We Have Always Lived in the Castle

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Publisher: Penguin (Modern Classics)

3.8
(1043)

Language: English | Number of Pages: 158 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , French

Isbn-10: 0141191457 | Isbn-13: 9780141191454 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Library Binding , Others , School & Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , Horror , Mystery & Thrillers

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Book Description
Living in the Blackwood family home with only her sister Constance and her Uncle Julian for company, Merricat just wants to preserve their delicate way of life. But ever since Constance was acquitted of murdering the rest of the family, the world isn't leaving the Blackwoods alone. And when Cousin Charles arrives, armed with overtures of friendship and a desperate need to get into the safe, Merricat must do everything in her power to protect the remaining family.

In her final novel, Shirley Jackson displays a mastery of suspense, family relationships and black comedy.
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  • 4

    Un romanzo cosi non lo avete mai letto. Mentre si assaporano le prime pagine di "Abbiamo sempre vissuto nel castello" si ha come l'impressione di essere di fronte a un racconto familiare, quasi rassic ...continue

    Un romanzo cosi non lo avete mai letto. Mentre si assaporano le prime pagine di "Abbiamo sempre vissuto nel castello" si ha come l'impressione di essere di fronte a un racconto familiare, quasi rassicurante, una storia narrata dalla giovane Mary-Katherine, un personaggio poetico e inquietante, che ci trasporta nel suo piccolo mondo nel quale vive con l'amatissima sorella Costance, lo zio Julian e un gatto come guardiano dell'enorme villa nella quale sono segregate. Il malessere che pervade il vacillante microcosmo costruito dalle due sorelle, nel quale il tempo è scandito da faccende casalinghe, manicaretti cucinati a dovere, parole magiche e rituali devoti che tengono a bada il resto del mondo, si percepisce man mano che ci si addentra nella storia e nel castello dove trascorrono le giornate, una fortezza nella quale i tre si riparano dai pettegolezzi, dalla gente malvagia che li odia dopo lo scandalo-omicidio avvenuto proprio nella villa. La Jackson è abilissima nel condurci nel labirinto Blackwood e nel farci avvertire il Male che vi si cela, senza mai riverlarlo del tutto. Non abbiamo a che fare con un classico romanzo dell'horror, ma con un racconto gotico in crescendo, nel quale la malvagità risiede nella follia più pura, di fronte alla quale nessuna spiegazione razionale sarà in grado di fornire le risposte che il lettore brama fin dalla metà del romanzo. Si è solo di fronte a dei fatti, e sarà a lui decidere di prenderne atto o meno.
    Consigliato soprattutto a coloro che hanno apprezzato le atmosfere claustrofobiche e ingannevoli del film Stoker.

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  • 5

    Può un libro di "paura" essere poetico?
    Eccome.

    Una volta sotterrai sei biglie azzurre nel letto del ruscello per far prosciugare il fiume in cui andava a gettarsi. "Ecco qua un tesoro da sotterrare" ...continue

    Può un libro di "paura" essere poetico?
    Eccome.

    Una volta sotterrai sei biglie azzurre nel letto del ruscello per far prosciugare il fiume in cui andava a gettarsi. "Ecco qua un tesoro da sotterrare" mi diceva Constance quand'ero piccola, dandomi una monetina, o un nastro colorato; avevo sotterrato uno per uno tutti i miei denti da latte man mano che cadevano, e forse un giorno da quei dentini sarebbero nati dei draghi. Tutta la nostra terra, arricchita dai tesori che vi avevo sepolto, era abitata, appena sotto la superficie, dalle mie biglie e dai miei denti e dalle mie pietre colorate, che forse adesso si erano trasformate in gioielli; e tutto era tenuto insieme come una potente rete sotterranea che non si allentava mai, ma era sempre lì, pronta a proteggerci.

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  • 3

    l'ho preferito di gran lunga a L'incubo di Hill house, più celebre (e sulla carta più risolto) romanzo dell'autrice. Il ritornello della felicità - e la terrificante, sopraggiunta felicità finale - st ...continue

    l'ho preferito di gran lunga a L'incubo di Hill house, più celebre (e sulla carta più risolto) romanzo dell'autrice. Il ritornello della felicità - e la terrificante, sopraggiunta felicità finale - stride in maniera deliziosa con il contesto della vicenda. un neo: il personaggio del cugino, tanto falso e odioso da risultare poco credibile. La Jackson è molto brava con i personaggi femminili, ma i maschili sembrano interessarla meno e scadono spesso nella macchietta (benché con lo zio le cose vadano decisamente meglio).
    Mi è mancato non avere alcuna idea sul perché degli omicidi, ma allo stesso tempo credo che quel sospeso sia condizione necessaria dell'atmosfera sulfurea del romanzo.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Romanzo vagamente gotico, mi ha ricordato molto la famiglia Addams - il telefilm. Come siano andate le cose lo si intuisce fin da subito, ma l'evoluzione nella seconda parte ("dopo l'ultimo giorno") a ...continue

