We Have Always Lived in the Castle

By

Publisher: Penguin (Modern Classics)

3.8
(1029)

Language: English | Number of Pages: 158 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , French

Isbn-10: 0141191457 | Isbn-13: 9780141191454 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Library Binding , Others , School & Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , Horror , Mystery & Thrillers

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Book Description
Living in the Blackwood family home with only her sister Constance and her Uncle Julian for company, Merricat just wants to preserve their delicate way of life. But ever since Constance was acquitted of murdering the rest of the family, the world isn't leaving the Blackwoods alone. And when Cousin Charles arrives, armed with overtures of friendship and a desperate need to get into the safe, Merricat must do everything in her power to protect the remaining family.

In her final novel, Shirley Jackson displays a mastery of suspense, family relationships and black comedy.
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  • 3

    l'ho preferito di gran lunga a L'incubo di Hill house, più celebre (e sulla carta più risolto) romanzo dell'autrice. Il ritornello della felicità - e la terrificante, sopraggiunta felicità finale - st ...continue

    l'ho preferito di gran lunga a L'incubo di Hill house, più celebre (e sulla carta più risolto) romanzo dell'autrice. Il ritornello della felicità - e la terrificante, sopraggiunta felicità finale - stride in maniera deliziosa con il contesto della vicenda. un neo: il personaggio del cugino, tanto falso e odioso da risultare poco credibile. La Jackson è molto brava con i personaggi femminili, ma i maschili sembrano interessarla meno e scadono spesso nella macchietta (benché con lo zio le cose vadano decisamente meglio).
    Mi è mancato non avere alcuna idea sul perché degli omicidi, ma allo stesso tempo credo che quel sospeso sia condizione necessaria dell'atmosfera sulfurea del romanzo.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Romanzo vagamente gotico, mi ha ricordato molto la famiglia Addams - il telefilm. Come siano andate le cose lo si intuisce fin da subito, ma l'evoluzione nella seconda parte ("dopo l'ultimo giorno") a ...continue

    Romanzo vagamente gotico, mi ha ricordato molto la famiglia Addams - il telefilm. Come siano andate le cose lo si intuisce fin da subito, ma l'evoluzione nella seconda parte ("dopo l'ultimo giorno") assumono una piega imprevista. Senza essere un racconto pauroso, si assiste, lentamente e inesorabilmente, alla nascita del mito: questo forse è il valore aggiunto della storia, e sarebbe curioso rivedere alcune delle cose che ci spaventavano da bambini, viste sotto la stessa luce.

    A mio avviso qui dentro non si trovano tracce del Male, se non nella scempiaggine della folla del paese - anzi, pensavo nel durante che mi sarei trovato una storia all'incontrario, tipo The Others, ma mi sbagliavo.

    Non ci sono altri: c'è solo, come sempre, l'ottusità del gruppo umano.

    said on 

  • 3

    Non mi ha particolarmente entusiasmato. Carina l'ambientazione, gotica sì, ma senza nulla di eclatante. Un romanzo in cui tutto sembra essere al suo posto, ma dove in realtà nulla lo è veramente. Manc ...continue

    Non mi ha particolarmente entusiasmato. Carina l'ambientazione, gotica sì, ma senza nulla di eclatante. Un romanzo in cui tutto sembra essere al suo posto, ma dove in realtà nulla lo è veramente. Manca forse qualche chiarimento sugli eventi intercorsi e sulle motivazioni degli stessi.

    said on 

  • 4

    una bella scoperta questa scrittrice, che conoscevo solo di nome.
    Un romanzo difficilmente inquadrabile , potrei definirlo Gotico, forse, o nero, e non so se dico l'aggettivo giusto.
    una villa dirocca ...continue

    una bella scoperta questa scrittrice, che conoscevo solo di nome.
    Un romanzo difficilmente inquadrabile , potrei definirlo Gotico, forse, o nero, e non so se dico l'aggettivo giusto.
    una villa diroccata e senza tempo, una famiglia avvelenata mentre cenava, due sorelle rimaste ed uno zio che vivono reclusi....un intero paese che le odia..un romanzo che si divora, di quelli che danno,il brivido lungo la schiena, e l'estremo piacere della lettura.

    said on 

  • 3

    ... ni!

    Non mi ha presa particolarmente, forse perché fra recensioni varie e trama mi aspettavo qualcosa di più cupo.
    Non è male come romanzo, ma non mi ha appassionata, non mi ha comunicato molto. ...continue

    Non mi ha presa particolarmente, forse perché fra recensioni varie e trama mi aspettavo qualcosa di più cupo.
    Non è male come romanzo, ma non mi ha appassionata, non mi ha comunicato molto.

    said on 

  • 2

    Fastidioso

    Probabilmente avevo troppe aspettative ma ho trovato profondamente fastidioso questo libro. La pazzia delle sorelle non viene mai spiegata, sembrano personaggi studiati a tavolino giusto per incuriosi ...continue

    Probabilmente avevo troppe aspettative ma ho trovato profondamente fastidioso questo libro. La pazzia delle sorelle non viene mai spiegata, sembrano personaggi studiati a tavolino giusto per incuriosire il lettore, che invogliato a capire le ragioni dei loro comportamenti, continua a leggere fino all'inconcludente finale. Tanto rumor per nulla.

    said on 

  • 3

    la sottigliezza del male

    ehssì, perché nei suoi romanzi è davvero difficile inquadrare e riconoscere il male: uno si aspetta apparizioni, fantasmi, diavoli e assassini ad ogni voltare di pagina, ma non accade mai nulla di ecl ...continue

    ehssì, perché nei suoi romanzi è davvero difficile inquadrare e riconoscere il male: uno si aspetta apparizioni, fantasmi, diavoli e assassini ad ogni voltare di pagina, ma non accade mai nulla di eclatante. Tranne che però l'atmosfera è sempre malsana, le persone hanno atteggiamenti strani, i discorsi stridono. Insomma è tutto storto, persino una bella giornata di sole o un the preso in salotto.
    Bè non accade mai nulla ma tutto ci dà fastidio, niente è come dovrebbe essere.
    Riuscitissimo.

    Dalla quarta di copertina: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

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  • 5

    "Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l'anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare."

    "Da allora non abbiamo più avuto u ...continue

    "Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l'anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare."

    "Da allora non abbiamo più avuto un'estate come quella, o forse sono solo io che invecchio."

    said on 

  • 3

    Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni. Fossi matta, sorellina, se ci vengo m’avveleni

    È con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa familiare dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorell ...continue

    È con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa familiare dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo, nella persona del cugino Charles, si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante.
    Definirei questo libro più un racconto lungo, poiché si snoda quasi interamente nella proprietà dei Blackwood, in cui il noto e il quotidiano sono punti fermi, costanti rassicuranti nella vita delle due protagoniste, venerati e rispettati al punto da diventare oggetti e riti magici, soprattutto per Marricat, la più piccola delle due sorelle.
    Non aspettatevi grandi colpi di scena, fondamentalmente la storia è prevedibile, però inquieta per la crudeltà e la doppiezza umana.
    Consiglio questa lettura a chi ama il genere gotico, a chi sa godersi i piccoli dettagli, una prosa scorrevole e mai banale.

    said on 

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