi a sua volta per venirne a capo.

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  • 5

    Un meraviglioso mosaico interpretativo: l'assurdo dell'essere umano affrontato, qui, nel tema dell'attesa. Chi è Godot? Dio? Io? Nessuno? O l'attesa stessa? Leggete, io intanto me ne vado (Non si muov ...continue

    Un meraviglioso mosaico interpretativo: l'assurdo dell'essere umano affrontato, qui, nel tema dell'attesa. Chi è Godot? Dio? Io? Nessuno? O l'attesa stessa? Leggete, io intanto me ne vado (Non si muove).

    said on 

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