    Romanzo vagamente gotico, mi ha ricordato molto la famiglia Addams - il telefilm. Come siano andate le cose lo si intuisce fin da subito, ma l'evoluzione nella seconda parte ("dopo l'ultimo giorno") assumono una piega imprevista. Senza essere un racconto pauroso, si assiste, lentamente e inesorabilmente, alla nascita del mito: questo forse è il valore aggiunto della storia, e sarebbe curioso rivedere alcune delle cose che ci spaventavano da bambini, viste sotto la stessa luce.

    A mio avviso qui dentro non si trovano tracce del Male, se non nella scempiaggine della folla del paese - anzi, pensavo nel durante che mi sarei trovato una storia all'incontrario, tipo The Others, ma mi sbagliavo.

    Non ci sono altri: c'è solo, come sempre, l'ottusità del gruppo umano.

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  • 3

    Non mi ha particolarmente entusiasmato. Carina l'ambientazione, gotica sì, ma senza nulla di eclatante. Un romanzo in cui tutto sembra essere al suo posto, ma dove in realtà nulla lo è veramente. Manc ...continue

    Non mi ha particolarmente entusiasmato. Carina l'ambientazione, gotica sì, ma senza nulla di eclatante. Un romanzo in cui tutto sembra essere al suo posto, ma dove in realtà nulla lo è veramente. Manca forse qualche chiarimento sugli eventi intercorsi e sulle motivazioni degli stessi.

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  • 4

    una bella scoperta questa scrittrice, che conoscevo solo di nome.
    Un romanzo difficilmente inquadrabile , potrei definirlo Gotico, forse, o nero, e non so se dico l'aggettivo giusto.
    una villa dirocca ...continue

    una bella scoperta questa scrittrice, che conoscevo solo di nome.
    Un romanzo difficilmente inquadrabile , potrei definirlo Gotico, forse, o nero, e non so se dico l'aggettivo giusto.
    una villa diroccata e senza tempo, una famiglia avvelenata mentre cenava, due sorelle rimaste ed uno zio che vivono reclusi....un intero paese che le odia..un romanzo che si divora, di quelli che danno,il brivido lungo la schiena, e l'estremo piacere della lettura.

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  • 3

    ... ni!

    Non mi ha presa particolarmente, forse perché fra recensioni varie e trama mi aspettavo qualcosa di più cupo.
    Non è male come romanzo, ma non mi ha appassionata, non mi ha comunicato molto. ...continue

    Non mi ha presa particolarmente, forse perché fra recensioni varie e trama mi aspettavo qualcosa di più cupo.
    Non è male come romanzo, ma non mi ha appassionata, non mi ha comunicato molto.

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  • 2

    Fastidioso

    Probabilmente avevo troppe aspettative ma ho trovato profondamente fastidioso questo libro. La pazzia delle sorelle non viene mai spiegata, sembrano personaggi studiati a tavolino giusto per incuriosi ...continue

    Probabilmente avevo troppe aspettative ma ho trovato profondamente fastidioso questo libro. La pazzia delle sorelle non viene mai spiegata, sembrano personaggi studiati a tavolino giusto per incuriosire il lettore, che invogliato a capire le ragioni dei loro comportamenti, continua a leggere fino all'inconcludente finale. Tanto rumor per nulla.

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  • 3

    la sottigliezza del male

    ehssì, perché nei suoi romanzi è davvero difficile inquadrare e riconoscere il male: uno si aspetta apparizioni, fantasmi, diavoli e assassini ad ogni voltare di pagina, ma non accade mai nulla di ecl ...continue

    ehssì, perché nei suoi romanzi è davvero difficile inquadrare e riconoscere il male: uno si aspetta apparizioni, fantasmi, diavoli e assassini ad ogni voltare di pagina, ma non accade mai nulla di eclatante. Tranne che però l'atmosfera è sempre malsana, le persone hanno atteggiamenti strani, i discorsi stridono. Insomma è tutto storto, persino una bella giornata di sole o un the preso in salotto.
    Bè non accade mai nulla ma tutto ci dà fastidio, niente è come dovrebbe essere.
    Riuscitissimo.

    Dalla quarta di copertina: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

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  • 5

    "Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l'anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare."

    "Da allora non abbiamo più avuto u ...continue

    "Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l'anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare."

    "Da allora non abbiamo più avuto un'estate come quella, o forse sono solo io che invecchio."

    said on 

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